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ANTICHITÀ TOSCANE

E S'PEZl^tME'KTE

DELLA CITTÀ DI FIRENZE

RECITATE NELL' ACCADEMIA DELLA CRVSCA

GIOVANNI LAMI

PVBBLICO PROFESSORE.

IN FIRENZE Appresso ANDREA BONDVCCI

ANNO MDCCLXVI.

COJi IICET^Z^ DE' SyT£J{JOJ{I .

éjm^vàÈÈtmÉ^m'i^ìS'Cm in^r^ ^'"rrr iroT"

A SFA ALTEZZA REALE IL SERENISSIMO ARCIDVCA

PIETRO LEOPOLDO

D' A V S T R I A

PRINCIPE REGIO D'VNGHERIA, E DI BOEMIA

GRANDVCA DI TOSCANA

&c. &c. &c.

Altezza Reale

N' Opera di celebre Scrittore , in cui di Firenze , e della Tofcana ragionafi , era convcEievole , che fi confgcrafle

2 2. al-

ìv LETTERA

air Altezza Vostra Reale, deftina- ta dalla Provvidenza a regnare fulk medefjma-

Con tal penfiero in mente pro- flrandomi al Real Voflro Trono , ve ne feci unìilifTima offerta. Voi per quella generofa Clemenza, che nel fa- ero vofcro luminofo Carattere fingo- larmente diilinguefi ,vi degnaftedi ac- cettarla : ed io fino da quel momento incominciai ad obliare le fofferte fcia- gure dell'agitata mia vita; tanto più, che vedendomi dipoi divenuto un oggetto delle Regie Volìre Beneficen- ze 5 ho motivo di nudrire la foave fperanza di confeguirìe maggiori.

Dovrei adeflb, fecondo il cottu- iiie , telfer V Elogio della Volita Au- gura Perfona," ma, oltre il trovarmi sfornito d' ali atte a gran volo , la Modeiiia, Virtù tanto bella ed ama- bile , che ben rifiede ancor ne' Re-

gnami

DEDICATORIA: v

gnanti, e che nella R. A. V. dolce- mente sfavilla, noi fofFrirebbe : E Pa- ver Voi con le Opre voftre gloriofe avanti il quarto luilro fiiperata la Fa- ma , rende fiiperilua tanta ìmprefa^e difpenfa me dal tentarla .

E a chi non è nota la relisiofa Pietà, fin dalla cuna infpiratavi dagli Augiiftiffinii Genitori, e per una gran- de educazione perfettamente Criftiana in Voi così radicata, e crefciuta, che potete ormai fervir di Modello ben raro ai Sovrani per dirigere le pro- prie azioni col Timor Santo d' Iddio, unica Sorgente della verace Sapienza, e d' Efempio autorevole ni fudditi per venerare la Religione, e per col- tivar la Virtù ?

E chi non fa quanto eflefo, pe- netrante, ed attivo fia il voftro Spiri- to, onde vi riefce hcììo il formare, ed efeguire Progetti vniliffimi, per

vr LETTERA

accrefcere la popolazione, e la cultura de'Paefi a Voi fottopofti, per edende- re le Scienze , e per dar nuova vita air Arti, e al Commercio, dalle quali cofe neceflàriamente dipende V opu- lenza, e la felicità degli Stati?

Ammirafi da ciaibuno la pruden- za voilra, la prontezza , e V equità nella rifoluzione degli Affari ; V in- ilancabilc vigilanza , e la ftraordinaria beneficenza nel provvedere copiofa- mente ai bifogni de' Ridditi , e nel liberarli dallo (lento , dalla fame, e dalla morte con le abbondanti com- miirioni di viveri (iranieri , correg- gendo cosi la dannevole (Iravaganza <Jelle irregolari Stagioni .

Configli , rifoluzioni , e provve* dimenri grandi , ed opportuni , per cui fi renderà cara, ed eterna la Me- morìa dell' A. V. R. vi hanno in breve tempo acquiihta la riputazio-

DC

DEDICATORIA, vi[

ne di Principe faggio , ed avvedu- to, e di Padre amorevole, e benefi- co del Voliro Popolo; Titoli i più gloriofi>ai quali afpirar pofla un So- vrano .

Il filenzio adunque farà per me il partito migliore , e folo mi volge- rò fupplichevole all' Onnipotente Mo- narca di tutti i Monarchi, Rimune- rator non fallace della vera Virtù, che dal Cielo vi benedica , ed accre- fca di giorno in giorno la Vofcra fe- licità, infeparabile dalla noflra : Che renda fecondo il Seno della Voilrv^ Sposa Reale , per noi preziofiffimo Pegno di quell' antico affetto , che ci ha ognor dimoflrato il di Lei gran Genitore , adeffo Re delle Spagne : Che veggiate fcherzarvi intorno leg- giadra Corona di Figli, eredi delle paterne virtudi; onde fieno a Voi di durevol contento, ed afficurino fem-

pre

vili LETTERA

prepiù la gloria, e la profperità della Tofcana .

QiieCli fono gli ardenti miei finr cerillìmi Voti , e quelli di tutti i Vo* flri fudditi, i quali teneramente vi amano, perchè teneramente amate lo- ro; ed io penetrato in modo parti- colare dalla Vodra generofa Clemen- za, baciandovi il regio Manto , fot- to di cui vi prego di accogliermi , e di proteggermi , ho la gloria di dirmi

Di Vostra Altezza Reale

tJmiìifs . e(J olhìigdìifs. fervo , e fluidità Andrea Bonducci*

IX

PREFAZIONE

DELL" A V T O R E

O N avrei creduto di dover premettere alcuna Pic- tazicnc a qiicftc mie Lezioni ^ non avcflì cercata r occafìonc di diicorrcrc e riflettere alquanto l'opra

S^(p^^ 'e Tavole incife in rame^ che le illuftrano infieme e (^."^^'-^ le adornano ; e di liipplire talvolta e correggere qual- che pafTo . I Sommari , che prevengono le Lezioni , potevano Icrvire di baitante Proemio alle mcdefime : le quali ho volu- to intitolare Lezjoni , perchè Cono ftate la maggior parte xla me lette in una celebre Accademia della nofìra Città di Fi- renze. Io non le ho volute caricare di molta e ricercata erudi- zione j ma con una l'ufficiente copia della mcdcrima ho proc- curato di appoggiare e confermare i miei lentimenti . Mi Tono sforzato più di i'oltcnere cole j che abbiano del nuovo ; che cole già dette ed olFcrvate da altri , e comunemente credute . Mi è paruto di aver ragioni e fondamenti di andare talvol- ta j per così dire , contra la corrente .

T ^ TyT L T I{I M .yf.

§. T. II primo Rame , che adorna il Frontifpizio , è la fo- lita Impreià dell' Accademia della Crufca , nella quale quefìe Din'ertazioni furono in parte recitate.

§. II. II fecondo Rame^ è il mio Ritratto incifo in Meda- glia, il quale in tanto ho permeilo che vi fìa collocato, in quan- to ho voluto condilcendere al defiderio dello Stampatore.

§. III. Il Fregio , che è avanti alla Lezione prima , è il Proljjctto della Città di Firenze dalla parte Sc-tentrionale , del- la origine della qual Città , e delle antichità lue , tanto fi parla in qncftì Ragionamenti .

§. IV. Altro Rame è a fjg. 79. nel quale fi ha la Pianta dell' Anfiteatro Fiorentino, del quale rella ancora la forma el- Jittita ne' fuoi fondamenti , che tuttavia efiftoao , e fu' quali lono adcifo fondate molte cale ; benché al prelcnte fiano attra- verlàti da due fl-radc , da Borgo de' Greci , cioè, e da- Via del- l'Anguillaia, o lia Via delie Tinte; e fiano occupati alquanto

h ' dalla

X PREFAZIONE.

dalla Piazza di S. Croce. Efla è quale la rapprefcnta Monfig. Vìneenzjo Bor^bini nel Tuo Trattato dell' Origine di Firenze, e il 'Sig. Domtnico AUria Marini nel Libretto fopra il Parlagio Fio- rentino.; in quanto all' elFenziale almeno. Dell' Anfiteatro Fio- rentino, e di quelli di altre Città Tolcane, fi tratta in quel- la Lezione.

S. V. A pitg. 119. fi vede la Pianta e 1' Alzato intcriore del noflro Battiftero di S. doi'dnnì D.ftìjìa , pretel'o Tempio già di Marte , quale il lodato BoriUni , dorc tratta della Ciiiela Fiorentina , s immaginò , che già potelfc efl'cre , innanzi che fofTe dedicato al gran Prccurlbre . In oggi molti ornamenti in- teriori (bno ftati aggiunti, che nella prete(a antichità non vi «rano: ma non vi è apparenza alcuna, che fia mai flato Tem- pio Idolatrico , come bene fi clTcrva in quefte Lexjoni pj^. 4^. 54- ijy. Il Difegno è cavato dal Trattato lòpracitato del Bar- ghinì .

S. VI. La Scenografia cn-criorc moderna di quclTa ChieCa di S. Giovanni fi vede nel Rame, ci'.c fi riporta a pa^. i\6. come fta dopo, che kn riverito al di fuori di marmi da Arnolfo circa r anno MCCXCIII. elTendovi già fiate fatte tre nuove Porte circa il MCC. quando fu chiu(ò 1' antico ingrclFo, che riguarda- va r Occidente : e ne vede ancora la forma delb Loggia, o Porta doppia all' ufo de' Tofcani . Ivi è pure U Scenografia e il Prospetto della Chiefa Cattedrale Metropohiana (otto il ti- tolo di S. Maria del Fiore e di S. l\epar.itd Martire , fecondo che fu magnificamente rifatta lulia fine del (ccolo XIII. e nei fcguenti . Imperciocché ii:mbra , che dapprincipio la Cattedrale di Firenze foire la Chiefa di S. Loremn fondata dalia Matrona Ciuliana circa 1' anno CCCLXXXV. e roriiacrata da S. ^mbro^ gio Vcfcovo di Mi-lano nell' anno CCCXCJll. mentre ^\ trat- teneva in Firenze . Dipoi , eretta la Chiela di S. Giovanni Ba~ tiJÌA eletto Protettore del Regno da* Re Longobardi , divenne quefta la Cattedrale, e Refidenza del Vcfcovo Fiorentino; nu dopo, crefcendo la popolazione Fiorentina, rimafc quefta Chiefa Battismale angufta pe' concorfi de' Fedeli ; onde fu prcfa e unita alla medefima la vicina Chiefa e Pieve di S. Imparata, che era più ampia e capace , come penfa il lodato Borghin'): e quefio potè accadere nel fccolo VI. perche da Carta del nofiro Veicovo Spe. eiofo fatta nel DCCXXIV, e riportata dall' FiheJli ne' Fefiovi Fiorentini j il di cui principio fi adduce in queftc Lezjoni pag.^66. fi conoke, che già d' innanzi la Chiefa di S. {{eparata era fia- ta unita alla Cattedrale di S. Giovanni, mentre così vi parla quel Veicovo: Infra Tlebe O" Epifcopio B. loannis Baptiftai , vel I^pjtrAtae Martyris , undt ego Epifcopus effe videor Ctc In queftx Carta Speciofo fa donazione di certi fondi alla Chiefa e Ca- nonica di S( QiQVfiìt SfUiJìttf e vi nomina più volte i Canonici

di

PREFAZIONE. xr

di Hetta Chicfa . Qiiefta è la più antica memoria , che fi ab- bia di Canonici nelle Chiefc d' Italia, cioè, di Chcrici viventi lotto Regola in comune, chiamati con qiiefto nome: perché an- che S. Etifebio di Vercelli viveva in comune co' Tuoi Cherici , ma quefti non fi trovano nominati Canofuci . Si può vedere Ludovico Antonio Muratori Tarn. V. ^ntiquit. Italie. Difjert. LXII. C Dh- Cange alla voce Catfonici . Io penfb , che la Chielii Fiorentina, fcguendo 1' efempio di S. Eujibio di Vercelli , e poi di S. ^go- fiino , abbia fino dal quinto lecolo avuto la Regola e il Con- vitto comune de' i'uoi Cherici : laddove nelle altre Chicle d' I- talia fi trova dato il nome di Cauenici al più nel li^colo IX. Nel fccolo poi XIII. come ho detto , la Chicla di S. I^eptiratx fu l'upcrbamcnte rifatta col di(èf;no di Arnolfo da. Colle, e le fu aggiunto il titolo di S. Maria del Fiore , come fi vede e fta inoggi . Il Campanile allato e tutto di marmi di varii colori , fatto col dilegno di Ciotto da Vefpignano Pittore in- fìgne ; ed e adorno di dodici belle Statue, quattro per lato. Per qucfto .Angiolo ToUzJam ncll* elegante Epigramma fatto per r effigie del medefimo Giotto, 1' inJulle cosi a parlare:

Mir-aris turrim epep'am /acro aere fonantem ?

Haec quoque de modulo crevit ad aftra meo .

La circonferenza e di braccia cento, la lunghezza di bracci* cento quaranta quattro. Di qucftc Chicle di S. CioT/annì , e di S. Maria del Fiore, trattano ampiamente Ferdinando Leopoldo del Migliore nella Firenze Illnjìrata , il Bocchi nelle Belkzjs^e di Fi" reme , il Bruni nella Defcriijone di Firenze , il P. Giiifeppe J\i-. (ha nelle Chlefi Fiorentine Tom. FI. La Colonna , che fi vede prcf- fo la Chiefa di San Giovanni , e di granito di Corfìca , e fi dice polla in memoria del miracolo ièguito nella traslazione del Corpo di S. Zanohi noftro Vclcovo , fatta probabilmente -nel (ccolo IX. narrandofi , che ivi foffe un olmo lecco, il qua- le toccato dai feretro , in cui erano le Reliquie del Santo, diventò liibito verde e fiorì . Si legge in quella Colonna una Inlcrizione in lettere Gotiche, la quale contiene manifefti er- rori; e quindi C\ conofce elfere fiata fatta ne' i'ccoli baffi, e dopo che la barbarie di quelle lettere fu introdotta . Chiun- que compofc quella Inlcrizione credè agli Atti apocrifi di San Zanohi j i quali confondono Andrea Vefcovo di Firenze vilfiito nel iecolo IX. e che verofimilmcnte fece la traslazione, col luppor- rc un altro Vel'covo .Andrea, fiicceduto a S. Zanohi nel fccolo V. Qiiindi ncir Inlcrizione fi dice , che la traslazione fcgui nel CCCCVIII. e fi erra dipoi nel legnare i tempi degli Impcradori. Gli Atti apocrifi di S. Zanohi i'ono del leccio XÌI. e forlc del leguente , e cosi ancor 1' Inlcrizione e de' tempi balfi . Io ho dilucidata quella materia nella Tarte IL del mio Odeporico .il la

b 2 pag. 548.

XII PREFAZIONE.

pa^. ^48. e fcii,. mentre pubblicai quegli Atti in lingui Latina oiiginnle, ftati per T innanzi dati in luce {blamente tradotti in Italiano.

§. VII. A pag. 145. Cono i difegni di due Sarcofagi di pie- tra arenaria , i quali inogj^i fono inferiti nella parete cftcnore della Compa,<;nia di S. Z-tnobi di contro alla parete , e ira le Porte laterali del Duomo , dalla parte dei Campanile , :a- . fì:me con un altro , che torna ad e(Tì in mezzo . Qiiefh due Sepolcri (bno div quei Sarcofagi , i quilì erano podi nella Piazza intorno la Cliiefa di S. Ghv.mni ; e furono quindi leva- ti e dif'perli in varie parti ( e allora alcuni ne turono mcflì anche nella Chiefa di S. Eep.tr.itd ) in cccafione di ampliare la Piazza j e fare la moderna dinanzi la Cattedrale di S. M<«- r/rf del Fiure , nell'anno MCC'LXXXXVI. come io mi . do a credere . Di tali Sepolcri fa menzione GlovAnnl Bocc.ìccio nel fijo Decdmcìone Gior. VI. '^o'vcl. IX. Io ftimo neceirario il ripor- tare qui le lìie ftcfle parole , che fono le (cguenti ; Ora d-vven^ ■ne un giorno , che elfendo Guido p.irtlto d' Orco Sun Michele , e uenutofenc per lo Corfj digli ^4dim,iri injìno a Sun Giozi.tnni , il ij.'<d- le fpeffe Tolte era. fito cammino , efjcndo quelle cérche grAnii di m.ir-. tuo , che og^i fono in S.tnu l{cpurur.t , e molte .tltre , dintorno a San Giovanni; ed egli effendo tr.ille colonne del porfido, che nji fono, e quelle ^rche , e la Torta, di Suìi Giovanni , che ferrata era ; Mef.- fer Betto con fiia brigata a cavai venendo fu per la Tiazj:J di San~ ta Separata , veduto Guido tra quelle fepolture , differo : andiamo a dargli bri^.t : e fpronati i cavalli , a guifa d' tino affatto Jòlla^zf- njole , gli furono , quaft prima eh' egli n avvedeffe , fopra ; e co- mirtci.irongH a dire : Guido tu rifiuti d' effer di noftra brigata y 7»a ecco quando tu ar.ti trov.tto , che Iddio non fia , che avrai fat- to f ^' quali Guido , da /or veggendufi chitifo , preflamente dijje : Si~ inori, voi mi potete dire a cafa vojìra ciò che vi piace : e poJÌA la. mano fopra una di quelle Jércbe , che grandi erano , ficcarne co- lui che leggeri/fimo era , prefe un falto , e fujjì gittata dall' altnt parte , e Jwiluppatofi da loro n' andò. Si vede edere ftati Avel- li d* uomini gentili dalle tigure che rapprefentano , e di cfFì eiferfi ferviti pofcia i Cridiani , come nl'ulta da' coperchi ap- portivi più modernamente con le armi loro , cioè j ds' Figia- vanni , e de' Ferrantini : clFeado dato u(b de' Cridiani di ler- virfi talotta de' Sepolcri de' Gentili per uib loro, come oller- va il P. Mahillon nella Dilfertazione De ciiltu Sanflorum ignoto- rum: e ne abbiamo un elémpio anche nella Chiela del nodro S. Giovanni , doverla dietro al Fonte Battefmiale fi vede un Sarcofago gentile alFai bello , nel quale fu lepolto il nodro Veiirovo Giovanni da Velletri morto nell' anno MCCXXX. come fi cono((:e da Intenzione di quel tempo; e la figura di quedo Se|)olcio è riportata dal Cori nel Tomo HI. delle Infcrixjoni delU

PREFAZIONE. xiii

Tofidn^i , Titv. IX. Qi.icfti due Sarcofagi furono prima fatti incide- re in rame dal lodato Goti , che gli pubblicò nel detto Tor». HL Ttt-uaU X. e XI. e ci aflìciira il niedefimo , che molti al- tii Sarcofagi o Sepolcri fi vedevano in altri hioi^hi , come nel- 1' Opera di S. M.(r/.t del Fiore quello di j^ 'Petronio Mellore , il di cui difegno riporta alla Ta-voU VII. il quale ancora do- veva eirerc di quelli , che erano intorno alla Chicla di S. Gio~ nj.tnni , come lo làrà flato quello, dove fu (épcito Giov.^nni dtt Velletri , a quel che egli crede: e crede di piùj che quelli Sar- cofagi fulfero levati di li per confìglio dell' Architetto Arnolfo. Vani altri Sarcofagi gentili , le figure de' quali lòno dopo quelli riportate dal Cori , e che fi coni'ervano ancora in di- verle cale e luoghi di Firenze j polTono circrc di quelli j che erano intorno la detta Bafilica di S. Giov.i»ni .

§. Vili. A pa^. 185. fi rapprelentano incile in Rame tre Torri primitive della Città di Firenze , come fi dicono nella Le- gione VI, delle quali quella ièparata fi chiama la Torre de' GìruLi^ mi. VgoUno Verino , De IJlufìr.xtione Vrbis Fiorentine , icrivej, che quc- fta Torre appartenelFc e folFe abitata dal noftro Vefcovo S. Z^nobi; e certamente che apprelfo fi tiene , che foffe la cala del medcfimo j dove abitalTc forfè prima che folfe VcCcovo ; perchè i VelJ:ovi folevano abitare prclfo la loro Cattedrale , che in Firenze doveva in que' tempi eflcre ;, come dilfi, la Chiclix di San Lorenzo fuori di Città , della quale però in B>na di Pap.i Celeftino III. dell' anno MCXCI. e di Onorio III. del MCCXXV. e di Giovanni XXII. fi dice , che Caput Ecclefixe Florentinue fuijje 'videtur ; ficcome fuora di Città doveano tornare in que' tempi la Torre , e la cala , iuddctte . Vna Inlirrizione non molto antica , che é nella Torre , è la Ib^'^uente : La famiglia de' Gt- roìami in perpetuo dond e diputa le rendite di quefta Torre o^»ì anno per meta al affata di Scinto Zanobi loro conforto : perche i Oi- rolami credono, che S. Zanobi folle della loro famigliai e il Vi- rino i' afferma ne' lirguenti verfi del luo Libro III.

Hieronymi quarti prifc.t dotus fitic , ardua Turris Condita fit teftis , totus i.im rniile per annos j CUa-m facer Ì4niifies Titfcae Zcnobius l'ibis lam Clara, de fiirpe fatus colui jje putatur .

Quefta opinione de' Fiorentini, che la Torre folTc abitata àx S. Zanobi , fi tocca a pa^. 175. e V altra , che S. Zanobi avelie qui apprelfo una cala, dove pure abitava, e indicata dall'In- icrizione appofta infieme coli' immagin del Santo nella faccia- ta di detta cala nel MDCLXXII. la quale Infcrizione è ri- ■portata da Giufeppe Maria Brocchi nelle Vite de' Santi e Beati Fiorentini T. 1. p<tg. 8^. e vi i\ dice di più, che quefta cala iolFe di legno, al centrano della Torre j che e di grolle e dure

fic-

XIV PREFAZIONE.

pietre . La Toiic è pofla in Via Ter Stinta ALtrU , preflb alla Chic("a di S. Sieftino dal Ponte Fiorentino. L' altre due Torri ione Oltrarno , finiate in Via de' Giudei , così detta perchè ivi in antico {'.ivano gli Ebrei , trastcriti poi nel pubblico Lupanare di r'i;cii7c , a cui conduce la Via detta però Cali- mala, quafi CjiHii MaIus , come indica ancora Criftoforo Landino nelle (uè Poelìe Latini; MSS. Lib II. con quei verìi j parlando alla iiia Mula :

■JVJcxie Maliim pofi h.tec C.tlkm trdnfirc timehh , T^itniaue h.tbet bic fttlft nomina f^n^t metus .

Tsjeve iter irjfìi'fìes , quanii'is fiat propter eiimdem Lfifir^i litp.te : fnz,ir bunc niilU murron-t vùtm .

Via de' Giudei e prefFo quella parte della Città oltre Arno, che fi chiamava Ti.izj(^t\ onde e che la Chieia di S. Felice ivi porta, fi dice ancora in cs.s^i S. Felice in Tiazjut ; e nelle antiche Carte fi trova detta ancora In T/.(<a,<« la Chieia e il Monaflero di S. Feliciu . Si va in elTa fìrada pel Borgo, che fi diceva Di T;4^- xjt, e pel Borico di S. Iacopo, cosi detto per la vctufta Chieia, che vi è dedicata a qucll' Apo/tolo, la quale poi paiTarono ad abitare i Fiati Amadci , e polcia i Canonici del Salvatore , e inoggi finalmente la poilcggono i Preti della Miffionc in- flituiti da S. J'ifice/izjo de T.itil : e il Borgo 5'. Licvpo fi cften- deva almeno fino alle cali: de' Frefcobaldi , dove era la Por- ta , che ccnduccva vcrib Pila , come fi può vedere a pag. 148. Benché dapprima oltre Arno non vi foife Città , pure fi co- nolire dalle antiche tabbrichc, che a capo del Ponte Fiorenti- no , o Vecchio , vi tu icmpre abitato, anche da' tempi Etru- iirhi medcfimi j eli'cndo qucfto il Iblito di tutti 1 Ponti, o Palfi di chiatte, che fono prcffo ed uccofto alle Città popolate; o che danno comodo al paffo de' fiumi. E' ben vero, che in di- ftanza confiderabile dal Ponte , e verl'o Via Maggio o Mag- giore j ed oltre verfb S. Spirito e il Carmine , e ancora ti- rando verlb San Felice in Piazza , non vi erano , almeno nel (ècolo XIL edifizi ; e non vi era Via Maggio : e h\ quel luogo non era non una piccola cafa , che era nomina- ta dfelUnii , la quale dava il nome a quefta parte di campa- gna: e il primo a fabbricare cala di confiderazione in queflo luogo fu Buonaccurfo Velluti . crediamo a Donuto Velluti nella liia Cro/iicii a p^tg. ^. Le parole del Velluti (bno le icguenti : Venne ■volontà a, detto Suonuccorjit e figliuoli di Dondto ài abitare meglio , e fire altrove fondaco ; e comprarono il terreno , dove e Olii il Talagio in Via Maggio .... // quale cofto poco , pero che o^ni cofa era orto ; e chiamava]; Cafellina per una Cafellina fola , che tra ivi preffo , ed era fuori delle mura della Citta ec, E (bpra a- Yca detto: Terocche allotta, mn tr* Via M^ll'o , ne accafato , an^S

crA

PREFAZIONE. xv

tri orti , e chidmd'Vdfi CaftUina . Qirndi e che la Chicfa di S. Spi- rito fi trova in antico detta di Cafellino , come fi può vedcie apprefTo il Sig. Marini Tom. XVII. de Sigilli pig. 88. Ma buoni dcicrizionc di qucfli Borghi fi può vedere apprelFo il MAÌefpini Cdp. LXVI. e CXXI. e il FilUni Lib. IV. Cap. VII. e qui a p.tg. 148. 5. IX. A pdg. 215. è incifa la Facciata dell' antica Chiela di S. E^pamtu , come vogliono alcuni ( cioè , Ferdinando Leopoldo del Migliore nella <iia Firenzf Illuflrdta pag. 5. e Stefano I^pljelli nel fuo Sepoltuarìo ; a' quali aderisce il F. Giitfeppe Bjcha nel Torno VI. delle Chiefe Fiorentine pag. io. 11. ove riporta anco- ra un poco efatto dileguo della pittura ) che fia rappreicn- tata in una pittura del primo Chioftro del Convento di San- ta Croce. E certamente è qucfta una Facciata di Chiela con tre porte j con colonnato davanti , con cinque archi variati , con tre navate, con quattro ftatue , una delle quali può rap- prclèntare S. Zanuli Velcovo , e due altre S. Eugenio , e S. Cre-- fcenzjo , (iioi compagni , e ia quarta altro Santo Fiorenti- no : due fiiierrre Ibno in mezzo , una Ibpra 1' altra , tut- te e due di forma antica , come fono quelle di San GiO' vanni , di S. Stefano , e di S. Martino del Ve/covo prelfo Ba- dia. Quel triangolo equicrurCj che (òrge in mezzo alla faccia- ta , a guifa di terziario , loleva faifi alle Facciate delle Chie- fe ; e così r aveva ancora la Chiefa di S. Egidio de' Frati delle Sacca , incorporata in oggi nello Spedale di S. Maria, 7'(t*o- 'ja ; come fi conoice anche al prefente dalla pittura , che è nella Illa Facciata , fotto le Loggie dello Spedale . L' Architettura di quella Facciata fèmbra , o di circa al l'ccolo X. o di quel iccoloj perchè credo, che non fia la prima ftruttura di quan- do fu edificata la Chiela di S. I\eparata nel lircolo V. a tem- po forfè del Velcovo S. Zanobi : perchè non elTcndo i Fioren- tini ancora tutti Cri/tiani , non pare che ardillero di faj'e am- pli e adorni Templi dentro la Città : ed angufto e femplice era ancora quello di S. Lorenzj) , prima che folfc rifatto col dileguo del Britnellefco . E certamente quefta Facciata della Chie- fa di S. Separata ha una tale Architettura , che conviene ai tempi intorno al lecolo X. perché la Facciata della Chicfa dei SS, Iacopo ed Ep'dio di Tciipalcio , o Akopafcio , che è del fccolo (cguente , ha de' tratti d' Architettura molto confimile, come fi conoice dalla fua Ortografia riportata da me incifa in Rame nella /Parti IV. del mio Odeporico pag. 1545. Vi è chi ha penlato ( cioè , il Sig. Domenico Maria. Manni in" una Nota al Tom. II. del Borghino della nuova edizione a p.tg. 489. ) in quella pittura rapprefentarsi il Proipctto d' uno Spedale , che ioflc^ fituato vicino alla Chiela di S. Beparata; perche il Pitto- re r ha dilisgnata appunto quafi dietro al Duomo moderno fab- bricato nel luogo dove era la, detta Chielk. Ma io vi trovo.

gran

XVI PREFAZIONE.

f.van difficoltà. Prima, perche, come ho dettò, 1* Architettura nobile e magnifica di qucfta Facciata con tre porte , è pro- pria d' una Bafilica , e noa di uno Spedale : elfendo ufo in antico tare gli Spedali po' pclligrini , (enza tali ornamen- ti , e con Facciate fpanitc , come iòno anchg inoggi gli Xenodochii della Turific.ixjone in Via San Gallo, e di S. Tomnu- d' equino in Via della Pergola : e Spedali per gi' infermi , o Nolocomi, lono principiati m Firenze iblamcntc nel (ccolo XIII. che tu quello di S. ì,Urta. T^nov^ . In li^condo luogo , lo Xcnodochio del Duomo fu principiato innanzi all' anno MXL. per Ja Chiefa di S. Cio'i'anb.ii:ft.t , che era il vero Duomo di Firenze, e non di S. ixfp.it. ir. i , onde lo Spedale di S. Giui'.tmii doveva efTerc prcITo alla liia Chicl'a , come in fatti cravi ; e probabilmente dalla parte della Canonica di S. Gioz:tn/ii , la quale tornava verib , e da quella parte, dove è ancora in oggi la piccola Canonica di S. Giovanni; e fu disfatta per fa- re ed ampliare la Piazza fteffa di S. Giovanni : perchè gli an- tichi Xenodochii fi facevano iemprc allato alle Chielè , o ai Monafteri , e alle Canoniclic, acciò più comodamente e facil- jnente da' Chcrici , e dai Monaci, folFcro i pellegrini ricevu- ti e ferviti . Che la Canonica di S. Gio-jAnni folle dove ho detto, t chiaro; perche era nel Campo del Re, che da San Giovanni fi eftendeva verfb Tramontana per lunghi (Timo tratto . In lenimento del MXXXX. cliitcnte nell' Archivio Capitolare il Clero di San Giovanni da in enfiteufi cerca terra polla /o- co diflo Camporegiì , cui confìn.tnt ^<.<j3 nepos F^hì , Canoìiica S. lo~ .itinis , (ÌT terra diftae Canunicae c^c. In altro Iftrum.ento del MLI. la terra, che fi a livello, è prope Campore^p , cui con^ jì/iant Canonica S. hxnnis , terra S. Leonìs ere. Q_uindi non e ma- raviglia, le diftrutto quello Spedale, il Comune di Firenze ri-, faceffe il nuovo dalla itell'a parte, e in Via d;' Frenai, la qua- le pure era in Camporcggi , come fi vedrà più lotto . E' da notarfi , che in quell' occaiione fu disfatta ancora la Canonica di S. Giovanni , come fi ricava da Inflrrumento del detto Ar- chivio Capitolare fatto nel MCCCLVil. in cui il Sig. iSlerio di "h^iccoìo Corjìni , Propofto della Chiela Fiorentina, dona agli Operai di detta Chieia per ufo loro e de' Canonici e de' Cap- pellani una cala da lui fabbricata nel Popolo di S. Crifìoforo dal Corib di Firenze, confini la Piazza di S. Giovanni , la Com- pagnia della Milcrìcordia, la Piazza di S. Crifiuforo , e i beni de' Banditori , e ora Chicl'a di S. Salvadore ; attelo che molte cafe lolite abitarfi da' Canonici e Cappellani delia Chicl'a Mag- giore erano fiate dillrutte per la nuova fabbrica della mcde- fima Chieia , e perciò alcuni Canonici non avevano cala co- moda da abitare. Che lo Spedale del Duomo fofTe fatto per la Chicl'a di S. Giovanni, e predo la medefirna , 1' abb;amo in Carta.

del-

PREFAZIONE; xvì£

aeir 'Archivio del Monaftero di S. Felicìu , nella quale fi dF- ce j. che nell* anno MXXXX. I{odcla»diis , fin B^Undus , Cle^ ricus C^ CunonicHS Stindae Florentinae E^gtiì.tris Canonicde , iT filius cfuondam Gott'tfrcdi , dondt altari S. lodmiis ^poftoli iCX E- vdngelijiae , Jìto in Chiute Florentitte , in Ecclejìa Be.if,te J^/\nvf- tde Mitrtyris , conficrarac manibiis gloriujì b. m. TtuiuLii rcwren- tijjtmi pretini Epifeopi , bona, qiiued.im , fiilicet C'c. Cr" Ecdefittm S. Chrijìophor! iT'c. é^ integram eius portionem de EcdeftA S. I{e~ migli , Jìtu prope CivitMem Florentiae 0"c. cani hoc , qmd tifiti- fruElus ftet prò 'viBii &c. peregrinorum "jenientinm .td Ho/piale or- dinatum a Domno P^jìundo C^ incho^tiim in Cin>itdte Fiorentine iit~ xta Ecclefi.im O" Domos S. lo.tnnis liaptifìiie. ^clttm Fiorentine t^c. In una Carta dell' anno MCCX. la quale fi conCerva nel- r Archivio Capitolare del Duomo fi legge , che llofcA q. Litmbcrti , C7^ Islominericordit J'xor eius, 'vendiint Sigardo F^c fiori Ho- J'pitulis Canoniche Mnioris Florentinae , quud ejì aedif.cdtum pro~- pe Ecclefiam S. locinnis Baptiftae 0"c. Qiiando fi trattò di di- stare, e rifare, lo Spedale di San Giovanni, diiìrutto per am- pliare la Piazza di quefto Duomo , nella Coftituzione del Comune di Firenze dell' anno MCCXCVIII. che così e inti- tolata : Conjìitutio Communis Florentiae prò reaedifìcando Flofpìt.t-- li S. Ioannis Jìiper bonis diUi iummnnis ad Tortam J^ovam , cum jìiblatum J'ìiifjet prò ampliando Tlateam S. Ioannis : dopo i foli- ti Preambuh così fi dice: In Chrijìi nomine amen. Cam difìante forma Capiti'.Ii Confìitutionis Communis Florentiae C^c. proiiifiim ftte- rit j ZP^ fffeclui mandatnm , quod Hofpitale S. Ioannis olim Jìtimt itixta di£lam Tlateam fublatum effct de diclo loco & remotiim om- nino Ce. Ecco che lo Spedale è detto di S. Giovanni , e fi ac- cenna fituato alla Piazza di S. Giovanni , e prelTo la Chiefà <]i S. Giovanni . In Carta dell' Arclrivìo Capitolare dell' anno MCCXIIII. fi viene come a individuare il luogo preciib dove era qiicfto Spedale, perchè vi fi dice, che Sigardus ditdum I\e^ fior hlofpitalis S. Ioannis de Florcntia fino ante Maiorem Ecdc~ famcr'c. Se era avanti la Chiela maggiore, toffc qucfta, o quella ài S. Giovanni , o quella di S. Separata, è fèmpre impolfìbile ciic lo Spedale folle dietro a S. Preparata , mentre era avanti alla Chiela: e di più era fulla piazza di S. Giovanni, e allato alla iua Chiela, come fi vede da' produtti Strumenti ; e dietro o di da S. I\eparata non era piazza di S. Giovanni . Ma po/to anco- ra , che il Comune di Faenze rifacelFe lo Spedale in altro luo- go,, pure fi dalla fua Coftituzione , che non lo rifece dietro preOo al nuovo Duomo, ma bensì vicino alla Porta Nuova, fotto alla Porta di Balla , e tra la detta Porta Nuova , e la Por- ta degli Spadai, in terreno confinante alla Via de' Frenai, e alla Via da farfi per Cafaggio del Veicovo , e alla Via di Maiborghetto col muro della Città ce. Ecco le lue parole :

^tviii PREFAZIONE.

Dt&um HofpiuU & Dornus eiiisdem Ho/pi t.tlis O'e'. rìdedìficentur &' conftrudntHr modo C forma decenti in terreno , iT fnper ter- reno, Commnnìs FlorentUe , qmd efl <t Torta. J^oi'd , qiiae denuo fit in muro Cummunis Ftorenti.te fubttis Tortam B.tllae , O^ inter di- 8(tm Tortam Novam , C^' Tortam Spddariorum , cui filo iT ter- reno funt cunfi/ies , d primo Fi^ Fraen^iriorum ; a. feciaido P'ix , qudc fieri debet per Cafi^^ium Domini Epijcopi Fiorentini , Cr" refpirat ad Maiorem Erdejlum Florentinam ; a tertio Via M^lhorghetti cttm mtiris Civitittis ; a quarto fìlioriim q. Domini Lapi de ^dimari- bus i^c. Il Bur^hini , die avea veduti tutti quefii Stiiimenti ^ di- ce , ove tratta della Chiefa e de' VcCcovi Fiorentini , che r antico Spedale era fra S. Imparata e il Duomo di S, Giovan- ni; e che r alno Spedale fatto in altro luogo, fu rifatto , o doveva almeno rifarli , accanto e fuor della Torta , che era in capo della Via degli Spadari , o^gi de' Martelli ; vale a dire , fra la Torta di Balla , e quella de^li Spadari , ed allato alla Via dei Frenai , o vogliamo dire Brigliai , che fi faceva allora per Cafag^io j e rifpondeva alla Chiefa Maggiore . Come dunque il Sig. Manni nella lua Nota al BorgUni può dire, che la Pittura dei Chio- fìro di S, Croce mofh i lo Spedale dt S. Giovanni ^ le la Pit- tura ci una Facciata di Chicla ; e una Facciata , che torna «quafi dietro alla Chiefa di S. Separata ; e non fra la Porta, «di Balla j e quella degli Spadai ? Io non credo quello che di- ce e offerva 'il P. Giufeppe Blcha nel Tom. V. delle Chìefe Fioren- tine pjg. lop. che cfTendoj cioè, ftato diftrutto nel MCCXCVI. lo Spedale di S. Giovanni , non fu più rifatto in alcun luogo, avendo due anni dopo il Vclcovo di Firenze Francefco Monal- defchi unito alla Menfa de' Canonici di S. B^parata 1' entrate del demolito Spedale ; imperciocché nel Codicillo fatto nel l^TCCCI. da Prete Gelido di Brunetto, che fi conlcrva ncH' Arclii- vio del Capitolo Fiorentino, fi lega così: Item Hofpitali S. loan- 7>is , qiiod de k'jvo confìruitiir inxta mtiros veteres in Via Fraena- rioritm j Fior. XX. Si rifaceva dunque in quel tempo lo Spe- dale . Uopo tutte quefic cofc concludefi , che in quella Pittura non fi rapprefcnta ne 1' antico , ne il nuovo , Spedale . Ma perché, dirà alcuno, dipingere la facciata dell' antica Chicli <ii S. Separata dietro e lateralmente al moderno Duomo ? For/è per non avere altro luogo opportuno il Pittore per con- Icrvarcene qualche idea , quafi moftrando così che il Duomo moderno é lìicceduto in luogo di quella . Ma chi vuol co- nofccrc , che il Pittore fi prcic delia libertà nel rapprefcnta- re in quella Pittura alcune Chiefe Fiorentine, offcrvi , che egli ta la Facciata del Duomo di S. Maria del Fiore tutta finita, come dovea elTere col diiegno di Giotto, e come non fu mai j ciTendonc fiata fatta una lòia porzione dalla parte da ballo, con marmi e ftatue. le quali poi furono fatte levare da Be-,

ntdetto

PREFAZIONE. xix

nedefte VgUcàoHÌ Operaio nel MDLXXXVIII. La Chiefa di Saa Giovanni la fa fuor di fimmetria e più fhetta che non è. Quin- di non dee parer maraviglia , che dipingcfie anche la Chici'a di S. I^pitvHtd fuor di luogo , e volta verib Mezzogiorno , e benché laterale, pur quafi dietro a S. M-trU del Fiore; e for- fè colla architettura alquanto alterata . Si vede clTerc ftata di- pinta nel lecolo XIV. confiderabilmente avanzato.

§. X. A pttg. 184. e un Rame colla veduta dei contorni di Firenze dalla parte Settentrionale, fuor delle Porte di Fin- ti, di S. Gallo, di Faenza, e del Prato, come ftavano in- nanzi air anno MDXXIX. quando per 1' imminente affcdio di Firenze molti edilizi e Siibborr,hi furono demoliti, e disfatti. Primieramente fi vede fui giogo del monte la rovinata e di- ftrutta Città di Ficlble , nella quale (bno era di edilìzi conilde- rabili la Chiefa Cattedrale dedicata a S. Romolo, fabbricatavi da Luopo Buvuro Velcoyo di Fielòle nel MXXVJII. fecondo 1' an- tico rito e la ftruttura vctufta delle Chicle dei Criftiani , co- me riliilta da fua Carta apprefTo 1' Vghdii : e fu riftorata ed ornata poi da Francefco Catani da Biacceto fatto Velcovo di Fiefble nel MDLXX. il quale rifece pure il Palazzo Vefcovi- le ; ed ora di! prcfente 1' ha riftorato Monfìg. Fra/icefco Mut- ria Ginori vivente Vclcovo di Fielble . Il Seminario de' Cheti- ci, laterale al Palazzo, è /lato fatto modernamente dal Vclcovo Luigi Mcurn Srroz.zj fatto Vcfcovo nel MDCCXVI. La Chiefa di S. ^Alefjltndro Vclcovo di Fiefble fu fabbricata in parte di avan- zi marmorei di fabbriche de' tempi almeno Romani , con co-. Jonnati di ma'mo Greco, la quale prima fi diceva Chiefa di S. Tietro in Cerrfiìmmie \ ma, edendovi flato melfo il Corpo di S. ^Ahffandro , fi chiamò poi dal filo nome . Gli Atti antichi e quafi contemporanei di S. ^leffandro non mai pubblicati , di- cono , eh' ei fu fcpolto nella Chiefa di Gerufalemme , ]n San- fltiir. introierunt Ecclefium leriijlilcm tisque , uhi beati/Jìmtts Alexan- der Vir Dei Epifcopus in fm reqitìefcehdt loccllo . E queffi flcffi Atti chiamano Duomo la Chiefa dove fu feppcilito S. .Aleffltn- ■dro , dicendo: Turt.i'verurit eum locttm Tl<fci4c in Civitatem Jiium FaeJìiU/iitm , iP" repofiiertint eum ibi iiìfra Domtim ipjliis . E' nel luogo , dove era la Rocca , il Convento di S. Fruncefio de' Minori Riformati abitato un tempo da S. Bernardino da Siena . Qiieflo Convento era prima di Monache Agofliniane fbtto il titolo di Santa Maria del Fiore , fabbricato dalla nobil famiglia Del Talagio inoggi cfHnta ; e dipoi furono le Monache t"ra- stcrite al piano, lungo il fiume Mugnone, non lungi dal Pon- te di detto fiume , chiamato il Ponte alla Badia , per la prof- fima Badia de' Santi Bartolon.mto e J^owo/o, verfo Firenze. Fu- rono circa r anno MCCCLII. trasferite le dette Monache da S, Andrea Cor/mi Vclcovo di Ficlble , che morì nel!' aa-

c 1 no

XX PREFAZIONE.

no MCCCLXXIII. L' occafionc della traslazione ci'cJo che fofTé quefta , che eflcndo Jc Monache del Monaftero di S. MdrìA delle Vergini di Ficlble in ni'.mero di quarantaquattro fatte venire a Firenze dalla Signoria , quando furono mode le ar- me dall' Arcivefcovo di Milano contra alla Repubblica, e da- ta loro una cala da' Capitani d' Orto San Michele per abi- tazione , non fi curavano più di tornare a Ficlble ; e nel MCCCLII. Ibpplicarono la Signoria a farle reftarc in Firenze: ma non furono claudite : onde per compenlb faranno /late mef- fe in qucfto Convento lungo il Mtignonc , desinato forlè dal fondatore per Monache. Si veda ^ oltre 1' ammirato, il Brocchi Tom. III. de' Beari Fiorentini, p4^. 6o. Qiiefto Convento del pia- no lungo il fiume fu edificato da un cerco Lapo, o I.uopo Git^'i(!l~ mi da FieiblCj come alcun penfa , circa 1' anno MCCCXXXIV. le crediamo al Bntni nella Dcfcrizjone di Firenzj ; e volgarmente fi dice il CoK'vento di L-tpo . E' cola certa ;, che ncH' anno 2V1CCCLXI. le Monache di Santa AUria del Fiore non ifta va- no più nel Monaftero di filila Rocca di Ficlble, poiché Bar- tolo di Cirio Bonenuti , Ritagliatore del Popolo di S. Lucia, di Ognilfanti, lafcia nel (uo tefiamento fatto in quell' anno alle iilonache , Capitolo , e Corroento , del Mo/iaftero di S. Mutria del Fio- re da. Fiefole , le quali fi chiamano le Monache di Lapo da Fie~ fole j Fiorini dieci d' oro ; che Ibno le ftcrfc parole del tcfia- mento , nel quale fi fa legato ancora a Lapo Guglielmi chiama^ to Lapo da Fiefole di Fiorini diigcnto a" oro j lo che Icmbra in- dicare 3 che quefl:o folle quel Lapo , che fondò il Convento j e quefio più fi conferma dallo Strumento riportato dal Brocchi nel Tom. III. de' Beati Fiorentini pa^. 6o. dove detto Lapo G)<- glielmi è detto Sindaco e Procuratore delle Fanciulle Vergini •di S. Maria del Fiore pofia lulla Rocca di Fielble, e lo Stru- mento è dell' anno MCCCXXXVIII. Oltre quefti , del Con- vento trattano il Bruni lodato pa^. 190. 191. il Toccianti nel- le die di Firenze pag. i8o. 1' ammirato , e 1' V^helli , ne' Vc-> fcùvl Fiefolani . Sulla Piazza della Cattedrale è altra piccola Chicfa detta di 5'. Maria Trimerana , e il Palazzo del Poterti . Si vedono ancora avanzi confidcrabili delle mura , che circon- davano la Città j fatte di grandi pietre riquadrate all' ulb E- trulco ; di una parte delle quali ha dato il dilégno fcenogra- fico il Gori nel Tom. III. del Mufeo Etrufco , Ciaf I. Ta-j. IH. e dentro j di dalla Piazza verib Oriente, vi rimangono delle cafe, che formano come un Borgo. Delle pietre, e cave loro, che fono nel monte di Fiefole , fi veda il Targioni nel Tom. I. delle ^elazjoni de' fuoi Viaggi da pag. 14. fino a pag. 15.

Dietro a Fielole e venb il liio Levante forge Monte Ce- ceri, che io credo un corrotto di CaecilH , cioè, d' uno della iaaiJ^lu CmcìUaì condotta tra i Colqai dedotti da Siila-, fic-

.. come

PREFAZIONE. xxr

cnme non lontano è Monte Magheiini, o Magrini , cioè, Mrf- trini, altro nome Romano. Al Levante pure di Fielble in diftan-i za di circa un miglio è il Convento di S- Michele de' Frati Mi- nori Oflervantij detto delia Doccia, dal nome del luogo. Qiiefto Convento fu fondato da TS^iccofo di Ruberto Dwv.taxjti ; e i primi beni per fondarvelo fi trovano comprati nell' anno MCCCCXI. I Frati Minori Oflervanti però non vi furono introdotti , che Dell' anno MCCCCLXXXVI. come fi può vedere apprcllb il ì^tinni Tom. VII. de' Siplli p.tg. IZ5. In difianza , e iopra alla Doccia, fi vede Cartel di Poggio , e la Chiclii di S. M.tria di Vincigliata , Prioria Subuibana ; il qual nome è guafto e cor- rotto nel Catalogo Vaticano fatto nel MCCIC. ove fi legge : Ecdefia S. Mariae de ViAlliofl-i Uh. 1. fot. 3. Si reftituifira dunque ^ de yinciliutJ. . Qucfio nome del luogo Vinciliata lo trovo in JnRrumcnti deli' anno MXXX. e feg. appreiro il TiucinelH ncll.i Croniicti delLi B^dix Fiorentina .

Scendendo di Fielble per la ftrada , che viene vcrfi3 Fi- renze , s' incontra il Monaftcro di San GìroLtmo , abitato già <la' Frati Girolamini , e fondato dal Beato Cario di Monte Gra^ nelli inOitutore di quella Congregazione ; ma al prclènte ferve folamenta di Villa a fccolari , cioè, a' Signori Conti Bardi y rimaftavi però la Chielii , clfendo ftata nel MCCLXVIIL ibp- preffa quefta Religione. Fu fondato dal fiiddetto B. Carlo circi 1' anno MCCCC. e Ibpra di elfo cosi fcrive il Manni Tom. VII. Sipl. VI. ptt^. 61. Sulla Fondazione poi del Convento di S. Girola- mo di Fiefole fìndiovvi il Senatore Carlo StrozjsJ , e così ne l.tfcio fcritto Fra Carlo figliuolo del q. Conte Antonio del Conte Bandino da gomena, e fratello del Conte ^lefflindro , e del Con- te ^zss> , della famiglia de' Conti Gnidi, diede principio a que- ffo luogo circa 1' anno MCCCC. Sumeri/ce qià opportunamente il T. Domenico Maccaranì , che il gran Cofimo de' Medici fece a tutte fue fpefe qiiefta Chiefa , e il Convento . Ma ripiglia lo Stro.tr xj : La Signorìa di Firenze 1' anno MCCCCL. elénti i detti Frati , o Eremiti , di S. Girolamo di Fielble , chiamati di Fra Carlo j dalle gabelle di tutto quello fulfe ncceilario per la fab- brica del detto loro luogo di Ficfolc . Ed il Comune di Fi- renze r anno MCCCCLV. gli concede con certe condizioni r Oratorio di S. Michele porto fui Ponte di S. Trinità di Fi- renze . Queflo Oratorio , per quanto io trovo , era flato dato nel MCCCXXIII. du Mona Tslicculoja del quond. 1-yU^^ieri da S. Remigio , e Mona Margherita di Giovanni da Mangana, a' Monaci di S. Tri- tuta di Fircnzs , ed effe vi fi erano dedicate per Converfe . Trova altresì che del medefmo Oratorio nel MCCCCXXF. t;e erano padrom ni i Canonici I\egoLtri di S. B^trnaba dell' Ordini di S. ^gojìino . Ma torniamo: L' anno MCCCCXCIL i Canonici , e Capitolo fiorentino concederono a' Frati di S, QUalcmo di fielble la

Chic-

XXII PREFAZIONE.

Chicfa e il Monaflero di S. Caterina pofta nel Popolo di S. Lom

renzj) , eoa che in termine di un anno vi aveircro fabbricato un Convento , dove fteireio almeno dieci Frati . Checche foffe di ciò j dopo la foppreffìone dell' Ordine , alcuni Berti del Conventi» di Fiefole furono concertiti in una Badia del mede/imo titolo , 50- duta ìiltimamente da Monftg. Vincenzja alamanni , che muri 7\(k«- zjo in Ifpagna . L' ammirato ncll' Iftoria de' Conti Gnidi lui fi- ne così narra : Tietro Franchi Canonico della Cattedrale di Fie- iòlc mio amico vecchio mi ha mandato copia di una Inlcri- zione intagliata in una pietra (erena , la quale dice trovarfi murata in una Cella aliai antica di quel Convento , che e tale :

RELIGIO MENDICANTIVM DIVI HlERONYMI A BEATO CAROLO DOMINI ANTONII COMITIS MONTIS GRANELLI FILIO

DIOECESI SARSINATENSI FESVLIS HOC IN LOCO INSTITVTA FVIT ET INITIV^M SVMPSIT ANNO DOMINI MCCCCIV.

'ab INNOCEKTIO VII. SVMMO TONT. ATQVE A GREGORIO XII,

ArraoBATA et confirmata .

Qiiivi , quafi dirimpetto j è la celebre Villa de' Medici , dove trattenevano tanti Letterati illuftri , palfata inoggi in altri padroni ; della qual Villa molte belle colè fi pollono vedere nel Saggia della Litteratura Fiorentina del Sig. Bandi ni Tom. II. pag. 5;. e fegg. Il P. Domenico Maccarani nella Vita di S. into- nino ^rcivejcovo Lib. II. Cap. VI. Icrive , che , avendo Cv/ìmo de' Medici fondata la ChieCa e il Convento di S. Girolamo, a pie della fcala di detta Chicfa fece quedo comodiirimo Palazzo con un vaijhillìmo giardino : lo che è prelo dal I\;tz.zJ nella. P'ita del Beato Carlo : e ne fa ancora menzione il Brocchi Tom. III. de' Beati Fiorentini pag. Z09.

Profeguendo il cammino verfo Firenze fi trova il Con- vento de* SS. B.trnaba e Domenico fondato in gran parte dal- la famiglia .^/fgli . Imperciocché ^ clfendo Aato cominciato que- llo Mcnaflcro per la liberalità di Iacopo ^itoviri Domenicano Vefcovo di Fielble j il quale allcgnò il terreno; e per la pre- mura del P. Gioiuìnni Domenici parimente Domenicano, il qua- le poi fu creato Cardinale da Gregorio XII. Barnaba figliuolo di Gio-vanni di Filippo degli ^gli , devotillìmo della Religione Domenicana, e Ipezialmentc del Convento di S. Marco di Fi- renze , avendo fatto tcftamento nel MCCCCX. vi aggiunlè vn codicillo nel MCCCCXVIII. nel quale volle e diì'pok , che della (iia eredità s' impiegalfe fino a lèi mila fiorini d' oro in terminare, perfezionare, adornare, e mobiliare di tutto il nccellario pc' Frati e per la Chitla , quefto Convento ; pur- ché

PREFAZIONE. xxiii

che il detto cdifizio e luogo con tutte le Tue pertinenze fpet- tilTe pieno iure al detto Barnabd. e (iioi eredi , come le egli r avelfe interamente e totalmente edificato. Di qtiefto Mona- ftcro fi può vedere quello , che ampiamente ne (crivc E!!gf~ rito G.imtirrìni nel Tom. V. dove parla della famiglia ,.4ilt p^j. 179. e nel Tom. I. pag. 519. dove tratta della famiglia da Diac- cerò ; e Silvitno I\dzx' Tom, I. delle Vite de' Sdnti Tofcani pA^. 640. J' ,y{mmir.ito , e Ferdinando F^helli , ne' Vefcovl FlcfjUni ; il Alunni Tomo XII. del Sigilli pdg. 99. In qucfto Convento dimorano Frati Domenicani della Riformata Congregazione di S. Marco di Firen- ze, e in elfo il B. Gioi'.tniii Dominici (bpraddetto vciìi del fiicro abito S. Antonio di Tiero^zp , che poi fu noftro Arcivescovo .

Da quefto Convento volgendo a mano dritta per iilcenderc al piano s' incontra il Monaftero de' SS. Burtohmmeo e Fintolo, la Chiefa del quale era Cattedrale di Fielole innanzi , che Ltcopo B.iv.iro VcCcovo di Ficlble fabbricane nel MXXVIII. il Duomo, che efifte ancora inoggi , dentro la Città, del qua- le ho parlato fopra . Dipoi abitarono in queflo Convento NIo- naci meifivi dallo flelfo Velcovo, (ino che nel Iccolo XV. ri- dottofi un fol Monaco per nome Fgo , che era Abate, ad abi- tarlo, quefti a periiiafionc del B. Gomczjo Abate di S. Muri.t lo renunziò in mano del Sommo Pontefice , e abbandonò il Monaftero, rilervatafi una annua entrata. Sino a quefto tempo almeno, i Vefcovi di Ficfole confervarono l' lus di padronan- za in quefto Monaftero, ed eflì confermavano l' elezione degli Abati del medcfimo , come i\ conolce da quanto fcrive 1' ^^m^ mirato ne' Fefcovi Fieful.ini . Era il Monaftero mal ridotto e rovinofo , ma Co/imo de' Medici rifabbricollo tutto magnifica- mente , come A vede , efTendovi ftati mciTÌ i Canonici La- teranenfi , che ancora vi ftanno . Furono qucfti tratti dal Mo- naftero de' Lateranenfi di Fregionaia , prelTb alla Città di Luc- ca, circa ali' anno MCCCCXL. delle quali cofe tratta il P: TUcido Tiiccinelli nella Fita. del B. Gomezjo pa^. 51. Del rifa- cimento poi del Monaftero a fpefc di Co/imo de' Medici , col difegno di Filippo Brunellefchi , e a contemplazione del P. Don Timoteo Majfei da Verona , cosi parla Alberto ^vvogadri di Ver- celli nel Lib. I. De B^ligione O' Maz,nifìcentia Cojmi Medices , opera data da me in luce nelle Deliciae Eniditorum , inducen7 do Cofm9 a cosi dire della fabbrica, come la vuole j

Et ne quid dcfit , fmt fuhterrAne.i teBa ,

Quiie Tatribiis feri'ent vina falerna meis .

Hic Jcalae , per quas itur loca, fumma petenti , Sint nìveae , fanto rr.armoreiqtte p-adiis .

Quinquagintaque Jìnt th.tlami , quos r:cmif!e cellas Dlcimiu f bii (vfidem f'(ìtt volo fife TMrfs ,

Et

XXIV PREFAZIONE,

re qi.dd hi Tdtrlbu! vìBum dure templd WlgJrint

Taitperie , ut vivant prosimi culta dabo . Oujeque fno fuer'tt pluteo T.ttrìs indita, cella ,

Qua poterit f.tcris inctibiiijfe Tater . Lnflrentitr celhte vitro , fint oftia bttxo ,

Et parvam claudAt buxe.i v.dva domnm . Fine dato cellis , nil deejì : tamen omni.t defunf ,

Cofmus air , fpe&.tns quid fiu charta petat . Inde locum injpiciens , qnem fors fii.t charta notabat 3

Inquit : Erit vifo dipiius urbis opus . Hic volo , (' Ó^ ejì finis dumui : mea dicla notate J

Digna fuis fiat Bibliotheca libris . Fnl^eat in primis aurato marmare porta;

Sit celata meo dextera , laeva , modo &c'. Tofl haec aurato ftridebit cardine porta,

^ereque , fubpofito marmare, limen erit. Et labor hic foribus fist : volo fiat eburnm :

./furata (y valvis flct fera digna fuis . ^uratasque trabes ponam , Ò^ cryftullina neElant

.Argento , ut fiat digna feneftra loco . Et paries debinc quisque fuis per prata figtiris

Laetus erit , campis aemulus Elysiis . tAtque libros fibi qnaeque fuos fervabit imago :

Illa Ethicam , haec Satlras , illaque FiHa , fibi . IJÌa thcologicos : fint curae buie /cripta Sophiae .

Grata fino Domino urbs fiat quoque tuta Dco , l^e prior in varios mutetur (7" ordo , catenae

argento vinélus quisqtie libellus erit; J'efie quidem monftret , talem meruifje catenam ;

.Aurea nam fuerit . 'hlpn ego vana loquor . Lvìique opus hoc faElum eft . Dicet qiiis in orbe vidert

Tofje opus. Haec cedat Bibliotheca cuti' I^Hnc vcnio ad Templum C facies mihi prima notando, efi J

.Ad quod fcandctur marmoreis gralibus . Lata erit haec facies fiirgenti ad fiderà mole ,

Cuius apex Divani , qui fine pelle , tenet . In foribusque aurata Dei de marmare Mater ,

Cui 'ì\latus capiti regia ferta locat . Fiinc circum Seraphina cohors , Cherubinaqne , V inde

Qui ple&ra CT' dulci carmina voce movent . Dextra tenet Divum , qui tanta voluniina fecit ,

Qitanta ullus qui fit . Sed mihi crede tuo : Laeva tuam fervat formam , divi/te Timotheu ,

Qui ftiifii .Antiftes Ephefi in urbe plus . Tortaque , ne faflam nihil , (y fimul omnia, credant ,

Torphyrea ius eji fit fabvicàta petra .

Ter*

PREFAZIONE. xxy

Jerfftis Vie 'Vdh'ts cdrdo flrìdehit ahen'ts ,

Lìmlna compofit'n tterea fnt gradibus (tT. Jìic nihil exjìrttclum fuerat : fefìiiiA f.dtem j

Qttae tilt nìtenti condire fput darent . Sed fueriint facri monres , riemorofuque faxa ,

Magriit , iriqu^im , CX riipes , C^ fine le^e lociis . Tti rttpem in meViim dnxifli rebore numi

TLtnìtiem . Q^itisnam hic faxti fiiijje feret Tofl montem ahfcfjftim r' Certe h.tec furit digna. Mttronis

Ingenio , C ftcro carmi/te digna Dei . Exjìrninir domus aita tìbi , domus iri'vida nulli,

Sive Jìt Lario , fai in orbe , reor . O qnantas , nec fi! fi loqnor , p.iter alme T/niotheu ,

Cufmtts httbet grates , tempore qum referet ! Oimm fucris tu cuuft prior , quod conderct nrcem ,

^rcem hanc , quum •verbis dicit inifje tuìs. Traeripiie e/uum tu Cofmi fub nomine librum

Tr.tdis y O" ad caelos C^ ftta mitgna. cMÌs . ILliceres merbis , ait hic , faxa movere

Sponte fuai C^ duros fcindere fili ce s . Mine primum in ftciles foffas convertere montes

Cogiti O" bine fcijjìis mons riiit ima petens , Hinc mandat fieri foffas , fundurèque muros ,

Fundamenta quibus alta fuiffe iubet , l^e pereant : nam vult ingcntia pondera gefient ;

Et iubet ut dentur tempora longa feni . Haud mora , vult celere; operi s doiìosquc magifiros ^

More filo templum qui aedificentqne domum . Ille qnìdem doffus chartis notat omne , domumque

^dnotat : Hic flabit ianiut porphyrea . Tofl portum , m.andat , fiat quoque porticus ampia ,

Hic fcalae , hicque gradus marmare primus eat , Claufira debinc fignat , tantis fint pajfibus ; atque

^rbor erit medio , fed cypariffus erit . Clauflraque candenti fint 'vult teftudine ftruCia j

Tondera O" imius bina columna regat . '^Altera fit 'variis difiinBa coloribus , cr q«ae

Fie Comes , haec niveo marmare Ic'vis erit .' Hic 'volo fiet tonfar , fient fura capitula iunSìtt :

Hic lucus eft bis , quos febris iniqua premit . Verte pedem , bic fiat, mando, duce digna coquindi

Hic l'as , quad lymphas praebeat aere manti . J<liinc 'vento ad fedes , capient quis ferciila Tatrts,

Omne praciil lignum , ni, cypariffe , tuum . Scd menfte cupimus fiant de marmare 'vivo ,

Cl.itaque fit vitro qnaeque feneftrA fm.

v^vri PREFAZIONE.

^dven4. fi fuerit , quivi s hac parte locetur ,

Hic cornedat , Jìtque bìc non procul ipfe torHs O'C,

pi qt7efl:a Abbazia di Ficfole fa menzione ancora con moita lode di Ci)fmo F. Domenico da CutelU nel Lib. IV. del ilio Theo- t(icon , della quale opera pubblicai i due ultimi libri nel mc- delimo Temo delle DelicÌAe Emditortm , co' Ccguenti vcrfi ;

^Iterd ftib Fcftilis reg.tli fplendidx cultu

StruHa p.ttet tinti I-trgitione i-ìri . Hic ^uguftini foboics Canurnca Tutris

Term.inet , iintiqua F^lii,i-j)ìe vige/is . Qudm bonus extcrnis primum condttxit ah oris

Cosmds , lux patriae qui fìat uria fnae .

Cui pariter rnultum fplendoris contulic idem ,

/ Muncra fucratis qimm d.tret acqua locis .

In quefto rtcfTo Tomo delle Deliciae Eritditorum è uno clc<jante Dialogo del fovrailodato Timorco ALiffcì Cmonico Regolare In Ma- gnificenti.ie Cof/ni Medicei Fiorentini detraffores ; lo che per maggiore erudizione fi nota ; e pcrclic fembra accennato ne' fopradettt vcrfì dell' y/(vvo^adri . Chi, voIefTe uii indizio delie ricchezze di qucfta Badia , e delle (uc poflèlHoni , può confultare lo Strumen- to di Iacopo Bavaro Vefcovo di Ficlblc full' erezione dello ftci- io Monaftcro; e la Bolla d' Inmce.ixjo IL Papa diretta a Gre- gorio Abate del mcdcfimo , colia quale cont'crmagli tutti i be- ni ; le quali Carte fi pollbnu vedere apprelfo 1' Vghelli ne' l'e~ fcovt Fiefolani . D. Gregorio Faru.'H nella Storia Cronologica del Mo- rtaserò di S. hlaria degli angioli di Firenze a pag. 1 1(5. i'crive, fhc Cofimo de' Medici (pefc centomila (ciidi nella fabbrica, e in comprare poffcUìoiii , a quello Monaftcro di Fiefole ; lo die in generale fi accenna ne' Verfi dell' ^in<og.idri . Ma Giorgio Safa- ri, nella l'ita del E^-iisieUcjihì , afferma, che i cento mila feudi turono fpeli nei fblo edilizio. Ma poiché quei mcdcfimo Poe- ta accenna ancora la copiof'a Libreria , che Cofimo , e Tictro , e Lorenzo, vi fecero: è da fapcrfi , che qncfta non contiene me- no di circa a dugento Codici Manofcritti , contenenti Scrittori tanto antichi che de' tempi mezzani^ benché tutti in Latino, e fpez:aimcnte Bibbie e Santi Padri , degni bene d* cfler ve- duti e letti. Nel mio libro De Erudìtiune ^{pofiolorum pag. 313. delia prima edizione fi dice, che in quella Biblioteca fi con- fervano undici Codici MSS. Latini del Nuovo Teftamento : e il P. Gio'vAnni Malilloii nel Ilio Iter Italicum pag. 1J4. paria di quella Libreria , ove dice di avere olfervat-a 1' Iftoiia MS. di Sozfimeno Prete Piftoicfcj che poi è (tata in parte pub- blicati dal Marami nella Bt^:colta dèili Scrittori Italici . Il P. ^n-

ionio

PREFAZIONE. xxvii

tonìo 'P.iU.ivìàno Canonico Lateranenfc nel MDCCLTI. pubblicò una Del'crjzione compcndioia di qiiefti Codici MSS. in niimc-. ro di CXCVI. dandone tutti i Titoli de^li Autori conrenuri in cfTIj col lèguente FrontiCpizio : Snnimd Eihliothecae Aluniifoi- pt.te FefiiUn.ie Caninncorum P^pilarium Cofip-egatlonis Latcì-Menjls uh eìiis auclore Antonio Tall.i'vicini Tyoi'arioijì eìusdcm Con^re^-ttioriis Canonico eruìitis l'nis exh:bit.t . In 8. ài prfj. 55. Ma per illu- ftiarc meglio quanto dice 1' ^Aufogadrì di qucflo edilìzio ,■ mi giova qui riportare quello, che ne icrive nella rifa di Filippo Bm- nellefchi il lodato Giorgio VdJAri cosi dicendo : Fece il Mod-.Ho deILt Badia de' Canonici Es^oUri di Fiefule A Cofimo de' Medici ; Id qtule è molto ornut.t arcbitetnii\t , co/rtoda , e allegra. , ed in fom~ ma, 'veramente magnifica. La Ciiefa, le cui -jolte fono <* botte , e sfumata ; e la Sagreftia ha i fuoi comodi , fìccome ha tutto il refìu del Monaflerio . E qv.ello , che importa , è da conf derare , che doven- do egli nella fcefa di quel monte mettere quello edifìzjo in piano , fi fcr-di di ciò con molto giudicio , facendovi cantine, lavatoi, f<jr-~ ni 3 fi alle , cucine , ftanzj per legne , ed altre tante comodità , che non è pojp.bile "veder meglio ; e cosi mife in piano la pianta del- l' edifizjo : onde potette a, un pari fare poi le logge , il refettorio 3 /' infermeria , il nuvizjato , il dormentorio , la libreria , e V altre JtaAzS principali d' un Monafìerio . Il che tutto fece a. fue fpefe il Magnifico Cofimo de' Medici , s't per la pietà , che fempre in tutte le cojè ebbe verfo la J^eligione Crifìiana ; e si per l' afcxjoiie , che portava a Don Timoteo da Verona , eccellenti ffmo Tredicatore di q»el~ i' Ordine ; la cui converfazjone per meglio poter godere , fece anco iTiolte fanxf per proprio in quel Monafìerio, e vi abitava a fuo comodo . Spi Cofimo in quefìo edifizjo , come fi vede in una Jfcri- zjone , cento mila feudi. Il P. Mabillon però fcrive , che vi iÌ3elè iolarnente ottantaquattro mila feudi . Che quefto Monaftero ioffe intitolato prima di S.- Romolo apparilce da Carta del MCXXVI. efiftente nell' Archivio Capitolare Fiorentino , ove fi legge Terra. ■Monaferii S. I\pmitli fito Faefide . E per vero dire innanzi ali' XI. iécolo veniva lòtto il iolo nome di Pieve di S. Romolo , come il ha da Carta del medefìmo Archivio dell'anno DCCCCLXVll. •o di Chieià di S. P^molo , come fi vede nella Carta del Ve- Tcovo Zenobio fatta nel DCCCCLXVI. apprello 1' Vghelli . Inno- cenxjo II. però in l'uà Bolla data nel MCXLI. lo chiama B. Bur- ìhohmaei ^pofìoli Menafterium ; e cosi in Carta del MCLX. che è neir Archivio di S. ^ppollonia di^ Firenze i\ dice : Monaf'e- rium S. Earrhokmei de Fejule : e coii pure fi appella nella De- icrizione della Diocefi di Fiei'ole fatta nel MCCIC. die fi conici va nell' Archivio Vaticano.

Paliate quefto Monaflero , è il Ponte del Mugnone , il qual Ponte fi vede rapprelentato in una P ttura del lec. XV. ciifiente neili Chieia di S. Tier M^ggiùre di quefia Città . E' que-

«i 1 f^a

sxvhi PREFAZIONE.

fta in un Qjndro della Cappella de' V.tlm!cri , dipinto già in alfe da ,Alepnc.ro Botùccìlt circa 1' anno MCCCCLXX. "Si ve- de in qiierto ii Ponte con tre aiciii Ibvra il fiume j il quale continua il Aio coiCo (evpcg.^iante Cvi obliquo radendo fcmprc le falde delle Colline Fieiblino di lbt:o , dove e ora la Chic- ca di S. }.1.iri.t detta Dr.'/j Onercia fabbricata nel fccolo XVI. come fi dice a pjg. ^66. e lungo il Colle chiamato delle For- bici , incamminandoli quindi verfb il Monaftero di San Giyjìo ^lle Mura., e la moderna Porta di Pinti ^ come e ftato dichia- rato nelle Lezioni a pA^. 351. 577. Il podere , che hanno le Monache di S. Tìer Mt^iore anche inof;p,i a pie del colle del- le Forbici j nel Popolo di S. Mdrco Vecchio , è quello che a p^s- 368. fi dice poflo loco dtfìo Miignorie ; tanto e vero che di qui paffkva anticamente quel fiume . Alla finiflra de! Ponte verlb Oriente è la flrada e cofìa ^ la quale conduce alla Badia di S. Bartclommeo . Qtiefta Chieia e Monaftcro vi fi vede pure di- pinto; ma la Facciata della ChieCa non ha come- inogei una fola porta «lavanti ; ma bensì tre , una in mezzo , e ie altre due laterali. Forfè così Oava qr.clla Facciata prima , che Co- fimo de' Medici ritaceife tutta quella fabbrica col dilegua di Fi- lippo di Scr Bruneìlefco . Ha però inoggi il Ponte rifatto un fole arco ; ed è flato rifatto da' Conloli dell' Arte della La- na, poiché vi fi vede mclfii nelle Ipailettc 1' Arme loro, ciocj un' Aquila, che tiene cogli artigli una balla. Ma chi fa, che il Pittore non vi rappreientaifc piuttofto 1* antichilFimo Ponte del Mugnone , efiftente ancora inoggi ibpra e in difiranza dal detto Ponte moderno circa mezzo miglio, per la ftrada , che Va al Borgo a S. Lorenzo, dirimpetto al monte di Fonte Lu- cente ? Qiicfto Ponte vecchio ha veramente più archi , e tut- ti a femiccrchioj e di qucfto ho parlato a pjg. 365. 565. e a Semicerchio fono gli archi figurati nella Pittura .' Effendo in «jueflo luogo un tal Ponte riilretto tra due monti , dovevano in antico efTcrvi ancora due firade, di qui e di dal Pon- te, che gli corri fpondeirero j e conducelfero iii per le oppofte jnontagne ; e quella a finiftra del fiume poteva candurrc al Mo- nafìero di S. Èartolommeo . Salcndofi poi dirittamente la cofta della collina oppofla al Ponte moderno fi trova ibi finire dell'er- ta r ampia Villa de' S-tl-viuti , la quale nel predetto Quadro fi ve- de dipinta con una flrada tortuofa , che ad ella conduce ; la quale ftrada parte dal Ponte del Mugnone, che era alla porta di S. G.»/- ia , il qual Ponte vi fi rapprelcnta con un fblo arco. Dicontro quefla Villa in lontananza lidia collina verfb Occidente è figurata la Chiefa Parrocchiale di S. Martino a Monte Vghi , della quale parlerò nel profèsuifnento . Certamente , che tutti quefVi luoghi non fono fìtuati dal Pittore nelle giufte diftanze e vedute, perchè Sqn eia. obbligato ad eflcre elatto Geograto j e 1' eieigo del Qiia-

PREFAZIONE. xxix

dro occupato in mezzo da altre figure umane non permetteva il fare altrimenti . Vi è rapprcicntata ancora molto bene e dilicatamcntc la Scenografia o Frolpetto della Città di Firen- ze dalla parte di Settentrione, cioè, dalla parte di Camerata, dove avea la Villa, detta de' Tre Vifi , M. M-tttco di Marco Tifimi eri , che fece fare la Cappella e il Qiiadro , nel quale fi vede pure il (uo ritratto , ficcome quello della dia moglie '2'>[/f- colofa d' .Annoio Serrd^li . Sbaglia Francefio Bocchi a p^-^. 354. Scri- vendo, che la Città di Firenze è qu:vi ritratta prima dell' ul- timo ingrandimento, elTendo tutto -il contrario.

Palfata quel'ta Villa , poco dopo fi entra nella ftrada Bolo- gnefe , all' imboccatura della quale voltandoli uno a mano finiftra. fi va dirittamente alla Porta di Firenze , che fi chiama Torta, tt S. CiUo . Bilbgna che in antico folfe in quefta parte alcuna Chic- li dedicata a quel Santo Abate, onde il luogo poi prcndcife il nome: ed eUcndovi pol'cia i'abbricato uno Spedale clic ebbe il Titolo di S. M'tn'a; ed un Convento di Agoftiniani ; quefti poi fi dilfero di S. Cullo . Il Convento fu ipiendidamentc fatto dai M-ip'ifico Lorenxj) de' Medici ; e difhutto finalmente, furono i Reli- giofi trasferiti alla Chiela Parrocchiale di S. Iacopo Tra i Folli dentro la Città . Ma i'entiamo come di quefto Spedale , e di que- sto Convento , dilcorra il P. Gittfeope P^cb.i nel To>n. I. delle Chìefe Fiorentine a pag. 264. con le l'ef?uenti parole ; Fina al MDXXXl. ne furono padroni ( cioè , della Chiclà Parrocchiale di S. Iacopo Tra' Fofli ) / Monaci ( cioè, VallombroCani della Badia di S. Sahi ) ai qi'.Ali nel detto anno fticcedettero gli ^go- ftiniani della, Con^regazjoae di Lombardia , rovinato che fu il cele- bre loro Concento detto di S. Callo , che appunto è un' altra me- moria gloriofa e fiera ; ed il non rammentarla farebbe uh feppelli- re due 'volte nelle fue rovine uno dei piti magnifici edifìxj di Fi- renze • Fuori adunque di Torta a S. Gallo eraui uno Spedale chiama~ to di Santa Maria del Topolo , fondato , giufta Leopoldo del Miglio- re , neir anno MCCXVIII. da Cuidalotto dell' Orco , e da Bernarde- fca fua moglie, a hcnefixjo de' Tellegrini , e de' Bambini efpofìi , con effere fato confegnaio alla cura de' Tadri ^Agofiiniani : quando il Tonteftce Tio IL nel MCCCCLXIIL aggregollo allo Spedale degl' In- tiocenti di nuoi'o fabbricato fulla Tiaz,Zji della. Jslnnzìata , pel qua- le i Fiorentini erano impegnati ; e ftimolati anche dalla lunga e dotta Conciane di Leonardo aretino . che faìito in bigoncia arringo in modo j che , al dir del fuddetto Leopoldo del Migliore , mai no» fu 'Vinto partito con- tanto applaufo . E cosi rimafo foppreffo lo Spe- dale^ di S. Gallo , deplorabile in quel foggiamo pareva lo fluito di cjuei Tadri di S. ^gcflino ; quando venuto' a Firenze il fin-iofo 0- ratore Fra Mariano da Ginnazji^xno della loro Congregazione , e fat- tofi merito col Magnifico Lorenzo de' Medici , ottenne dalla pietà, 4j quejìo Ulujìre iiniidino la, (ìix.i'ini <^' '*" faniojo Co/ivinto e Chic..

XXX PREFAZIONE.

/* fui fuolo dello Jìe(Jo abbandonato Spedale . V architetto fcdto perciò dal Magnìfico Lorenzo fu Giuliano dei Ciamberti , che per l' appUìifo di quefta. fabbrica fu chiamdto Giuliano da San Gallo . Sin qui il P. l\icba , che matjgioii notizie nel Tom. V. pag. 167. Ma d' uno Spedale famofo, del quale appena fi ritiene più me- moria, bilbgna dire qualcosa davvantaggio taciuta dagli altri. Circa r anno MCCXL. nacque controverfia tra i Frati e Familiari dello Spedale di S. Gallo da una parte ; e Gni- dalotto FultHs Vrcei fondatore del medefimo dall' altra : la qua- le tu conimelfa a dcfinirn al Cardinale Otta-jiano Vb.tldini Dia- cono Cardinale di S. Maria in Via Lata . Io ho più Lettere d' Innocenzjo IV. e di altri Papi , fatte cavare dal RcHiftro Va- ticano. Q_uattro Ibno d' Itnwcerizjo IV. predetto j le prime tre delle quali fono fcritte ncll' anno MCCXLVI. e 1' altra ncl- r anno Icguente , indirizzate T{eBuri cr' Fratribiis Hofpit.tlis S. Ma~ ri.te ad S. Galltim Fiorentini , Ordinis S. ,^i<piftÌHÌ cr'c Nella prima il Papa conferma la fondazione dello Spedale j e 1' apparte- nenza iua immediata alla Santa Sede data al Cardinale O- ■ftienlc Vgolino , poi Papa Gregorio IX, Nella icconda concede a' detti Frati Agoftiniani di poter portare una Croce doppia e •un Giglio nella parte fiiperiore delle loio vcfìi . Nella terza concede loro, che in calo d' interdetto della Città di Firen- ze poflano celebrare 1 divini Olfizi chiulc le port-c della Chielà . Nella quarta concede a' medenmi Frati, che ell'endo aggravato lo Spedale dal ricevere in elfo le Suore, non fiano obbligati dal- lora innanzi a riceverle, benché avellerò Lettere Apciloliche , mentre in effe non li facclfe menzione elprella di quefta con- ceinone . Circa le altre Lettere di Romani Pontefici <Ì3ettan- ti allo Spedale di S. Maria di S. Galla, una è di Gregorio X, data nel MCCLXXIV. in cui dilpenla Michele da Meleto elet- to Rettore di quefto Spedale dal portarli a Roma per la con- ferma . La Contella Beatrice figlia del Conte Ridolfo di Ca- praia , e moslic del Conte Marcoi'.tldo de' Conti Guidi nel liio teftamento fatìo nel MCCLXXVlIL lalcia a' Poveri di S. Callo lue L. perche fi debbano Ijjendcre in gonnelle, e in camicie, e in un mangiare in conl'olazione de' Poveri, e non in altro. Apparii'ce da Carta dell', Archivio di Ceftello, che nel MCCCIL n' era Spedalingo F. Giovanni . Ma per tornare alle Lettere de' Sommi Pontefici , nel MCCCXVIL Giovanni XXII. Papa , cdendo morto F. angiolo Rettore, commellc a' Frati Luca di Giovanni 3 Simone di Orlandino, e Giovanni di Ciano , dello ftcdò Spedale , 1' elezione d' un nuovo Spedalingo ; ed eglino elc(- l'ero F. Lapo ; il quale non potendo per le guerre andare a Roma, Icrive il Papa al Velirovo di Ficlole, che allora era Tf- dice .Aiiotti , che in l'uà vece, mentre lo trovi idoneo, lo con- termi , Nel medefimo anno , come apparil(;e dal Libro della

Ca-

PilEFAZIOKE. XXXI

Camera Apoflolica pag. 66. t. fu fatta quietanza al detto F. L-tpo Rettore, di ventiquattro libbre di cera pagate a nome di annuo cen(ò : dodici j cioè, per dodici anni proffìiTii palfati , e dodi- ci per dodici anni profTìmi avvenire , computata una libbra per ciafcuno anno; e le pagò l{dnuccio Sopiti di Firenze Procuratore di detto Lapo. Neil' anno MCCCXX.' il mcdcrimo Papa fcriffe a Ermanno Vefcovo di Piftoia e all'Abate di Vallombrofaj e lo- ro commcffc di confermare in Rettore dello Spedale Diotalleve Beni'enitti di Moftano Priore della Chiefii di S. Mirco TS^m-jo di Firenze , il qujie per le guerre non poteva andare a Roma j effcndo morto Lupa Spelali ngo anteriore , e ftato eletto dai Frati qucfto . Bartolo di Cino Benvenuti di Firenze nel MCCCLXT. fa teftamento, e in elfo lalcia allo Spedale di S. Gallo dodi- ci paia di lenzuola, nelle quali fi (pendano lire (èi per paio; e cento canne di panno Romagnuolo buono , che corti la can- na almeno trenta Ioidi , per riveftire i fanciulli cittadelli del detto Spedale . Da una Carta dell' Archivio di S. ^ppolloni-i fi vede j che nel MCCCCXXJX. era Priore e Spcdahngo un Bernardo : e da quello che dico a pag. 551. fi conoice , che Ix Chief'a di S. Maria e S. Gallo, anche innanzi che vi foffe lo Spedale, avea la Parrocchia. E' però da oircrvarfi , che fcm- bra affermare il P. Ejcba , che lo Spedale folle dalla (iia origi- ne dato a governare a' Frati Agoltiniani ; quando lappiamo che fu Innocenzjo IV. quello , ("otto cui qualche Congregazione d' Eremiti cominciò a vivere fecondo la Regola di S. ^lofti- no ; fìcchc innanzi al MCCXLIII. non vi era Congregazione con quefta Regola , crediamo al P. Eliot nella Storia delle f^liponi Tom. hi. pag. 8. e molto meno nel MCCXVIII. quan- do fi dice fondato lo Spedale ; benché io lo trovo fcgnato nel Libro de' Cenft della Cbiefa B^wana fatto dal Cardinal Ce/i-. fio neir anno MCXCII. colle (eguenti parole : Ho/pitale S. Gal^ li imam libram cerae : il qual libro è riportato dal Muratori Tom. V. delle antichità Italiche pag. 851. Ma qiicfta partita può eirerc fiata aggiunta in quel Libro dipoi . Sopprclfo lo Spedale, fu donato quel luogo dagli Offizialideli' Arte della Seta alla. Congregazione degli Agoftiniani Odcrvanti . Il P. r^cha nel T. L riporta le mi'iire e il prezzo del Convento di S. Callo ; ma io per avvivarne più la memoria ne riporterò altre notizie rica- vate dal Safari, e da qualche MS. non ancora olfer vato . Dice adunque il f 'a/ari , che Tietro Teriigìno fece nella Chiefà di San Callo una Tavola di S. Girolamo in penitenza ; che Andrea FaH- micchi detto Bel Sarto dipmlc m S. Gallo tre tavole : una ta- vola di un Cri/lo, quando in forma di ortolano apparilce nel- r orto a Maria Maddalena , la qual' opera per colorito, e per una certa morbidezza, ed unione , è dolce per tutto: la le- coada tavola fu una Noftra Donna annunziata dail' Angelo 3

nella

tóìr PREFAZIONE-

nella quale fi vede una unione di colorito molto pHcévblé > ej alcune tcflc d* Angeli, che accompagnano Gabbriello, con doL cozza sfumate, e di bellezza d' arie di tefte condotte pert'ctJ tamente : e lòtto quefte fece una Predella Iacopo da. Tontorma allora difcepoio d' .Andrea ; il quale diede faggio in quell' età j;iovenile d' avere a far poi le belle opere , che fece : la ter- za tavola contiene quattro figure , le quali dil'putano della Trinità, cioè, un S. .J^ofìino , che con aria veramente Africa- na , -ed in abito di Vcfcovo , fi muove con veemenza veri'o un *>. Ticr Martire, che tiene un libro aperto in aria, e in atto fieramente terribile ; la qual tefla e figura e molto lodata. Allato a qucfro é un S. Fruncefco , che con una mano tiene un libro , e l' altra poncndofi al petto , pare , die eiprimi con la bocca una certa caldezza di fervore , che lo faccia, quafi ftruggcre in quel ragionamento. Evvi anco un S. Lorenxs t che aiirolta , come giovane, e pare , che ceda all' autorità di coloro . A baflb fono ginocchioni due figure , una Muddalen* con bellifilmi panni; il volto della quale è ritratto della mo- glie , perciocché non faceva aria di femmine in nelTun luogo , che da lei non la ritraelfe ; e pur avveniva , che da altre talora la toglienc, per 1' ufo del continuo vederla, e per tan- to averla dilirgnata, e che è più, averla nell' animo imprc(- la, veniva, che quafi tutte le tcfte , che faceva di femmine , la fomigliavano . L' altra delle figure fu un San Baftiano , il quale, efTendo ignudo, moftra le fchiene , che non dipinte, ma paiono a chiunque le mira, vivillime. E certamente que- fta , fra tante opere a olio , fu dagli artefici tenuta la mi- gliore, conciofUachè in clfa fi vede molta olTcrvanza nella mi- ilira delle figure, ed un modo molto ordinato, e la proprie- tà dell' aria ne' volti , perchè hanno le teftc de' giovani dol- cezza, crudezza quelle de' vecchi, ed un certo melcolato, che tiene dell' uno, e dell' altro quelle di mezza età. In fomma qucfta tavola e in tutte le parti bellifl^ma . L' eccellenza di cuefto Quadro e ofTervata ancora dal Cintili nelle Gainte da lui fatte alle Bellczjfe di Firenze del Bocchi p.tg. 195. Iacopo da, Tontormo , in tefta all' orto e vigna de' Frati di S. Gallo , fece in una Cappella, eh' era a dirittura dell' entrata , nel mezzo un Crifto morto, una Noftra Donna, che piagneva, e due put- ti in aria, uno de' quali teneva il calice della palfionc in ma- no , e 1' altro fofieneva la tefta del Crifto cadente . Dalle bande erano da un lato S. Giovanni Evangelica lagrimofb e con le braccia aperte, e dall' altro S. .A^oflìno in abito Epi- l'copale, il quale appoggiatofi con la man manca al paftorale, fi ftava in atto veramente mefto, e contcmplanre la morte del Salvatore . B^dolfo del Crillandaio nella Chielà di S. Gallo fece in una tavola i'rijìo , che porta la croce, con buon numero di

PREFAZIONE. xxxtit

fbldaù i e la Madonna , ed altre Marie } che piangono infie- me con Giovanni , rrienne Veronica porge il i'udario a cito Crifto con prontezza j e vivacità i la quale opera, in cui fono mol- te tefte bellillìmcj ritratte dal vivo, e fatte con amore :, ac- quilo gran nome a Ridolfo. Vi e ritratto Aio padre , ed al- cuni garzoni, che davano l'eco ; e de' (uoi amici il T'j^gino , Io Scheggia, ed il 7>l»nzJ,ira , che è una tefta vivinima ; il qual T^unzjdta lebbcnc era Dipintore di fantocci , era m alcune co- fc perlòna rara , e mainmamcntc nel tare fuochi lavorati , e le girandole, che fi facevano ogni anno per S. Giovanni . insi- la Chiel'a di qucfti Frati era i'cpolto Sfefuno Tignali Cipriano, Ambalciadorc de! Re di Cipro , che mori in Firenze mentre tornava di Roma , dove era flato per f'crvizio del ilio Sovru-« no ; e gli fu mcflo alla iiia l'epoltura un Epitaffio in Eie-» già molto elegante , confervatoci da Bartolommeo Fomjo nei luoi Spogli Manolirritti che fi confcrvano^ nella Libreria Ric- cardiana ; il quale Epitaffio qui riporterei, (e non tcmein di ci- fere troppo prolilJb ; e perchè Io pubblicai già nelle i\(ox'f//s Letterarie dell' anno MDCCXLVII. col. 6iJ. dove fi può da ognuno leggere facilmente. Il Vafari, nella Vita di Giuliano dx S.',n Gallo 3 avverte, che querto magnifico Convento non fu per- fezionato, per la morte accaduta di Lorenzo de' Medici. Scrive il Varchi nel Lib. VIL pag. 183. che nell' anno MDXXII. efTendo Ix peftilenza in Firenze, fu ordinato, che della Chiefa di Camaldoli dentro la Città , e fuori d' cfla del Convento di S. Gallo , e di quello de' Frati degli Ingiefuati , fi faceffero Spedali,- ed a' iòfpetti concedettero prima le cale di S. Antonio del Ve/covo della Porta a Faenza , e poi il Convento di S. Benedetto de' Frati degli A- gnoli fuori della Porta a Pinti , e ulrimamentc il Convento di S. Sak'i de' Frati di Valcmbrofa fuor della Porta alla Croce.

Arrivato uno alla Porta a S. Gallo, voltandofi a mano drittx al di fuori delle mura, fi arrivava alla Porta di Faenza, la quale cosi appcllavafi dal Convento di S. Giovanni Ev.mgelifta fabbri- catovi dalla Beata Vmiltà e altre (uè Compagne di Faenza , capitate a Firenze nel MCCLXXXI. per le quali fondatrici fi chiamava il Convento di Fitenzjt, e le Monache di Faenza , che erano dell' Ordine Vallombrolano. In Firenze e una via , la quale fi dice anche al preicnte Via di Faenzit , perchè conduceva a quefta Porta , in oggi deflrutta ; elicndo nel Tuo luogo , e jn quello del Convento delle Monache, /tato edificato il Ca- flello o Fortezza di S. Gio. Batifta dal Duca ,Ale(f,tndro de' Me- dici . Diftnitto il Convento, le Monache furono finalmente tra- sferite al Convento, o Badia, di S. S^Uvi prelfo a Firenze, tenuta da' Monaci Vallombroiani : e fopra ciò mi giova ri- portare le parole del P. B^cha nel Tor>;o /. delle Chieje Fioren- tine a f"g. 358. le quali fono le l'eguenti : Fit/rendo in quei

e teni-.

xxsiv PREFAZIONE.-

tempi In Tìrenzs «"d fio. Congregazjcne di Citt.idìnl chì^mdtt i TrA^ ti dell A Tcniterizji , che txTti^tr.o per loro proprio ijìituto di ammi^ nifìrare i leni dcfììnAti al fullievo de' pcveri delU Città , difpen- jandone l' eritrite in qi'.niidi^vc limo/ine , loro cr.t flatu donata unii Cd/a con 'vigna, e tfrreni ali' intorno , pojìi 'vicino al Tonte a Mti" gnone Culla, fìrada , che andd'va. a. S. Stefano in Vane \ e tjnejìo luogo fu offerto alla Beata , ( Vmiltà J la quale con lo sborfo di 380. lire , e foldì dieci , non come git'fo prezjij) di quei beni, ma per una ccr~ ta ricognizjone a vii Fratelli, ne fece la compra con i/frumento , che rogo Benincafa Index cty Ts^otar. 19. Oclobris 1181. Enfiava a chìe^ derfi la, licenzji dal Capitolo di S. Lorenzo , comecché erano le terre foinprefe nella "Parrocchia di qtiefta infgne Collegiata ^ e di quefta, licenza, trofo pure nell' .Archi'vio di S. Salvi ai 27. di Ottobre dello fteffo anno gli ^tti per rogito di Vgticcione Giudice e J^ot. tie' quali legge fi: Aldobrandino Vriore , e Canonici , di San Lorenz^, dare alla Àbbadeffa l'niilta la permifjìone di aizzare nel luogo dct~ to al Tonte di Mugnone Con'vento e Chiefa , e di potere in e[f* celebrare i di^'ini J fìzj . Ottenute qtiefìe fingolari grazjc penso fii^ l'ito r Hmili(Jìn:a donna a dar principio alla fibbrica col difegno , dice il Vafari , di T^liccola Tifano : ma dubito , che debba dire Gio~ •vanni Tifano : imperciocché 'piccola do'vea a quei tempi effer mor~ to , non potendo cosi facilmente combinarfi 'vivo qucfto Anhi tetta nel MCCLXXXl. quando già nel MCCXXXl era celebre il fuo no- me , lavorando egli in detto anno in Bologna l' Arca di S. Dome- rtico . Di quejìo fiero edifìzjo benediffe , e pofe , U prima pietra fe- condo il I{ito Ecclcfaftico Mainctto Fefcovo di Fiefole , perchè du- rava, la vacanza della Sede Epifcopale di Firenze ; e ciò figni ai XIF. di Marzj) del MCCLXXXII. ab Incarnai ione , intervenendo al- la folenne finzione, oltre il detto Fefcovo , il Generale di Falom- brofa , con molti Abati e Monaci dell' Ordine , i quali accettaro- no il Monajìero e Monache folto la loro iurisiixjone con Atto pub- blico , che fi conferva nello fteffo Archivio : Aclum in loco , qui tlicitur ad Mngnonern prope Florentiam . Tetrus de Luca 7V{of. 14. JMartii liSi. La maggior pero follccitudine di P'milta era la Chie- fa in onore del Santo Trotettore fuo , ed Evangelifta , che la vMe tanto fplendida e magnifica , che merito l' elogio dal Fefcovo Fioren- tino: Templum mirae pulcritudhiis : per lo che non è maraviglia ^ lungo tempo foffe necejfario a term.inarU . E benché il Fefcovo di Firenzj Francefco Monaldtfchi da B^ignarea ai F. di Maggio del MCCXCì'II. la confacraffe , non era pero del tutto perfezionata , co- me appare dal Diploma del medefimo , in cui concede Indulgenza a, chi aiutajfe con limofne qucfìa jalbrica ,• ed io mi aftengo dal ri- portarlo , poiché il Cerracchini tutto diftefo lo rifcrifce nella Serie de ' Ve/covi Fiorentini , e tifcontra con 1' originale da me letto ; e ài qtiejìa Sacra ne parla pure il Signor Domenico Maria Manni al Tmt 1, di Sigilli. Sin qui il P. i^cha j che prcade sbaglio nel

no-

PREFAZIONE. xxxv

nominare II Vefcovo di Ficfole Muinetto , che a' XXI. di Feb- braio MCCLXXXII. era già morto ^ come oirerva 1' .Amniim-. to ; e r Vihdli i poiché il Vefcovo di Fiefble , che poCc la pri- ma pietra j fu F. Filippo dell' Ordine de' Minori , lìicceduto a Mainetto , come bene lirrivc D. Ignazjo Cnidiicci nella Vita di S. Vniilta. Lib. II. dtp. XFIII. Si parava avanti a quefta Porta per la campagna un Borgo j deli:ritto da Benedetto Viwchi nella ina Stori.t Libro IX. e Iparf'ameote in qua e fi vedono ancora vari cdifizi . Si vede traile altre la Chicià Parrocchiale (iiburbana di S. M.ntino a Monte V^hi , della qua! Chici'a la più antica me- moria j che io abbia j è del MCCLXXX. Il Si^. Gaetano Tor- tovi, Priore vivente di qiiefla Chicià ^ ha una Nota di Priori liioi antccclTorl ; e di qiierti tu uno il Prior Coftmo Fi^n.tH me- morabile per molte Tue olTervazioni An-rononv.che lalciatc ma» noflrritte , e da me vedute , avendolo io converllito . Si può tralalciare il racconto^ che fa d' un certo Pnor di Montughi Franco Sacchetti nelle iiic Novelle .

Si vedeva lotto ad elfa Chiei'a I' Oratorio di S. Antonio col Palazzo del Vc((:ovo Fiorentino , Popolo della medefima , nel quale abitarono Papa Eugenio II', e Papa Cio'vanni XXIII. e vi morì il Santo Arcivef'covo ncftro intonino ; e inoggi e tutto pa- reggiato al fuolo . Ma perchè pochillimo il fa inoggi di queito dcftrutto Palazzo del Velirovo, mi giova il diiirorrerne qui un poco pili diff'uiàmente . La Chicià o Oratorio di S. Antonio a. Monte Vghi era diftante dalla Città circa un quarto di miglio, onde chiamava 5". ^Antonio fuor delle mura di Firenz.e , e fuor della Torta di Faenz.a ; e poi'ava alle radici di Monte Vghi , cosi detto credo io da uno Fgo o Vgone ilio poirefìbrc ^ non lontano dallo Oipizio o Convcntino de' Frati ^madei , il quale è adeifo tenuto dai Frati Minori Cappuccini. E' da iaperfi , che il Ve- icovo Fiorentino polfedeva ragioni e beni in queito monte fi- no air undecmo iècolo . Imperciocché trovo nel Rcgiilro del Vcicovadoj che nell' anno MLXXIA^. I\^(iiieri Veiirovo Fioren- tino concedè in feudo a Baione e TPietro fratelli , figli di G/o- n)aìini , un pezzo di terra pofla preffo a Monte Vghi per 1' an- nuo fitto di un congio di moilo da pagarfi in futuro; e nel AlCXVI. che ^{/ì Imi l'io figliuolo di Gherarduccio , e ì^cca iua mogliCj diedero a "ì^ato figliuolo di Tagno chiamato L'of/.'<t)n7oj un pezzo di terra poflo in Monte Vghi con 1' obbligo di pa- gare della medefima ogni anno nel tempo della vendemmia lette orci e mezzo di molto al Vcicovado Fiorentino . Nel MCCXCIX. il Veiirovo Francefco comprò da Grazjano figliuolo di SaUmone del Popolo di S. Ftlice in Piazza un podere con terre e cafe poflo preifo a Firenze appiè di Monte Vghi , il qual podere era di cento quattordici ftaiora , e lei panora :, a corda e retta milura Fiorentina , per prezzo di lire tremila

e z dugen-

xxsvi PREFAZIONE.

'dtigcnto fefTanta tre ^ e foWi cinque, di Fiorini piccoli, a ra- gione di lire vcntotto e Iòidi dieci di detta moneta per eia-. ichediino ftaioro. Il Vcfcovo Antonio d' Orfo nel MCCCX. cqm- prò dalla Chiefa di San Salvatore un pezzo di terra poftì in Monte Vgf\i pieffo al podere del Vc(i:ovado. Blndo poi del Signor BUifiArdo nel MCCCXVI. con titolo di permuta diede al detto Vefcovo ^4ntonio i Tuoi poderi di Monte Vghi per l'ollicvo de* poveri . Il lodato Vefcovo Antonio tu quegli , che terminò e perf,:zionò la Chiefa di S. Antonio col Palazzo cir- ca r anno MCCCXII, E per vero dire in quell' anno il me- •dcfimo Vefcovo, come Giudice compromifrario , pronunciò Lo- do in una lite , che verteva tra le Monache di S. Matteo di Arcetrì , e un certo Veneziano, (òpra alcuni beni e tondi , i quali dal Vclcovo furono aggiudicati al Veneziano. E perché le Monache in quel tempo , nel quale avevano ritenuti quei beni , non avevano de' frutti foddist'atto a certi legati pii , il Vcilrovo le condannò in cento fiorini d' oro da darfi all' i- ftcffo Vefcovo, perche potclfe terminare, adornare, e mobiliare, la Chiefa di S. Antonio e il Palazzo . H(fendo fuggito a Fi- renze Papa Giovanni XXIII. ed effendogli proibito dai Fio- rentini r entrare in Città , fi fermò in qucfto luogo , co- me fi conofce da alcune iiie Bolle , e come li:rive Scipione Jlm-, mirato . Trattenendofi Papa Eugenio IV. colla fua Corte in Fi- renze padiiva talvolta qualche tempo per ricrearfi in quello Palazzo del Vefcovo detto di S. Antonio, dove gli furono te- le infidic per arrecarlo da un Velirovo Lombardo d' accordo con T^iccolo Ticcì/ìino , che allora era col li;o efercito in To- icana. , come fìrrive 1' Arcivefcovo S. intonino nella Somma I/}o~ riale; il quale Santo era iblito di ritirarfi in quefto Palazzo per villeggiare , dove poi anche mori , come ho detto . Ma fembra , che più d' ogni altro i\ dilettaffe di quefia villeggiatura il Ve- fcovo xAntonio D' Orfo, come appare da alcune Carte dell'Archi- vio Capitolare di Firenze degli anni MCCCXVJI. e MCCCXX. Che r Arcivefcovo Orlando Bonari! ancora fi trattenelfe in quella Villa j ce lo nioftra un Atto del medcfimo fatto nel Palazzo di Monte Vghi , apprelfo il Brocchi nella Dejcrizjone del Mugello pag. 112. Di quefta Chiefa .di S. Antonio non é rimafta veil;- gia alcuna, vedendofi incggi (blamente un baffo rilievo in pie- tra rapprelcntante il Santo , e fitto nel muro , che circonda le tenute Epifcopali lungo la via maeftra . Si vedono però an- cora i fondamenti del Palazzo, e in qualche diftanza vi e vivaio, fabbricatovi, a quello che io credo, per afe dell' iftefTQ Palazzo,

Dietro e in qualche diftanza da S. Martino di Montughi , e un Monaftero di Monache dell' Ordine degli Vmiliati inti- jolato 5". Mm^i e t'ondato da uno di Cafn DAvunzj'ti . quc-

fto

PREFAZIONE

XXXVIl

fio Convento così parla il Senatore ^urlo Strozx' , appredo il Minnì nel Tomo VII. dei Sigilli pJ.g. 96. e fe^s- LiJttieyi di Davan- Z/it^ Diivanx^iti del popolo di S. Trinità di Firen^zs i' anno MCCC- XXXVI. per fm te/ìameuto lafcio , che de' fini beni , in un fu» podere polio nel popolo S. M-trtino 4 Muntifghi , fi fMricaffe un Mù- f$dftero di Monache con Oratorio , nel quale fi JpenJeffe fiorini 1000. ed eredi nni'verfali fece i "Poveri di Crifto da nominarli dagli Efe- Ultori di detto fuo tejìamento ; ed inoltre lafcio al detto Mona/ìero da fabhricarft moggia cinque di grano V anno . Mori il detto Lotm fieri r anno MCCCXXXXI. ed i detti Éfectitori nominarono tre po- lvere in eredi di detto Lottieri , le quali f. contentarono di lire i). per ciafcnna , ci il rejìante lo rilafciarono a detti Efecutori , per^ che lo diftribuilTero à poveri , e luoghi pii , come d loro parejfe ; i 4^uali tutto applicarono a detto Mona/ìero , che 'vollono fi chiamaffe S. Marta, e militaffe fitto la Bagola degli umiliali. Il detto Mo~ nafìero fi comincio a fabbricare il d'i l'Ili, di Maggio MCCCXLII. e fi fini il di XX. di Febbraio MCCCXUII. Isella fabbrica. , e m.if- feritje , fi fpefe F. 415^. La puma, che vi pigli.tlfe /' abito di Mo- naca fu Mona Lotta figliuola di Meo degli ^cciaiuoiì , moglie che fu di Lino Cornacchini , che fi chiamo Suor Benedetta ; e prefe /' a- bito il di primo di Settembre MCCCXLUL Dipoi dal detto di pri- mo di Settembre di di primo di Marzj) vi fi fecero Monache- Suor Maddalena, di Lapaccio de' B^mbertini , Suor lacopa d' .Am-> mannato Tecchini ( Efecutore J Suor Margherita di Zanobi Corfi~ fii , Suor Francefca di Guido Tagni , Suor Caterina di Iacopo Gui- derelli , Suor Bartolomea di Clone Alberti , Suor Niccolaia di Berto Talenti , Suor Filippa di Filippo ^ngidieri , Suor agnolo, di Ser Baldo Fracaffani , Suor Lifabetta di Coppo Stefani , Suor Marta di Gherardo Filippi j e due Converfe . Il Vefcovo di Firtnzj V anno MCCCXLIII. confermi) l' ordinazjone , la fabbrica , la. Regola , e la Trioria, di detto Monaftero . Ter l' affedio di Firenzj l' anno MDXXX. le Monache di quefio Monaftero ftettero dentro la Citta nella Com- pagnia del p'angelifta , e vi continuarono ancora 4 ftare più mefi dopo che fa levato V affedio . Sin qui il Senatore 5'rro^^,; : e Cir- ca altre particelarità di detto Monaftero fi condilti il Signor Manni nel luogo citato ; ficcomc Eugenio Gamurrini Tom. III. pa£. 14.0. e fegg. II P. Eliiit nella liia Stona delle Religioni Tom. FJ. pag. 17;. la menzione di quello Monaftero, e di due altri del- l' iftelfo iftituto , rimafi come tre reliquie del lopprellb Or- dine degli Vmiliati .

Dirimpetto la Porta di Faenza erano alcuni Archi dell' an- tico Acquidotto di Firenze , onde il luogo fi chiamara però fino dal Iccolo XII. Inter ^rcus , e Tra C ^rcora, , q ^rcoita ^ perchè allora moki e forfè tutti gli Archi ancora efiftevano j quando al giorno di oggi non ve ne fono altri che due , ben- ché io v»ri luoghi fi oflcrvinq anche inoggi i fondamenti

XXXVIII PREFAZIONE.

dcp.li altri Archi ; come ^\à: è detto a pa^. 388. Dell' origine e continua^ioiìe di qucfto Acquidotro fi veda il Sig. Mirini , DelU Tertne Tiorcnt'nc Lib. IL C.tp. /". Ma del medcfimo fi parlerà più diffida mente in luogo più opportimo . In oiicfto luogo del- l' Arcora era uno Spedale o Nolocrmio detto S.in Ciwj.tnni l'rair arcora , che di prefcnte è una Commenda de' Cavalieri di S. Oiuvanni Ger&foìhnirAno y cfFendo flato diftrutto il detto Spe- dale . Folle un pezzo di muro, che prelfo a' due Archi l'er- ve di riparo ad un campo , è qualche avanzo dello Speda- le di San Ciovunui . Fu qiiclto fondato da un certo F. Ltcopo ài Burtolhìo . Il M'inni nel citato Trattato delle Terme Fioren- tine Lib. IL Cdp. IV. pa^. 17. così Icrive : E quanto a Scn Gio- i<anni , qtiejìo era uno Spedale fabbricano fuor di Firenzj p^r 0- pera di un certo F. Ltccpu di E.irtoUno ; e il quale dopo varie 1-icende fu conceduto nel MCCCXCFL fatto il Commend-ttore di S. Ia- copo in Campo Corbolini F. Gio. Cecchi de' Ispjfi da Topia , al fito Ordine ; e in ititirr:o per l' affcdio i,ettato a terra : con una Com- pagnia allato, a cui fu dato primipio nel MCCCCXXIX. da un tal T. Greiorio Spedalin^o . L' uno , e l' altra , al dir dello SiroK.<f , ttcqiiiftarono i nomi Tra /' ^rcora , e in ^rcoi'ata , dagli ^4rchi di alcuni condotti fatti da^li aniithi Coloni J{cmani 'vicino 0"c. Di que- sto Spedale fi trova memoria nella Stona MS. del Convento di S. ^gata ccmpc/la dal P. D. .Anjeìmo Co/ìadoni Monaco Ca- maldolele Veneziano, fino di circa al MCCCXXIX. colle Ic- guenti parole : In tiTtamento fatto l' anno 1319. dalla nobìl don- na Cio'vanna iiedova l\i'}gieìi Bentaccordi di Ecntaccordi , e fi- gliuola del fu Gerì Bruiteci de' Munaldi , efifiente nel TrvtocoHo di Ser Aldobrandino di Scr ^Ibizxo 7\[otaio dal 1517. al l^3v '^' /' leggono i fegtienti Monafieri di Firer/zf beneficati dalla tejìatrice Gio- vanna , cioè , quello j Alonialium S. iatharinae de Florentia ; Monia- liitm S. Vrfulae de Florentia ; I^lonialium S. Liiciae in Via Crucis de Florentia; Monialiiim S. Mariae de Querceto de Via Sanfti Gal- li ; Monialium SanBae Agathae de Bibbiena ; Fratrnm Sancii Tetri del Murrone de Florentia ; J^Ionialium Sanili lohannis Eva>i7,e!ifiae de Florentia ; Monialium SanBae Mariae Matris ; Monialium 6".. Mariae Vrbanae ; Eofpitalis Sanili lohannis Inter ^rcus . Ma p;Ù antica memoria di quello Spedale è un Breve di Papa Giovanni XXH. tatto da me efìrarre dal Rcgifl-ro delle ilic Bolle , Tuo anno I. Tar. IH. Epift. ^41 7. dqto nel MCCCXVII. e diretto al detto F. Iacopo fondatore e Spedalin°Oj il quale é il Icgucntc : lohan- ìjes Epijcopus Sernjus Seri'orf.m Dei Vniverfis Chrifiifideìibits praefentes littcras infpeBuris falutem CJ" Apofìolicam Uenedidioncm . Licet is , de cuius munere 'venit , ut digne Jlbi a finis Fiielibus ac laudabili- ter fierviatur , de abundantia pietatis fiuae , qttae merita fupplicum excedit , iP" vota bene firvientibus multo malora tribuat , quam va- ìeant promercri j defiderantis inde reddere Domino popalttm accepta-

hiUm i

PREFAZIONE. xxxrx

hìtenr , T'fieles Cbrìjìt ni compUcendum ei , qu.tfi quìbitSiUm iìlcclivU ntuneribui , Indulgentìis fcilicet (^ remt(ponibus invit-tmus , ut exiii' de redd.i»tur divime grutiue 4ptiores. Cam igitiir dileclut filins Fr.t-. ter lacobus Hofpit.tluriits Hofpitalts Sanfli Iuh.tnnis Baptifìde Inter ,A>-- com prope Florentt.tm volens terrena prò aeleflibiis , O^ tr.tnfitorix prò aeternis , felici commercio commutare , J-ì'ofpìtuk ipfum , in quo t.tm miri qu.tm mulieres infirmi recipiiintur commitnìter , ncc non C^ qn.tn- dàm in eo CdppelUm ad honorem eiiisdem Betti lob.innis B.tptìjìae de bonis propriis pìx de-votione c>»ffr".xerit , feqtte delicarit ad ipfo^ rum Infìrmoriim obfequium , ficttt ipj'e nubis fnj, petitione monfìra-, l'it ; nos cupienrss , ut diclx Cappella eo devotius co'igruis hìnoribus a. Fidelibits frequentetur , €^ Infìrmis eisdem eo copiofius mantis fubfi'- dii porri^.ttw , quo Fideles Cbrifii abiinìantius fpirita.ditim Urgitio- ne donorum no-verìnt confoveri , de Oiìt^ùpotentis D:i niifericordia , iX Beatorum Tetri (y VauH ^/{poftolorunt eius auctoritate confìft y omnibus 'vere pocaitoitibus O" confiljìs , qui CappelUm ipfim in 'Is^a^ ti-vitate ay Fffurreclione Djmìni centum ; qui vfro i.i Beatae ac Cloriofte Firgiriis Mariae , cy Beati I.ih.umis Bipti/ìae , F^'fìlvitatibus de'vote 'vifituverint annuatim ,- zy iis , qui pra^iiciis infirmìs piai eleemofynas erogabunt , quadragiat.t dies de ift'uuFfìs fibi poenitentiis mifericorditer rclaxamus . D.itum ^venion: IH. Idus Februarii Von- tificatus noftri anno primo. Adornavano qiiefto Spedale alcune Pit- ture di Buonamlco Buffalmacco , delle quali così Icrive il Fafarl nella fua Vita : ^ S. Giovanni Fra V jLrcore era una Vajfione Criflo di mano di Bnonamico molto bella , e fra /' altre cofe , che. nii erano molto lodate , lìi era un Giuda appiccato ad un albero , fatto con molto giudicio , e bella, maniera . Similmente un "necchio ^ che fi fojfiava, il nafo , era. naturali [fimo ; e le Marie dirotte nei pianto a-jcvano arie e modi tanto modefti , che meritavano , feconda quell' età, che non aveva ancora cosi facile il modo d' efprimtre ili affetti deir animo col pennello, di effere grandemente lodate. 1\[t-lla. medejìma faccia un Santo ho di Brettagna, eh' aveva molte i-cdo~ i-e e pupilli di piedi , era buona figura : e due angeli in aria , che lo coronavano , erano fatti con dolci/fma maniera . Qnefio edi~ fido , e le pitture infieme furono gettate per terra f anno della guer- ra del mille cinquecento venti nove . Scrive ancora li Vafari , che Lippo Pittore Fiorentino dipinlc in S. Giovanni Fra 1' Arcora intorno alla fiiddctta Pallìone di Grillo, fatta da Buffalmacco^ molte fii;ure a frelco, che iurono tenute belliifime da chiun, quc le vide.

In qualche diftanza e per la medcfima via del Romituzzó e lo Spedale di S. Lucia , dove penlò che primi abitalfe un Romito , e però fi dica la Via e lo Spedale Del ^pmitiiz^zp .

ProlégLiendo oltre il viaggio , fi arriva al Ponte a Ki- tredi , Villaggio confìderabile , bagnato dal torrente Ril'redi , che va a sboccare inoggi da Pcretola. in Arno, dopo ave- re

st PREFAZIÓNE.

le ricevute nel fuo letto le acque dell* alveo fflodéffio 'del Mu* gnonej preflo al Ponte di S. Don.ito Torri, Convento inoggi di Monache Cifteicienfi . La Chici'a del Fonte a Ritredi è la Pieve di S. Stefano Vno Tane , volgarmente In V.tne , la quale è ampia e ben dotata . Ma il Borgo , e i vari edifici , che erano intorno e f'iior^ della Porta di Faenza , fono dclirritti , come ho detto j dal burchi nella (iia Ifturit Fiorentina Lib. IX. pitg. 153. ove dice, che il Borgo di quella Porta durava prcllò 3 un miglio, vale a dire, fino al Ponte a Rifrcdi.

E veramente la veduta dei contorni di Firenze, fuora Porta a Pinti , e fuora di Porta a San GMo , e fuora di Porta a Faenza ; è dcl'critta affai bene dal lodato Varchi Li- bro IX. della Storix Fiorentina pag. 151. così dicendo : Lei ter- Zji Torta , la quale fi chiiirno ^ià Fiefolana , fi chiama ot^i la Tor- ta a Tinti , e non ha Bor^o , ma folamente alcune cafi , dirim- petto alle quali a un trar di mano è il belliffìmo Convento dei Frati Ingiefuatì , e a un trar d' arco per lo diritto quello de' Mo- naci di C.tmaldoìi chiamato San Benedetto j con una Torre a dirim- petto . Toco fopra , doi'e fi comincia a falire , fi trov.i a man de- flra Camerata piena di tanti e si bei citfirnenti , che malage'vol-. mente fi potrebbe credere , chi "veduti non gli a'veffe ; e da fnifìra , njerfo Mugnone , la Chicfa , che fi edifica tuttavia in onore della, Vergine Maria della Quercia j e fopra effa il luogo de' fomiti di C amai doli ; e vicino a qm-fìo il Talazxp chiamato i Tre Vi fi edifi- cato da Meffcr Matteo Talmier! . Inn.tnzjchè s' arrivi all' erta di Tiefolc fi trova il Convento de' Frati OJerv-tnti di San Domenico , e dirimpetto a qiieflo a mezj^a fpiag^ia. verfo Miipione il grandiffì- mo e bcHifJlmo Convento de' Canonici I\egolari , chiamato la Badia di fiefole , edificato con incredibile fpefa da Cofimo de' Medici . In capo till' erta fopra una lunga ficaia , accanto al maravigUofo Talaxj:^ di Lo- renzo di Tierfratìccfio de' Medici , fede la Chiefit ed il Muniftero de' Frati Mendicanti di San Girolamo , a man deftra del quale , ma in filila piti alta parte del monte , non piti che due miglia lonta~ jio da Firenze , vagheggia Ficfiole già Citta, ed oggi fruttifero mon- te benché ancora Citta , tutto il piano e tutti i colli dintorno .f Firenzs ; dico ancora Città, perche ha ficmpre avuto, ed ha di pre- fente , il filo Vefiovo , la Tiazjza dove e la Cafia del Vefiovo , e Ia Canonica , e un belliffimo Trato ; e nella piti alta parte della Città, , dove fin già la B^cca , è il Muniftero de' Frati Offervanti di San Francefco . E nel vero la fanzjt di quello ameni/fimo poggio è pia- cente e dikttofa tanto , che par vero quello , che favolojamente ficri- vono alcuni , cioè , che fujfe edificata da atlante fiotto cofiellazjone di dover porger fempre a chiunque /' abitajfe quiete di mente , ri- pofi) di corpo j e allegrezj^t di cuore . Vicin» a Fiefiole fiono d' ogni intorno molte cafic , ed alcuni Talazxt , come Caftel di Toggio , e yincigliitt4 degli ^lejfanàri ; rincontro qm/ì aUa forre dtgli fleffì ,

e per

PREFAZIONE, xli

f per Id l'ì.i ) rie tali 'verfo MAung , appunto fotfo Mùnte Ceceri . è il Convento della, Boccia.. Traila Torta alla Croce , e quella a Tinti , non e Torta neffuna murata , ma una Torre con cinque facce , la quale fi chiamava anticamente la Guardia del Maffato , ed o^i U Torre Jl' Tre Canti . La quarta fi chiama da un Mon<ifterio , che è foco fuori di lei da mano dn'ttta , la Torta a San- Callo , il qual Muniftero fu muraglia del Comune , ma fatta la m.tggwr parte dal M^piifico Zorenzj) per foddi sfare a Fra Mariano da Ghinazj^ano dil- /' Ordine de' Frati Eremitani di Sant' ^goftino , tanto ricco e gran- de , quanto effer dorea un Convento captvole di cento Frati , i qua- li continuatamente abitare vi poteffono ; e da queflo Convento Giulia- no, che fu r architetto , e tutti gli altri della cafa de' Giamber- ti uomini eccellentijfimi 3 furono pofiia , e fono ancora, non Giamberti chiamati , ma da San Gallo , accanto alla. Torta di fuori e iirt Tonte con marz.occo di pietra , fiotto il quale paffavx l' acqua di l^lugnone , bagnando fempre le mura della Città , infino che di là, itila Torta al Trato fgorgava in ^rno : ma, come fi dl'Je nel li- bro di fopra , fu con poco , o neffun , giovamento -verfo la Torta a, Tinti , per riempier d' acqua i fojft , rivolto . Ha qucfia Torta no» uno , ma due Borghi , i quali fino pieni di cafe , e di botteghe , con tutte r arti nece'Jarie ad una Città ; e con un olìerìa in fitlla TiaK- :^ delle maggiori e piti belle , che veder fi poljano ; dove i giorni , che non fi lavora , vanno innumerabtìi artefici ; e quivi bevendo , e giuocando , attendono a darfi piacere, e buon tempo. Il Borgo deftroy figuitando fempre vicino alle rive di Mugnone , va infìno al Tonte alla Badia , cos'i chiamato dalla Badia di Fiefole fipraddetta , il qua- le fpa:^io e un buon mìglio, dove fino più botteghe, Chìefe , e Mu- Tì! Iteri . Di fopra al To.-ite da mano finifira , qu.tfi dirimpetto alla B.idia , in luogo alto e rilevato ficde , e quafii fi pavoneggia , il gran- de e magnifico Tataz^zj) à' Iacopo Salviati con una larga e lun- ghi ffìnia via fatta da lui, la quale riefice in fiulla firada di Bolo- gna . Il jecondo Borgo , che va diritto fiu per la cofta , arriva ( la- fidando da man de fra il bello e ben pofto TalazjJ) de' Saffetti, ed altre molte riguardevoii Ville J alla Logg:a de' Taz^xJ . Sopra la Log- gia al cominciar d' un' erta fi trova il piccol Borgo chiamato , per la difianzji da Firenze, la Tietra ^41 Migliaio; ( Qi:i l'embra sba- gliale il Varchi, poiché il Bovf.o ibpia la Loggia dice La- fira , ed è lontano da Firenze due buone miglia ; Pietra AI Migliaio poi è innanzi , che fi arrivi alla Loggia, in diftan- za da Firenze un ibi miglio j dove fono botteghe , e oftcria, e uno i'plendido e lontuoiò Palazzo del Marchele Capponi. Sba- glia ancora nell' affegnare la diAanza dell' Vcccllatoio da Fi- renze, perche ibno almeno otto miglia ) poi laficiato Tnfipiano s' arriva fempre fialendo all' f'ccellatoio , cinque miglia lontano , on- de a coloro , che da Bologna vengono , fii fcuopre in un tratto tutto Firenze quanto egli è grande ec. Fuori di qaefìa Torta lafciando la

ì ' TÌ.tKr

xLii PREFAZIONE.

Ti'tzjji 3 t l'olgendo a mdn fmfìra. , fi wde il grande , e fontuofa edifìcio , il quale per effire dell' ^rcl-vefro'v.tdo fi chi-imi Sani' An- tonio del Fefcovj ; e dme fi cominci 4, a. falire in fulU man defra e il Convento de Frati di San Francefco chiamato i Fratini o pur Cappuc- cini , dove comincia il dilettofo poggio nominato > dalC antica e no~ bile famìglia, degli Vghi , Montughi ; fopra, il quale apparìfcono in~ in'merahili Ville con edifici mirabili , e piti mirabile di tutti gli al- tri Careggi Tslmvo edifcato da Cufimo Vecchio .

Pioicgucndo il viaggio di dalla Porta a Faenza femprc lungo le Mura, e verìb Mezzogiorno, fi trovava la Porta di PolveroCa , che in oggi non efiile j e fi diceva ancora Porta ài Gualfonda , come dice il Varchi , il quale sbaglia in due maniere ; perchè pone la Porta di Polverosa tra ia Porta a S. Callo , e quella di Faenza; mentre era tra la Porta di Faen- za , e quella al Prato : e perchè crede . che fi dicelfe Porta Polvcrola da un Monafiero di Monache detto in Polverosa ; quando 1' antico i'uo nome e di S. Donato ^A Torri, di dal Rifredi : e Polverofa fi appella quella parte di campagna j che da detta Porta fi cfiende fino a quel Monaftero ; e il luogo Pol- verofa e retto dalla Cliiclii Parrocchiale detta di S. Iacopo in Polverofa j Suburbana e prelTo a Firenze j unita al Convento di S. Maria T^ovclla de' Padri Domenicani. E' poi tanto vero, che il Varchi sbaglia dicendo , che Porta di Polverolà era tra la Porta di San Callo , e quella di Faenza , ciie Cìovanni Villa- ni nel Lib. JX. Cap. 257. così fcrive , delcrivendo il giro delle ultime mura di Firenze : Dalla detta Torta e Torre Faenzjt infìno a quella , che va in Tolverofa , fi ha braccia CCCXX. e una Torre in mezj^ ; e dalla detta Torta di Tolverofa infìno alla Ma- fra Torta del Trato d' Ogniffanti , onde cfce la via , che vae a Trato , e a Tiftoia , e a Lucca , fi ha braccia MLXX. e cinque Torri in mezjj> ec. Del Paelè di Polverofa trovo memorie lino dall' anno MCXCIII. in Carta del Capitolo Fiorentino, dove fi mentova un pezzo di terra e di vigna porto in Tulverofa , cui confìnant Ecclefa S. Mariae T^ovellae «y^c. Vna via, che dirim- petto alla Chicla di S. Lucìa di liil Prato attraverlà dalla via di Palazuolo e mette in via della Scala , fi dice anche in og- gi Via PolveroCa , pei'chè innanzi conduceva forfè alla Porta di Polvcrola ; o per eilere itata in antico una parte della Cam- pagna Polverofa . Dipoi fi arriva alla Porta al Prato , così det- ta da un Prato , credo io, che anticamente era in quel luo- go , e parte di cui cfifiie ancora di preiente -, oppure perché conduce alla Città di Prato , come offerva il Varchi : e iiibito fuor della Porta oltre il Ponte ibvra il Mugnone, il qual fiume già ferviva di folTb alle mura, alla deftra riva del fiume era un Convento di Monache lòtto il titolo di S. Martino unito a u- co Spedale chiaaiato di Saa liurtolommeo , le di cui Monache

in-

PREFAZIONE. xLiii

l'noggl dimorano nel Convento di S. M'urtino in via della Sca- la dentro la Città , ove prima era uno Spedale di S. M-ni* della Scala, U quale diede nome alla ftrada . Di qiie/Ta Porta al Prato così parla il Farci: nel Lib. IX. citato : Seffa ed tilti~ ma dellt Torte di qua d" ^rno , o perchè ancU ella per la 'via cbia- fìtata la Strada Di Sotto conduca a Trato , o pii'ttoftu da t'.n luti- ghi/pmo e lar^hijftmo "Prato , che ha dinanzj a dalla parte di dentro , nel quale s' efercita la gicventii fiorentina a fai tare e pHO~ - care alla palla al calcio , fi chiaria la Torta al Trato ; per la qua- , lafciato il Munifìero di S. Martino , fi va da Teretola , da Te~ trinalo j da S. Donnino , ed altri grandijf.mi Borghi , e Villaggi , al "Poggio a Calano : tale che fi può dire , che il fuo Borgo duri no~ 've miglia. Della Porta al Prato, e delle Cori'e de' cavalli, che da c(]a fi facevano, e in parte ancora fi fanno, così dilcfjr- fe il Cinelli nelle Giunte alle Bel!ezj(S di Firenzs del Bocchi pag. 219. / Talli fono molti e di pregi diterfi , e ce ne ha alcu~ Tìi di panno fine di color rofjfi , tilcuni di drappi : nta il Tallo di S. Cioi'anni avanza tutti per beilezjta e per pregio . E beUijftma la fua vifta , perchè è di broccato rojfo , foderato di vai : e a qiie- fio dono è aggiunto un bel giglio , e vn nappone ricchi fflnio , che pofti fopra iin carro tirato da due cavalli , mentre che fono con- dotti per la Città , per fua fovrana magnificenzA accendano la gente in ogni luogo di letizja , e di fefla . ^ quefto precede il Tallo del giorno di S. Barnaba di panno fcarlatto il d'i XI. di Giugno , oi--. dinato a nome della notahil vittoria , quando V anno MCCLXXXIX. furono gli ^Aretini nel piano di C.impaldino meffi in ifconfitta da' Fiorentini . V altro Tallo di S. T^^oferi e ntejjo al corfo la Dome- nica, che fegue , ordinato dalla Compagnia de' Tintori . E' celebrato il corfo di quefta via nel giorno di S. Tietro , ed a' cavalli e prò- pofìo un Tallo di velluto rcffo . T^el giorno di S. ,.4nna è ordina- to altresì un Tallo di panno roffo per memoria del Duca d' ^te- r,e , (he occupata la Citta di Tirenzf per malizja , p-^co dopo dal popolo come tiranno ne fu cacciato , nel di XXFI. di Luglio . Il Talio del giorno di S. Vettorio Tapa , quafi alla fne di queflo rne- fe , di velluto ro'Jh , foderato di vai , e flato ordinato per la gran vittoria , che preffo a Cafcina ebbero contro i Tifarti i Fiorentini , do- ve per favio configlio di M. Manno Donati abbattuti l ritmici , al- tra molti altri , furono fatti prigioni i Tifani , e condotti a Firen- ze in ftt quaranta quattro earra . ^pprejfo nel giorno fecondo di .yfgofio è celebrato il corfo di quefta via per la vittoria di Mar- ciano , che ottenne il Gran Duca Cofimo contro i fuoi nimici : ed in premio de" c.walli è propofto un Tulio di teletta d' oro . Islel giorno FUI. di Ottobre è propofto ttn altro Tallo di panno ro^'o , dedicato a S. B.f parata per memoria dell-a faniofa rotta , che fu da- ta da Onorio Imperadore , e da' Fiorentini , fatto la Citta Fie- fole a B^dagafo Be dt" Cotti. Ma poichc 1' aatico Spedale di'

i z S. Bar-

XLiv PREFAZIONE.

S. B.trtohmmeo e il contifrno Monaflrero di S. Martino , furono diftriitti ; mi giova ravvivarne in qualche modo la memoria. Col rimettere il Leggitore al diligente P. Giufeppe mdx nel To- mo III. Delle Chlefe Fiorentine pag. 317. ^ ;;5i. ove ha raccol- to mcltilfìmo circa la fondazione del Muniftcro di S. M<tr-. tino J[lle Tanche., ove ftavano Monache dell' Ordine Agoftirvia- no ; e dell'anteriore Spedale di S. Bartolommeo Jllle T.inche , cioè. Panche del Mugnone^ Popolo della Pieve di S. Stefano In Tane: rimetto pure agli annali Canialdolcfi Tom. VI. pag. 5^. e folo mi tratterrò in alcune oifervazioni non fatte da altri. OfTer- vo dunque , che la Bolla di Papa Tio lì. circa 1' unione del- lo Spedale di S. Bartolommeo al Monaftero di S. Martino di Mu-< gnone fuor delle mura di Firenze così comincia: Tiits Epifco~ fiis Servili Scrvornm Dei Dileclis in Chrifto Filiabiis ^bbatiffae <T Con-ventui Munafterii S. Martini de Magnane extra miiros Florentiae Ordinis S. ^Hgufìini Sahitem C ^pofìolicam BenedìBionem . In effa Bolla il Papa dice, che Ho/pitale S. Bartholomaei extra diSlos mu- ros eidem Monafterio continuum , qtiod de iure patronatus in linde- cim p.trtes di'vi/o , quariim ditae ad voi CP" fcx ad dicìas in Chrifto Filias commiffas eiiudem Hofpitalii , reliquae vero partes ad qitem- dam Bartholomaenm Verani de TernKXJs Civ:m Florentinum , perfine- re nofcebantur , exfifteb.tt , & qiiinq. per Ciericos feciilares , quinqne 'vero per Laìcos gubernari confueverant ér'c. Si d;ce dopo nella Bolla, che fu trattata quefta unione da' Papi fuoi Predcceifori , cioè, Eugenio IV. T^iccofo V. e Calìjìo 111. e che 1' entrata dello Spe- dale era di ciugcnto dicci fiorini, e quella del Monalkro di foli fiorini cento venti . La data di queflra Eolla , che fi con- ferva ancora nell' Archivio Capitolare della Bafilica di S. io- rf«<p , è erme fcgue : Dat. Senis , anno Incarnationis Doniinicae MCCCCLVIII. VI. Idiis M.trtìi Tonti/, noftri anno primo. Ellcndofi veduto, che nello Spedale di S. B.trtohmmeo v' erano certe Don- ne commelfe per (ervigio del mcdefimo, pure non credo, che nella Cronica del Jillani Lib XII. Cap. XXXV. fi parli di que- fìe , quando narra, che fi appreiè fuoco al Muniitero delle Don- ne del Prato ; poiché intende delle Monache di Marignolle paflate nel MCCLXXXIX. ad abitare nel Monaftero di Santa Maria fui Prato d' Ogniliiinti , delle quali tratta a lungo il P. Bjcha nel Tom. IV. delle Chiefe Fiorentine pag. 258. Molto me- no poi credo, che quelle Donne commcife dello Spedale ven- gano rei tcflamento di Folco Tortinari , dove fa un legato iìominabus de S. Stephano In Tane: poiché quefto teftamento tu fatto nel MCCLXXXVII. e lo Spedale di S. Bartolommeo fu fondato nel Popolo di S. Stefano In Tane si, ma (blamente nel- r anno MCCXCV. Qiiefte Monache di S. Stefano In Tane non poilbno ellere nef>pure quelle di S. Giuliano a Montaione predo al Ponte a Kifiedij perchè quefto Convento fu fondato dopo 1' an-

PREFAZIONE. xlv

no MCCCLXI. onde lefta che s' intendano ie Monache di S. Gio^ wunni Evmgeliftii di Boldione, che circa 1' anno MCCXLI. vi liiccedettero a* Monaci Camaldoleri , i quali già ftavano in quel- r Eiemoj poflo nel Piviere di S. Stefano In V.ìhc , e già fon- dato nel MCXCI. come fi vede nel Tom. IF. de^li annuii Cr- maldoleft p.<^. 558. In Inftiumenti del fcc. XVI. fino ai MDXVIIL il Monaftero di S. Martino fi trova cognominato Extr.i iT p'o- pe Florcntiam ; e Extra muros . Giorgio P'ufari nella Fita di Tie- fro Teriigino Icrive del mcdelìmo: Studilo futto la difciplirut d' tAn- drea Verracchio , e le prime ftie figure j'itrono fmr della, Tortx al Trato in S. Martino alle Monache , oggi minato per le guerre . Lo Spedale di S. Bartohmmeo , e il Monaftcro di S. Martino , tor- navano appunto fuor della Porta al Prato nel primo campo, che s' incontra a maao finifha idcendo delia Porta , dove fi icuoprono ancora i tondamenti delle fabbriche nel lavorare il terreno ; e il Ponte , che era ivi liil Mvignone tra la Porti e il Monaflero, efifte ancora di prefentc in parte , e fi vede qualche arco, e le rale fpaliette liie fulla ftiada . Perchè poi il loro fito fi dicefTe Alle l'anche , bilogna indagarlo. Certa- mente che il fondatore del Monaflcro, che fu Scr Martino di Bonaventura da Cambiate del Popolo di S. Maria Ts^ouella di Fi- renze, prelcnlfe nel fuo teflaracnto fatto nel MCCCIIL. che fi fondalfe detto Monaftcro fuper quodam podere ciim domo po~ fito in Toptilo Tlebis S. Stepbani In Tane , loco ditlo Belle Tan-i (he 0"c. Adunque 11 luogo delle Panclie arrivava fino a qui al- meno . Ma io trovo in Carta dell' Archivio Capitolare Fio- rentino nominato per luogo Delle Panche, anche quello prelTa all' Arco antico, del quale Arco ho parlato lòpra a pag. xxxvi:. la qual Carta e del MLXXXIII. ed ivi fi in cnliteufi pe~ tia terrae in loco diHo Vanchae prope ^rcum antiqnum , iT prope Saianum CTc. Noi vediamo adelfo , che daila via del Romi- tuzzo almeno, fino alla Porta al Prato, la riva dcflra del Mu- gnone fi diceva Tafuhe . Inoggi per nome di ^Panchetta s' in- tende dagl' Ingegneri quella baie degli argini de' fiumi , die fòftienc la maggiore elevazione dell' argine ; ed è una parte in- feriore dell' argine , e quafi un (ho ledile i perchè Banco fi dice r alzamento di rena fatto dal fiume, come fi impara dal Vocabo- lario della Crufca , Da que/Io nome fi arguii'ce, che il Mugnonc , dopo che avca lalciatc le anguille de' monti , e fi allargava pel piano, faceva delle depofizioni e de' colmi di rena dalia liia riva delira per la forza dell' angolo di riflellìone, che avca di verlb la Porta a Pinti , come fi dice inoggi ; e quefie depofizioni e alzamenti fi dicevano Tanche, Ma perché? Forfè, perchè erano come pance del terreno? Foric da iTxyyxJ , funditits <'

Ma Te ritornando indietro fi raggiungerà di nuovo la Por- ta di S. G4llo, e fi tlreià ferapre lungo k mura al di fuori verlb

Le-

xLvi PREFAZIONE.

Levante , fi troverà prima la Tort.i de' Ser'uì , e poi quella detta Tortd di Tinti , tiella quale piaccmi dire qualcoCa di più di quel- lo, che abbia abbreviato il Varchi; giacché quella de' Servi più non efìfte. Subito fuor della Porta di Pinti a mano deftra era il Monaflero di S. Giufto detto ^!e Mura, dove prima fletterò ^lonache , e poi i Frati Gefuati ; i quali dopo deftrutto que- llo Monaflcro pafTamno ad abitare nel Convento di San G/o- •v.tnni de Freri in Città prcfTo la Porta a San Pier Gattolini , eflendone fiate trad'erite le Monache Gerololimitane , che vi erano, in altro luogo . Di queflo Convento di S. Gin/io fi parla nelle Lezjoni a pitg. ^71. e pcrcliè ancora qucfto tu demolito e rafo al (iiolo , non credo fuor di propofìto il riportare qui la defcrizione , che ne fa Giorno Vafiri nalla VitA di Tietro Te- riigino , ove così fcrive parlando del mcdefimo : Erano an- j, co fuor della Porta a Pinti nel Convento de' Frati Ge- j, fiidti molte colè di man di Tietro ; ma perche oggi la det- ta Chiefa e Convento fono rovinati , non voglio, che mi ,, paia fatica con quefta occafione , prima die lo in quefta Vita proceda j dirne alcune poche cole. Q_ucfìa ChieCa dun- j, qucj la quale fu architettura d' Antonio di Giorgio da Setti- j, gnano , era lunga braccia quaranta, e larga venti. A l'om- mo, per quattro (caglicni , ovvero gradi, fi laliva a un pia- j, no di braccia lei, fopra il quale era 1' Aitar maggiore con ,j molti ornamenti di pietre intagliate ; e iopra il detto Al- tare era porta con ricco ornamento una tavola , come fi è jj detto, di mano di Domenico Ghirldnddio . A mezzo la Chic- fa era un tramezzo di muro con una porta traforata dal j, mezzo insù , la quale m.ettcvano in mezzo due Altari , Ib- pra cialcuno dei quali era , come fi dirà , una tavola di mano di Tietro Teriipno ; e l'opra la detta porta era un bel- liifìmo Crocififlb di mano di Benedetto da Maiano , melfo in j, mezzo da una Noftra Donna, e un S. Gio'vunni , di nhevo: ^, e dinanzi al detto piano deli' Altare maggiore, apiroggian- òo^\ a detto tramezzo , era un Coro di legname di noce, e d' Ordine Dorico, molto ben lavorato ; e (opra la Porrà ,, principale della Chiefa era un altro Coro , che pelava Iopra un- legno armato, e di lòtto faceva palco, ovvero loffitta- to , con bellillìmo fpartimento, e con un ordine di balauftri , che faceva fponda al dinanzi del Coro, che guardava verlò j, r Aitar maggiore; il qual Coro era molto comodo per 1' O- re della notte ai Frati di quel Convento, e per fare loro particolari orazioni, e fimilmente per i giorni feriati . So- pra la Porta principale della Chicla , che era fatta con bel- .., lifTìmi ornamenti di pietra e aveva un portico dinanzi in filile colonne, che copriva fin Iopra la porta del Convento, era in un mezzo tondo un San Giufto Vclcovo in mezzo a

,, due

PREFAZIONE. xivii

due Angeli , di mano di Gherardo Miniatore , molto belio j e ciò perché la detta Chicfa era intitolata a detto S. GìhJìo , e entro fi Tcibava da quei Frati una Reliquia , cioè, un ., braccio di elfo Santo. AH' entrare di quel Convento era. un \, picciol Chioftro di grandezza appunto quanto la Chicfa, cioè, lungo braccia quaranta , e largo venti ; gli archi e volte ., del quale, che giravano intorno, pofàvan l'opra colonne di pietra, che facevano una l'paziola e molto comoda Loggia intorno intorno. Nel mezzo del cortile di quefto Chioftro, che era tutto pulitamente e di pietre quadre laftricato , era un bcliiinmo pozzo con una loggia fopra , che pelava fimil- mente lòpra colonne di pietra , e taceva ricco e bello or- namento . Ed in quefto Chioftro era il Capitolo de' Frati ; la porta del fianco, che entrava in ChicCa ; e le {i:ale , che falivano di (bora al Dormentorio, e altre ftanze, a comodo de' Frati. Di da quefto Chioftro, a dirittura della Porta principale del Convento, era un andito lungo quanto il Ca- pitelo, e la Camarhngheria ; e che riipondeva in un altro ,, Chioftro maggiore, e più bdlo, che il primo. E tutta que- fta dirittura ," cioè, le quaranta braccia della Loggia del pri- mo Chioftro , 1' andito , e quella del lecoudo , tacevano ., rilcontro lunghidìmo e bello, quanto piìi non fi può dire; elfcndo raalTìraaracnte fuor del detto ultimo Chioftro, e nella mcdcfima dirittura , una viottola dell' orto lunga braccia zoo. j, e tutto CIÒ venendofi dalla principal Porta del Convento ta- ceva una veduta maravigliola . Nel detto Iccondo Chioftro j, era un Refettorio lungo braccia leffanta , e 'argo diciotto, con tutte quelle accomodate ftanze, e come dicono i Frati, officine , che a un si fatto Convento fi richiedevano . Di j, (opra era un Dormentorio a guilà di T , una parte del qna- j, le, cioè, la principale e diritta , la quale era braccia lei- j, l'anta, era doppia, cioè, aveva le celle da cialirun lato; e in tcfta in uno Ipazio di quindici braccia un Oratorio, fopra 1^ Altare del quale era una tavola di mano di Tino Tent- gino ; e fopra la porta di elfo Oratorio era un' altra opera j, in frelco, come fi dirà, di mano del medefimo: e al mc- defimo piano, cioè, Ibpra il Capitolo, era una ftanza gran- ,, de, dove ftavano quei Padri a tare le fiaeftre di vetro, con ^, i fornelli , e altri comodi , che a cotale elirrcizio erano nc- j, celfari . E perchè mentre vilfe Tietro , egli fece loro per mol- j, te opere i cartoni , furono i lavori , che tecero al iuo tem- j, poj tutti eccellenti, L' orto poi di quefto Convento era tan- j, to bello, e tanto ben tenuto , e con tanto ordine le viti intorno al Chioftro e per tutto accomodate , che intorno a Firenze non fi poteva veder meglio. Similmente la ftanza^ .,j dove stillavano, lecondo il coftume loro, acque odoritele, e

« cole

XLvm PREFAZIONE.

5, cofe medicinali , aveva tutti quelli agi , che più e mlgUóm

ri fi potrono immaginare. In ibmma quel Convento era dei

jj belli , e bene accomodati , che t'uflTero nello Stato di Firen-

j, ze: e però ho voluto farne quella memoria, e maflìmamen-

te cifendo di mano del noftro Ticfro Perugino la maggior

i, parte delle pitture , che vi erano. Al qual Tietro tornando

1} oramai, dico, che dell' opere, che fece in detto Convento,

3, non fi tono conlervate, le non le tavole; perchè quelle la-

i, vorate a frclco furono per lo affcdio di Firenze inficme con

j, tutta quella fabbrica gettate per terra , e le tavole portate

j, alla Porta a S. Ticr Gattolini , dove ai detti Frati fu dato

3, luogo nella Chiel'a e Convento di S. Giovannino . Le due

}} tavole adunque , che erano nel fopraddctto tramezzo , erano

di mano di Tiero , e in una era un Crifto nelT orto, e gli

33 Apofioli , che dormono, ne' quali mofirò "Pietro, quanto va-

glia il ibnno contra gli affanni, e difpiaceri , avendogli fi-

gurati dormire in attitudini molto agiate. E ncH' altra fe-

3, ce una Pietà , cioè , CriRo in grembo alla noftra Donna

con quattro Hf;ure intorno non men buone , che 1' altre della

maniera iua ■■, e fra le altre cole fece il detto Crifto morto

cosi intirizzato, come le e' fuile fiato tanto in croce, che

3, Io l'pazio e il freddo 1' avcffino ridotto così ; onde lo fe-

ce reggere a Gio'vanni e alla M.tdd.tlena, tutti afflitti , e pian-

genti . Lavorò in un' altra tavola un CrocifilFo con la Mdd-

dalen.i , e ai piedi San Girohimo , San Giovanni BAtifttt , ed

j, il Beato Giovanni Colombini fondatore di quella Religione,

j, con infinita diligenza. C)iiefte tre tavole hanno patito affai,

e fono per tutto nclli icuri, e dove l'ono 1' ombre, crcpa-

j, te ; e ciò avviene, perche , quando fi lavora, il primo co-

j, lore, che fi pone iopra la mcltica ( perciocché tre mani di

j, colori A danno 1' uno ibpra 1' altro ) non é ben (ecco ; on-

de poi col tempo nello fcccarfi tirano per la grolTezza lo-

ro , e vengono ad aver forza di fare quei crepati-, il che

Tietro non potette conofccre , perche appunto ne' tempi fiioi

fi cominciò a colorire bene a olio. Elfendo dunque dai Fio-

rentini molto commendate 1' opere di Tietro, un Priore del

a, medefimo Convento degli Ingeliiati , che fi dilettava dell' ar-

te, gli fece fare in un muro del primo chiofiro una Na-

j, tività coi Magi di minuta maniera, che fu da lui con va-

ghczza e pulitezza grande a perfetto fine condotta ; dove era

,, un numero infinito di tefte variate , e ritratti di naturale

non pochi, fra i quali era la tefia d' Andrea del Verrocchio

filo Maefiro. Nel medefimo Cortile fece un fregio fopra gli

j, archi delle colonne , con teftc quanto il vivo , molto ben

condette ; delie quali era una quella del detto Priore tanto

viva , e di buoaa maniera lavorata , che fu giudicata dai

3i pe-

JJ

PREFAZIONE. xux

pfiitiflflmi Artefici la miglior cofa , cìie mai faceffe Tinro ; ,t al quale fu fatto fare nell' altro Chioftro , fopra la porta che andava in Refettorio, una Storia, quando Papa BoriIJk'. „■ zjo conferma 1' abito al Beato Giovanni Colombino, ncihi qua- jj le ritralfe otto di detti Frati ; e vi fece un>i proipetriva. ,, bclliflìma, che sfuggiva, la quale fu molto lodata , e me- ,j ritamente , perchè ne taceva Tictro profeflìone particolare . j. Sotto a quefta in un' altra Storia cominciava la Natività j, di Crifto con alcuni Angeli , e Partorì, lavorata con fre- 33 l'chifTìmo colorito; e fopra la porta del detto Oratorio fé- ce in un arco tre mezze figure , la noftra Donna , San Ci- 3, rolanio , e il Beato Giovanni, con si bella maniera, che fu il ftimata delle migliori opere , che mai Tietro lavoralFe in muro. Stimo però neccfnxrio ancora il qui riferire, quan- to Io ftciib Vaf.tri dica del Tabernacolo dipinto da Andrea Del Sarto nella Fifa di queflo Pittore. Le fue parole l'ono le Ic- guenti : Fece in lui canto, che fuor della Porta a Pinti vol- tava per andare agli Ingcfuati , in un Tabernacolo, a frefco 3, una Noftra Donna a ledere, con un putto in collo, ed un 3, S. Giovanni fanciullo, che ride, fatto con arte grandiflìma , ,, e lavorato così perfettamente , che è molto ftimato per la.- bellezza , e vivezza Ina ; e la tefta della Noffra 33onna è il ritratto della lua moglie di naturale ; il qual Tabcrnaco- 3, Io , per la Incredibile bellezza di quefta Pittura che è vc- j, ramcntc maravigliolà , fu laicato in piedi, quando 1' anno MDXXX. per 1' alTcdio di Fiorenza fu rovinato il detto j. Convento degli Ingciiiati , ed altri molti bcllilfimi edifizi . ,, Vna più minuta ed clatta defcrizione di quefta maravigliolir Pittina fa Giovanni Cinclli nelle Giunte alle Bellezze Firenzj; di Francefco Bocchi pa^. 481. ove aggiunge , che il Granduca Co/imo I. per condurre quefta Pittura in Fiorenza, e per darle degno ricetto, più d' una volta venne in lui luogo con Inge- gneri e con Architetti ; ma non o.ftante fu lafciata indietro quefta imprefa . La Pittura in oggi è andata male affatto; e fortuna , che 1' eccellenti/fima Cala Curfini ne ha una bella copia in Firenze fatta da Criftofano da Empoli , quando la Pit- tura era frclca , come e* informa 1' cruditilllmo Monfig. Gio- vanni Bottarì in una Nota a quefto paffo del Va/ari. Il mede- fimo Va/ari nella Vita di Domenico del Ghirlandaio pag, 417. così fcriye della Pittura mentovata fopra del Ghirlandaio: Di- j, pinlé a' Frati Ingeliiati una tavola per 1' Aitar maggio- ri re con alcuni Santi ginocchioni , cioè , San Ginfto Velco- vo di Volterra , che era titolo di quella Chielii , San Zrf- ., nobi Vefcovo di Firenze , un Angelo ^iffaello , e un San j. Michele armato di bellillime armature , ed altri Santi . E nel « vero merita in quefto lode Domenico 3 perchè fu. il primo,

g w che

L PREFAZIONE.

j, che cominciafTe a contraffar con i colori alcune guarnizioni e ornamenti d' oro, che infino allora non fi erano ufate ; e levò via in gran parte quelle fregiature j che fi facevano d' o- 3j ro a mordente, o a bolo ; le quali erano più da drappel- Ioni , che da Maeftri buoni . Ma più , che 1' altre .figure , 3, è bella la Nofira Donna , che ha il figliuolo in collo , e quattro Angioletti attorno. Q_uefta tavola , che per cola a. tempera non potrebbe meglio eiler lavorata , fu porta allora ,„ fuor della Porta a Pinti nella Chielà di que' Frati ; ma per- ai che ella fu poi, come fi dirà altrove, rovinata, eli' è og- gi nella Chielà di S. Giovannino dentro alla Porta .a S. Tier j, Gattolini , dove è il Convento di detti Ingel'uati . Qiic- ifti Frati Ingefuati non vennero a ftarc nella Città di Faen- ze j non dopo la morte del Beato Giov.tnni Colombini , la quale accadde nel MCCCLXVII. eifendo Superiore dell' Ordi- ne Girolamo da Alciano, che gli prelcdè fino all' anno MCCC- LXXXXVIII. Dopo la morte poi della Beata Caterina Coi'jmbini fondatrice delle Monache Geluatc, la quale Icgui nel MCCC- LXXXVII. Simona Gulleroni Badcllà di tali Monache fondò in Firenze il Mofiafiero di S. Girolamo delle Gclbate , il quaie an- cora vi efille alla delira riva dell' Arno, e Ibno volgarmen- te chiamate le Toverine . Clemente FUI. Papa con Bolla data il ài VI. di Dicembre MDCLXVllI. (bppreire la Congregazione de' Frati Geiliati , e inficine con ella la Congregazione di San Girolamo di Fielole , e la Congregazione de' Canonici di San Giorgio in Alga di Venezia: e quefta Bolla è riportata dìi\c~ lamente dal Senatore Flamminio Cornaro nel Tomo V. delle Cbie~ Venete pag. 150. Altre colè di quello Convento di S. Giufto fi polfono vedere nelle Lezjoni pa^. ^ji. e fe^^. e nel P. Citi" feppe F^cha Tom. Filli, delle Chiefe Fiorentine pag. 98.

FalFato il Convento di S. Giufto, per la Ihada , che va fi.i a Ficfole, fi trova il Monafiero di S. Bene.letto de' Camaldolefi fondato nel MCCCIC. ed inoggi disfatto , l' Iftoria del quale fi può vedere negli annali Camaldolefi Tom. VI. e VII, La fon- dazione di quefi:o Convento in efII raccontafi in tal maniera. Frdncefco di Iacopo de' Elicci nobil Fiorentino , elfendogli morti tutti i figliuoli , aveva nel teftamento laicato crede di tutti i iuoi beni ^lefj'andro filo fratello Monaco Camaldoleié in Santa Maria degli angeli di Firenze, con che di quei beni fi fondaf- ie un Monaficro o in Città , o fuor di Città , nel quale pairafic ad abitare il detto ^lejjandro con altri Monaci, e vi fi olfervai- fe r Ordine Camaldolclè . Fu dunque edificato quefto nella Par- rocchia di S. Cervafio della Piagcntina , e da prima fu intito- lato di S. Matteo; e poi aggregato al Monaftero di S. MarìA degli angeli gli fu mutato il titolo in quello di San Benedetto. Pi quefto Monaftero parla in più luoghi Giorgio V'tftri , ove

_ tratta

PREFAZIONE. ir

tratta delle Pitture^ che in efTo erano. Imperciocché nella ;7* di Lippa Vittore Fiorentino così di ciTo Icrive : Cominciando in Fiorenza ' /"ot labori , fece in S. Benedett« , ^runie e bel Mona.^ fiero fuor dell.t Tort.t li Tinti dell' Ordine di Camdldoli ,. oggi ru~ ijinato , ritolte figure , che furono tenute belli ffime , e particoiarnìen- te tutta una, Cappella di fua mano , che mojìrava guanto un folle- rito ftudio faccia tofl amente fare cofe grandi a chi per defiderio di gloria onoratamente s' affatica. Nella (''ita poi di Don Lorena Monaco degli angeli di Firenze Vittore narra come fbf^ue : Diptnji fimilmente Don Lorenzo i<na tavola , che era nel Monaffero di S. Benedetto del medefmo Ordine di Camaldoli fuor della Torta a Tinti , il quale fu roi'inato per /' afjedio di Fiorenzji l' ann» MDXXIX. vna Coronazione di Ts^ofìra bonna , ficcome a've-ja anca fatto nella tavola della fua Chiefa degli angeli : la quale twvola di S. Benedetto f oggi nel primo chiojiro del detto Monaftero degli angeli nella Cappella degli Alberti a man diritta . Il medesimo Storico nella Vita di Fra Cionjanni da Fiejole Domenicano Vitto- re dicCj che Zanuhi 5'/^)-o«/. dilcepolo di detto F. Giovanni dipiniè lina tavola in S. Benedetto , Monaftero de' Monaci di Camaldoli fuor della Torta a Tinti, oggi rovinato, la quale è al prefente nel Mo^ naftero degli .Angeli nella Chic fetta di S. Michele , innanzj che fi entri nella principale , a man ritta andando verfo /' altare , ap~ poggiata al muro . Parimente nella l'ita d' Andrea dal Cafiagno Jaìcò l'critto così: Erano in S. Benedetto, bellijfmo Monaftero fuor della Torta a Tinti , molte pitture di mano d' .Andrea in i;>t Chiuftro , ed in Chiefa, delle quali nun accade far menzjone , effen- do andate in terra per l' afjedio di Firenze .

Profcg-ucndo più lii , vi è una Villa o Grancia de' Romiti di Camaldoli, con Oratorio, in cui è 1' Aitare con un Q_ua- dro, ove e dipinto S. l\omualdo in abito bianco ; e di quefto luogo fa menzione il Inarchi nella Storia , come fi è veduto ibpra. Qui vicino e Camerata, dove termina la Diocefi Fio-, rcntina , e comincia quella di Fiel'olc , cosi detta dalle ca-.' mere, o volte, de' condotti delle acque, che venivano a Firen-; ze , come olfervò 1' eruditillìmo e guidiziofò Abate .Anton Ma-. ria Salvìni . E quindi poi giunge di nuovo al Convento di S.Domenico di Fielole, del quale Ibpra ho parlato..

Ritornando indietro, e fcendendo per la mcdefima flrada , /"i arriva alla Porta a Pinti ; e entrando in Città, e condu- ccndofi lungo le mura al di dentro lino che fi pervenga aU-. la Porta a San Gallo , e quindi andando per la diritta via; di San Gallo vcrlò il Mezzogiorno , fi ha alla delira il Mo- n^-iftero di Santa Caterina prcflb le mura , che fu " distatto > e poi fatto in altra parte intorno;, il Monaftero di S. Mrf» ria Madre , che fu unito a quello di , S. Orfula ; il. Monafte-' ro di San Giuliano nella via di Faenza : tutti .di Monache, 'V./: ~ Fm

Lii PREFAZIONE..

Più lontano e il Monaftero di S. Antonio Abate d! Canonici Regolari di Vienna , e il Monaftero di S. Barnabd ; e proce- dendo innanzi , il Convento di S. MurU 7{ovdU de' Frati Pre- dicatori , Dalla Porta a S. Gallo poi venendo per la medefi- «na via è a fìniftra il Convento di S. Tier del Mutrone , dove ftavano già i Monaci Celcrtini , che dipoi palTarono alla Chic- fa di S. Michele Visdomini ; e in S. V'itr del Murrone furono tra- fportate le Monache di S. Giovanni de' Freri . Di tutti quefti Jilonaftcri e Chiefe tratta ampiamente il P. Giufeppe Bjcba nel- la (ili opera delle Chiefe Fiorentine Torni HI. IV. V. VII. Vili. Ma 3. propofito del Convento di S. Maria. Madre piacerai qui riportare un paragrafo della Storia manoli:ntta del noftro Mo-< raficro di S. ^gata , comporta con molta erudizione ed accura- tezza dal valorolb Padre D. ^nfelmo Coftadoni Monaco Carnai-, dolcle Veneziano j uno degli Autori de' ccmmendevoliffimì An- nali Camaldolefi ultimamente pubblicati colle ftampe. Quefto è il {i?guentc : // terzj) de' Monafteri da Tapa Eugenio uniti al Monaftero di S. ^gata fu quello di S. Or fola , detto dal volgo San- t' Orfa , come nella piit fiate nominata Carta del MCCCXXVII. ai $■ XI. Elfo ebbe il fiio principio neW anno MCCCIX. da qtiattrtt divote fanciulle , le quali comprarono dal Capitolo de" Canonici dt S. Lorenzjì un pe;^xj) di terra al Cafaggio Maggiore per fondarvi un Monaftero dell' Ordine di S. Benedetto col pre:^zj) di lire 3^0. e col- r obbligo dell' annuo cenfo di un cero di fei libbre: ^Elum in do- mo habitationis Tcrotti Guadagni , quam habitat Dorniniis Antonini EpifcopHS Florentinus : per mano del Tslotaio Martino di Tietro di S. Ilario , come trovai notato negli Spogli di Ferdinando del Miglio- re. Di fopra fi e veduto §. VI. come nell' anno MCCCLXIV. ven- nero introdotte piti Monache di S. ^gata nel Monaftero di S. Or- fola a fine di rimettervi la Monaftica offervanzji ; e contiene , che tal riforma aveffe fatti buoni progreftì , poiché angelo E^cafoH Ve- fcovo di Firenze mofo dalla fama delle virtit delle Monache S. Orfola uni al loro Monaftero neìf anno MCCCLXXVI. quello di San- ta Maria Vrbana , eh' era fuori di Firenzs nel Tiviere di Cerftnit fttuato . Io r ho trovato nominato , oltre nella Carta del MCCCXXIX. al §. HI. ne' teftamenti di certo Lonaccorfo , e di Benina Benin- tendi dell' anno MCCCXLI. che lafciano alcune cofe , Dominabus San- Uae Mariae Vrbanae ; ma lo Strozjfj nella fna Eflazjone dice di averlo veduto fritto in Carta più, antica , cioè , del MCCCII. al- quanti anni dopo Onofrio Visdomini Vefcovo di Firenzj v' introdHJfe due parti delle Monache del Monaftero di Santa Maria Madre po- fio nello fteffo Tiviere di Cerfina , e nominato egualmente nella fteffa, Carta del MCCCXXIX. Lo Strozjcj > che ciò ci avvifa , non dice , il motivo di paffar quefte Monache in S. Orfola foffe per migliorar- "vi la difciplina Monaftica , 0 fivvero per effere elleno riftabilite nella '^ft* rcli^iofd e mila fpirito . St fi (HO preftar fide foi a certa,

PREFAZIONE. lui

J^oU fatili ' dd Suor Clemenzjt Gherdrdi in un Qmdernuecio , che fi tiene dulie Monache Benedettine Bianche di Sant' ,Appv!loni.t di Fi- renze > qttefto Monaflero di Sant' ^/ippollonid , per tanti titoli rag- guardevole , ebbe il fuo cominciamento dalle Monache di Santa Ma- ria Madre . Ecco ciò , che dice lo Scritto di Suor Clemenzjt , che mal non m" appongo , è di mano del fecola XVI. "Pietro di Mi- ' no l' anno MCCCXXXIX. in 'via di S. Gallo Topolo di S. Loren- zs> compro ima cafa da Grifo de' Medici , e la dono al- Vefco'vo , perchè ne faceffe un Monajìero di Monache , il cui Vicario cavo due Monache di Santa Maria Madre di Dio , Suor Andrea eleffe ^b- badeffa , e Suor Criftoforu fua compagna j con ordine di pigliar la F^^, gola di S. Benedetto e l' ^hito Bianco . Io fior fi tutte le numerofe Cartelle antiche di qtiefto Monajìero , merce la facoltà concedutami generofamente dall' Illufirifflmo e Reverendi (fimo ^rcivefrovo Frante- fco Gaetano Incontri , e la permijjione dilla J^enterendiffimit M-tdre

^bbadeffa Donna Degli ^Ibizxl i ^ fìccome in effe

non trovai notizja piit antica del MCCCXXXIX. circa la, fondaxjo- ne del Mona/fero , cosi non mi venne fatto di ritrovare , abbia- no mai feguite con l' ufo continuo dell' abito bianco , anche le Con- fuetudini , ed i Bjti , della Congregazjone Camaldolefe , o di alcun al- tra Benedettina di abito bianco . £' ferma opinione pero di quejìe re-> iigiofe e nobilijjìme Vergini di effere della Congregazjone Cafiitefe . Il foprannominato Vefcovo Onofrio nel mede/imo anno , che trafporto irt S. Orfola. le Monache di S. Maria Madre , vi ammenso lo Spedale fondato in via di S. Gallo , ove al prefente è il Monajìero di San Clemente , da Gherardo , detto anche Daido , di Banfi C altrimenti Bonfgnore J Sinibaldi , il quale viene nominato dal Boccaccio , come ciò avverte /' eruditijfimo Sig. Domenico Maria Manni ,• e che fece il fuo tejìamento l' anno MCCCXLV. in vigore del quale apparte- neva a' Capitani d' Orjanmichele la elezjone dello Spedalìago . Col con- fenfo poi de' medefimi Capitani quejìo Spedale venne convertito in ttn Monajìero di Monache Benedettine . Indi ^Amerigo Cor/ini primo o/fr- tivefovo di Firenzs i' anno MCCCCXXVIi l' unì al Monajìero di S. Orfola, le cui Monache lo vendettero alla Compagnia della Tietà per ^1^. fiorini d' oro; e li Capitani d' Orto di S. Michele appro- ntarono tal vendita lo fiefjo anno MCCCCXXVII. per iftrumento fcrit- to da Luigi del fu Michele Guidoni T^otaio , ed efifiente in S. ^ga- ia al 7^. ^<S. Si dee qui in fine avvertire , come iraj'portate le Mo- nache di Sant' Orfola in Sani ^gata , neW abbandonato Mona/fero l'I entrarono delle Monache Francefcane Ojjervanti , come dice il già, nominato B^zx} , le quali tuttavia in effb vi foggiornano .

Le predette co(e fono indicate tutte in qucfto Rame , il <|uale per quello che riguarda i Contorni di Firenze dalla par- te di Settentrione, già delblati e diftrutti per cagione dell' af- fedio della Città , ho cercato d' illnftrargli piuttofto prolifTa- laentc} perche di propofitq non ne è ftatQ trattato fino adclTo

da

iiv PREFAZIONE.

da nclTuno con una cfatta defcrizione. La Tavola In rame feci copiare da una , che C\ conferva nella Biblioteca della no-i itra Società Colombaria, la quale è unica; ed è credibile, che, chi fece quella e la fece incidere, avelie fatte altrettante Car- te per quello che Ipctta ai Contorni della Città riguardo agii altri punti cardinali del Cielo: ma finora non è ftato poifi- bile il ritrovarle.

§. XI. A p<ig. 356. è un Rame coli' Ortografìa della Fac- ciata della Chief'a di S. MinUto Martire Fiorentino , fituata fili Monte del Re^ o Monte Fiorentino, prcffo a Firenze dal- la parte Meridionale , in diftanza di circa un quarto di mi- glio, Di quefta Bafilica di S. Miniaro molti hanno Ccritto, qual- che colà r uno, e qualche cola 1' altro , come Vimenzjo Eur- ihtni , Ferdinando Leopoldo del Migliore , Domenico M'tri4 Munni , Ciii/eppe Maria Brocchi, ed alcuno altro; ma il più copiolo ed accurato è fiato il Scnator Cario Srroz^z^i , che farà da me k- guitato al pollìbilc, levando lolamente qualche cola troppo in- certa ; o aggiungendo notizie poicia da me acquiftate ; oppure date da altri, ma fparfamcnte , e sfuggite alla diligenza del- lo Strozj^i . Nella breve Iflona dunque , che farò di quefta Chieia , connetterò talmente inficme le cole prclc da quefto, e da quello, che Icmbrino tutte mie ; tanto più che ho letto originalmente gli Giumenti tutti riguardanti qucfta Chiela , coli che avranno tatto facilmente ancora il Borghi ni , e lo StroK.K.' ì ma non lo potrà dirli degli altri. Sia dunque come lingue:

Non é Chielà, Monaitero, alcuno nella Città di Fi- renze , o nel ìlio contorno , fuor che quella di S. do. Barijìa , e della Santi (Urna ^4ìinunzjata, , che nella venerazione polla a quella del Monaflero di San Miniato a Monte di gran lunga agguagliarfi. Più d' uno fcrive, ed è pubblica fama, che fino nei principio della nuova Crifiiaiiità nel luogo , che alcuni chiamano il Monte Fiorentino, ed altri il Monte del Re, do- ve oggi fi vede quefta Chielii , fuife un piccolo Oratorio de- dicato in onore dell' Apoftolo S. Tietro , e che da S. Zanobi Velcovo di Firenze , e da' Fedeli Cnffiani , foffe fatto mag- giore, e dedicato a S. Miniato Martire; qucfi:a fama però non ka del verifimile , e non fi vede fu qu'ali fondamenti fi ap- poggi : bene è vero che fi dice, che il Corpo di queflo San- to Martire folfc lepolto in qiiefio monte ; e qui potrebbe el- fere frato eretto da' Fedeli , almeno nel l'ecolo quarto , un Mar- tirio . Se dicono il vero gii Atti di S. Frediano Velcovo di Lucca, quello Santo Velcovo, il quale viveva nel (écolo VI. veniva ogni ^nno a vifitare le Reliquie di San Miniato , che jn quefta Chielà fi veneravano; e lo fteffo d dice negli >Atti di S. Miniato tradotti in Italiano, che Cono nel Codice Bjccar-. diano XXXV. Scan/ìa 0. crd. iV. Ma o fuife per ì' incurfìoni de";

bar-

PREFAZIONE. Lv

barbar!, o per _ 1' antichità , o per altro accidente, era dipoi qiiefta Clìiefa ridotta in maliflìmo ftato , onde 1' anno MXIII. il Vclcovo Ildepranio di Firenze avendola, coni' egli dice, ri- trovata per troppa antichità negletta, e quafì dcfiiiitta , col- r aiuto e con(enlb dell' Impcradore Enrico, e deli' Imperatri- ce Ctirieptrìda Ì\M moglie, la rcftaurò, accrebbe , ed ornolla di marmi, conforme a che fino al prelènte fi vede: la ercfTe in Monaftcro, come già anticamente era ftata : vi ritrovò il Cor- po dello ftclTò glonofo S. Miniato, e di più altri Santi Mar- tiri; e li fece una larghilllma donazione, come di fotto fi di- rà, e n' invefi^^ì Abate Dru^une Monaco. Innanzi però, che i! detto Vcf'covo Ildebrando vi mcttelTe mano per reflaurarla , ci accrelcerla , (i trova , come dice Monfig. Bur^hini ne' fiioi Di- fcorfi , che Carlo- Magno, mentre era Re de' Longobardi e Pa- trizio di Roma , fece donazione di quattro cale a quefta Chic- la , che egli chiamò Bafihca , per 1' anima d' Ildegarda moglie fua carilfima . Il Diploma così comincia , come vede negli Spogli del Borgbini appreilb il Sig. Marchete Carlo Rinuccini : Karolus grafia Dei Rex Francurum C^ Longob.trdorum ac Vatricius J{pmanorum omnibus /ìdelibtis no/ìris praefenribus CT futuris O^c. Il Diploma è toiic dell' anno DCCLXXIV. in cui Carlo Magno vinlè il Re De/ìderio , e divenne Re de' Longobardi ; ficcome di queflo mcdelimo anno può edere 1' altro Diploma , nel quale il medefimo Re Carlo può Icmbrare che doni quefta Chielà e Mo- naftero di S. Miniato al Monaftero de' Santi ^poftuli e di S. SU- vefìro di Noiiantola , le parole del quale Ibno riportate a pag. 194. Quefta Chieià era ancora in eircre nel!' anno DCCCIIC. e nel DCCCIC. come fi conolce da due Diplomi , de' quali il pri- mo è di Lamberto Imperatore , e il Iccondo di Berengario Re d' Italia, i quali donano e conf'erm.ano alla Chielia Fiorentina una parte della Corte Beneventana pofta predo la Chicfa di S- Miniato: e i Diplomi Ibno riportati dall' VgheUi . Se io noa m' inganno, qucfto luogo fervi per qualche tempo per Monafte- ro di Monache ; poiché 1' anno DCCCCLXXI. Otto Impera- tore a preghiera del preclaro Gebohardo Conte , per un luo Mun- diburdio concede alla devota Vergine Ermagarida tutto quello, che il Vefirovo già le aveva concelFo lopra la detta ChieCa di %. Miniato e iiie pertinenze. Adunque liil principio del fec. X?. vede, che già i Monaci abitavano in quefto Monaftero i e di più dicefi, in quel tempo cflTerfi veftito dell' Abito Monaftico in cftb S. Giovanni Gualberti , il quale vi fi trattenne da cin- que anni, e poi ne partì Icandalizato, che il Monaco 0- herto Ile fofte fatto Abate fimoniacamente dal Vclcovo Fioren- tino. Ordinò non Iblo, come difbpra fi e detto, il Vclcovo ìldepraudo quefta Chiei'a , che egli dice eder propria di San Giovanni j cioèj del Vcl'cqvado di Firenze ( onde bilbgnerà «dire,

che

m PREFAZIONE.

che i Monaci di Nonantola in qualche maniera faceficro si , che il dominio di ciTx appartenere poi al Vcicovado di S. Giovanni : (e pure nella donazione fatta loro da Ctr'o Magno fi parli di quefta Chicfa di S. M:nÌ4to , e non piuttofto dell' altra, che potè effere Monafleroj dentro l'antico recinto di Firenze ^ detta di S. Mi- Tij.tto Tritile Torri ) a Monaftcro ; ma perchè comodamente fenza limofìnare potelfero i Monaci vivere , per rimedio dell' anima fila j e di quelle de* Vcicovi (iioi antecctrori e fuccefTori j del- l' Imperatore Enrico liio Seniore, della Tua preclara moglie Ch~- tìcgnndd , e degli Imperatori , e Re del Regno d' Italia , gli donò lo ftclFo anno MXIII. il monte , fopra il quale il det- to Monaftero era fabbricato, che già fi diceva il Monte Fio- rentino , ed allora fi domandava il Monte di S. Mìnì.tto , con tutti i icrvij ancillc , aldioni e beni , alla detta Chiefa ap- partenenti ; il Monaftero di S. ^ndre.t porto nella Città di Fi- renze vicino alla Piazza del Re, ed all' Arco; la Chiefa di S. Felicitu poda vicino a capo del Ponte, col Cimitero: il qual Cimitero fi Icoperfe ncH' anno MDCCXXXV. in occafione di rifabbricare la Chiefa ; il Cartello di Montalto colla Chielà «li S. BartolorKmeo e S. Miniato , porta in detto Cartello , Pi- viere di S. .Andrea a Doccia in Val di Sicve ; la metà del Cartello di Monteaguto , Piviere di S. Martino in Viminiccio, detto anche Scopeto , in Mugello ; la Corte di Lonnano di Calcntino colla Chiefa di S. Miniato ; la quarta parte della Chiefa di S. Salvatore Piviere di S. Maria di Staia, che io cre- do effer quella che in oggi fi chiama Stia; e la Corte d' Em- poli, Piviere di S. Andrea d' Empoli. Ma non ebbe qui fine la pietà e generofità del Veicovo iuddetto, poiché egli di nuo- vo r anno MXXIV. con altro fuo Diploma non folo confer- mò al detto Monartero la donazione già fattagli, ma di più vi aggiunlè la Chieia di S. Miniato porta vicino al fiume Ar- no , ed al luogo chiamato Capraia , dove è in oggi il Vil- laggio detto Sanminiatello ; la Coite di Flabo , Piviere di Sar» Giovanni a Sufignano, colla Chielà di S. Tiero di Cavaldino, con quella parte , che egli aveva acquiftato della Chiefa di S. Maria a Padule, che e nel Piviere di S. Martino a Serto; la Chiefa di S. Marta a Liccio vicino a Petriolo, Piviere di S. Stefano Fno Tane; la terra , e felva , che era cartagneto, porta vicino al Cartello di Pietra Mefula , Piviere di S. T/f- ro di Vaglia, che è in Mugello. Similmente li donò tutta 1' en- trata, che annualmente fi cavaffe dal Mercato, che il mede- fimo Vefcovo aveva ordinato vicino alla Città di Firenze j ma dove fi facefl^e quefto Mercato è incerto; la Chiefa di S. M<i- iolo Confefforc, che pure egli fteffo avea fabbricato, e confà- grato nella Corte Frida del Piviere di San Tiero in Bof- iok; k terre, e fclve, luogo detto Caterino, che furono di

PREFAZIONE. lvh

tAiJ^ figliuolo d' \Azj!j> , ed una forte intera, luogo detto Ace- raia, che il Ibpraddetto ^<,<,o donò al Velirovado di Firenze; la quale Aceraia è in Val di Sieve . Da Lamberto, che nel Vcfco* vado fuccedc a Ildebrando, tu per Ilio Privilegio 1' anno MXXVJ, ( il Migliore dice MXXVIII, e cosi dice ancora il Cerracchini ) confermato quanto dall' AntecelTore iiio gli era ftato donato. Àia Ltmherto già nel MXXV. aveva dato la Chiclii di S. ^à» drea. AH' Arco , e ciò che rendeva, a Tìetro Pnmiceiio , lenza derogare però al pofrcflb, che avca di detta ChicCa il jMona- /tcro di S. Ministro , dei quale era allora Abate Leone, o Leopardo; e la Carta è riportata dall' Vghelli , e dal Cerr.achini . Lo ftcC-. io, V anno MXXXVII. tcce ../itto , che nel Vclcovado fucce- a Lamberto; ma oltre 1' avere confermato tutte le colè, già ftategli concede, per 1' anima Tua, e degli altri Velcovi pali» fati e futuri della Città di Firenze , e per quella di Connim do Sereniifimo Imperatore fuo Signore ed ordinatore , della lua preclara moglie GisU ccccllentiilìma Imperatrice , del Re En- rico clarillìmo liio figliuolo, degli Imperadori e Re de! Regno d' Italia , de' Duchi e Marchcfi di Toicana , e di Bonifazja cfìmio M.uchcfe, li donò il Caflcllo di Collcramoli nel Piviere di S. ^lelj'undro a Gir>goli , con la Corte, Donnicati, e Manfi , e con tutte le fiie peitinenze ; la iclva di Montanino, e iin pezzo di terra nella Corte di Quinto , conforme a che ten- nero a livello Giovanni figliuolo di Tìetro coi Tuoi fratelli, e Tiero figliuolo del quondam Giovanni ; e quelli Diplomi d' Il- debrando , di Lamberto , e di .Atto , Vciirovi fi poffono vedere ap- prcflo r Fghelli . In quello ftclfò anno MXXXVII. Bonifa^jo Mar- chefc di Toicana donò alcuni beni a quello Monaflero, come i'crive il Borghini ; e nel ficguentc , ordinò e confermò Vberta Abate di S. Miniato in Abate del Monaftero di S. Tìetro , cioè^ ad Ema , come penfb ; il quale era fiato fondato a' tempi ài Lotario e Lodovico Imperatori dal padre di Gaiprando Prete, co- me rifulta da Carta appreffo Francefco Maria Fiorentini nelle Memorie di Matilda , Qiiindi fi conolcc , che quello yberto Aba- te di S. Atiniato ' dovè cflere il fecondo di nome, poiché liic cede all' Abate Leone; le è vero, che fi chiamallc Vberto an.. che r Abate fìmoniaco aborrito da S. Giovanni Giialberti , come dice nella fua Fìta . In quefti mcdelìmi tempi , o fulie per do- nazione, o per teflamento, o per altra cagione, venne ad acqui- /lar ragione Ibpra il padronato della Chicla di S. Martina Jìdi- mari nel Piviere di S. Gavino ^dimitri in Mugello ; e Ibpra le Cale, Corti, Donnicati , ed altre pertinenze di detta Chiclà } poiché trova, che 1' anno MXXXVIII. Kadelobò Canesllic- 20 dell' Imperatore, e Eertaldo Conte ^ Mandati del medcfimo Imperado/e, gli concedono il pctleiro di detta Chicia e beni, iebbene in contumacia di Bariardo del quond. Sì^ito, e di Dal-^

h hiaccìo

Lviii PREFAZIONE.

maccio del quonJ ci melfcro bando, che ninno alla pe- na, di loOD. mancnfi d* oro ardifle moleftare per detta caui'i il fopiaddetto Monafìero f'cnza legittimo giudizio. Neil' anno MXL. al tempo di Jyjdolfo II. Abate di Nonantola, dinanzi a G';teh.ìld-j Mandato e Cappellano dell' Imperadore Errico, fu di- i'purato tra Jtzjisme Propofio della ChieCa di San Michele ài Firenze , attenente al Monaftero di Nonantola per dona- zione fattagliene da Cdiio M.tgno , come fi vede a pa^. ig-y. 19>. e tra ìViUclrno Clicrico, che d;fendcva per la Chiela di S. Mi- niato del medefìmo luogo, quando quefta era pure fiata dona- ta dal mcdcfimo Re al Monaftero Nonantolano . La (enten- ?a fu, anche per renunzia fpontanea del predetto willelmo , edm~ dem Ecdefi.im ci'.m arci ftia fpi'Sìaffe iy fpeElxre Ad Mu/ìufterium "hloìiantiilanum . Qiieflo luiito della Carta, che fi conferva nel- !' Archivio del Monaftero di Nonantola, è riportato dal Mu- ratori nelle antichità ItiUiche Tom. V. pA%. 679. Ecco nell' iftcfTo tempo padrone del Monaftero di San Miniato il Monaftero di Nonantola, il Vcicovo di Firenze, e iViUelmo Cherico . Gran tenebre ! Io dubito forte che il Monaftero di S. Miniato do- nato da dirlo Mdgno al Monaftero di Nonantola, non fia il Monaftero di S. Miniato pofto nel Monte del Re ; ma piut- tofto che fia la Chiela di S. Mini.tto Traile Tom , pofta nel ricinto antico di Firenze , ficcome nello ftelfo ricinto era po- fta la fopradctta Chiela di S. Michele, lo che ho ancora ac- cennato qui fbpra . Qiiefto fembra indicato da quelle parole, che pongono le due Chiefe in Civitate FeffoUna , cioè, dentro Pirenze , e non vicino a Firenze , come è il Monaftero di San Miniato tit\ Monte del Re. Ne ofta il nome di Mondfte- rium datole, perchè la Chiela ancora di San Michele in Òrto e detta Mona/ìeriiim , e non è a noi giunta memoria, che ta- le folfe ,• ma ci e ben giunta memoria , che quefta apparte- nelTc una volta al Monaftero di Nonantola , come fi può ve- dere apprclTo il villani Lib. VII. Cap. ultimo, il Migliore pa^. 540. il Padre I\icb4 Tom. I. delle Cbiefe Fiorentine pag. zg. Da que- sto bifogna credere, che a' tempi di Carlo Magno qaefta Chie- (a avefTe un Monaftero : e cosi farà ftato di San Mini'*' fo Traile Torri , benché non ci fia pervenuta alcuna me- moria che folTe Monaftero , e che apparteneife al Monafte- ro di Nonantola. Qiiindi potrebbe benillìmo ftare , che, ben- ché fofte ftata data a detto Monaftero , non oftante il Che- rico Willelmo pretendefte , che per qualche titolo foife fua ; e poi , conofciuto di ncn ci aver ragione , rinunziafle agli Atti . Q_uel dirfi eamdem Ecclefum cum area, ftta , è legno che nel MXL. la Chiefa non era più Monaftero , e che apparteneffc ad cfTa folamentc la Piazza, che le era intorno. Cosi la Chic- Ì4 ftQcora, di S, Midxle non fi dice più Monaftero, ma loia..

mente

PREFAZIONE. lijt

mefite TccUpit] di cui era Preponto ^KXone , forfc un Mona- co tenutovi dall' Abate di Nonantola per fervirla ; perchè nel- r XI. lèccio il titolo di Prepofìto fi dava propriamente a chi era un Superiore di qualche Collegio o Comunità Ecclcfìafii- ca . Di più fi può credere ancora, che quefte due Chiefe a- vcdero anche a tempo di Carlo Mdpio i Chcrici , che canoni- camente vivefl'ero infìeme, e tali Canoniche venivano talvolta. col nome di Monafteri . Che in 1 iicnze i Cherici di S. Gio- rvAnni o di S. I\epardtd vivclfèro canonicamente fino nel DCC- XXlV. r abbiamo dalla Carta del noflro Veiirovo Speciofo cita- ta alla pdg. X. e a imitazione della Cattedrale poterono così vivere i Chetici delle altre Chicle ; e cosi potè CmIo Mugno chiamare quelle due Ciiielè Mona/Ieri . In Carta dell' DCCC- LXVI. riportata dal Muxjij fbpra s,\i Atti di S. Crefci pag. 159. fi chiamano Monaftcri , non in altro iènfò credo io, le Chic- le di S. Crefii di Campi, di S. Tietro di Lecore , di S. Do«- fiìno a Settimo, dal loro fondatore Donnenjano Prete figlio di ì'ttone . Mi pare ancora , che decida il dubbio lo ficflo Carlo Mapio , mentre difiingue quelle due Chicle , come porte nella Città , dalle loro partenenzc pofic fuori ; onde non fi può mai intendere di San Miniato fituato nel Monte del Re , e allora confiderabilmente diftante da Firenze. Ecco le fiie parole : Seti C?" Munafìerium in Cfuitate Feffv/ana SanBos Michael , atqtie Mo- najìeriitm SanHi Miniati in ip/ìiis C ivi tate :, ciim Celli s Jtiis in ipfms abitate , wl foris , ad ipfas pertinentes . Dalle quali parole fi. può arguire , che qucfie Chieic follerò alfai ricche in quei tempi j" e che avcflero degli Oratori e piccoli Monafteri di- pendenti da loro. Ma è bene riportar qui le flelie parole del- la Memoria dell' Archivio di Nonantola : ^nrio MXL. coram Cotebaldo Miffo iP" Capellano Henrici Imperatoris difceptatum tft in- ter ^xjanem Traepofitttm Ecclejìae S. Michaelis de Florentia. adhae- rentem Monafìerio T<lonanfalano , Cr" Willelmtim Clericum defenden- tem prò Ecrle/ìam S. Miniati eitisdem loci . Sententia fiiit , etiam ex renuntiatione Jpantanea praedifli ì^'illelmi , camdem Ecclejlam cum Area ftu fpedafje tr' /pelare ad Munafteritim T^onantiilanum . Ma con tutto quello, o sbaglia il Villani al lùo lòlito j o è da oi- iervare , che il Monaftcro di Nonantola , non lòlamente era padrone della Chicia di S. Michele in- Orto , ma ancora della Chieià di S. Mi'-hele Bcrtelde : perché il Muratori nel Tom. V. citato pai. 674. negli Excerpti dell' Archivio di Nonantola pone lòtto Benedetto li. Abate di quel Monafiero all' anno DCCCIC. che habentur Ordinationes qnaedam prò Ecclepa S. Michaelis Bertela, dae ipjiits Leopardi ^■£bbatis manu fcriptae . Chi s' intenda per quefio Leopardo Abate, non lo io: ma certo, che 1' età mo- itra, non potere eiìere Leopardo Abate di S. Miniato; potrebbe dunque ciTcìx Leoni Abate Nonantolano , che vilfè intorno al-

h 2 r a'n- "

Lx PREFAZIONE.

r nnno DCCCLV. giacche fi è veduto che Leone , é Leopardo , erano nomi , che fi l'cambiavano , Nel primo (en(b la ChieCa di S. Michele Bertdde Carcbbe ftata compicla dentro la Città , o almeno confideratavi j per la Jiia R.xs.n vicinanza: e per ve- ro dirCj anche Innocemjo III. in fiia Bolla data in Viterbo nel MCCìX. colla quale conferma tutti i beni e porto/Iìoni al Mo- nafrcro di Nonantola , nomina tra effe la Chiefa di S. Michele intus Fhrentìtte , come fi può vedere appicffo il Migliore pdr. 540, Fo quefta ofTcrvazione di vantaggio, per lempre più dare oc- cafìone di riflettere ("opra 1' antica Storia Fiorentina , di cui fi fa tanto poco . Griffo del qu. I{aimherto , che fu chiamato Cicio ^ r anno MXLVIII. donò al Monafiero di S. Minilo la Chicla di S. "Piero a Campagnana vicino al fiume dell' Ema ^ e la Chicla di S.T.io!o a Petroniano, infieme con tutte le Chic(e , Corte ^ Sorte, Donnicati, e Salinghi, e con tutte le terre, le quali la buona memoria di Ctriprando Prete ( torle quel G.tiprundo mentovato fbpra ) afTe.tjnò alla detta Chieia di S. Ticro di Campagnano , pofte nel Contado Fiorentino, Fiefolano, ovvero Sane/c. irri- go IV. Impcradore figliuolo di un altro .Arrigo Imperatore per rimedio deli' anima l'uà , e di quella dell' Impciatorc .Arrigo III. fuo padre, per mezzo dell* Imperatrice .Ag'ieft i'ua madie, nel MLVJ. ritrovandofi in Firenze, gli confermò quanto poifedeva , e particolarmente il Monte del Re , lòpra il quale è fituato il detto Monaftero; tutto quello, che da Ildebrundino , L'imber- rò, ^tto , e Gherardo, Vefcovi di Firenze gli era flato dona- to; il Campo Marzio; Bii'arno dal fiume Arno fino alla via pubblica; la Chicfa di S. Mitria Albuini con tutte le liie per- tinenze, e Caflella, Corti, e Chiefe, le quali .yf<,<.o figliuo- lo d* v^<.-x,o, ed ../tmaltrtidii fila moglie, e Guai/redi di Tchz^zs> i e Mitriu lua moglie; ed A^<ì) figliuolo di Blnieri , e la liia mo- glie Berta; ed Vgo figliuolo Ai linieri , e la fila mogViC Berta, i ed Vgo fi-gliuolo di Blnieri ed Ermingdrda. figliuola del ibprad- detto ^«p ; e V^imberto figliuolo d' Adnlfo , e la madre ; e 'Ridolfo vocato Fufco , figliuolo di Gher.xrdo ; e Teodixjo figliuolo J{iììieri , e la fua moglie, e figliuola, avevano donato a detto Monafi-ero; e la Chiefa di S. Tiero pofta in Ema ftata acqui- Itata dall' Abate Oberto , come fi è veduto. La Chiefa di S. Maria Albiiini è in Mugello nel Piviere di S. Martino a Vi- miniccio o Scopeto , e "fu una volta Monaftero o Abbazia ; e di effa fi può vedere il Brocchi nella Defcrixjone del Mugello pdg. 218. Ncir anno MLXI. 1' Abate di S. Miniato diede fcntenza colla quale aggiudicò il Campo del Re alla Canonica Fiorentina, co- me fi conol'ce da Carta dell' Archivio Capitolare Fiorentino fegnata 978. e nell' anno MLXV. ^leffandro II. diede due Bolle ad Oberto Abate di S. Miniato , nella prima delle quali prende; «a protezione il ilio Monafteio , e gir conferma tutti 1 beni.

PREFAZIONE. l>:i

che poflfleJe ; e le cof'c ^ che gli hanno contribuito i Regi , e gì' Imperadoii ; e Ildebrando, e Lamberto , e .Atr^nc , e Ger.tr- do , Velcovi Pioicntini ; e nominatamente il Monte del Re con ogni fua- pertinenza, e il Campo Marzio^ e Bifaino dal fiu- me Arno fino alla via pubblica, con tutti i Cartelli, campi, vigne, lèlvc , e famiglie, da detti Re, e Imperadori , e Ve- fcovi , donatigli : confermandogli ancora la Chiefa Ji S. Maria Albumi funata nell' Albareto con tutte le ine pertinenze ; e tutti i Cartelli, e Chicle, Corti, e terre, e famiglie, e loro pertinenze , che dettero al detto Monaftero ^zj^ne figliuolo òì ^xxs>ne , e la lua moglie ^rnaldrud.i ; e Cuelfrttdo figlio di Teitx^one , e la fila moglie Maria; e ^^zfne figlio di l\a;iierio , ed Ermin^arda. figlia del predetto ^zjc^mc ; e B^imberto figlio d' tXddoìfo 3 e fua madre ; e I^Jolfo chiamato Fufcolo figlio di Gerardo; e Teodizjo figlio di J\aincrio , e la moglie , e i loro figli. La Chiefà ancora di S. Tietro preffc al fnume Ema con tutte le file pertinenze ec. Nella feconda Bolla diretta pure al- l' Abate di S. Miniato, Obcrto , prende il Papa di nuovo lòt- to la protezione Apcrtolica detto Monartcro , e gli conferma, di nuovo la Chiefa di S. Tietro preffo il fiume Ema , e la Chieia di S. Taulo in Pctrognino . In queftc Bolle dice il Pa- pa , che nella Chicfà di S. Miniato ripola. il Corpo del Santo Alartire, con fette fiioi Compagni; anzi nella feconda aggiun- ge agli otto Martiri altri innumerabili Compagni : le quali Bol- le ho avute dall' Archivio di S. Tonzjano di Lucca ; e di u- na di efle fa menzione Francefco Maria Fiorentini nella Vita ài Matilda. Florenxjo , chiamato Fnfco , figliuolo d' un altro f/o- renzjo , che fu Chcrico , fecondo la fua Legge gli donò 1' an- no MLXVIII. per 1' anima fua , e d' lidibergagia fiia moglie, lo Spedale, che egli ftello tutto da' fondamenti aveva fatto fab- bricare vicino a Capo del Ponte della Città di Firenze, eoa condizione, che Tempre dovelle f'ervire per ricevervi pellegrini. Altro Spedale fimilmcnte per ricevere pellegrini, vicino al pro- prio Monaftero di San Mini.tto , nello ftelTo tempo aveva fatto fabbricare 1' Abate Oberto , al quale Papa ^leffandro li. lo ftef- anno MLXVIIL per fuo Privilegio concelFc tutte le de- cime de' Buonomini de! Cartello di Pogna , e di Caftelvecchio, dalla Croce di Cipollatico fino .a Monte Vberti nella Val- le d' EHà : e querti Privilegi! accenna il mio Viario nella Trefazjong pa^. xxxiv. E per altro Privilegio dato lo fteffo an- no MLXVIIL e lo fteflb giorno, il medcfimo Papa confermò al detto Monartcro i detti due Spedali ; di Capo di Ponte j il quale dice eirere ftato fabbricato da Ft<fco chiariflìmo uom.o ; e quello di S. Miniato; e gli pigliò l'otto la protezione rtia e della Sede Apoftolica, e di S. "Piero. Il medefìmo anno MLXVIIL' Guido Conte f figliuolo di uaq altro QHid<^ Conte , eolla liia

àu

ixii PREFAZIONE.

dilcttiflfìma coiiforte ^rmellìna, gli donarono la Chiefar iti onore tìi S. Miniato Marcire j e lo Spedale per ricevete i pellegrini , cominciato a fabbricarfi da loro nel luogo detto Qiiercia di Cam- po Martino 3 con condizione, che neffuno Veicovo di Firenze vi avefTc azione alcuna . Di quella donazione fatta dal Conte Guido fa menzione ancora Scipione .Ammirato nel!' Ifloria della Famiglia de .Conti G(/;'(// , aggiungendo , che donò iniìcme tanta terra intorno alla ftcfHi ChicCa , che i Tuoi contini erano il Piano di Forcella, il Rio d' Acqua Cheta, il Giogo dell' Al- pe, e Ripa di Forra. Eugenio Gamurrini nel Libro IV. della fila Storia CeneiilogicA pa^. 157. (crive , che nel!' Archivio de' Mo- naci di Monte Oiiveto, Sacchetta B. nnm. 9. fi legge, che fanno Benno e Giun-'anni donazione al Monaftcro di S. Miniato, tuori di Fiorenza, della loro porzione, che loro fi perviene della Cor- te di Montalto in Val di Sieve ; rogata da Vgo nel MLXXL ed al nnm, io. della medeflma Sacchetta fi vede un' altra do- nazione , che fanno al fuddetto Monaftero di San Miniato il mcdefimo Giovanni tigliuolo della bo. me. di Teuzj^one ; ed ^0, e Cono , figliuoli del medefimo Giovanni ; e Chida moglie del fuddetto V^o , figliuola d' un altro Fgo ; dell' ottava porzione del Cartello di Montalto; e fu rogata da Tenzone nel MXCy. Quefto Strumento , fecondo gli Spogli del Borghini , cominci» così : In Tslomine €^c. Chriflo autore nos qiiidem Joannes f. h. m. Tenti , ìT P'go , (T Cono ^g. ffi ciusdem Ioannis , C?~' Chisla tuga- its eiiisdan Fghi f. b. m. itcm V^hi , Tslos praedicli Ve Papa Ta~ fquale II. V anno MCX. nel quale anno era Abate del Mona- fkro Benedetto, lo pigliò l'otto la protezione della Sede Apo- Itolica, e gli confermò il Monte del Re, nel quale il detto Monaftero era porto , il Campo Marzio , Bifarno dal fiume à' Arno uno alla via pubblica ( del qual Bilarno così Icrivc il Varchi Lib. IX. pag. 256. ove parla de' Contorni di Firenze, fuor della Porta a S. Niccolo: Tra Santa Margherita a Montici, e il "Piano di Giullari , fi trova per andare nel Valdarno di Sopra, ol- tre Bif.:rno , // Tian di Bipoli , dove e il Maniftero delle Monache di S. Brigida, chiamato il V aradi fi , vicino a BJ maggi 0 , piccolo ru- fiello ec. ) la Chiefa di S. Maria Atbuini poita ncU' Albarito, che e in Mugello, come ho detto di Ibpra ; la Chielii di San Tiero in Camollia collo Spedale nel Borgo di Siena , della quale parla il Borghini Tom. II, pag. 410. la Chiefa di San T/f- ro vicino a! fiume deli' Ema , la Corte di Sicignano, la qua-, le aveva donata a detto Monartero Vgo figliuolo di Gherardo e la fua moglie Mardolla; quello, che gli aveva donato Ghe- -•■ardo figliuolo d' Ildeprando ; e tutte 1' akre Chiefè , Cartella , Ville 3 e altre poirelfioni , che gli avevano concefTo Ildebran-- do , Lamberto , ^tto , e Gherardo , Vefcovi di Firenze ; gli Imperatori > Re , e altri Cattolici Fedeli . Il Gamurrini poi

nel

PREFAZrONE. lxiii

nel luc2o citato fcrive , che»al niim 8. della mcikfima Sacchet- ta B. legge quella bella e (òntuoià donazione , che fa al iiicidetto Aloi^aftcro Gerardo , figliuolo del lòpiaddetto Bcn.-io , delia Coite e Callcllo di Gal.ga con la ChieCa del mede- fimo Cadcllo , la Corte e Cartello di Montalto con la iiia Chicf'a , ed Caflelio di Monte di Croce con la C'hiela edi- ficata in onore di S. Miniuto e di S. llomolo , e la Coite di S. hUri.t d' Acone con 1' iftelTa ChieCa; e tutto quello, che le fli apparùene hifra Viebem S-tnff! krufdkm fitAm .Acme in loco, qui l'icitiir Vetraio , ciim Errlejìa Sanici Martini Jìt.t in praediclo Tetroij . Da quefta Scrittura fi vede , che tofle quefta tenuta uno Stato, ed una Contea, defcnvendofi i congni nella (cauente ma- niera : Ideo prcdicle terre dccernunti'.r in primis a Cii'itnn:i'ld liSijHe li La T/Vrf àe Monte low , CT" ■vcnit per ilhtm ColUn.tm u^que .ti Cruccm , que ejì fuper Tlebem de ^cone ; O^ ab ilio. Crtice usqtte Lori , cr a, Lori usqne in ^rgumina , iy ab ^Argumine usqne a.i Bafciani'.m , CT a B.tfciano mque ad Ecclefiam Sancii Stepbani de Tinitula , a La Fofpt usque in Follonem , (T a, Folloni in fiuvio Se- vi j C^ i<enit ad P^iofarum , & fìcut a Fjofairo in ^monte usque ad Collem Santuli , a Toio de Bjofarto ad FoTam Lupariam , U^ al Vaio a Cafuio ; e altre terre porte infra VUbem SanFti ^•{/idree /ira Duccio, O^ SanSli Gcrvajìi Jìta in Bjo Corti/ano. Fatta nel Cartello di Montalto nel NÌCXIII. rogata da Giovanni : e que- rti luoghi Cono tutti in Val di Sieve, li quali dpoi pigliaro- no a livello gì' iftefTì donatori dal medefimo Monafterio ; e ciò facevano acciò non andaffero al Filco. Qiicrto Strumento di donazione j li:condo gli Spogli del Borghi ni , comincia cosi: ManifeJÌHS fum ego Gerardus f. b. m. Benni , quia prò timore Dei , £7" animae meae ud parcntum meorum remeiio crv. I{eginolfo del qu. Bennone V anno MCXVIII. fece fine all' Abbate del detto Jiiogo dell' intera terza porzione delle terre , e vigne , che Benno figliuolo di Teuxj) 3 e Berta lua moglie , ebbero e tennero nel Cartello e Corte di Caliga, nel Cartello e Corte di Montal- to, e di Monte di Croce; cioè, di quello , che Gherardo fi- gliuolo di detto Benno donò al detto Monaftero ; e promelFe e giurò, che non avrebbe tolto , ne molertato, il detto Ca- mello di Caliga al detto Abate a' fiioi fuccelfori . Neil' anno MCXXI. Florenzjo del qu. Andrea , Cbifcione , e Martino Baftacaro , Tietro q. Guidalo di Roncoli, Cuidolo q. Stefano, Tietro del Rio, Cioyanni di Colle, Tietro e Florenzjo qu. B^uftico , Guglielmo qu. Ctiini;^ , Guidticcio Iteu^s di Gerardo:, ^zjipUno q. Tietro Giovan.. Tii , Giovanni q. Tietro Fufcole e Giovanni di Brittolo , invertono Cievanni Bono Proporto Arciprete della Canonica di S. Separata, e Benedetto Abate di S. Miniato, degli ftelTì beni, i quali eglino tenevano dalle loro Chicle ; e convengono tra loro de' mede- iìffli, perchè non fiano alienati: in prelenza di SjnJAmho Giu- dice,

ixiv PREFAZIONE.

dice, di diroccio Caufìdico Fiorentino, di SentoreHo , I{olanào!c i Carbont , "P^nuccino , figliuoli di Gìorj^nni di T^anuccino ; e di Cor- '/.'.(echino. I Icguenti contermarono lo Strumento, cioè, Gioudnni di Colle , Prete ^/ìno , ]\uJo!fo , Martino , Eoniitimtjico , .^drìge- rello del Rio, GninizsUo Damulii , Giov4nni Bieco, Giwa»>ii e Fen- do , Mitreo , NUrttno M-trchìfe , Guido Tiììlufo , Giovunni di Malfa , Guido d' aberrilo . Giliberto Notaio l'olcrifle ; come nfiilta da Carta dell' Archivio Capitolare Fiorentino icgnata col nit- tnero ii?. Il lodato C'imnrrìni nel Voi. V. della detta IJìori* l'eri ■• ve 3 che ncU' anno MCXL. Sacchìtto Giudice , figliuolo del- la buona mcnK>ria di Gherardo da Pctriolo , e Funtuceia fua mo?,lie , figlia di Lorenzj) , rifiutarono a V^one Monaco del Mo- naftcro di S. MìntAto tutte le loro decime , che pagavano al detto Monaftero per le terre che polTedcvano nel luo§o detto Tavernola , e in Rio Mezzano , come riCulta da Inftrumento apprctro i Monaci di Monte Vliveto di Firenze. L' an. MCXLI. Cottifredi Vc(<:ovo di Firenze gli concedè a livello la terza parte delle decime del Piviere di S. Andrea, di Doccia in Val di Sicve per due foldi di danaro di Lucca ottimi fpcndibili r anno. Papa Lucio III. V anno MCLXXXIV. lo piglia fotto ia protezione di S. Tiero , e della Sede Apoftolica ; e coman- da, che , contormc era (tato inftituito , Tempre vi fi odcrvi la Regola di S. Benedetto ; e gli conferma tutti i beni , che polìédeva , e nominatamente il luogo ftelfo, dove la detta Chie- e fabbricata , con tutte le lue pertinenze . La Chieia di S. Tsliccolo , che inoggi e dentro Firenze , con la Parrocchia da Rio di Coibulo fino a S. Mari.t Soprarno ; la Chiefà di San "Pietro vicino a Ema, colla Corte, e fue pcrtincnzie j la Chici'ii di S. Tuolo di Mofciano nel Piviere di S. ^leffltridro di Giogoli con lue pertinenze ; le decime , clic aveva in tutto il Piviere di S. AUria d' Incinula , inoggi detta Antella , e nel Piviere di S. Tiero a Qiiarto, che io credo eOer lo fteKb, che S. Tiero a Ripoli ; e nel territorio della Pieve di S. M't- ria in Pineta , detta corrottamente Impruiieta ; la Ch'iefa di S, M'iridi di Q.ainto colla Corte, e fue pertinenze; Je decime j che aveva nel Piviere di San M.trtino a Sedo ; la Chieia di S. Muriti di Novole , che è nello fteiTo Piviere , colla Corte * e iiie pertinenze; la decima, che aveva in tutto il Piviere di S. Cioviturii in Sugana ; la Chieia di S. M'trtiuo di Corella nel Piviere di S. Mtriit a Dicomano j colla Corte, e tutte le de- cime e lue pertinenze; la Cliiela di S. Mtrla. d' Albiiino colle iuc pertinenze ; la Chieia di S. Donnino nel Piano Maggiore; il Caliello di Monteaguto colla Chieia , e fue pertinenze ; il Cartello di Montalto colia Chiefa, Corte, e pertinenze; il pa- dronato della Chieia di S. Andrea vicino all' Arco in Firenze i il padronato delia Chiefa di S, ^{ndrsa a Doccia j Pieve in Val

"di

PREFAZIONE. lxv

ài Sievé ; la pofTè/Iìone di Campi ; la decima^ che aveva ne! Piviere di S. Stefltno di Campi; la decimazione, che aveva nrì Piviere d' Empoli ; la decima di Monte di Croce , e di Mon- te Fiefoli -, la Chiefa di San Tiero di Camollia con le ilic pertinenze ; ed ogni decima , che aveva nel Poggio di San Minilo , e nel Piviere di Santa F^purarx . L' anno MCXC. promeirc J' Abate a M^kV^o tìg-liuolo di Carbone Con(b!o e Rettore degl' infrafcritti luoghi , a Mugnai» figliuolo di Gotto- Io , a Fgolctto e Vguccione figliuoli di Monaco, riceventi per ic j e per tutti i loro confòrti , di Monteaguto, Piemaggiorc, e Torricella > che ("e mai vorrà alienare i detti Ca/telii , e Corte 3 non converrà non con gli uomini di detti luoghi, gii vorranno comperare; ed all' incontro il detto M.tzj^tto , ed altri promefTero a detto Abate, non alienare cale , terre, vigne, Iclve, e uomini, che tengono ne' detti Caflelli , e Cor- te , <e non all' Abate , gli vorrà comperare . Neil' anno MCC. Tìetro Vclcovo Fiorentino (comunicò i Monaci di San Mi'ii,:to al Monte, perchè avevano ardito di eleggere 1' Aba- te in detto Monaflero. Danio del qu. Ricovero, e TavernaU f'ua moglie , vendono 1' anno MCCIII. all' Abate ogni ragione , azione , e dominio , che avevano nella Chiefa di S. Maria a Novole, e file polTeffìoni; e le ragioni del Padronato aacora di detta Chiefa, mai alcuna avuta ve n' avevano; e par- ticolarmente gì' intrafcritti férvizi , cioè , due once di ce- ra , e due once di pepe , che dovevano ogni anno ricevere dalia detta Chiefa, ed uno fcafio di grano ogni tre anni; e tale vendita fanno per prezzo di lire otto di buoni danari vecchi di moneta Pifiina . Nel MCCVII. Gitifeppe Giudice, e J^metrio , fecero fare il pavimento di marmo dinanzi alla Porta principale dentro in Chiefà . Nel MCCX. Giovanni da Velie- tri Vefcovo di Firenze elelTe Abate del Monaflero il Monaco Citifeppe ; perchè elfendo già /tato eletto innanzi Don Benedetto Prete per Abate del Monaflero fènza licenza del Vefcovo, re- nunziò all' elezione; e poco dopo fu dal Vefcovo eletto il fud- detto Giufeppe , come rifulta dal Regiftro del Vefcovado, detto il Bullettone . Eugenio Gamiirrini fciive nel Volume IV, pag. nSl. che Bo'verotto figliuolo di Spina Gherardo di Capvnfacco fu uomo di grande autorità nella Repubblica Fiorentina, e però il fiiddet- to Monaflero di S. Miniato lo eicffe per ilio Difenlore e Protet- tore , come n vede da un Iftrumento rogato da Eene ì' anno- MCCXXVI. che fi confèrva nel fopracitato Archivio di Mon- te Olivete , facendo cfTo pagare molti debitori , che ricalcitra- vano di pagare all' Abate di detto Monaflero . Nel MCC- XXVIII. Giufanni da Velletri Vefcovo Fiorentino cleffc e invc- ilì Don 7\ico!ao in Abute del Monaflero: e in detto anno fe- 2ui tia i Monaci, e i Confoli deli' Arte ci Caliniala, im Lc-

i do

i-xvi PREFAZIONE.

do y confervato oiiginalmcntc ncll' Archivio di Monte Oliveto nel Pluteo 41 Sciittuie dal MXXI. al MCCXLVIII. nel quale f\ \cf,ge clTcre /iato fcntcnziato , che la cala detta 1' Ópertt di S. Miniato , con (Ì!e appartenenze , fi debba conlervare in perpetuo Separata dagli altri effetti della MenCa del Monafte- ro ; e dentro vi abiti 1' Operaio , che amminiftri i beni af- fcgnati air Opera per mantenimento, e rifarcimenti , della Chic- la di S. MìiiiAto: e che, ncU' elezione dell' Operaio, 1' Abate prò tempore debba nominare tre o quattro Convcrfi di cKb Monaftero , o d' altrove , più idonei a tale uficio ; e (e dal Priore o da' Conl'oli non vcnillè eletto j o approvato j alcuno de' nominati j allora 1* Abate, e il detto Priore, e ConColi , pofTano eleggere qualunque altra perfona idonea tuori di uno de' Converfi , (alvo (cmpre 1' lus all' Abate , e Cuoi fucceirori , di poter correggere 1' Operaio: con altre ordinazioni proficue per Io buon ordine di detta Opera. Rogò Ser Bene da Mon- teficalle . In Eolla di Gre-^orio IX. data nel MCCXXXII. ap- prelfo TLicido Tuccinelli nel Cronico della, Badia Fiorenrina , f\ ta menzione di Clerico Abate di S. Minialo di Fiorenza , dal qua- le inficme col Vcfcovo .Ardingo furono ricevuti i Legati o Nunzi della Sede Apofiolica , che pall'avano per Firenze. Nel JVICCXLV. il mcdcfimo Clerico Abate di S. Mifii-tro è tefiimonio alla Sen- tenza pronunziata dal Velcovo ^rdingo e dall' Inquifitore con- tro alcuni Eretici Paterini di Firenze, come i\ vede a pag. 578. ^rdin^o predetto Vcicovo di Firenze 1' anno IVICCXLVI. elTendo ancora Abate del Monaficro Clerico, lo piglia fotte la protezione di S. do. Batijìit , e (uà ; gli conferma ancor egli quanto polle- deva,cd in particolare tutta la Parrocchia di detto Monafte- 10, con le decime , la cafa , e Opera di S. Miniato, porte vi- cino alla detta Chiefa ; lo Spedale di S. Miniato, con la Corte, che aveva in Valdipela ; e la Chielà di S. Maria, , e le Chicle di S. l^iccolo , e di S. Lucia, Oltrarno con le Parrocchie, e piena ragione di lèpoltura di tutti gli abitatori di qualfivoglia ctì nelle dette Parrocchie, coli' elezione de' Cappellani, e Cherici , delle dette Chicle ; la Chiela di S. Mariti d' alburno con tutta la Parrocchia , decime , coloni , uomini, e fedeli; la Chiei'a di S. Taolo di Mofciano ; la Chiefa di S, Ticro d' Ema colla, Corte ; coli' iftituzione , e reformazione, de' Rettori delle fo.- praddette cinque Chicle manuali , ed interamente ibttopofle a detto Monaftero. Gli conferma ancora tutte le conliietudini , e ragioni, che aveva nell' elezione de' Sacerdoti , e Cherici, e nel Padronato delle Chicle di S. Miniato a Monteaguto, di S. Donato di Villa, di S, Margherita, di Campi, e di S. ^ndre.i di Culvaliere. Di più gli conferma il Gaffello di Monteaguto colla Chiefa di S. Jacopo e di S. Miniato pofta in detto Ca- ftcUo, ed il CafteUo di Montalto con la Corte, e Chiefa di

S. IJrfr.

PREFAZIONE. lxvii

S. 'B.trtoìomruco . In Inftrumcnto cfìftentc nell' Archivio del Mo_ naflero di S. A/.u/rf M.tdJale>i.t di Ccftello di Firenze legnato L. 55. fi ha, che ^rdingo Vcicovo di Firenze nel MCCXLVU. effcndo malato nel Monafiero di S. Mini.iro al Monte, concclTe alcuni mobili e denari al Monaftero di S. S.th'.tdare di Setti- jno, e per cfTo a F. TmIo Converlb del medcfimo Monafìero . Nello Strumento riportato dall' J'ghellì così dicefi : ^Acì.i fn/it h.ifc apiid Monufleritim Sunfìi Miniatis ad Montem prefentlbtis tefìi^ bus Domino ^zj^me Tlebuno Tlehìs S. lo.tnnis AUioris . Vreshytero Ventura de S^ntl'i Felicit.tte . Gidnnìhene Canonico Tlebis de Deci- mo , ty Benvenuto J^ot.trio /ìlio M.iinctti . lucobm Index T^ot. Il dmurrini nel Voi. IV. p.ig. 1^8. i'crivc , che Cerurdo detto C.t- fonftcco generò molti figliuoli , tra' quali Gerardo detto pure f.*- punjlicco , Tolomeo , ( qiiefto e progenitore de' C.tponf.xcchi Arez- zo , e Gerardo di quei di Firenze ) il quale tu padre di Spina, che generò Boverotto di Caponfucco ; e di Bo-verotto padre di Spi- na j che generò Ormanno padre d' altro Ormanno , di lanieri , di Iacopo e di Boverino; e di qucfli fi legge quel bello Inftru- mcnto della rinnovazione del Feudo di tutto il Cartello di Mrntalto , che fa il (bpraddetto Monaflerio di S. Miniato a M. Ormanno Cavaliere figliuolo del qu. Sptna di Eu-uerotto di Ca- ponfacco per fc j e per panieri, Iacopo, e Ormanno, liioi figliuoli ciitn iìirisdiflione hominum , c^ colonoriim : ed è rogato da Salim- bene M.ijcherelli nel MCCLVII. e fi conferva nella Sacchetta. B. ìiìim. 5. dell' Archivio de' Monaci di Mont' Olivero di Fio- renza . Nel MCCLIX. il Vcicovo di Firenze creò Abate di quello Monaltero Don Falco ; e nel MCCLXIX. il mcdefimo Vclirovo, cioè Giovanni Mangiadori , volendo ritormare il Mona- fiero , n' eleirc in Abate Don Orlando Monaco dell' Abbazia di S. Maria, di Firenze . In qucfto mcdefimo anno MCCLXIX. ]' iftcilb Abate Orlando j o Orlandino , di qucfto Monaltero con- ceirc in affitto per lo fpazio di venti anni a M. Buonaccorfo di M. Bellincione degli ^dimari il Caftcllo di Montcaguto a Qiier- ceto, e la Corte; la Corte della Badia Al Bovino, e la detta Badia, e le ragioni del Padronato di detta Badia ( Qiicfta è la prima volta , che la Chicia di S. Marta d' ^4lbiiino li chia- ma Abbazia. L' ultima menzione, che fi e fatta lopra pag. Lxiv. di quefta ChieCa e dell' anno MCLXXXIV. per Bolla di Papa Lucio III. e fi dice lirmpliccmentc Cbiefa di S. Maria d' sibilino ; onde biibgnerà dire, clTere /lata ridotta a Monaftero dopo quc- flo tempo ) Gli concede pure il Cafi;eIlo, ovvero Cartellare di San Donato di Villa, con la Corte, e tutte le ragioni, che aveva nella Contrada di Mugello , ed il Padronato delle Chicle , e de' fedeli, che aveva nel detto Territorio: la Pieve di S. Mari.* dell' Antella , che pagava ogni anno per cenib al detto Mo- naftero dicci danari ; "e 1' anno MCCXCV. fi trova, che pci

1 2, un-

Lxviit PREFAZIONE.

undici anni decoiTi efTa pa^ò nove (oidi ^ e due denari f, Lo Stramento di quello artitto fu rogato da Scr ^Idobrandina detto J^dfi d' accatto, ed cfifte nel fuo Trotocollo <t 8^. Le Chie- de, Cartella , e beni nominati nelle donazioni , e privilegi , di* fopra citati furono realmente pofTeduti dalla detta Badia , tro- vandofi efTcrc fiate fatte dall' Abate più elezioni dei Podcfli del Caftcllo di Montcaguto a Querceto, e di altri luoghi; e de' Rettori di direzione delle dette Chicle. E' ben vero, che oggi poco, o niente, ne polTìede : colpa dell' inftabilità delle colè terrene , e della troppa facilità degli Abati nell' aliena- re a lungo tempo, come e quella fatta a M. Buonaccorfi degli ^Adìmari , della quale qui l'opra (^i è fatta menzione . NelMCCIC. Fra-ncefco Mormldcfcbi Vcfcovo di Firenze gettò la prima pietra ne' fondamenti della nuova ChieCa e Monaftero di S. Marco ^i\ Firenze, affiftendo alla l'aera funzione Aldobrandino Vescovo di Rieti, r Abate di S. Métrii di Firenze, e 1' Abate di S. Mi- liMto al Monte. Nel MCCCX'VIIL elTendo nata quiftione tra il Clero Fiorentino, e i Monaci di S. S-tlvadore di Settimo, rapprc- Jèntavano il Clero Fiorentino Simone e Binda Monaci del Mona- itero di S. Miniato; e la controvcrfia fu dccifa dal "Velcovo ^«- tonio d' Orfo. Neil' anno MCCCXXXIV. a 17. di Marzo, in ordine al Lodo indicato l'opra , dall' Abate di S. Miniato, in prelenza del Priore , e Conloli , fu eletto per Operaio France- fco Migliorati Monaco in elfo Monaftero , come per rogito di Scr Giovanni d' Orlando; e dall' iflelFo Operaio di confenCo del- l' Abate furono fatte quindi le Sedie del Coro. Nel MCCCLX. I Definitori dell' Ordine Camaldolefe adunati fecero certe Co- flituzioni , nelle quali fi legge il l'eguente articolo: Item qiiod Ioanncs Calderini in Ci-vitate Bononiae , O' Domnus Laptis ^bbas iilonajìerii S. Miniatis in Civitate Florentiae , retineantitr prò Con- fultoribiis Ordini! cum falariis confnetis . Nel MCCCLXL lo ftelfo Don Lapo Abate del JVIonallero di S. Miniato al Monte , infic- me col Sig. Ts^eri Corfini Propofto della Chicfa Fiorentina , ri- ipofe in una cauli vertente tra i Monaci di Settimo, e il Sig. Luz.io Collettore degli Spogli della Reverenda Camera Apofto- Jica , a favore de' Monaci di Settimo. Perchè è da l'ape r fi , che qucfto Lapo Abate era gran Dccretifla , e compolè molte ope- re affai dotte , delle quali fi può vedere il P. Islegri negli Scrittori Fiorentini. Nacque egli in Poggibonzi , e ("uo padre a- vea nome Tucto , Egli ftudiò fotto il famoib Giovanni .Andrea, e fece venire a Firenze Lapo da CafìigHoncbio , che giovane flu- diava in Bologna; e lo ammacfirò, e lo fece divenire quel gran Giurcconliilto , che fu: onde nelle lue ^llegazjoni lo cita con gran nfpctto. Il Sig. Abate Lorenz^ Mehus erra, ove dice, nella Vita di Lapo da Cafliglioncbio , che 1' Abate Lapo di San Miniato projefio U J^li^ioiie Olivetana : noQ cllcndo partati gli

Oli-

PREFAZIONE. l'xijf

OJivetani nel Monaftero di S. Minino non nel MCCCLXXIII. come fi vedrà i^iù (otto. Neil' anno MCCCLXVI. VrbAno V, Papa, rifcdente in Avignone j cicò Giudici conCcrvatori de' be- ni e delle ragioni del Convento e Monache di S. M.trU di Qiicrceto , il Velcovo di Fieible , 1' Abate di S. Mlnìnto al Monte , e r Abate del Monaftero di S. Michele di Paffignano . Imperciocché quelle Monache fi erano appellate al Papa , e quindi a Don ^^oflino Abate del Monaftcro di S. Miniato , dalla. Sentenza contco ad efTe pronunziata da Don 7\(/Vfo/ò Abate di S. ^ndred di Candclì , e da Don Benvenuto Priore di S. Lorena tino d' Arezzo dell* Ordine di Camaldoli , Giudici eletti da Don Gionì.inni Priore generale Catnaldolelc e dai Definitori del Ca- pitolo generale celebrato in quefto anno in Faenza , nella lite vertente tra Don Giovanni Abate del Monaftero di S. Salva- tore di Camaldoli di Firenze j e tra le dette Monache; per- ché i detti Giudici avevano giudicato j che efTe Monache tbl- lèr (bggctte al detto Abate e Monaftcro di Camaldoli di Fi- renze, e doveffero da lui efler vifitate . Adunque 1' Abate ^i«- fiino nel mele di Agofto dell* anno fegiiente, avendo prelo di confenfb delle parti per AireiTore Giovanni da Poggibonzi Giu- reconiiilto, dichiarò nulla e calsò la prima Sentenza. Qiiefte due cole, e il primo, tatto del MCCCXVIII. apparifcono da Strumen- ti , che (bno nell' Archivio de' Monaci Ciftercienfi di Firenze, ftgnati C. io8. zS. e F. 19. Dei MCCCLXVII. leggo nelle Deli- berazioni della Repubblica , che 1' Abate fupplica la Signoria di Firenze, che fi contenti , che venga rcflaurato un Mulino del Monaftcro in luogo detto Ricorboli f:iper Vontem I\téacon- tis verfus Oticntem per 2000. brachia, , vii infra, , in fliimine jt,-^ vi. Q}iefto è quanto ini (bvviene di poter dire delle donazio- ni, e de' privilegi conce/lì al detto Monaftero, e de' beni, che anticamente poifcdeva ; e di alcune altre cole: e de' fatti de- gli Abati e Monaci del detto Monaftcro, e di qualche altro accidente, e i'pezialmcnte di VeCcovi Fiorentini . Ma perché di fopra fi e detto ^ come quella Chiei'a fu di nuovo riedificata r anno MXIIi. dal Velcovo JUehrando ; e come dal medefimo 4"u eretta in Monaftcro lotto 1' Ordine di San Benedetto ; non pare, che fiano da tacere quelle notizie di più, che poffibilc é ftato ritrovare , fpettanti tanto alia Chiefa , quanto al Mo- naftero. Trovafi dunque, quefta Chiefa cllcrc ftata propria del Veicovo di Firenze non ioio, perche, come di Ibpra fi è det- to , dal Veicovo Ildebrando fuifc ftata riedificata ; ma perche tale ancora era innanzi , come fi vede da un Privilegio del Re Berengario dell'" anno DCCCXCIX. citato già Ibpra.; e la Carta è riportata dall' F^heili . Per quefta padronanza i nuovi VqI'covI di Firenze , la prima volta che fuor della Città met- tevano piede , a qucita Chiela aiuli}Vano j quivi cantavano Mei-

Lxx PREFAZIONE.

i'a. , e recavano a dcfinare ; come propria abitazione loro, fpef- io vi dimoravano ; da loro gli Abati venivano eietti j delie quali cole alcuni clcmpi (eoo ftati ("opra riportati ; e a loro Ja vifita, e la riforma j del Mona/lero s' apparteneva, come fi è veduto aver fatto il Vclcovo Giov.tnni Mdn^i^dori . Ma per riportare altri clbmpi della padronanza de' Velcovi ^ Mcircr ^n- dre,t de' MoxjJ Y anno MCCXCV. vi edificò un Palazzo per iiia abitazione , e nel MCCIIIC. V^o Abate di S. MlnUto di confenli:) de' iuoi Monaci , e di tutto il Capitolo e Conven- to ^ riconobbero e contcffarono , che Francefco Vel'covo Fioren- tino, e i llioi Predccellbri , erano Signori e Padroni di detto Monaftcro, fin da tempo immemorabile : e nclì' anno firgucnte il medefimo Vetcovo rivedde la ragione dell' entrata e uicita ai Camarlinghi da lui poAi in quel Monaftcro . Nel MCCCV. vacando il Monaflero , Lotario delLt Toft Vcfcovo Fiorentino fi fece confègnare le chiavi delle porte , e di tutti i beni , de' quali fece fare 1' Inventario ; e v' inftitui Abite D. Ciò--. •vM'oi . Il VeCcovo ^futonio d' Orfo vi poli; più Menaci luccei- fivamente ; e nella Vifita , che vi fece , 1' Abate e i Monaci riconobbero appartenere al Vclcovo Fiorentino 1' inftituzionc dell' Abate e de' Monaci del Monaflero . Sono memorie, che dal MCCCXIII. fino al MCCCXX. il medefHno Veicovo vi pol'e il Camarlingo, e il Sagrcftano : e vi fece fare, o vi fini, il Palazzo, come Icrive Donato Velluti nel Cronico p. 34. e il Veicovo Meflcr Si'rigelo da Ricafòli lafciò , che vi fi fabbricalfe un gran Dormentorio , (Iccomc (egui ; e l' Armi liic ancor oggi vi fi vedono. Ma poco mancò, che altra fòrte non toccafle a que- ilo Monaflero : poiché 1' anno MCCLiV. Papa ^lefjandro IV. a richieda del Cardinale Ottdi'iano de^li Fbaldini , e lotto pre- teso, che alle Monache di S. Maria di Monticelli per la lon- tananza dalla Città mancaffero le limofine da potere fò- fìentaiTi , concetre loro quello Monaflero di San Miniato con tutti i fuoi beni, con condizione, che in avvenire fi dovellc- ro chiamare le Monache di S. Miniato al Monte . I Brevi di .^/lleffandro IV. dati nell' anno II. del luo Pontificato fono due : uno diretto alla BadefTa , e Monache di Monticelli ; e 1' al- tro al Poteftà , Configlio , e Comune , di Firenze -, acciò afTì- itano alle dette Monache per pallare al polfello del Monaflero di S. Miniato al iMontc conceduto loro dal Papa; ed ho veduti e letti queftì Brevi efiftenti nell' Arciuvio delle Monache di S.Mari* di Monticelli . Ma a quella conceflione fi oppoié M. Andrea, Veicovo di Firenze in nome del ilio Vefirovado , e 1' Abate e i Monaci del medcfimo luogo, così vivamente , ed oftina- tamente, che coli' aiuto , che gli fu porto dalla Signoria di Firenze , fi relè impoffibile alle Monache averne il pofl'ciro . Quindi nel MCCLXXXVII. la Badelfa Giovanna, e le lue Mo- nache ,

PREFAZIONE. ixxi

nache, chiefero al Vcfcovo ^-{ndre.t , che non voIcfTc o pcrmet- tefTe , che nel Monartero di S. MinUto , e fiic poireilìoni e be- ni y fi faceire innovazione alcuni ; lo ftcfTo Monaficro, e funi beni e ciò che ad c.To appartenefTc , concedelfe ad alcun Collegio, o fin^olarc peifona. Kla avendo poi il Papa avocata a le la caiifà , le Monache Cupph careno il Papa, acciò, mentre ver- teva la lite tra il loro Convento e il Monaftero di S, Minuto, la quale era fiafa legittimamente contcftata , e il Pontefice ]' aveva commcffa da dcciderfi a Iacopo D:acono Cardinale di S. Maria in Via Lata , benché non toffc devoluta alla Sede Apoftolica , e non dovelTe di fua natura trattarfi apprelfo la medefìmi ; fupplicarono , dico , acciò inibilfc all' Abate e Mo-,, naci e a qualunque altro, che, pendente la detta caufa , niu- . no vcndeiTe , alienale, o in qualunque modo diftraeire, alcuno de' ben: del detto Monaftero di S. Miniato; o innovaiFe o at- tentane qualche altra cofa in pregiudizio delle mcdeftme . Ma cfTèndo che nientedimeno 1' Abate e i Monaci ardilTero in queflo mentre edificare nel loro Monaftero , e tare nuove opere; nel MCCLXXXVIII. il i8. di Luglio mandarono le Monache Frate ruolino Buongianni loro Procuratore, il quale andato al Mo- naflero di S. Miniato col getto di tre pictruzze proibì agli O- perai, e ai muratori, che coitruivano il nuovo edifizio, il pro- feguire e continuare la corruzione . E rifcaldandofi (cmpre più la lite, e non potendofi facilmente terminare, T^iccolo IF. Sommo Pontefice, il quale, come ho detto, 1' aveva commelfa, al Cardinale di S. Maria in Via Lata, in queflo ftefTo anno fece citare perentoriamente 1' Abate e i Monaci , e tutti gli . altri , che crcdcirero avervi interelFe ; acciocché , dentro lo fpa- zio di venti giorni dopo la citazione , fi prefcntaircro al ilio cofpetto Apoftolico per i'e o per idonei Procuratori con tutti sii atti , ragioni , e frumenti ; e commelfe 1' efccuzione del Mandato all' Abate del Monaftero di S. Trinità , al Priore di S. "Paolo , e al Prcpofito d' Ogniifanti dell' Ordine degli Vmi- liati di Firenze. Finalmente dopo una lunga lite, flracchc 1' una parte e 1' altra, 1' anno MCCXCL ne fecero CompromelTo nel Cardinale Matteo del Titolo di San Lorenzj> in Damafo , e nel Cardinale Iacopo della Colonna del Titolo di S. Maria di Via La~ ti , con patto clpreiTo però , che il detto Monaflero di San Miniato con le abitazioni, che gli erano dintorno, fupellctti- li , Ornamenti, e te{òri , deputati per ufo del detto Monaftc- rio , e tutte le fue ragioni fpirituali , dovelTcro rimanere al detto VeCcovado , e Monaci ; e che Iblo poteifero arbitrare ne' beni temporali, mobili, ed immobili, i l'opraddetti eccettuati. Ma poco, o niente, credo, ne cavaflcro le Monache: e forlè non fu mai fentenziato, poiché non ne trova memoria alcu- na, Anzi fino 1' ifteffo Papa jileffaniro IV. avendo conolciuto fin

da

Lxxii PREFAZIONE.

àx principio le gran difficoltà da fnpcrarfi p;r far pafTare le" Monache nel Monaftero di S. Miniato, fcrifTc quattro anni do- po, cioè, nel MCCLVIII. un Breve al Vcf'covo i.ii Firenze, dicendogli , clic , poiché le Monache del Monaftero di S. Frar— re/co Fiorentino dell' Ordine di San Damiano, ilio Mandato Ipecialc fi devono trasferire in altro luogo, perche nel luogo, dove erano fino allora dimorate , per pericolo d' imminente rovina, non potevano più ftare , egli aveva ordinato che loro fofTe edificato altro Monaflero ; e però prega eibrta e coman- da al Velirovo di adìftere loro ctEcacemente per la nuova» edificazione d' un Convento; del qual Breve la copia lio avuto dall' Archivio di S. Tomj.uio di Lucca . Qiieflo nuovo Mona- fìero fu poi edificato: e il Capitolo Fiorentino, e i Frati Mi- nori del Convento di Firenze, fupplicarono Papa Giovanni XXI. a concedere alle Monache, che fi poteiì'ero portare nel nuovo Convento : e quefte Lettere al Papa efillono ncll'' Archivio di S. Maria, di Monticelli , e le ho vedute e lette . Ma altro e vero effettuato cangiamento ne fegui nel leccio XIV. a quefto Ivlonafiero di S. Miniato; perchè avvenne, che, elfendo tra' Mo- naci mancata in gran parte 1' ofiervanza regolare , e 1' antica elèmplarità di vita, giovando poco la riforma introdottavi dal Vclcovo angelo ^cciaimli , e ridotti folo al numero di cinque j ed avendo 1' Abate Don ^goflino Zebedei rinunziato in mano di CHgliclrno da 7\[ove!leto Franzcie , Diacono Cardinale di S. ^nge~ lo, la detta Badia , ella andò in Commenda,- onde venendo x vacare d' Abate , e di Monaci , peiò dalle cole fopraddette inolfo Papa Gregorio XI. 1' anno MCCCLXXIIL concclfe e do- nò detto Monaitero , e Chieià , con tutte fue ragioni, e per- tinenze , e libere da ogni iurisdizione e poteffà del Vefcovo e della Chieia Fiorentina, al Convento e Monafiero di S. Mari* d'i Monte Olivcto dell' Ordine di S. Benedetto Dioccfi d' Arez- zo, e inoggi di Pienza ; e di più per altro Diploma lo fìcifo anno gli donò il Palazzo Epiicopale contiguo a detto Mona- fiero , nel quale i Vci<:ovi di Firenze alle volte per ricrea- zione andavano ad abitare: e gli Olivetani vi furono introdotti da Lucio Vclcovo di Celèna CommilTario Apofiolico, e dall'A- bate del Monaftero di S. Salvatore di Settimo . Per la qual colà il Vel<:ovo .Angelo Bjciifoli , volendo il primo d'Aprile MCCC- LXXIV. tenere Ordinazione in quella Chielii, e conof'cendo di non aver tale iiis^ ne prele licenza dall' Abate D. Giovanni SaU •viati , con protefta di non pregiudicare alle ragioni del Monafte- ro. Di più loro donò 1' Epifcopio contijiuo ad ciTo Monaftero edificato dal Vefcovo .Andrea de' Moz^kJ 1' anno MCCXCV. non come Vefcovo, ma come privata pcrlbna , colla previa licenza dell' Abate . Dipoi adi XXL d' Agofto pur del MCCCLXXIIL la Religione Olivetana rilafciò a' Vefcovi Fiorentini quattro

Chic-

PREFAZIONE. lxxiu

Chiefc Curate fuo padronato-, cioè, S. Lticì.i de* Magno! i , S Tìcro a Ema , S. Taoìo a Moliriano, e S. M-iri.t d' Albuino. Indi il di XXVII. Agofto dello ftelfo anno MCCCLXXIIL. efTendo Abate Generale di ella Congregazione D. Sahr Doni Fiorentino j afTegnò egli al no/lro Monaftcro per primo Aba- te il detto D. Gio'Vitnnt di Ltcopo S.d'viati di Firenze con do- dici Monaci j nel qual giorno ne prclero il polfenb per pub- blico Inftrumcnto , rogato da Ser Coro Notaio deli' Arte di Calimara . La Bolla di Gregorio XI. diretta all'Abate, e al Mo- naftero ( Capo degli altri Monafleri ) di Monte Oliveto Mag- giore ^ è in data d' Avignone, cioè, Dutum ^vìnions XII. Kx^ kndits Mdrtit Tontifìcdtus Tsjofiri unno tertio . E così dopo 1' e(- lerc ftato (otto la cura e il governo il detto Monaftero lo fpa- zio di CCCLX. anni de' Monaci Neri di S. Benedetco , vi en- trarono i Bianchi di Monte Olivete, i quali vi /Ietterò fi/io all' anno MDLIII. quando un altro totale cangiamento ac- cadde al Monaftero; poiché quel luogo fu circondato di mu- raglia e mclfo in Fortezza dal Gran Duca Co/ìmo I. per la qua- le'occafìone bilbgnò a' Monaci ufcirne, e reftò il Monaflcro abitazione de' Ibldati ; e la Chiela da un Iblo Icmplicc Cap- pellano offiziata. Imperciocché 1' Abate che era allora, cioèj D. Mhìi'Uo Titti Fiorentino, uomo non men chiaro per le lì- lofbfichc e mattematiche dottrine di quel che folfe per la, rcligiola offèrvanza , dopo aver tenuto co' liioi Monaci vari configli , riiolvè , per non convivere co' loldati , che era tut- to all' oppofto dell' inftituto Monafìico , di aircntarfi , noa fenza gran dilpiacerc; e di palfare al Monaftero di San Bar- toìomnieo di Montoliveto , come tu fatto , con conièrvarft non pertanto fino al d' oggi 1' ius, e le coflumanze, di por- tarfi a S. Miniato infra 1' anno a iolcnnizzarvi alcune Feftc con Mcffa Cantata , cioè, nelle Fcftività di S. Ciò, Gualberto, di S. Licopo , e di S. Miniato; come pure ogni Venerdì di Mar- zo di andarvi un Monaco a celebrare la Meìfa Piana; ed il Venerdì Santo un liiificiente numero di Religioft a farvi la funzione di aprire la mattina, e chiudere ìuUa ièra , la Porta. Santa. Qiianto poi agli altri obblighi di quefta Badia, gli Ibd- disfecero, e gli (bddisfanno tuttora, nel Monaftero di Monto- liveto j e per efia hanno l'empre pagato , e pagano alla Ca- mera i confiicti Qiiindenni . Per poi mantenere il loro poffei- lo j per più anni leguitarono ad affillcre alla Parrocchia di S. 7/Iiuiato da per loro fteflì ; ma veggcndo il fbpraddetio P.;- -Abate Titti , che riufciva ciò dif'aftrofb pur troppo , allcgnù parte della Cura a S. Mdrghcritti A Montici, o Monte Tiici, e parte a S. Lionurdo In Arcetri , o Arce Vcteri ; e come Pa- drone indipendente il di Vili, di Febbraio MDLVII. col con-, eoriò , e alla pvefenza , de' j-elpcttivi Rettori ne fece afFc^nd.

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Lxxiv PREFAZIONE.

a!!e accennate Care colKi (olita decima , ficcome per Inflrn- mento rogato da Ser Tiero di Ser B^rtohmmca dal Ponte a. Sicve Not. Fior, efiftentc si in Monte Olivete, come all' Ar- chivio Generale nel fuo Protocollo . Quello che fegiiifTe di- poi a qiieflo Monaftero poco a me importa qui il riferire ; onde mi baftefà dcicrivcre la ftruttura e forma della Tua Chic- fa. E^ dunque la ChieCa {'partita in tre navi , i muri inter- mcdii delle quali Cono (bftenuti da colonne di marmo e di pietra , poiando (opra a queftc nove archi dall' una parte e 1' altra . Imperciocché il Presbiterio o la Tribuna fi eleva fo- pra la ConfelTìonej e ad elHi fi falc per due lira le laterali di marmo. Il Presbiterio è tutto di marmo, ed ha quattro pa- reti Ibfienute da quattro colonne parimente di maimo j e di colori divcrfi ; e dietro all' Altare principale nell' Aplìde o Con- ca Cono cinque fineftre con (pecchi di fengite o pietra (pecu- larc e traCparcnte . Nella parte Cuperiorc dell' Apfide o cavità del- la volta vi è r Immagine di Crifto Dio tra S. Giovunni e S. M'tttco Evangclifii i e a finiftra di S. Matteo vi è 1' effigie di S. MhiLito tutta di IVIolaico, la quale, l(:condo Giorgio Vc-fx^ ri, e yinccnzjo Borghinì , fu fatta fin da principio della fabbri» ca della Cucia nel iccolo XI. E' vero , che nel Zooforo in- tcriore fi legge il numero d' anni MCCXCVII. ma può cl- i'crc, che lo Zooforo foife fatto poftenormcnte . Il Coro è cin- to di chiufiira marmorea tutta intarfiata d' emblemi e rabcl'chi ; e neir cfircmo finiftro Cuo angolo e 1' ambone molto bene Icol- pito in marmo Cofienuto in alto da colonne parimente mar- moree. Il pavimento innanzi la Poi'ta primaria è diCtinto in mezzo da una ftrilcia di marmi . La Confeifione o Martino giace Cotto il Presbiterio, le di cui volte Cono Cofientatc da trcntaCci colonne di marmo. Molte Cono le fineftrc lunghe e ilrettc nelle pareti , le quali erano una volta tutte con ("pec- chi di marmo diafano ; e qucfie danno la luce alla nave di mezzo . Gli ornamenti aggiuntivi ne' tempi a noi più profil- mi volentieri tralaCcio ; e per compimento mi bafia dire, che la bella Facciata marmorea di vari colori , di cui 1' Or- tografia in qucfto Rame, riguarda 1' Occidente, (econdo 1' anti- co rito della S. Chicia . Per compimento poi e (upplemento delle Notizie, Coggiungo qui una (etic di Abati di S. Minuto al Mon- te fiati prima che vi entrafCcro i Monaci Olivetani .

Vberto nel MXIII. (Ijcondo gli Scrittori Vallombrofani , con- tri i quali ftanno Giovanni Miihillon , e 1' Abate Don Guid» Grandi, i quali vogliono, che S. Gio'vanni Gualberti fi ritiraiTc dal Convento di S. Miniato nel MXXXVI. e que(ti Cono Ce- guitati da* dotti Autori degli annali Cttmaldolejì Tom. II. pa^. 53» fodc fi ritirò nel MXXXVIII,

Durone nel Ml^Jil, di cui fi parla fopra pa^. iv.

Leo..

PREFAZIONE. rxxv

Leone, o leopardo, nel MXXV. MXXX. di cui fi fa mtn- 2 ione fbpra pag. ^vu,

rberro, o Oberto , nd MXXXVIII. MLXVTII. Se ne tratta i pAg. i-Vl'. LX. LXI. A quc/lo Abate j come fi vede fopra p^g. LXI. lece Ja clonazione nel MLXVIII. i! Conte Ctùdo figlio d' rti altro Conte Guido, j] quale viveva ancora nel MXCIV. e MC. e MCXV. e in padre di Gttido Marchclè ^ e di Tegr'nvo . Si vedano le fiic Carte nelle Leliciae Erudìtvrum Tur. II. del Cfo- fìico di Leone d' Orvieto pag. 146'. e T.ir. //. della Storia del Bo~ rincontri pag. 333. 334. All' Abate Vberto pure nel MXLIV. in- dirizzò una iua Bolla Papa Benedetto IX. nella quale prende ibtto la liia protezione e della S. Sede Apcftolica il Monaflc- ro di S. Miniato , confermandogli tutti i beni ftatigli donati da' Velcovi Fiorentini Ildebrando, Lamberto, e Jlttone , e da qua- lunque altra perfbna ; e la Carta e riportata dall' Fghelli : ap- preltb del quale pure e la memoria del Concordato tatto tra Oberto Abate di S. Miniato, e l\plando Prepoflto della Santa Fio- rentina ChieCa , che le Oblazioni delle Litanie di tutte le Pie- vi del Vcicovado di Firenze , fi dovelfero dividere per metà tra 1' Abate di S. Miniato, e la ChieCa Fiorentina.

Tietro nel MLXXVII. Qiiefti fu fatto fare Abate dall' an, tccellbre Oberto, e nel hiddetto anno ottenne da Gregorio VII. Papa^ che dal Capitolo Fiorentino fi mantenelTe il Concorda- to fatto con clFo dall' Abate Oberto, cioè , che le Oblazio- ni dì tutte le Litanie delle Pievi del Vefcovado Fiorentino , fi dividcirero per metà tra il detto Capitolo , e 1' Abate di S. Miniato. Riledeva il Papa prcllb il Monaftcro di S. Micheli ( in Orto, credo io ) in mezzo a' Velcovi e Giudici, cioè, Vberto Vclcovo Prenefiino, Conotie Cardinale, e Damiano ( San "Pier Damiani) puie Cardinale, e T{anierì Velirovo di Firenze j Martino Prcpofito della Chiela Fiorentina , e Tietro Canonico della mcdcfìma Chiela ; ^rderico , e I'inizj>ne , Giudici; Vngaro , e Ciofannì , Caufidici ; e molti altri Oberici , Monaci, e Lai- ci. In conlègiienza il Veli:ovo panièri per comando del Papa invcll^i Tietro Abate di S. Miniato , e M.xrtino Prepofito della Chiela Fiorentina , delle predette Oblazioni , perchè fi dividel- léro in avvenire per egual porzione tra loro: fal'vo tamen Jku it're ty' iujìitia . Si dice nella Carta: hoc faEìum ejì iuxta Mona- ftcrium Santa Muhaelis ny-'c. che ho creduto di S. Michele in Orto in Firenze, luogo lolito, dove era il Tribunale per decidere le caule : come fi vede da una Carta dell' Archivio Capito- lare del MCXCIÌL ed in Carta del MCCL dove fi dice la Sentenza lata, in Curia S. Michaelis . Ma in Carta più antica del mcdciìmo Archivio, cioè, del MCLXXXIIL così fi comincia un Atto giudiciale: In Dei Tramine .jfmen , Exijlentibtis Confulibus in Cavitate Fiorentina in Curia, S- Michtielis de menfe OBohris Jìt-

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Lxxvi PREFAZIONE.

per f^Fìiy ivflitue conftltv.tìs CTc. Così fi parla ancora In Carta del MCXCVI. In Calta del MCCXIV. fi legge: Te'tnts hannìs Sniffi Jadex Ordìrijiiits in Curi.t S. Michttelis confiUum dedit . Sono Mem-. biane tutte del predetto Aiciuvio; per parlare con più autorità del Migliore a pag. 519. Qj i bifos,na correggere quello , che dilli fopra p.ig. LVIM. cioè, ciie la Chiela di S. Michele in Orto non fi trova detra Monafterium ih non nella Carta di Cirio Magno.

Benedetto I. nel MCX. MCXXI. A quefto indirizzò la Bol- la T.tfquale II. come fi vede a pag. LXII. Qiieflo Abate Bene- detto, infieme con Gottifredo Veicovo di Firenze, nel!' anno MC- XIV. a titolo di permuta perpetua dette a Don Guidone Prio- re Camaidoiefe , ricevente per detta Cafa , tutte le terre , e vifjnc; cole , ed Alpi -, bolchi , ville , ed acque ; le quali il Monafi-cro di S. Miniato ebbe dalla Chiela di S. Giwvunni ; e tutto quello , che il predetto Monaflrero ebbe dal Giogo deU r Alpe Citica, e dal Giogo dell' Alpe Prugnana , fino al Gio- %o dell' Alpe , che è tra la Romagna e la Tolcana ; colle Cbiefc porte dentro quefti confini, con ogni fiio diritto e a- zioae . Per quella permuta il Velcovo , e 1' Abate riceverono nel predetto modo dal predetto Priore la Chielà di S. Savin» di Chio colle terre, e vigne, ad ella appartenenti in tutto il Contado Aretino e Cartellano ; con tutti gli cdifizi , diritti , e azioni lue: e la Carta tu (critta per mano d' Ildebrando No- taio , fotte il di X. K.tlendas Oiìobris . Ma nello ftclfo anno « mele, i detti Velcovo e Abate, a nome di locazione, e a inigliorarcj fecero livello in perpetuo col predetto Priore Gui- done della detta Cliicla di S. Savino, e di "tutte iùe pertinenze tanto nel Contado Aretino, che nel Cartellano, aggiunto ancora il Ilio donnicato porto nel luogo detto Brolio predo il donnicato della detta Chiei'a : per la qual locazione il mcdefimo Priore Guidone promclfe, ogni anno nel fertivo di S. Giovanni, dena~. rios tres oftenfiirum , eos tamen realiter non dando, apitd Citrtcm ty Ecclejiam Saufli Miniatis . Di più il medcfimo Priore numerò cinquanta lire ai detti Veiirovo ed Abate, colle quali Benedetto .'Abate di S. Miniato compio tanta terra in luogo detto Cainpi da Cotti/redo Velcovo di Firenze: e tutto ciò tu iirritto per ma- no del medefimo Ildebrando Notaio, come fi vede nel Tom. III. degli .annali Camaldolenfi pag. 158. La Chicl'a di S. Savino di Chio era nella Diocefi Aretina , nel Vicariato di Caftiglione, nel piviere di S. Biagio di Montecchio , o di S. Maria di Villa di Chio Qiicrta Pieve di S. fddria di Chio è iopra Cartiglionc tra le Diogcfi di Cortona e di Città di Cartello; ma nello ikeffo Catalogo dell' Archivio Vaticano fatto per le Chicle della Dioaefi d' Arezzo nel MCCLXXV. non fi trova in querto Pi- viere , in altro, la Chieia di S. Savino di Chio: onde bilbs gna che iaaanzi quel tempo folfc dirtrutta.

PREFAZIONE. ixxvii

allerto nel MCLXXXIV. tofTe vera la Lezione' del prin- cipio della Bolla di Liuto HI. di cui /l parla f'opra a pa^. LXiv. kcondo , che è riportata nclT appendice del Tom. ir. degli .A/i- fiali CitnJiildoleft pag. iz6, perchè ivi crmincia : Lucius Eoifio us Serviti Seri'orutn Dei . Dih8is filiis cibato Sanili Miniatis eiusque pratribus 0"c. Gli eruditUrimi Autori di detti Annali dicono, d' aver natta quefta Bolla dall' Aichivio di S. To/izjiino di Luc- ca: ma chiunque la copiò , la copiò male , e vi commellc molti errori. Io n' ebbi del medefìmo Archivio una copia c- iaff (TTma , e comincia cosi: Lucius Epifcopus Scyvts Sa"^'oruni Dei ^ DlUElis Filiis abbati Sancii Miniatis , citisque Fratribus C^c. Il per- clic 11 perde quello Abate liberto , del quale anche trattano i detti Autori nel medefìmo Tom. IV. pa^. i\^.

Benedetto II. nel MCCX, che rinunziò ali' elezione j e nel- lo ftclfo anno fu fatto Abate il leguente

Git'.feppe , al quale , ed a Cioiunni da Velletri Vefcovo di Firenze, fu nel MCCXV. diretto un Breve di delegazione da Papa hriiDcenzjo III. Imperciocché loro commette ed ordina, che conolcano e lentenzino adpeìlatione remota, circa il torto , che fa G. della Chielà di S. Michele di Macinarla nella Dicceli Volterrana, all' Abate e Convento del Monartero di Pulicia- no dell* Ordine Camaldolele , circa 1' iuspatronato , che dct-. to Abate ha (opra quella Chiela di S. Michele. 11 Monaftero di S. Maria di Puiiciano è nel territorio Volterrano ; C la Chie- là di S. Michele in Macinaria , in oggi Macinatico , è nel Pi- viere di S. Maria in Ccllolc egualmente, che il Monaftero di Puiiciano; il quale era l'oggetto a' Camaldolefi fino dall' anno MLXXIli. per dil'pofizione di Lrimanm Vclicovo di Volterra, del che fi veda il Tom. II. degli annuii Camaldolefi . Il Breve ancora d' Innncemjo III. fi può vedere nel Tomo IV. de' detti an- nali Camaldulefi pag. i^,g. e nell' appendice pdg. HT,^

TSliculao nel MCC'XXVIII. come fi vede l'opra a pag. LXV.

Clerico nell' anno MCCXXXII. MCCXLVI. Sbaglia il P. Oitifeppe l\l(ha nel Tom. ILI. delle Chiefe Fiorentine, mentre fa un Frate Lorenzo Fiorentino Abate di S. Mìni.xto nel MCCXLV. quando in queflo anno e nel ièguente era ancora Clerico Abate À\ S. Miniato . Ha interpretato male i nomi de' tertinioni allo Strumento, che riporta; poiché in elfo così fi dice: Tefies ad lec F. TSlicolans Superior Florent. F. "Petrus Veronenfis , F. Latiren- tiiis Florent, ^bbas S. Miniatis , CT" pupuli copio/a mnltitttdo . Que' tre primi Fiati fono Domenicani di S. Maria iSf^ovelU ; dell' A- bate di S. Miniato non è efprcll'o il nome. Clerico è quell'Aba- te, che condullc alcuni Eretici Patcrini a Roma, come fi di- ce a p-ig. 511. eiTcndo egli fiorito lòtto il nofho Velcrovo tArdingo .

talco nel MCCLIX. come apparifcc fopra a paz,. Lxvjr.

' Or-

Lxxviii PREFAZIONE.

Orlando, o OrUridim , nel MCCLXIX. e MCCXCV. di cui /opra a frfj. Lvii. Ma poiché ho detto Copra a paz. LxiX. che la prima volta, c!ie i VcCcovi di Firenze uCcìvano di Firenze, andavano a qiicfto iMonaftero, e vi cantavano f.icl'a , e vi de- finavano; voglio qui riferire il contegno praticato dal Vefco- vo Jacopo ^ìejji dello Stato di Perugia, dopo che ebbe prcfo il pofTeiro del Vcfcovado fecondo le forme ulatc allora nell' an- no MCCLXXXVI. il ultimo di Giugno, al tempo di que- fio Abate Orlando, quale fi racconta nel Kfgiflro del Vcfcovado Fiorentino , detto il Bullettone . Ecco le fue parole ti adotte dal Latino: // Giovedì poi, di quattro Luglio, oflirvuiido Lt con- fnetudine de fnui Tredecefforì , la co/ifttetudine de' quali fu. , ed era , come 'vien detto , che nella prirna iifcita che facevano del~ la Città dt Firems dopo la loro prima t'ciiuta , andavano alU Chiefa , e Mon.ijìcro , e Badia , di S