DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

At PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI^ AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

' DI GAETANO MORONI ROMANO

PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ

GREGORIO XVI.

VOL. VII.

IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCXLI.

l^iy&firv()n/t, fin.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

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VJ AMERA Apostolica {Camerce Apostolìeae). La reverenda Camera Apostolica rappresenta l'amministra- zione pubblica dello stato Pontificio, e del suo tesoro , o erario, e chia- masi anche Camera Pontificia. Il nome di Camera ne'bassi tempi pi- gliossi sovente pel luogo, ove custo- divansi i tesori, e fu detto Camera il fìsco imperiale, o reale, ed anche il provinciale. Chiama vansi pure con tal nome la corte dell' imperatore , o del re, i luoghi delle chiese e dei monisteri, riservati a diversi usi ed uffizii. Perciò Camera calceamento- rum si trova di frequente nomina- ta ne' monisteri, Camera clericorum si diceva quella ove custodivansi le vesti sacerdotali , Camera compulO' rum, chiamavasi la Camera de' conti, Camera panis matutinaUs era quel- la, ove si facevano a' canonici le di- stribuzioni , Camera paramenti il luogo ove il Papa prende gli abiti sacri, e che anche si chiama Ca- mera del letto de' paramenti. Da ul- imo Camera secreta Pontificia si

appellano le intime stanze della re- sidenza del Papa, e i famigliari in esse residenti, e addetti al domesti- co servigio del Pontefice. V, Came- ra de' paramenti e Camera segreta Pontificia.

S. Leone I, Papa del 44^? ^^c® costruire tre Camere, od oratorii nel- le tre basiliche di s. Giovanni, di s. Pietro, e di s. Paolo , e pose iii esse tre individui a custodire i cor- pi, o le reliquie di detti principi degli apostoli. Questi custodi, dall'abitare in tali camere , vennero chiamati Cubicularii, o Cappellani a cubicu" lo. Inoltre Camera fu detto il luo- go , ove si conservano il denaro e le scritture del pubblico, del prin- cipe , e di alcuni collegi. Sotto il nome di Camera furono pure com- presi, e indicati talora i ministri, ed i camerlenghi di essa, ond'è, che da tal vocabolo si ripete l' origine del nome Camerlengo , e dell' applica- zione parziale di questo stesso no^ me air uflìzio di custodire, o ammi^ nistrare le pubbliche rendite. Per»

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ciò Canterani Apostolici si dissero <|udli, che aveaiio in cura i denari della Chiesa Romana. Da Camera trasse pure origine il nome e V uf- fìzio de' piclati chierici di Camera , come Camerale si disse qualunque cosa, o persona attinente alla re^^e- rcnda Camera Apostolica ^ per lo più pigliata nel significato di fìsco, o tesoro Pontifìcio.

Dalle epistole di s. Gregorio I, eletto neir anno Sgo , si ha che già da molto tempo la Chiesa Ro- mana possedeva venti tre pingui pa- trimonii quasi tutti nell' Italia , i quali poi si aumentarono in ogni parte del mondo , senza eccettuare l'Afiica e r Oriente. Il Cenni ne ha dato il numero nell' esame del Di- ploma di Lodovico Pio. V. V Anti- fehronio italiano^ tomo IV, dell'edi- zione di Cesena p. 29 r, ed il Gret- sero, il quale nel libro de munifi- centia principum in sedem Aposto- licamj nel capo XI, enumera i re- gni e gli stati, che furono tributa- rii alla sede romana, incominciando il dominio temporale de' Papi sotto s. Gregorio II verso l'anno ySo. A ciascuno de' mentovati patrimonii i Sommi Pontefici davano un distinto amministratore, col nome di Difen- sore j o Rettore , che soleva essere uno de'primarii chienci della stessa Chiesa Romana.

In questa anticamente vi fu l'uf- fizio di ArcariOy nome dato al cu- stode del denaro, che soleva nell'ar- ca conservarsi , ed altre volte vi fu l'uffizio di Saccularioy per ragione della cura e custodia, che avea del- la borsa, o sacco, in cui ri pon evasi il denaro della medesima Chiesa , chiamandosi anche Sacculus il luo- go, in cui si tenevano riposti i de- nari stessi. Sacco fu detto altresì il tesoro del fisco : Fiscus saccus est

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puhlicHX j e posteriormenle T ufTizio di Vestarario , cui apparteneva la cura delle sacre vesti , e delle cose preziose, insieme al denaro. E sicco- me presso i re di Francia incomin- ciò a chiamarsi Vestiario e Canie- raj quel luogo in cui le dette cose si custodivano, nel progresso de'tem- pi prevalse il costume di appellarlo semphcemente col nome di Came- ra, onde la Chiesa Romana, ad c- sempio della corte di Francia e di altri, chiamò Camerae domini Pa- pae il sito, che prima diòevasi Ve- stiario, come rileva il Muratori, /- tal, med. aevi, tom. I col. 9.49. Nel protocollo degli atti del conta- do Venesino, rogati nel i3o2 enei i3o3, esistenti nell'archivio vaticano, si legge : Magister Malhia de Tiica- tc Clericus Camerae domini Papa e. Quindi è, che alla persona, la qua- le presiedeva alla Camera del Ve- stiario 3 fu dato il nome di Came- rario j, o Camerlengo , in luogo di Vestarario. Siccome poi il luogo del Vestiario era nel patiiarchio, o palazzo apostolico lateranense , così il Macri asserisce, che questo si chia- mò Camera Apostolica,

Camera [Camerae), secondo il Borgia [Memorie di Benevento t. II p. 4^0? diconsi tutte quelle co- se, che immediatamente appartengo- no al principe, ed al vocabolo Ca- merae ^^ appresso il Du-CangCj se ne leggono gH esempii. E siccome sotto la medesima voce è ancora inteso il fìsco, il Pontefice Benedetto VII! in una bolla emanata nel io 17, ri- portata dal Muratori, diss. 17 An- tiq. Italie, j contro i trasgressori della medesima, scrisse. >> Qui facere » hoc praesumpserit etc, sciatse com- « positurum centum aureos mancosos •> medietatem Camerae nostrse, et medietatem etc". Nelle carte anti-

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che, invece di Camera tiovasi altre volte sci'ìlto mensa j anche per dinota- re una cosa di special dotninio del sovrano, come che questa voce più frequentemente sia usata ad indica- re i beni, e i patrimonii delle chie- se, de' vescovi e de'monisteri. Anti- ca è la denominazione di Camera Apostolica, ed abbiamo dal Galletti, del Frinii cero ec. p. 65, che Igoal- do abbate di Farfa, neìl' 829, recla- mò contro il Pontefice Gregorio IV e la sua Camera Apostolica, perchè a tempo de' suoi predecessori gli e- rano state tolte alcune possessioni , che mai avea potuto ricuperare. Lo stesso autore, a p. ii3 , dice che due figlie di Baldovino ricusarono di ricevere a nome della Camera Apostolica certe terre, nel 119'^, sotto Celestino III.

Accresciute dipoi le incombenze del Camerlengo, oltre il registro dei conti delle oblazioni fatte all' altare di s. Pietro , nella divisione solita farsi tra la Camera Pontificia ed il capitolo vaticano dei censi, che per le esenzioni i monisteri erano ob- bligati a pagare alla Camera Ponti- fìcia, senza mentovare altre attribu- zioni , cominciò il Camerlengo a prevalersi dell' opera di que' chieri- ci, che assistevano al Papa nel pa- lazzo apostolico , chiamati chierici di Camera, per distinguerli dagli al- tri chierici addetti al servizio delle chiese di Roma. Diede ad essi qual- che particolare incarico per la cura della roba, e delle rendite Pontifi- cie , tanto più che ancora non era stabilito il loro collegio e il tribunale camerale, mentre è certo che nel se- colo XIV i chierici di Camera era- no tre, e dipendevano dagli ordini del Camerlengo. Colla destina/ione poi, che il Camerlengo fece di uno di essi alla custodia del tesoro Pon-

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tifìcio, s'introdusse la carica di teso- rierCj il quale stabilmente già si vede nel Pontificato di Giovanni XXII verso l'anno i32o, e ben presto divenne indipendente dal Camerlen- go, col diminuirsi la sua estesa giu- risdizione. Ma a maggior lume di questo argomento sono a vedersi gli articoli Camerlengo di s. Romana Chiesa^ Tesoriere^ Chierici Ca^ mera, Soi^ranità de^ Pontefici ^ e principalmente Tesoro Pontificio _, ove molte cose , anzi le maggiori , riguardano appunto la Reverenda Camera Apostolica.

Volendo dire qualche altra cosa in genere, appartenente alla Came- ra, si ha che nel Pontificato di Cle- mente VI , eletto in Avignone nel 13421, molte furono le querele fat- te al Papa contro gli ufliziali della Camera Apostolica ; e perciò fu de- putato ad esaminarle il vescovo di Cabors, cui furono attribuite preca- riamente alcune ingerenze spettanti al camerlengo e al tesoriere. Sot^ to il Pontefice Urbano V però, nel 1864, gli appalti delle zecche erano fatti comunemente dal Camerlengo, dal tesoriere e da altri, senza l'in- tervento de'chierici di Camera ; ma non essendo un tal sistema costan- te, si può congetturare, che a poco a poco si sia introdotta la riunione in corpo de' chierici di Camera ad as- sistere ai contratti camerali , ed a formar tribunale, le cui costituzioni furono confermate da Eugenio IV, nel 143 1, come si ha dal Ballar, novis. t. Ili, p. Ili, pag. 48. U Viale, ne' suoi Tesorieri Generali p. 21 , osserva, che da Martino V, creato nel concilio di Costanza l'anr no i4'7> s'introdusse l'uso, che i Papi avessero due specie di teso- rieri , cioè uno pi'oprio e segreto , r altro generale della Camera A pò-

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stolica, il quale era per solito pre- scelto dai chierici di Camera, i cui presidenti vengono giù nominati nel Pontificato di Paolo 11. Si sa infat- ti, che certo Angelo vescovo di Fel- ti'e , uno de' presidenti di Camera , fu incaricato di supplire il tesoriere Lorenzo Zane occupato in altre gra- vi incombenze, ed essendo morto nel 1 47 ^ Paolo li, il detto tesorie- re nella sede vacante s'intitolò : ^^e- dìs Aposiolìcae thesaurarius gene-' ralis.

Eletto in successore Sisto IV, va- rii chierici di Camera fecero da vi- ce-tesorieri, e Bartolomeo Maraschi, fatto tesoriere da questo Pontefice , dallo Scotti (par. II, pag. 21. HeU velia sacra , et profana ) venne chiamato Tesoriere generale di s. Chiesa. Lo stesso Sisto IV , con bolla del i479:> ordinò che tutti i pesi ed emolumenti della tesoreria fossero comuni coi notali della Ca- mera Apostolica.

Esercitando anticamente il Camei^ lengo anche la privativa giurisdizio- ne in tutte le cause del foro con- tenzioso, che il Pontefice non pote- va sbrigare, soleva eleggere un pre- lato uditore, che poi volle nomina- re lo stesso Papa, chiamandolo udi- tore generale della reverenda Ca- mera Apostolica, ma Paolo IV, nel 1 558, gli cambiò il titolo con quel- lo di reggente della Camera Aposto- lica , e stabili che fosse un Cardinale, Tale qualifica durò ben poco, giacché il successore di lui, Pio IV, nell'anno seguente, estinse tal magistrato, e re- stituì alla Camera l'uditore, che dopo il governatore di Roma, come vice- camerlengo, è il primo prelato del- la corte di Roma, e risiede nel pa- lazzo della curia Innocenziana. Il detto governatore ancora, come vice-camer- leng;o, fa parte della Camera Aposto-

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lica. Ciò forse ebbe origine alloi'- quando, nel i434) fuggendo da Roma Eugenio IV, ed essendo carcerato il camerlengo, egli costituì un vice- camerlengo, che si chiamò Guber-^ nator in alma Urbe etc., in Canic~ ra Apostolica vice-Canierarius , et Canierarii locnnitenens, come me- glio si dice al suo articolo. Anche questa eminente carica si eleggeva dal Camerlengo, finche i Papi vol- lero essi stessi nominarla. Ne abbia- mo una testimonianza tuttora , al- lorché il Pontefice consegnando il bastone del comando al Cardinal camerlengo di s. Romana Chiesa, questi crea il governatore vice-ca- merlengo, col passargli tal bastone, e col dirgli : Prendi questo bastone^ e sii il vice-camerlengo.

Quando Sisto V, nel i585, fu assunto al Pontificato, richiedendo i bisogni della Chiesa quel denaro , che non avea la Camera Apostoli- ca, riformò gli uffizii vacabili, e ne creò degli altri, fra'quaii stabilì, che tale fosse il Camerlengo; eresse di nuovo quello del tesoriere, quello dell' uditore camerale , quelli dei chierici di Camera, che ritornò al numero di dodici , e creò vacabile il commissario della reverenda Ca- mera Apostolica , che non lo era, ed al quale apparteneva la cura del- l'archivio, e la direzione ed esecu- zione degli affari più gravi e de'di- ritti della Camera Apostolica, e so- vente passava chierico di camera, o ad una delle primarie segreterie , come si può vedere all'articolo Va- cabili. Sisto V inoltre rinnovò ed accrebbe i monti Camerali vacabili, e non vacabili , argomento che ri- guarda la Camera Apostolica, e che si trova all' articolo Luoghi di Monti.

Il I^outefice Alessandro VII, bq7

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nemerito de'chierici di Camera, Del- l'anno 1666, fece restituire dalla regia Camera Apostolica agli uffi- ciali venali da lui estinti il prezzo da essi pagato pei loro uffici i, solle- vando COSI la stessa Camera di una annua rilevante gravezza. Il denaro di siffatta restituzione fu preso dai luoghi di monte non vacabili, e pe- rò soggetti a fruttato più tenue. In- nocenzo XI, appena eletto nel 1676, fu così moderato, che dichiarò non volere pel suo mantenimento nep- pure un quattrino dalla Camera A- postolica, ciò che osservò in tutto il suo Pontificato , applicando le ren- dite Pontificie in saldare i debiti , da'quali era aggravata la stessa Ca- mera, e per le necessità della Chie- sa, cóme attesta YHistoire des Cori' claves tom. II p. 4^9« Fu egU con zelo secondato dalla parsimonia del suo tesoriere generale Gio. France- sco Negroni, poi Cardinale, il quale saggiamente amministrò il danaro della Camera Pontificia, che si rieb- be così dalle critiche circostanze in cui trovavasi. Gli diede in successo- re Giuseppe Renato Imperiali , al quale, nel 1688, ampliò con chiro- grafo le facoltà per procedere nel- le cause criminali del monte di pie- tà, tanto contro i ministri, quanto contro gf incolpati di falsità.

Aveva Alessandro Vili creati mol- li chierici di Camera Cardinali, per ritirare dai nuovi ottantamila scu- di per cadauno, quanti ce ne vo- levano a comperare il posto, per so V veni mento de' bisogni della San- ta Sede; ma il suo immediato suc- cessore Innocenzo XII, dopo aver edificato il palazzo di Monte Ci Io- rio per la curia, e per diversi tri- bunali , per comodo anche di chi dovea trattare gU affari, a'25 olto- bre 1692, col disposto della costi-

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tuzìone 35, Ad hoc iinxit, presso il Bollar. Rom. tom. IX, p. 177, proi- bì che gli uffizii e i magistrati, di cui si componeva il collegio de'giu- dici della Camera Pontificia, fossero per r avvenire venali e vendibiH ; anzi egli stesso dal tesoro apostolico fece restituire al tesoriere, all'udito- re della Camera , al presidente , ai dodici chierici di Camera ec, poco meno d' un milione di scudi , som- ma da essi sborsata ad ottenere tali ufficii, per entrare ne' quali voleva Innocenzo XII, che altro non si ri- chiedesse, tranne i meriti personali, senza alcuna spesa.

Non potendo i sovrani Pontefici per le loro immense occupazioni co- noscere da se stessi le cause confi- denziali, avea Pio IV perciò istitui- to un uditore generale, detto delle Confidenze j che s. Pio V confermò, e Sisto V arricchì di maggior giuris- dizione. Essendosi poi stabilito, che questo rassegnasse nelle mani del Papa il suo uffizio. Benedetto XIII con bolla de' 5 novembre 1728, Ronianus Pontifex, presso il Boll. Rom. tom. XII, p, 828, colle stes- se facoltà e co'medesimi emolumen- ti del cessato uditore delle confiden- ze, ne riunì le attribuzioni all' udi- tore generale della regia Camera Apostolica. Clemente XII suo suc- cessore, nel 1731, accordò nelle ca- valcate le insegne , che usavano gli uditori di rota, ai chierici e presi- denti della stessa Camera, e Bene- detto XIV, creato dopo di lui, ve- dendo, che per ben regolare le ra- gioni della Camera Apostolica non erano ancor bastanti le diverse co- stituzioni de' suoi predecessori , quelle da lui stesso emanate nel 1743, e nel 1744? "^ ^^ ^^^^^^ adot- tate in favore del Pontificio tesoro, uu' altra ne pubblicò a questo stcssQ

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fine, mediante la costituzione ApO' stolica St'ciesj data a' 17 aprile 1746» e riportata nel tomo XVII p. 18 del Boll. Maga, nella quale conferman- do la congregazione de' residui ^ cioè de' debiti restati dagli appaltatori Camerali, che Clemente XII avea istituita, ordinò inoltre che si tenes- sero libri generali , in cui fossero descritti gli appalti , e le rendite che provengono da' cittadini romani, dalla provincia della Marca , dallo stato di Urbino , Camerino ec, dai monti camerali, ed investiture del- la Camera Apostolica , con diversi altri opportuni provvedimenti sulla computisteria della medesima reve- renda Camera, e suoi ministri. V. Congregazioni.

Fu eziandio Benedetto XIV, che colla costituzione Ad populorum j nel primo aprile 174^, stabili che ai governatori per breve, o patente, in caso di morte, succedano interi- nalniente i procuratori fiscali. Alla Camera Apostolica aveva Sisto V applicato le pene de' danni dati, e però deputò un commissario della stessa Camera per conoscerne le cause. Clemente Vili soppresse que- st'uffizio di commissario, ed applicò dette pene alle comunità dello stato ecclesiastico. JXon solo Benedetto XIV confermò la costituzione di Clemente VIII, ma inoltre colla co- stituzione Inveterala, emanata a'25 gennaio i75i , che si legge nel Boll. Magn. tomo XXIII, p. i85, stabilì molti provvedimenti, per co- noscere a qual foro spettino queste medesime cause.

Per dire akuna cosa della Came- ra Apostolica in sede vacante (pel qual tempo i Romani Pontefici ema- narono più costituzioni ), è a ricor- darsi primieramente, che ne' tempi antichi in assenza de' Papi, e nella

CAM sede vacante, e fino ad un'epoca, sino alla consacrazione, e coronazio- ne del nuovo Pontefice, il governo della Chiesa Romana, e sua Came- ra Apostolica era affidato a tre sa- cri ministri della medesima , cioè all'arciprete, ossia il più antico dei Cardinali preti, oggi decano al sa- cro Collegio, all'arcidiacono^ ossia il vicario del Papa, ovvero, come al- tri pretendono, il camerlengo, ed al primicerio de' notai, ossia il decano del collegio de' protonotari apostoli- ci, come capo delle dignità palati- ne , il che si raccoglie dal Cenni , nella dissertazione HI, tomo I. Ma poscia tal governo per Pontifìcia prescrizione fu devoluto per turno ai tre Cardinali capi d' ordine, e al Cardinal Camerlengo. Divenuto Pon- tefice, nell'anno i'27i, Gregorio X, considerando la lunga sede vacante, che r avea preceduto , nel concilio generale di Lione , fra le leggi che stabilì per evitarla, dispose per cautelare gì' interessi della Camera Apostolica : « Che i Cardinali nulla » prendano dalla Camera Apostoli- » ca, e dalle sue rendite , le quali » in tempo della sede vacante re- « steranno in custodia di chi ne » avrà la commissione , persona di » fedeltà ed integrità ; e colla mor- » te del Papa cessino tutti i tribu- »> nali, fuorché il penitenziere mag- » giore ed il camerlengo , i quali >i continueranno in tempo della se- » de vacante «. Il governo tempo- rale di Roma , e dello stato eccle- siastico, appartenendo al sacro Col- legio in sede vacante, rappresentato da' suddetti quattro suoi membri, nella seconda congregazione che tie- ne dopo morto il Pontefice, confer- ma, o rimove, inclusivamente al go- vernatore e al tesoriere, i ministri di Roma, e dello stato ecclesiastico,

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a' quali è affidata la custodia delle rendite della Camera Apostolica, sul- le quali hanno i Cardinali autorità limitata, e regolata da Pio IV e da Clemente XII.

Difatti non solamente Pio IV confermò le leggi di Gregorio X , ma colla costituzione In eligendis^ presso il Boll. Rom. tomo IV, p. IL p. 145, nel i565, fra le ordina- zioni che prescrisse , evvi , che : i( Nella sede vacante i Cardinali •> non potranno disporre degli stati :> della Romana Chiesa, ne del de- ;> naro della Camera Apostolica, ne :> spendere de' beni della Santa Se- :> de, se non fino alla somma di -•> dieci mila scudi; e i tre Cardina- >y li pili antichi de' tre ordini per :y turno, insieme col Camerlengo di » s. Chiesa, esporranno i negozii al :> sacro Collegio^'. E a rammentar- si qui, che nel conclave, in cui fu eletto, nel i484j Innocenzo Vili, i Cardinali aveano formato e giurato certi capitoli, fra i quali aveano dis- posto, « che loro si dessero dalla » Camera Apostolica ogni mese cento .•» scudi d'oroj cioè a quelli, che non *' avessero quattromila scudi d' oro ;* di benefizii , come pure che fosse- f> ro franchi da ogni gravezza, e che •' il Papa non potesse alienare i •j beni della Chiesa ". Bisogna ri- flettere che Innocenzo VI, come narra il Rinaldi all'anno i353, sta- bilii non potersi l' autorità Pontifì- cia restringere da' Cardinali , nem- meno in sede vacante . Pel resto si vegga r articolo Piatto Cardina- lizio.

Sembrando a Clemente XII essere necessaria qualche altra legge pel tempo di sede vacante, colla bolla Jpostolatiis officium^ de' 4 ottobre 1-732, presso il Boll. Rom. tomo Xlil, pag. 3o2, fra quanto stabih,

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evvi dichiarata « l'autorità de'Car- fi dinali nella sede vacante, in cui « essi non potranno far grazia, ne « giustizia, ne mutare la polizia » della città di Roma, dello « stato, non ispenderè il denaro » della regia Camera Apostolica, » pagarne i debiti, dar licenza per » estrarre il grano, giubilare gli M ufTiziali, assolvere i rei, ne dimi- « nuire ad essi le pene. Per morte a del camerlengo, i Cardinali, pas- M sati tre giorni, potranno eleggere il successore, che durerà fino alla jj elezione del nuovo Pontefice. « Vietò al camerlengo, al tesoriere, e a' chierici di Camera , » che nella 3* sede vacante godano emolumento M alcuno proveniente da' loro ufiBzii, " essendo cessati d'essere venali sino » da Innocenzo XII". Dipoi lo stes- so Clemente XII , a' 24 dicembre 1732, pubbHcò il chirografo, A- vendo Noi che si Ic^i^^e nel citato Bollarlo a pag. 254, ^d in esso proibì, « che si diano le vesti di coruccio pel defunto Pontefice al camerlengo, al tesoriere, all'udi- tore generale della Camera, ai due chierici, e al presidente della stessa reverenda Camera e che eletto il Pontefice, il commissa- rio, il presidente del conclave, le cui spese il tesoriere dovrà mostrargli, e gli altri, che irt questo tempo amministrano il denaro della Camera, rendano conto, e se avessero fatto spese fuori delle prescritte, non le po- tranno esigere dalla Camera apo- stolica. « Finalmente non è a tacersi , che seguita la morte del Papa, il Car- dinal camerlengo, co' chierici e col tribunale della Camera, si reca al pa- lazzo apostolico a fare la formale rico- gnizione del cadavere, vestito il Car-

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dinaie di paonazzo, mentre gli altri lo sono di nero, e col rocchetto liscio sen- za merletto. Quindi il notaro della Camera genuflesso ne legge il ro- gito, dopo di che lo stesso Cardi- nale, in nome della reverenda Ca- mera, prende possesso de' Pontificii palazzi , e destina ad ogni sezione un chierico di Camera ad assistere al- l'inventario di tutto ciò, che esiste in essi. Recandosi poscia il camerlengo nella Camera inferiore del medesimo palazzo apostolico, dove suol tenersi l'adunanza del tribunale della piena Camera nei lunedi e venerdì, ed in altre occasioni, o, se più gli pia- ce, nel palazzo di sua residenza, ivi tiene co' chierici di Camera, ed altri camerali una congregazione, per distribuire a' primi gli uffizii , che loro spettano nella sede vacante, cioè la detta custodia de' mobili delle stanze del Papa, degli scopatori de' palazzi Pr^ìtifìcii, delle scuderie, de' giardini , delle florerie , ed altre pertinenze de' palazzi medesimi , co- me di Castel s. Angelo, e delle ar- merie, ed eziandio le custodie della dataria, della segreteria de' brevi, della revisione, del ruolo de' soldati, del piombo e del conclave.

Volendosi poi dire alcuna cosa del tribunale della reverenda Ca- mera Apostolica, che, come si disse, sopraintende all'entrata, e al domi- nio tempox'ale de' Sommi Pontefici , e della loi'o reverenda Camera, si compone esso del Cardinale camer- lengo di santa romana Chiesa, che n' è il capo , del governatore di Roma, come vice camerlengo, del tesoriere generale ( che s' intitola della santità di nostro Signore , e sua reverenda Camera aposto- lica tesoriere generale ) , dell' udi- tore generale della reverenda Ca- mera Apostolica, di nove chierici

CAM di Camera, uno de' quali e decano, che esercitano le cariche di presi- dente dell'annona e grascia, di pre- sidente delle zecche , di presidente delle armi , di presidente delle acque e strade, e di presidente degli ar- chivi, del prelato uditore del ca- merlengato, dell'avvocato de' poveri, dell'avvocato generale del fisco e della reverenda Camera apostolica, del procuratore generale del fisco e della reverenda Camera Apostolica, e del commissario generale della reverenda Camera Apostolica; ed ol- tre a questi vi sono i sosfituti commissarii, il sostituto di monsi- gnor procuratore generale del fisco e della reverenda Camera, i segre- tarii cancellieri, o notai della reve- renda Camera ApostoHca, ed altri, gli ufficii de' quali risiedono nella piazza di Monte Ci torio , o nel contiguo palazzo della curia Inno- Genziana. Aggiungeremo qui appres- so alcune nozioni relative a molti de' nominati Camerali.

Prima di parlare delle principali attribuzioni del tribunale della Ca- meia, fa d'uopo dire qualche cosa di alcuni de' suoi individui, e parti- colarmente di quelli, che non han- no apposito articolo in questo Di- zionario di Erudizione , che lun- gi dal trattare le cose ex profes' so, accenna le principali compendio- samente.

I chierici di Camera, nel Pontifi- cato di Pio VII, continuarono ad essere dodici , e nel declinar di esso rimasero ad undici. Eletto, nel 1828, Leone XII, poco dopo se ne dimi- nuì un altro, finché egli, nel 1826, no stabilì il collegio al numero di nove, eh' è l'attuale. Lo stesso Pon- tefice, nel 1828, riunì in un chie- rico di Camera la presidenza delle acque colla presidenza delle strade,

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col titolo di presidente delle acque e strade. Così pure la prefettura dell' annona, eia presidenza della grascia, esercitate pure da due chie- rici di Camera, da Leone XII, nel medesimo anno, furono riunite in uno, col titolo di presidente dell'an- nona e grascia. Il più anziano di questo collegio è decano, anzi in considerazione della sua anzianità, nel chiericato di Camera, sogliono i Pontefici crearlo Cardinale, come rìlevasi da' seguenti esempi: Antonio Maria Salviati fatto chierico di Ca- mera nel 1570, da Pio V, e divenu- tone decano, nel i583, da Gregorio XIII fu fatto Cardinale; Giulio Ga- brieli, dichiarato in età giovanile chierico di Camera, giunto al deca- nato, da Urbano YllI, nel i64r, fu promosso alla porpora : Lazzaro Pallavicini, decano de'chierici diCa- mera, e prefetto dell'annona e gra- scia, da Clemente IX, nel 1669, venne creato Cardinale: Giambattista Costaguti, fatto chierico di Camera da detto Pontefice, essendo prefetto dell'annona, e decano della Came- ra, fu annoverato al sacro Collegio da Alessandro Vili, nel 1690: Giam- battista Altieri , dopo venti anni di chiericato di Camera, come decano di essa, nel 1724, da Benedetto XIII fu elevato alla dignità Cardinahzia. E per non dire di altri. Pio VI creò Cardinali tre decani de'chie- rici di Camera , nel suo lun- go Pontificato, cioè. Bernardino de Vecchi, nella sua prima promozione del 1775; Paolo Massei, nel 178^; e Gio. Battista Bussi de Pretis, pre- sidente delle armi, nel 1 794. Vivia- no Orsini decano di Camera, e prefetto dell'annona nel 1823, fu fatto Cardinale da Pio VII. Final- mente ad egual dignità il regnante Pontefice elevò due decani di Ca-

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mera ; cioè, nel 1 834, Luigi Bottiglia presidente delle zecche ec. , e nel i838, Giuseppe Ugolini, presidente delle armi, attuale legato apostolica di Ferrara.

Fino al 1828, la reverenda Ca- mera ebbe un prelato a presidente, che veniva dopo i chierici di Ca- mera per rango. L' ultimo fu mon- signor Lodovico Conventati, attesa r abolizione di quell' uffizio, fatta da Leone XII in detto anno. Questo presidente avea la particolare incom- iDcnza di attendere alla revisione de' conti dell' erario apostolico per la medesima reverenda Camei'a, e fu da Pio VII specialmente incari- cato della corrispondenza del tribu- nale della Camera cogli altii dica- steri sopra tale materia. E siccome Leone XII istituì la congregazione di revisione de' conti, ripristinata poi dal regnante Pontefice, con un Cardinale per presidente , in essa hanno luogo i quattro chierici di Camera, che non hanno presidenze, oltre quattro membri secolari ed un segretario.

L' avvocato de' poven è uno de- gh avvocati concistoriali, cioè del- l' antico collegio de' difensori regio- narii, la memoria de' quali rimonta a s. Caio, Papa del 2 83, il cui capo in que' tempi chiamavasi il primice- ro de'difensori. Il Panvinio somiglia il nomenclatore all' avvocato de'po- veri, ovvero all'amministratore. Al- l' avvocato de' poveri Clemente XH vietò di trattare altre cause, che non appartenessero al suo uffizio. Questo è incaricato di scrivere gra^ tis, e di fare le necessarie difese delle persone povere carcerate, im- putate anche di delitti capitali, e la prelatura Amadori fu istituita per aiuto, e gratuita difesa de' po- veri ingiustamente oppressi. Giaco-

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mo Lanfredini - A madori ottenne questa prelatura per concorso, e con tal zelo difese le cause de' po- veri, che, nel 1734, giunse al Car- dinalato, conferitogli dal predetto Clemente XII. Anticamente nel mer- coledì lo stesso avvoccito de' poveri si recava all'udienza del Papa.

L'avvocato generale del fisco è carica , la quale si esercita da altro avvocato concistoriale, che sostiene i diritti della Santa Sede, e della re- verenda Camera Apostolica. Clemen- te XII, e posteriormente anche Be- nedetto XIV, colla celebre costitu- zione//z^er conspicuos j\o\\e che tanto questi , quanto l' avvocato de* poveri non trattassero altre cause, che quelle inerenti al loro ufficio.

Il procuratore generale del fisco si occupava anticamente della difesa delle cause, e delle ragioni della Ca- mera Apostolica, nonché dei diritti di essa, ma esercita ora unicamente pel fìsco le azioni criminali; ed in man- canza del governatore di Roma avea l'udienza dal Papa: ora però si reca alcune volte alla detta udienza uni- tamente al governatore.

11 commissario della Camera s'in- gerisce negl' interessi e nelle mate- rie civili della medesima, ed unita- mente a monsignor tesoriere gene- rale, soprai ntende ai conti de' pro- venti camerali di gabelle, dazii ec. di che tiene registro il computista generale della reverenda Camera Apostolica. In assenza, o per impo- tenza del tesoriere, il commissario ge- nerale della Camera, nel mercoledì e nel sabbato, recasi all'udienza del Papa , ancorché questi stesse alla villeggiatura di Castel Gandolfo, ed anticamente vi si recava ad una col tesoriere ne'predetti giorni. Pn- ma che Innocenzo XII abolisse le cariche venali , apparteneva eziandio

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a tale categoria il commissario, ed era vacabile,^ siccome si accennò, per disposizione del Pontefice Sisto V, pel prezzo di ventimila scudi, i quali dal commissario si dovevano eslx)r- sare a sovvenimento de' bisogni di s. Chiesa, come si legge nella costi- tuzione 44 ^^ excelsum, de^ 1 1 ot- tobre i586 presso il Bollarlo del Cherubini, tomo li.

11 prelodato Innocenzo XII edi- ficò sulla piazza di Pietra la dogana di terra, col comodo pegli uffìziali della Camera, ed un appartamento pel commissario di essa , la qual fabbrica fu compita nel 1695. Ri- tornando Pio VI, nel 1782, dal viag- gio di Vienna in Roma, a'i3 giu- gno , fermossi a Castel Nuovo , e pranzò da monsignor Miselli , com- missario generale della reverenda Ca- mera Apostolica.

Quantunque i membri dei detti quattro rispettabili uffizii di avvo- cato de' poveri , di avvocato del fìsco, di procuratore del fisco, v. di commissario generale della reveren» da Camera Apostolica, sieno per lo piìi conjugati, hanno il titolo di monsi- gnori, vestono il così detto mantel- lettone e la sottana paonazza con co-

di

panno

r inverno, e di seta

Testate, com'è la fascia, con fiocco di egual colore al cappello, e calze paonazze di seta , oltre la berretta ; ma andando i due primi al loro collegio degli avvocati concistoria- li , la sottana è nera. Vestono pu- re r abito di abbate col medesimo fiocco paonazzo al cappello, calzet- te, e collare di seta parimenti dello stesso colore.

L'avvocato de' poveri, e l'avvo- cato del fisco, come avvocati conci- storiali, nelle cappelle e funzioni Pontificie, prendono posto fra quelli del loro collegio, e vestono come

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tlicesi ad Avvocati CoxNCIStoriali . cappellani comuni . Talvolta pre- II procuratore poi generale del llsco, sero luogo dopo di essi, e prima ed il commissario generale della re- de' cappellani segreti, e talvolta do- verenda Camera Apostolica, avendo di questi ultimi, seguendoli gli il primo la precedenza, hanno luo- avvocati concistoriali, che appunto go nelle processioni delle canonizza- è, il luogo loro conveniente, zioni, cavalcate, possessi de' Ponte- Ritornando all'argomento del tri- fjci ec, nonché nella processione del bunale della reverenda Camera Apo- Corpus Domini vestiti con sottana stolica, alla sua giurisdizione, e ad paonazza con coda e fascia ec, con altro che la riguarda, non che alle sopravveste lunga di saia paonazza, sue attribuzioni, alle forme, ed alle e cappa con cappuccio ed armellini procedure, diremo, che le sue fa- r inverno. Siccome però il commis- colta variarono secondo le circostan- sario della Camera si prende dai ze de' tempi, e il volere de' sommi procuratori di collegio, come fra que- Pontefici. Nel secolo decorso, secon- sti si prescelgono anche i sostituti com- do la disposizione di Leone X, Pa- ni issari, di che si dirà a quell'arti- pa del i5i3, il tribunale della colo , ed essi hanno luogo nelle Camera doveva aprirsi due volte la cappelle appresso i procuratori gè- settimana, cioè nel lunedì e nel nera h delle religioni, così il commis- venerdì. Nel solo mese di marzo si sario può intervenire fra loro per apriva nel mercoledì , nel palazzo ordine di anzianità, ma con veste apostohco ove risiede il Pontefice, e cappa nera, abito proprio di tal alla presenza del Cardinal camer- collegio. lengo, se a lui piaceva intervenirvi, Il Bonanni, nella Gerarchia Ec- e vi si recavano inoltre il governa- clesìastìca pag. 5o5, dice che nella tore di Roma qual vice-camerlengo

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cavalcata il commissario della Ca- l' uditore della Camera , il tesoriere, mera andava con veste e cappuccio i chierici di Camera, il presidente di saia rossa, e dai possessi di Cle- di essa, l'avvocato ed il procuratole mente IX, nel 1667, d'Innocenzo del fìsco, ed il commissario gene- XI, nel 1676, e di Alessandro Vili, rale. Quantunque ognuno de'chierici nel 1689, rilevasi che il detto com- di Camera nelle cause, che veniva- missario v' interveniva con veste e no proposte, desse il suo voto dccì- cappa simile a quella del procura- sivo, e gli altri cameiali benché tore del fisco, ma di colore rosso, dessero per turno il loro suffragio, ed in quello di Clemente XI , nel non formavano che mi solo voto 1700, si legge, che il commissario decisivo, coli' autorità stessa e in referendario prese luogo fra questi, nome del Cardinal camerlengo, co- Ma gli esempii anteriori, e poste- me avvisa il Cardinal de Luca, riori sono, che ambedue incedevano Rei. Rom. dir. disc. 33. Le ma- con veste, cappa e cappuccio pao- terie poi, che si agitavano in questo nazzo. In quanto al luogo del prò- tribunale privativamente, riguarda- curatore del fìsco, e del commissa- vano appalti, dazii, diritti fiscali, e rio in dette funzioni, talvolta erano tutte le cause di appellazione dalle preceduti dai cubicularii, che por* sentenze, o dal tesoriere, o da ai- tano cappa con armellini , cioè gli cun chierico di Camera presidente , aiutanti di Camera del Papa, e i rimesse al pieno tribunale della Ca-

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mera stessa, o dal decano, o dal più anziano de' chierici di Camera, od anche in qualche circostanza dal tribunale della segnatura di giusti- zia. Pel di più veggasi il citato de Luca Disc 4o> il Cohellio, Nolit. Card. cap. 59, e il Plettemberg , ove diffusamente parlasi del Cardi- nal camerlengo, de' chierici presi- denti, e degli altri non presidenti. Dipoi Pio VII, Leone XIl, e particolarmente il regnante Pontefi- ce Gregorio XVI, diedero migliore e più regolare forma al tribunale della reverenda Camera Apostolica a tutela de* suoi diritti, ragioni e giurisdizione, non che delle persone interessate, disposizioni e leggi, che lungo sarebbe qui riportare, e che si possono vedere nella interessantis- sima Raccolta delle leggi di pub- blica amministrazione nello stato Pontificio 3 che incominciossi a pub- blicare nella tipografìa della reve- renda Camera apostolica dal i834; mentre le citazioni contro la Came- ra Apostolica in Roma si presentano a monsignor commissario generale, e nelle provincie agli amministra- tori camerali. Il tribunale criminale della reverenda Camera Apostolica, di cui è presidente il tesoriere ge- nerale, si compone di sezione di primo grado, d' un chierico di Ca- mera colla qualifica di vice presi- dente, del commissario generale del- la Camera, del direttore generale delle dogane, d' un giudice relato- re , d' un procuratore fiscale , e di un segretario e cancelliere della stessa Camera. La sezione degli ap- pelli si compone del prelodato te- soriere, che vi esercita la presidenza, di un chierico di Camera, dell'av- vocato generale del fisco, d'un giu- dice relatore e d' un segretario can- celliere di Camera. Finalmente nel

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tribunale del governatore Roma, dopo i prelati assessori, prendono luogo il suddetto avvocato de' pò* veri, l'avvocato generale, ed il pro- curatore generale del fìsco.

Nella vigilia, e nella mattina della festa dei ss. Apostoli Pietro e Pao- lo , il Cardinal camerlengo nella così detta Camera dei tributi del palazzo vaticano , ed il tribunale della piena Camera, riceve i censi, e tributi, che in detta epoca sono di ragione della Camera Apostolica, consistenti in denaro, in cera, in calici, e pissidi d'argento, ed altro, il novero de' quali censi e tributi pei tipi Camerali si stampa ogni anno col titolo: Liber censuum an^ ni ... . Fino al 1788, la real corte di Napoli soleva pagare pel regno, che avea in investitura dalla Santa Sede , il tributo della Chinea, nel modo che si dirà a quell' articolo, ed il faceva in forma solenne nella basilica vaticana, dopo i vesperi, allo stesso Pontefìce, alla presenza del sacro Collegio, e del tribunale della Camera. Ma non essendosi presentato in detto anno, il Papa Pio VI pronunziò un'analoga allo- cuzione di protesta, e nella mattina seguente, dopo il Pontifìcale , nella stessa basilica , assistendovi il tribu- nale della Camera, monsignor pro- curatore del fisco lesse una protesta pel tributo non soddisfatto, la quale venne accettata dal Papa , e questa protesta del procuratore fiscale suol farsi ogni anno nella stessa forma. Nella vigilia di delta solennità dal procuratore fiscale, coli' intervento del tribunale camerale, si fa al Pa- pa, sedente in sedia gestatoria, un'al- tra protesta, cioè a pie' della scala regia, pel ducato di Parma e Pia- cenza, nel condursi che egli fa ai vesperi nella basilica vaticana, aven-

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do già alla presenza dello stesso pro- curatore il maestro de' cursori ese- guito r atto di citazione nella sa- la regia ( che rinnova nella matti- na seguente al Papa, allorché si reca a celebrare il Pontificale) dei debitori dei canoni, censi, e ti'i- bati non pagati. In questa stessa sala, nella vigilia de' ss. Pietro e Paolo, avea luogo 1' altra protesta del procuratore del fìsco, pei domi- nii della Santa Sede di Avignone e del contado Venesino. Ma su queste citazioni, proteste, e risposte del Pa- pa V. r articolo Cappelle Pontifi- cie § X, al numero che tratta del vespero e Pontificale della predetta festività.

Finalmente lo stemma della re- verenda Camera Apostolica è il pa- diglione, o zinniccliio, come lo chia- ma il Moretti, de Presbiterio p. i23 e 364, co^Ig chiavi incrociate, e le iniziali R. C. A. Il Cardinal camer- lengo nella sede vacante batte mo- neta coir impronta dello stemma di sua famiglia, e nel rovescio con quello della Camera Apostolica, che è anche il segno della sede vacante, e del camerlengato, per cui ne' ban- di, editti, patenti ec. del camerlengo, su da capo, in mezzo evvi lo stemma del Pontefice regnante, a destra quello della Camera Apostolica , ed a sini- stra il proprio gentilizio, ciò che usa pure il tesoriere generale. Nico- lò V, appena eletto nel i4475 adottò per arme le chiavi di s. Pietro in- crociate, delle quah usò sempre per istemma la santa Romana Chiesa, ed in tutto il suo Pontificato non volle usare altre insegne. Il Garam- pi, nella illustrazione d' un antico sigillo della Garfagnana a p. 107, dice, che le chiavi, come quelle che sono propriamente attribuite alle immagini di s. Pietro principe

VOL. VII.

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degli apostoli e primo sommo Pon- tefice, furono prese e adottate dalla sede apostolica per sua propri» di- visa.

Molti gravi autori, oltre i citati, trattarono della reverenda Camera Apostolica j e di tuttoclò che la riguarda, fra' quali i seguenti: Al- fonso Zotto , Coninientaria in con- stitutiones Camerce Apostolicce , Ro- maR 1546; Capucio Aesino, Praxia judiciaria recentissima^ Romae i68o tomo I, part. Il, art. 6 de Came- rario, et Camera j Baldassare Go- mesio, Commentarius in constitutiones Camerce Apostolica;, Parisiis i546; Sigismondo Scaccia , de Judiciis, Venetiis 1648, libro I, capit. 21, tractat. de Camerario, Clerici s Ca- merce , et Thesaurario. V. Fami- glia Pontificia, nei cui ruoli anti- chi si riportano quali ministri della R. C. A. venivano considerati fami- gliari del Papa, godendo la parte di pane, vino, ed altro dal palazzo apostolico.

C AMERA de'Paramenti. Chiamasi con tal denominazione quella Ca- mera p sagrestia, che sta presso le cappelle palatine, o nelle basiliche e chiese di Roma, ove il Papa va a celebrare, o ad assistere alle sagre funzioni , e nelle quali egli, depo- sta la mozzetta, prende i paramen- ti. Collocati son essi sopra un gran- de ed alto tavohno , che figu- ra r antico letto , su cui i Pon- tefici si riposavano ne' lungìii tra- gitti per recarsi nelle diverse chie- se e basiliche, non che nelle pro- cessioni. Usavano particolarmente quel letto quando ciò facevano a piedi, affine di lavarsi i piedi, e net- tarH dalla polvere e dal fango ^ e quando si vestivano Pontificalmente, come meglio si dirà ^11' articolo Letto de'paramenti. In questa stan-

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za nella domenica Laetare benedico- no la Rosa d* oro ( Fedi) , e nel- la notte della vigilia del s. Natale benedicono lo Stocco e il Berretto- ne ( Vedi ) . Inoltre ricevono i com- plimenti e le felicitazioni dal decano del sacro Collegio , in nome de' Cardinali suoi colleghi, nel d\ del- la loro coronazione, e nell' anni- versario di questa , ed in quella della esaltazione loro al Pontificato, come anche dopo aver celebrato so- lennemente in s. Pietro nel del santo Natale. Quando il Papa cele- bra i Pontificali, o altre funzioni in quella basilica, ovvero assiste alla cappella della Cattedra Romana, si suole formare e ridurre a Camera de' Paramenti la cappella della Pie- tà. Dice il Cancellieri , che questa cappella fa ora le veci dell' antico Segretario^ dove il Papa , finita la messa, ritornava a deporre i sagri ornamenti. F. De secretariis 1. 1. p. 287, 3i I. Anticamente la stanza de' Paramenti si addobbava con dama- schi rossi, o paonazzi, con trine d'oro, secondo i tempi; e fra le incom- benze già esercitate dai maestri o- sliarii virga ruhea^ custodi della cro- ce Papale, eravi quella ancora del- la custodia delle porte della Came- ra de' Paramenti.

Oltre le mentovate Pontificie fun- zioni, nella Camera de' Paramenti i Papi ne celebrarono anche delle al- tre. Per diie di alcune, in essa nel- la vigilia dell'anno santo destinava- no i Cardinali legati per aprire le porte sante delle basiliche laterane- se, ostiense e liberiana, prima di recarsi a far simile funzione in quella della basilica vaticana. Nel iSji, Gregorio XIII, alla presenza del sa- gro Collegio, e avanti di recarsi ad assistere al vespero del Corpus Do- mini, vi diede il cappello rosso al

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Cardinal Boncompagni , suo nipote. In questa Camera i Sovrani Ponte- fici talvolta ricevettero il tributo della Ghinea (Fedi), ed Innocenzo XIII, nel 1723, vestito di falda, rocchetto, mozzetta, stola e camau- ro, vi ricevette il giuramento di vas- sallaggio pei ducati di Parma e Pia- cenza, che dalla Santa Sede avea in feudo la casa Farnese, giuramento prestato dall'ambasciatore di questa marchese Sacchetti, alla presenza dei Cardinali palatini, del vice-cancelliere, del camerlengo, e de' prelati tesoriere, fiscale, e commissario della Camera, Apostolica.

Presso la Camera dei Paramenti evvi altra Camera, in cui il Pa- pa depone il cappello e la stola, e prende la Falda ( P^edi ), custodita dal Bussolante sotto guardaroba, la quale gli viene cinta dal secondo maestro delle cerimonie, che ivi do- po la funzione gliela leva. Ne' Ponti- ficali, e in diverse cappelle, ed altre volte in quasi tutte, il Pontefice sale in sedia gestatoria appena sortito dalla Camera de' Paramenti, per andare a celebrare, o ad assistere alla funzione, finita la quale, egualmente in se- dia ritorna alla detta stanza, come distintamente si tratta all' articolo Cappelle Pontificie , ed in modo particolare ai §§ VIII, IX, e X, num. I , di tale articolo. A que- sto dicesi pure quali sono i perso- naggi, che si recano ad attendere il Papa, per precederlo e seguirlo quan- do va , o ritorna dal celebrare , od assistere a funzioni , a piedi che nella menzionata sedia.

CAMERA Segreta Pontificia. Con questa denominazione vogHonsi in- tendere, nella corte e famiglia del Sovrano Pontefice, i primarii ed in- timi ministri famigliari del Papa , che hanno luogo nell'anticamera se-

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greta, e nelle altre diverse e distin- te anticamere del palazzo Apostoli- co, sieno ecclesiastici o secolari. Tali sono i prelati maggiordomo, mae- stro di camera, elemosiniere, sagri- sla ec, camerieri segreti partecipan- ti, soprannumerarii e di onore tan- to di mantellone o abito paonazzo, che di spada e cappa ; i primi mon- signori ecclesiastici, i secondi cava- lieri secolari. Di questi ultimi i prin- cipali sono il maestro del sagro o- spizio , il foriere maggiore, il caval- lerizzo maggiore, e il sopraintenden- te delle poste; comprendendosi an- cora nella categoria de' camerieri se- colari del Papa, i comandanti, ufFi- ziali, ed esenti delle guardie nobili, il capitano, il tenente, e sotto-tenen- te della guardia svizzera ; e fra gli altri di mantellone, i monsignori cau- datario e crocifero, ambedue cap- pellani segreti , gli aiutanti di Ca- mera ed i bussolanti.

Inoltre sono considerati come ap- partenenti alla Camera Segreta del Papa, quei prelati che, siccome pa- latini, entrano nel numero de' ca- merieri segreti partecipanti, nonché i monsignori prefetto e maestri del- le cerimonie, e tutti quelli, che so- no riguardati appartenere alle sette classi dei camerieri del Papa ec- clesiastici che secolari, nella maggior parte summentovati, come meglio si tratta all'articolo Camerieri del Papa.

Dicendosi poi: » il Sommo Pon- « tefìce si è recato nella tal chiesa, » monistero, e luogo colla sua Ca- » mera Segreta, " si deve intende- re col seguito delle persone addette al suo servizio immediato, giacche le persone , che formano il corteg- gio di Ini quando esce dal palazzo Apostolico col treno di città, essen- do ristretto ne' seguenti personaggi, si dovrà ritenere col seguito di es-

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si; cioè maggiordomo prefetto de' sa- gri palazzi Apostolici, maestro di Ca- mera, praefectus cubiculi , elemosi- niere e sagrista insigniti del grado episcopale, camerieri segreti parteci- panti, fra' quali evvi il coppiere, il segretario d'ambasciata e il guarda- roba; foriere maggiore, cavallerizzo maggiore , esente delle guardie no- bili, caudatario e crocifero cappella- ni segreti, aiutanti di Camera, fio- riere di palazzo , e credenziere se- greto ec, oltre altri domestici fami- gliari, che compongono e fanno par- te del medesimo treno , senza però comprendersi nella così detta Came- ra Segreta. V. Famiglia Pontificia.

Sull'origine poi di tal denomina- zione è a sapersi, che nel Caere- moniale sanctae romanae Ecclesiae di Agostino Patrizio vescovo di Pien- za , pvdDblicato nel Pontificato di Leone X da Cristoforo Marcello ve- scovo di Corfù , nulla trovasi sulla voce Camera Segreta del Papa^ non parlando degli officii proprii dei famigliari intimi del Papa , i quali ora si chiamano segreti. Nulla si rin- viene sopra questa denominazione nel Lunadoro, Relazione della cor- te di Roma, ivi stampata nel 1664, il perchè si potrebbe congetturare essere simile espressione meno anti- ca, solo incominciata dopo quell' e- poca, e forse poco esatta nella sua origine, mentre, come dicesi all'ar- ticolo Camera Apostolica , dagli scrittori delle cose Pontificie, colla voce Camera per lo più s'intende il tesoro , o denaro spettante alla Chiesa Romana, o il luogo ove cu- stodivasi. Neppure il Zaccaria, Ra- tio instit. studii Ritualis art. I, § V, nomina la Camera Segreta del Pa- pa, dove tratta degli officii proprii del palazzo Papale.

Tuttavolta dai Diarii di Roma,

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clie incominciarono a pubblicarsi nel 171 6, chiaramente e ripetutamente appellasi Camera Segreta, la generali- tà delle persone addette al servigio im- mediato del Papa, e sunnominate. Di- fatti leggiamo al num. 3o4 dell'anno 1720, che alla processione solenne per l'ottava del Corpus Domini del- la basilica di s. Lorenzo in Dama- so, v' intervenne anche la Camera Segreta del Papa. Nel num. 648 dell' anno 1721 dicesi , che nel- l'accademia letteraria data dai con- vittoii del seminario romano, e de- dicata al nuovo Pontefice Innocen- f.O' XIII , furono invitati i Car- dinali , e la Camera segreta del Papa _, colla prelatura , col cor- po diplomatico, colla nobiltà ec. Riportasi inoltre nel num. 681 dell'anno medesimo 1721, che pel Canio del Te Deìim, e nella messa solenne fatta celebrare dal senatore e dai conservatori di Roma nella chiesa di s. Maria d'Araceli, per fe- steggiare l'elezione del loro concit- tadino Innocenzo XIII, furono in- vitati i Cardinali, la Camera Segre- ta del Papa, e la prelatura. Alla destra sedettero i Cardinali, alla si- nistra il senato romano col priore de' capo-rioni ; e la prelatura, la Ca- mera Segreta del Papa, e i baro- ni romani presero luogo ne' banchi dietro i Cardinali. Dell'assistenza poi della stessa Camera Segreta , ossia individui che la compongono , alle esequie dei primarii famigliari del Pontefice, del suo intervento in di- verse pubbliche funzioni, e precipua- mente nella qualifica come corteg- gio, e seguito del Papa, consistente appunto ne' personaggi , e individui superiormente menzionati di cui un gran numero hanno l'aggiunta di segreti, non solo si fa menzione fi- no dall'origine de' Diarii di Roma^

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ma rilevasi inoltre da alcuni mss. posteriori alla metà del decimo set- timo secolo, ('he tal voce già esiste- va. F. CuDlCUI-ARII DEL PaPA.

CAMERA (della) Filippo, Car^ dinaie. Filippo della Camera nac- que da nobile schiatta nella Savo- ia , ed era congiunto in parentela alla regina di Francia Caterina de Medici. Professò la regola di s. Be- nedetto, e dopo aver governato co- me abbate il monistero di Gorbia, fu vescovo di Boulogne nella Pie- cardia , detta anche Terovanne. Quindi Clemente VII credilo Cardi- nal prete di s. Martino ai Monti , ai 7 novembre del i533, e da questo titolo presbiterale sotto Pao- lo III, nell'anno i543, passò al vescovato tusculano coH'amminislra- zione della chiesa di Bellac, che poi rinunziò. Dopo essere interve- nuto ai conclavi di Paolo e Giu- lio III, morì a Roma nel i55o, passati diciassette anni dacché era Cardinale, ed ebbe tomba nella chie- sa della ss. Trinità a Montcpincio.

CAMERIERI DEL Papa [Cubi- cularii Summi Pontificis). I. Ca- merieri segreti partecipanti. II. Ca- merieri segreti soprannumerarii. III. Camerieri segreti di spada e cap- pa, ly. Camerieri segreti di spada e cappa soprannumerarii. V. Came- rieri di onore in abito paonazzo. VI. Camerieri di onore extra ur- lem. VII. Camerieri di onore di spada e cappa.

Prima di parlare di queste sette rispettabili classi de' Camerieri Pon- tificii, non riuscirà discaro, che si ri- portino alcune generiche notizie, ri- guardanti la loro origine ed altro. Ardua, e forse inutile impresa sa- rebbe se si volesse parlare delle va- riazioni di ognuna di dette cariche, prima perchè non si trovano di tut-

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te i l'egistri, giacché nel sacco che solln Roma, nel i5i7j furono in- cendiati gli archivii del palazzo A- postolico, e poi perchè nel variare dei tempi cambiarono il titolo de- gli ufficii loro, e quello stesso delle loro incombenze. Se si leggeranno i rituali antichi, compilati dal Car- dinal Cencio, dal Cardinal Caietano, dal canonico Benedetto , da Pietro Amelio e da altri , i quali furono pubblicati dal dottissimo p. Mabil- lon, si troveranno riferiti molti mi- nistri ed individui della corte Pon- tificia , ma con denominazioni , le quali ora non sono piti in uso, e che non è s\ facile intendere a qua- le ufficio fossero applicate. Per ac- cennare però i pochi esempii a ta- le argomento relativi , nell' Ordine nono romano, fatto nel 590, si no- minano i Cuhiculan'ìy come pure nel- 1' Ordine undecimo i Cuhicularii , o Mappulanij così detti dal sostenere le aste del baldacchino ; e neU' Or- dine del citato Cencio, capo 33, si fa menzione di un uffiziale detto Custos Camerae, come anche degli scudieri, cappellani ed altri. V. Cu-

BICULARir.

Abbiamo dalla Crusca , che Ca- meriere segreto si chiama nelle cor- li quegli, il quale senz' altra amba- sciata può entrare a sua posta dal suo signore, e Cameriere quello tra i famigliari del principe , che ha particolar cura della Camera, e del- la persona di esso. Gli antichi dice- vano Camerlinghi, o Camerlenghi i Camerieri (cuhiculariiis a cubiculo). Da Cameriere venne il nome di ciamberlano, ed in un documento del I 385 è mentovato l'ufficio Cam- hellaniatuSjScu Camerarìatas. Ciam- bellano, o Ciamberlano è voce fran- cese, che vale gentiluomo destinato al servigio della camera nelle corti

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de'monarchi. Egualmente si appella Camerario^ CamerariuSy il genti- luomo di camera del Papa , d' un Cardinale, d' un prelato, e di altri. Si chiama maestro di camera, ma- gister cubiculi, quello del Pontefi- ce, che introduce chi vuole presen- targlisi, e che equivale all'antico se- condicero della Santa Sede. 11 Came- riere delle Chiese avea l' uffizio di distribuire gli ornamenti dell' altare, e i vestiti de' chierici. S. Ulderico, quando contava soltanto sedici anni , venne insignito di questa carica da Adalberone, vescovo di Augusta, al quale anche successe nel vescovato. P^. Jo. Bohemi Oratio super pro- hlemate 3 utnim melius sii, subito pervenire ad honores et digniiates , an tarde et pedetcntim ? Lipsiae 1623; et Paul. Frid. Sperling, Ae- las honoribus, et officiis idonea, Li- psiae 1708. Finalmente nella corte imperiale di Costantinopoli il Ca- meriere era un dignitario, siccome tra i molti esempii ne fa prova O- limpio , da lui mandato Cameriere dell' imperatore Costante , esarca a Ravenna, col famoso editto Tipo, nel Pontificato di s. Martino I, creato nel 649- Trovandosi il detto imperatore colla corte in Siracusa, con Vaano gran ciamberlano impe- riale, nel ritornare che faceva alla sua chiesa Giovanni vescovo di Lap- pa, il Pontefice Vitaliano^ nel 659, gli diede una commendatizia pel mentovato gran ciamberlano, o Ca- meriere.

Per dire poi alcuna cosa sui fa- migliari de' Pontefici, e per rintrac- ciare r origine dei loro Camerieri , insieme a qualche aneddoto che li riguarda , incomincieremo dal ram- mentare, che il Papa s. Evaristo , eletto l'anno 112, ordinò che il ve- scovo mentre predicava fosse assisti-

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to da sette diacoDÌ, affinchè gli emu- li non gì* imputassero errori , come riporta il Ciacconio. Perciò ad esem- pio di lui s. Lucio I, Pontefice del aSS, comandò, cap. luhemus 60 de Cons. dist. I, che due preti, e tre diaconi accompagnassero il Papa e i vescovi per servire di tcstimonii della loro vita, al qual decreto die- dero cagione le calunnie di Nova- ziano contro il s. Pontefice Corne- lio. Ed il Sirmondo, presso il Ma- cri, al vocabolo Cellulanus , nota , che fu ordinato dal Pontefice san Simmaco del 49^? o dal sinodo ro- mano, dai vescovi, e da questi ai loro preti e diaconi, di ritenere pres- so di se i Cellidani . Dicesi Cellu- lanus r abitatore della medesima cella ( che suol prendersi anche per tutto il recinto del monistero ), il quale si chiama anche Siticelliia, e Syncellus y voce molto usata dai monaci antichi. Il Syncellus era di- gnità grande della chiesa di Costan- tinopoli. Come un corepiscopo suc- cedeva al defunto patriarca, abita- va con lui, era il suo confessore e- letto dal capitolo, e designato veni- va dall' imperatore per succedere al patriarca (K. Cedreno, Zonara, e Pao- lo diacono, Hìstoria lib. XI). Que- sto titolo cominciò ad accomunarsi a molti, che non abitavano in pa- lazzo. 11 loro capo era nominato Protosyncellus y come nella corte Pontificia hanno titolo di Camerie- re, senza servire, i Camerieri di ono- re, come si dirà. Appresso Cassiano nella collazione 20, capo XX, si leg- ge Syncellitas per significare com- pagnia, ovvero coabitazione.

Fino dai tempi del Pontefice san Gregorio I Magno , eletto ad onta della sua ripugnanza nel Sgo, si era introdotto l' abuso , di ammettere nella corte del Papa giovanetti laici

CAM in qualità di Camerieri , chiamati Doniìcelli\ e che il Macri dice esse- re diminutivo domnus: nohUem denotai y et sac. apostolici palati i offìcìalis. Vi riparò adunque quel Pontefice ordinando provvidamente, che in loro vece si aggregassero sol- tanto i monaci, scelti per santità e dottrina , o almeno de' chierici , af- finchè non potesse derivarne V in- conveniente, che i soli secolari aves- sero il vantaggio di osservare la pri- vata esemplar condotta dei Papi, mentre correva negli ecclesiastici un maggior obbligo d'imitarla. Per la qual cosa il suo palazzo fu converti- to in un tempio di virtù e di scienze, fiorendovi tra gli altri s. Paterio se- con dicero della Santa Sede, ragguar- devole dignità che veniva dopo il pri- micero. È perciò, ches. Gregorio I pre- scrisse nel sinodo romano, tomo III, concil. 49^j *' Verecundus mos tor-

> pore indescritionis inolevit, ut huius j sedis Pontifìcibus ad secreta cubicu- j li servi tia laici pueri ac saeculares

> obsequantur. Et quum Pastoris vita ) esse discipulis semper debeat in e-

> xemplo, plerumque clerici, qualis » in secreto sit vita sui Pontificis ne- j sciunt, quam tamen, ut dictum est, j pueri sciunt saeculares. De qua re j praesenti decreto constitui, ut qui-

> dam ex clericis, vel etiam ex mo-

> nachis electi ministerio cubiculi Pon- » tificalis obsequantur; ut is, qui in i loco est regiminis, habeat testes ta-

> les, qui vitam eius in secreta con- » versatione videant, et ex visione se- "> dula exemplumprofectussumant'*.

Poteva tenersi un linguaggio , che più di questo canonizzasse la vita incontaminata ed irreprensibile di quel venerando Pontefice, il quale sapeva di certo , poter servire nei suoi più nascosti penetrali di nor- ma, e di specchio a lutti quelli,

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che Io circondavano , e che erano testimonii di tutte le sue private azioni ? Se questo sapiente decreto fosse giunto a notizia del celebre maresciallo di Sassonia, i cui pane- gii'isti sono registrati nella Bib. hist. J. G. Menselii, Lipsiae 1798 tomo I, p. I, 372, non avrebbe seguitato a sostenere, che ninno può far 1' eroe in faccia al suo Cameriere.

]\el Pontificato di Adriano I, creato nel 772, Desiderio re dei longobardi spedi a Roma un'amba- scieria, per iscusarsi delle commesse iniquità. Il Papa credendo vero tal pentimento, gì' inviò Stefano saccel- lario della Santa Sede, cioè custode del tesoro del fisco, e Paolo Afiar- ta Cameriere, eh' era allora superi- sta, cioè presiedeva al palazzo late- ranense. Ma mentre erano essi per viaggio 5 Desiderio occupò Ferrara , Comacchio e Faenza , e si scoprì che il cubiculario Afiarta era in se- greta corrispondenza col malvagio principe. Ad Adriano I successe s. Leone III, contro il quale, nel 799, cospirarono Pasquale primicero, e Campolo saccellario, parenti del de- funto, e mentre il Papa, a'2 5 apri- le, faceva la processione nel giorno di s. Marco, co' loro seguaci lo as- salirono, e dopo averlo empiamente percosso , tentarono di stiappargli la lingua e gli occhi. Alcuni dico- no che ciò sia avvenuto, e che sia sta- to risanato dai ss. Apostoli. Certo è che per timore del popolo lo rin- chiusero nel monistero di s. Eras- nio , e che Albino Cameriere del Papa, con altri divoti amici, lo ca- varono fuori, e lo assicurarono nel- la basilica vaticana. Tale fu il dis- piacere de' ribelli , che per dispetto saccheggiarono la casa di Albino, ed il palazzo laleranense; ma venuto in Roma il duca di Spoleto, con

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un esercito , portò in salvo il Pon- tefice, che fu poi vendicato da Car- lo Magno.

Altra menzione dei Camerieri del Papa vien fatta dal libro Pollìcitus del citato Benedetto canonico di s. Pietro , diretto a Guido Cardinale di Castello, che poi nel 11 43 di- venne Pontefice col nome di Cele- stino II. In quel libro narrandosi le cerimonie fatte dal Pontefice alla stazione di santa Maria Maggiore nel giorno di Natale, si dice che ri- tornava coronato al palazzo latera- nense, e quando scendeva da ca- vallo , era sostenuto dal primicero , ed il secondi cero gli toglieva dal ca- po la corona, che consegnava ad un Cameriere. Poco dipoi fu assunto al Pontificato Eugenio III, già mona- co ed abbate cistcrciense , il quale essendo stato discepolo di s. Bernar- do , volle , che lo assistesse co' suoi consigli. Questo santo affinchè il dis- posto da s. Gregorio I per la fa- miglia domestica del Papa fosse e- sattamente osservato, come si ha dal libro de Consìderatione, incul- cò ad Eugenio III, che non am- mettesse nella sua corte comatos pueros, complos adohscentes.

Clemente VI residente in Avigno- ne teneva copiosa corte, ed era splen- dido co' suoi Cubicularii, dei quali ridondava il suo palazzo, insieme ad altri gentiluomini ed uffiziali palati- ni. Accadde però un giorno che, mentre egli era infermo, i suoi do- mestici andarono a desinare tran- quilli, lasciandolo con un solo Ca- meriere. Intanto essendo accresciuto il male, morì a* 6 dicembre i352. Anche Eugenio IV, creato nel i43i} seguì il lodevole e giusto costume di s. Gregorio I, e di Eugenio III, di tenere monaci per suoi cubicula- rii, come ne assicura l'epistola Am-

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brosii Ct^maUiiiiaisis ad Franci- stiim Patavinuni monachunè Cassi- ncnstm a cubiculo Eugcnìi IV , ri- portala dal p. abbate Miltarelli, il quale giuslamente ha notato, Dihh s. Michaelis Ycnet. 986 : Siquideni wonachos adhibebat cubicularios prò- balissiniosy tcsles vitae suae. Aggiun- giamo che i detti monaci erano dot- li, e che Eugenio IV li voleva se- co allorché cenava, per domandare loro ciò , che si diceva del suo go- verno, affine di correggersi ove la giustizia lo richiedesse.

Cosi anche il gran Marcello IT, Cervini, eletto a' io aprile i555, avea risoluto di restringere il nu- mero de' palatini, e sceglierli di tal merito, che potessero ad altri servir di modello di virtù, narrandosi da uno scrittore contemporaneo della sua vita : Decrevit eiectis ex au- " lieo ministerio cunctis obscoenis :> et infamibus, neminem in Pala- « tinis se passurum esse, nisi neces- >y sariuni hominem ; idque saepe w aiebat, Pontificem maximum, qui « cèteris principibus specimen esse a debet, malum esse, si ex visceri- bus provinciarum , homines non « necessarios, nec christianae reipu- » blicae utiles pascerci '*. Paolo IV, che successe a Marcello II nello stesso i555, avea cinquantatre Ca- merieri chiamati con tal nome, due dei quali, dicevausi Camerieri as- sistenti , e quattro sotto- Camerieri ovvero aiutanti di camera segreti , che sono appunto gli odierni aiu- tanti di camera del Papa.

Clemente Vili assunto al trono nel 1^92, per dicci anni tenne i suoi nipoti Aldobrandini in qualità di Camerieri, ma poi per le istanze dei Cardinali , ambasciatori , e di tutta la corte Pontifìcia li esaltò con lau- te porpore . Più innanzi si vedran-

C A M no altri esempii de'Papi, che feccra esercitare ai nipoti V onorevole , e distinto uffizio di Camerieri segreti. Paolo V fece suo coppiere Tibe- rio Muli , che gU era congiunto , e poi il promosse al vescovato di Vi- terbo, e al Cardinalato. Appena e- Iclto nel i655, Alessandro VII, ai primieri suoi antichi famigliari ag- giunse quattro Camerieri segreti tut- ti nobili, e costumati, fra'quali ( per dimostrare il suo alfelto alla nazio- ne tedesca ) Ferdinando di Fustem- berg, giovane non meno illustre per sangue, che per candore di vita; ed il cav. Accarigi, che nel Cardinalato era stato suo maestro di camera fu da lui fatto coppiere, assegnando T ufficio di scalco all' antico suo cop- piere, ch'era il cav. Ciaia suo pa- rente.

Eletto nel 1724, non senza vir- tuosa ripugnanza, Benedetto XIII, per tre giorni fece orazione per la scelta dei ministri, e dei famigliari, come avea fatto Innocenzo ^W, e siccome era grandemente umile, vo- leva uscire dal palazzo , alla guisa di semplice religioso , e solo per le rimostranze della corte si contentò recarsi alle sue frequenti visite alle chiese , con un solo cappellano, col quale per istrada diceva il rosario. Asceso alla veneranda cattedra apo- stolica , nel 1 740, Benedetto XIV, esortò i prelati della sua corte ad una seria applicazione allo studio , protestando di non proniovere giam- mai se non in proporzione del pro- gresso nelle scienze e ne' buoni co- stumi, il che pur ebbe a dire ai di nostri in un concistoro Leone XII. Alla sua presenza nell' accademia di storia ecclesiastica, il suo concittadi- no dottor Tozzi, bolognese, recitò una disscrlazione >* sopra gli uffici i >* e miflislri domestici, o famigliali

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» del palazzo Pontificio sino ai lem- « pi di s. Gregorio I," investigan- do qual fosse la corte de' Romani Pontefici ne' primi sei secoli. Ed il p. Bernardo di s. Guglielmo delle scuole pie vi recitò la dissertazione « sopra i doveri de'cliierici enume- M rati in un canone del concilio di w Calcedonia , e sopra gì' impieglii » competenti a quelli, ch'entrano » al servizio dei magnati , e come " li devono amministrare ". Lo stesso Pontefice Benedetto XIV, imi- tando i suoi predecessori, e special- mente Clemente XI, eh' ebbe tra i suoi famigliari i Lancisi, i Maiella, i Bianchini, i Battelli, i Fortiguer- ra , i Sergardi , ammise nelle sue Pontificie anticamere per Camerieri segreti , Nicolò Antonelli , Benedet- to Veterani , Tommaso Emaldi , Giuseppe Simonio Assemanni, Bene- detto Passionai , e per suoi Came- riei'i d' onore, i monsignori Giovan- ni Gaetano Bottari, Michelangelo Giacomelli, Filippo Bonamici, Anto- nio Baldani, Pier Francesco Foggi- ni, Domenico Giorgi, ed altri insi- gni soggetti , che trasformarono le Pontifìcie anticamere in sale accade- miche. Fra essi fece cappellano se- greto, e protonotario apostolico Pie- tro Antonio Tioli, che poi fu no- minato Cameriere segreto e guar- daroba da Clemente XIV, il qua- le lo inviò eziandio quale ablc- gato a portar la berretta Cardinali- zia al porporato Firmian. y. Chr. Veisii Disserlatio de fads erudito- rum in Alda, Lipsiae 1695, e l'ar- ticolo. Famiglia Pontificia.

Prima di descrivere le sei rispet- tabili classi de' Camerieri Pontificii, diremo, che gli ecclesiastici insigniti di una tal dignità hanno il titolo di monsignore, e ch'essi sono espres- samente nominali dal Sommo Pou-

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tefice, e lo sono fin ch'egli vive per mezzo di biglietto di monsignor maggiordomo, dal quale, e dal pre- lato maestro di camera, come Prae- fectus Cubiculi^ essi dipendono. Per lo avanti gli effettivi, o partecipan- ti, ed alili solevano farsi spedire dalla segreteria dei brevi, il breve della loro qualifica , per fruire dei privilegii e delle prerogative ine- renti. Di pili è da sapersi che i Camerieri tanto ecclesiastici che lai- ci. Si soprannumerarii, che di ono- re , i quali per turno prestano sei- vizio per una settimana nelle an- ticamere Pontificie, vengono am- messi al bacio del piede del Papa.

\. Camerieri segreti partecipanti.

Quattro sono i Camerieri segreti partecipanti , il primo è Coppiere ( Pincerna ). Ad esso incombe nei pranzi solenni assistere a mensa il Pontefice, e dargli da bere, ed a lui appartengono le palme, e i ce- rei, col paramano di seta bianca ricamato in oro, che i Papi porta- no in sedia gestatoria : le palme nel- la domenica delle palme, le candele nella cappella della Purificazione, e per la canonizzazione; palme e cerei, che il coppiere tiene in mano du- rante la funzione, meno il tempo in cui li sostiene lo stesso Pontefice. Al coppiere appartiene in oltre la torcia, che porta nelle processioni il Papa, e quella delle esequie de' Pon- tefici defunti, nell'anniversario che celebrano i Cardinali a chi li creò, nel qual tempo la torcia viene ret- ta dal medesimo coppiere. Antica- mente in mancanza del maestro di camera, costantemente il coppiere ne faceva le veci , inclusi vamente alle visite di formalità ai sovrani.

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ed in molti incontri dava T acqua alle mani al Papa.

Il secondo Cameriere segreto par- tecipante è segretario d'ambasciata, e ad esso spetta , allorquando vi sono sovrani, o personaggi di fa- miglia sovrana in Roma, di portare loro con frullone e parafrenieri palatini, le candele, le palme, e gli Agnus Dei benedetti, non che altri donativi. Prima si recavano essi dai sovrani a significar loro quando il Pontefice li avrebbe ricevuti, a por- tar loro ambasciate, in nome di lui , a prendere notizie della loro salute, a complimentarli, e quando partivano, talvolta essi portarono i doni. Questi doni, e la pratica di certi complimenti a nome del Papa, venivano da loro fatti anche ai Cardinali, ed eziandio agli amba- sciatori nel punto della loro par- tenza.

11 terzo Cameriere segreto parte- cipante è guardaroba vestiario, e ad esso anticamente apparteneva la custodia delle robe del Pontefice, per cui ora formalmente reca a' novelli Cardinali il cappello rosso. Per lui il sotto-guardaroba, della classe de' Bus- solanti, come si dice a tale articolo, ha in consegna gli Jgnus Dei, la Falda, ed altre cose, ed esercita va- ni uffizii già proprii del guardaroba. Leggiamo nella benedizione degli Agnus Dei, che Clemente XI fece, nel 1707, che monsignor guardaro- ba vestito di cotta e zinale , ed il sotto-guardaroba egualmente con ta- li indumenti, ricevevano gli Agnus Dei levati dal sagro bagno. Talvol- ta il sotto-guardaroba fu posto in ruolo dojK> i Camerieri segreti , oc- cupandone talora la carica anche un aiutante di camera , anzi uno di questi, sotto Innocenzo X, fu guardaroba.

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11 quarto Cameriere segreto par** tccipante non ha ispezione partico- lare pubblica. Questi Camerieri talvol- ta furono tesorieri segreti, e davano perciò i donativi,e le elcmosinepartico- lari : alcuni furono segretari intimi, bi- bliotecarii domestici, e molte volte esercitarono l' uffizio di scalchi segre- ti , ec. 11 loro numero variò a piaci- mento de'Papi, e qui ne daremo alcuni esempii. Le analoghe memorie dei ca- merieri segreti partecipanti esistenti nell'archivio del palazzo apostolico, per l'accennato incendio, solo rimon- tano al i555, e nel ruolo del Pon- tificato di Paolo IV, sono registrati senza distinzione di ecclesiastici e se- colari, di partecipanti e soprannumera- rii, cinquantatre Camerieri con parte di pane e vino, ed altro somministrato loro quotidianamente dal sacro pa- lazzo, in un a settantasette dome- stici, e cinquantasei cavaUi per loro servigio personale. Il primo di essi era considerato monsignor maestro di camera, denominandosi decano il primo Cameriere. 11 coppiere ebbe il vestiario per la coronazione, con- sistente in saia rasata veneta, palmi venti , rascia paonazza con velo , palmi diciassette, raso leonato, pal- mi trentaquaitro, damasco per le mostre grandi, palmi dodici, orme- sino per quelle piccole, palmi due. Nel Pontificato di Clemente Vili, vi fu anco il sotto coppiere. Da tale indicazione sui drappi del vestiario, rilevasi quelli, che si usavano allora. Eranvi due guardaroba , uno dei quali pei rocchetti , e ciò si legge anche sotto Pio IV, ed altri Papi. Sisto V ebbe otto Camerieri segreti, Clemente Vili quindici, e sotto Ur- bano Vili, il medico del Papa era già annoverato fra i Camerieri se- greti. Alessandro VII tenne cinque Camerieri segreti , ed altrettanti non

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partecipanti , fra i quali l' elemosi- niere. Clemente X n' ebbe venti, compresi que' prelati, cbe sono con- siderati per tali. Innocenzo XI tre- dici, cioè maestro di camera, udi- tore, coppiere, guardaroba, il pro- prio nipote Tommaso Odescalclii, lo scalco, ed altri, e per ultimo il segre- tario della cifra. Anche tredici furono quelli d'Innocenzo XII, compresi i soliti, che vengono considerati per tali. Sette Camerieri, in un al me- dico, ebbe Clemente XI, e poi un- dici, senza computare quelli, che si consideravano per tali. Innocenzo XIII, del 1721, ne nominò due soli, Benedetto XIII, del 1724, sei, e due erano vescovi. Clemente XII, del 173 1, dieci ed anche undici, Benedetto XIV, del 1740, sei, poi set- te, ed in seguito otto. Clemente XIII, del 1 758, altrettanti, ed ebbe, come In- nocenzo XIII, il nipote a Cameriere segreto, il quale giusta il costume pre- cede gli altri. In detto Pontificato fra i ruoli de* Camerieri segreti si comin- ciarono ad annoverare i Cardinali pa- latini, con egual parte di pane e vi- no, e scudi quarantacinque mensili per companatico. Clemente XIV, del 1769, n'ebbe dieci, Pio VI, del 177^, prima sette, poi otto, indi dieci, ed anche undici; Pio VII, nel 1801, ne dichiarò tre, poi furono quattro, e cinque ; ma d' allora in poi , sono sempre quattro, meno una tempo- ranea vacanza.

Se evvi r archiatro, diviene Ca- meriere segreto, e sebbene sieno prelati domestici 1' elemosiniere, che anzi è arcivescovo, il segretario dei brevi a' principi , il sostituto della segreteria di stato, il segretario della cifra, il sotto datario, il segretario delle lettere latine, pure questi sono tutti Camerieri segreti, e come i suddetti quattro, hanno residenza

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nel palazzo apostolico, e partecipa- no delle propine de' concistorii, ma a beneplacito de* Papi, nonché delle canonizzazioni, ec. Anche i maestri di cerimonie sono Camerieri segreti perpetui, e finche il nuovo Papa non nomina il maestro di camera, e i Camerieri segreti, o non con- ferma chi crede di quelli del suo predecessore, tocca a loro supplirne le veci, come fanno in cappella quando manca qualche ministro.

Abbiamo dal Cardellini il decreto della sacra congregazione dei riti de' 16 aprile 1644? col quale si conferma a' detti cerimonieri la qua- lifica di Camerieri segreti, ciò che a' giorni nostri riconfermò Pio VII.

Anticamente la parte d'un Ca- meriere segreto , oltre le provviste ecclesiastiche di canonicati, pensio- ni, ec. era di mille scudi annui, e dal palazzo , come accennammo , avevano cavalli, domestici, e la par- te, che consisteva nel mantenimen- to de'cavalli, ed in porzioni relati- ve di pane, vino, cera, olio, le- gna, ed altro ec. Godevano ezian- dio molti privilegi, come si può vedere de Cubiculariis Ponlifi- cìisy nella bolla emanata da Gre- gorio XV, Non solum, de'3i marzo 162 1, presso il Guerra, tomo I, pag. i83, e dai decreti di Paolo III, We ampliuSj de' 22 dicembre 1534, e, Qucedanij de' 18 maggio i54o, non che da quello di GiuHo III , Solvity de'i3 febbraio i553, presso Io stesso Guerra, a pag. 384- Questi privilegi venivano confermati da ogni novello Pontefice, gli ultimi de'quali furono Clemente XIV: >y SS. D. N. » D. Clementis divina providentia >i Papae XIV concessio privilegio- >> rum prò nonnuUis suis famiiia- » ribus , " Romse 1769, ex typ. re ver. cam. Apostolicae, e Pio VI :

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»» SS. D. N. D. Pii divina provitlen- y> tia Papa» VI concessio privilcgio- »> rum prò iionniillis suis familia- >' ribus, " lloma) lyy^», ex typ. B.. C. Apostol. llisulla pertanto da quest'ultimo breve, che Pio VI, ad esempio de' suoi predecessori , con- cesse i consueti privilegi a' propri i famigliarij i principali de' quali con- sistono neir essere conti del palazzo lateranense, cavalieri dello sperone d'oro, nobili romani e della città di Roma, di Avignone, Bologna, Ferrara , Benevento, e delle altre città, terre ec, dello stato ecclesia- stico, con tutti gì' inerenti privilegi, ed ancorché non portino il rocchet- to, e r abito de' notari , vengono creati notari senza pregiudizio di quelli di numero, con tutte le li- bertà, grazie, favori, esenzioni, in- dulti, ec. ; sono resi capaci di otte- nere qualunque ufficiò, beneficio ec, di poter inquartare l'arme del Pon- tefice al proprio stemma, vengono esentati da tutte le gabelle, decime, sussidii urbani, agrarii, straordinari i, reali, personali, misti, ec. nella più ampia maniera; sono autorizzati a ritenere più beneficii, però senza cura d' anime , come meglio potrà vedersi al citato articolo Famiglia Pontificia, in cui si riporta il bre- ve per intero. A scanso poi di equi- voci si enumerano quali sono i fa- migliari, cui Pio VI, e i suoi ante- cessori concedettero tali privilegi, cioè il maggiordomo, maestro di camera, elemosiniere, il sagrista, il segretario de' brevi a' principi , il segretario delle lettere latine, il se- gretario della cifra, il sotto data- rio, i Camerieri segreti di sua San- tità, che in quell'anno erano dodici, oltre il medico segreto [cuhìculariis intimisj seu secretis), il maestro del sacro ospizio, il foriere maggiore, il

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cavallerizzo maggiore (stabuli prce- fccto romance itidcni cuhìculariis se- cretis)^ od oltre questi, tre Came- rieri segreti di spada e cappa ( uno de' quali era il marchese Camillo Massimo generale delle poste), altri due individui di questo ceto, oltre un soprannumerario, e sei cappel- lani segreti, il p. maestro del sacro palazzo apostolico, il maestro di casa de' sacri palazzi apostolici , i due chierici segreti, e i quattro aiutanti di camera. Questi sono i nomina- ti dal breve di Pio VI, i quali da lui sono chiamati cubiculi no- stri adiutoresy continui comniensa- lesj e te.

L* abito de' Camerieri segreti or- dinario è il così detto di mantello- ne, cioè sottana, fascia, soprana o mantellone, e collare di seta pao- nazza nell'estate, con calze di seta nera, e scarpe con fibbie, il qnal abito, meno il collare e la fascia con fiocchi, neir inverno è di panno. Ne' viaggi e nelle villeggiature detto vestiario è più corto, ed allora usa- no calze di seta paonazza, e fiocco di semplice fettuccia di egual colore al cappello da prete, che adoperano sempre, anche quando girano per cit- tà, ma senza detto fiocco, vestiti tut- ti di nero, cioè da abbate , col solo collare paonazzo. Fuori di Roma però così vestiti possono assumere le calze, ed il fiocco paonazzo. Sebbene alcuni Camerieri segreti , essendo vicarii di qualche basilica, ovvero giudici della fabbrica di s. Pietro ec, abbiano l'uso della mantelletta, in corte non possono incedere che col mantellone. Il colore paonazzo è simbolo di modestia, temperanza e umiltà, tutte virtù convenienti agli intimi cubicularii del capo della Cliie- sa. L'uso di questo colore rimonta alla primitiva Chiesa, ed era usato

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comunemente dal clero, ma poscia fu obbliato, perchè quelli, che si fe- cero monaci, principiarono ad adot- tare il colore nero. In progresso di tempo fu riassunto dalla famiglia Pontifìcia, ed in quanto alla forma della veste, come dicesi a Mantel- roNE, essa è antichissima, insieme alle maniche lunghe, poi ristrette ed ora pendenti dalle spalle. Questo abito si depone appena viene tumulato il Pontifice, giacché, come s'indicò, tutte le classi de' Camerieri segreti , di spada e cappa, tanto onorarii, che soprannumerarii , e di extra urbenij cessano di esserlo alla morte del Papa, insieme al titolo di mon- signore, ed alle rispettive prerogati- ve. Nelle funzioni ecclesiastiche, co- me cappelle, pontificali, processioni, possessi, concistori pubblici ec. , o per dir meglio, quando il Papa as- sume i paramenti sacri, meno quan- do consacra vescovi, o recasi a dare la benedizione col Ss. Sacramento in qualche chiesa , o in questa ce- lebra messa bassa ec, i Camerieri di abito paonazzo vestono di collare, sottana, e fascia di egual colore, ed usano una sopravveste di saia, o scoto di colore rosso, con maniche corte ed ampie, con mostre di seta di egual colore, ed inoltre la cappa con cappuccio, senza coda, egual- mente di saia rossa, colla fodera di seta rossa nell' estate , e con pelli di armellino bianche nell'inverno. Final- mente l'abito di mantellone paonazzo, e quello rosso è comune a tutti i quat- tro summentovati Camerieri segreti partecipanti, ai Camerieri segreti so- prannumerarii, ai Camerieri d'-ono- re in abito paonazzo: il rosso però si usa soltanto ove risiede il Papa. Il solo paonazzo è l'abito dei Camerie- ri extra urbem, che lo possono por- tare fuori di Roma, e recandosi in

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questa città, è loro vietato di assu- merlo.

Le attribuzioni dei Camerieri se- greti partecipanti sono molte, ono- revolissime , gelose e distinte , per cui si dirà delle principali. Per tur- no uno per settimana , vestito di mantellone nelle ore di udienza, sta col maestro di camera nell'anti- camej'a segreta , che precede quella ove dimora il Papa ; ed in assenza di tal prelato, gl'incombe introdurre i Cardinali, i prelati, gli ambascia- tori, ed altri all' udienza del Ponte- fice; donde viene che allora pre- siede a tutti quelli, che sono in ser- vigio nelle Pontifìcie anticamere. La sera, e ne' giorni di vacanza, fanno questi Camerieri segreti partecipan- ti nelle ore stabilite le veci del mae- stro di camera, tanto nel passare r ambasciata al Papa, che in ordi- nare il treno per le sortite private. Che se manchino pur essi, suppli- scono a cosiffatte attribuzioni gli aiutanti di camera . In mancanza del maggiordomo, o maestro di ca- mera, il cameriere segreto di guar- dia ascolta la predica neh' avvento e quaresima, entro la bussola col Papa. Tocca a due di essi Camerieri accom- pagnare il Papa al passeggio, e quando sorte con due mute, vanno in carrozza con lui, mentre nelle sortite con treno di città, ed ancbe in quello semi-pub- blico, prendono luogo nella seconda muta. Altrettanto si pratica nei viaggi e nelle villeggiature, nelle quali spesso sono ammessi dal Papa alla sua mensa. E ne' rinfreschi , che si des- sero nel palazzo apostolico a' sovra- ni, tocca ai Camerieri segreti il pre- sentarli ai sovrani medesimi.

Nelle cappelle Papali due Came- rieri segreti sostengono al Papa la falda , lo che fanno pure tutte le volte che il Pontefice abbia ad as-

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siimerla , ed in ogni concistoro se- greto. In cappella stanno i delti due Gimerieri al corna Evangelìiy te- nendo in mezzo il decano della ro- ta , custode della mitra Pontificia , col quale siedono ai gradini dell'al- tare , mentre gli altri Camerieri prendono posto nel primo banchet- to innanzi al trono Pontificio, cioè avanti il banco de' prelati di fioc- chetti. Però ne' Pontificali , i due primi siedono agli scalini del tro- no, e gli altri nel principio di quelli dell'altare. In quanto al luo- go delle processioni , i due della falda seguono il Papa sostenendo- gliela, o seguono la sedia gestato- ria , se in essa sia assiso. Gii altri invece seguono quelli segreti sopran- numerarii, e dopo di essi vengono gli abbreviatori di parco maggiore, e talvolta prima di questi i canto- ri Pontificii. Ma nel recarsi al tro- no per ricevere le candele, le cene- ri, le palme, e gli Agnus Dei bene- detti, nasce tutto 1' opposto. Dopo gli abbreviatori vanno a prenderle il prete assistente al celebrante , il diacono e suddiacono, i maestri di cerimonie, i primi due in cotta e rocchetto, gli altri in cotta, perchè non hanno T uso della cappa rossa, e poscia i Camerieri segreti , i so- prannumerari i, e quelli d'onore, se- guiti dagli avvocati concistoriali. Quando il Papa ascende la sedia gestatoria, i due flabelli lateralmen- te devono essere portati da due Ca- merieri segreti, ai quali suppliscono talvolta i soprannumerarii, o quelli di onore.

Welle cavalcate i Camerieri segre- ti, con vesti e cappuccio rosso, ave- vano nell'ordine il medesimo luogo, con qualche variazione, come ap- presso diremo. Quando i Pontefici pigliavano con solenne cavalcata, e

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co* paramenti sacri, il possesso della basilica lateranense qual loro catte- drale (cerimonia praticata per l'ul- tima volta nel i5i3 da Leone X, giacché dopo di lui non si usarono più nei possessi i paramenti), appres- so i vessilliferi , e gli scudieri pro- gredivano i Cubicularii omnes ca- piUiatij et ruheo includa seguiti dai nobili romani. Dopo il Papa caval- cavano allora due Camerieri segreti, avendo in mezzo , come nella cap- pella e nei Pontificali, il decano, o il più anziano uditore di rota colla mitra , e nel possesso anteriore a quello di Leone X, che fii preso da Innocenzo Vili, nel i4<^4j si ha dal cerimoniere Burcardo : » d. An- i* tonius de Grassis , decanus rotae a in superpellicio tobaleam ad col- sy lum habens prò mitra, medius « inter dominos Laurentium de >y Mari, et Hieronymum Calagra- num , secretos cubicularios Pa- pae". Dipoi nelle cavalcate dei possessi , senza i paramenti sacri i Camerieri segreti cavalcavano dopo gli avvocati concistoriali, preceduti dai soprannumerarii, ed i quattro più an- ziani portavano un cappello di velluto cremisino trinato d' oro, simbolo della dignità Pontificale , sopra bastone co- perto dello stesso velluto , e seguiti erano dai baroni, da' gentiluomini ro- mani, e dagli abbreviatori. Talvolta procedettero prima i Camerieri segre- ti, e fia questi il guardaroba col sot- to guardaroba, indi venivano il baro- naggio, ed i quattro Camerieri sos- tenendo i menzionati quattro cap- pelli Papali, e di poi il capitano degli svizzeri ; in fine gli abbrevia- tori. Tali esempii rimontano ai pos- sessi presi da Sisto V, nel i585, da Gregorio XIV, nel iSgo, da Innocenzo IX, nel iSqi, e da al- tri.

CAM Dopo il Papa cavalcavano il mae- stro di camera avendo ai lati i due Ca- merieri segreti, coppiere, e segretario d'ambasciata, e quindi l'arcliiatro, o primo medico alla destra del caudata- rio. Vi sono esempii, che col coppiere si accompagnò il segretario <le' brevi a' principi. In occasione del posses- so, come per la festività di s. Pie- tro, i Camerieri segreti partecipanti lianno la distribuzione delie medaglie

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di argento, ed in avanti ognuno ne aveva due d' oro , e due d' argen- to. Le altre cavalcate, cui interveni- vano nello stesso modo i Camerieri segreti , precedendo e seguendo il Papa , e sostenendo i quattro cap- pelli, erano quelle per la cappella della ss. Annunziata, di s. Filippo, della Na- tività e di s. Carlo. Nel Pontificato di Clemente XI, essendo morto in Ro- ma Filippo Maurizio figlio dell'elet- tore di Baviera, il Papa ordinò, che gli fossero celebrate le esequie, co- me si era praticato con Alessandro Sobiesky, figlio del re di Polonia, intervenendo alla cavalcata il mag- giordomo colle tre classi de' cappel- lani comuni. Camerieri extra mu- roSj e degli scudieri con cappe e sopravveste rossa e gualdrappe nere. Neir esequie poi ebbe luogo anche la camera segreta e di onore.

Per camera segreta e di onore del Papa s'intendono tutti quelli, che hanno luogo nelle anticamere Pontificie, cioè ; maggiordomo, mae- stro di camera, elemosiniere, sagri- sta. Camerieri segreti, partecipanti, soprannumerarii, e di onore, Came- rieri segreti di spada e cappa , coi soprannumerarii, e que'di onore, gU uflìciali maggiori, ed esenti delle guardie nobili, il capitano degli sviz- zeri col tenente, e sotto-tenente, il caudatario, e crocifero, gli aiutanti di camera, i bussolanti, e finalmente

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que' prelati palatini, eh' entrano nel novero dei Camerieri segreti parte- cipanti ec. , come meglio dichiara- si all' articolo Camera segreta Pon- tificia (Fedi). Anticamente tutte le volte che i Pontefici visitavano i sovrani, e i Cardinali infermi , per particolar benevolenza, il maestro di camera durante la visita avea giu- risdizione sulle anticamere dei visi- tati, ed è perciò che mandava pre- cedentemente a guarnirle, secondo le regole dell' appartamento Pontifi- cio, dalla camera segreta ecclesiasti- ca e laica.

Nelle solennità di Pasqua, dell'As- sunta , d' Ognissanti , e di Natale i Papi comunicavano gì' individui del- la camera segreta , fino ai bus- solanti, e nel giovedì santo comu- nicavano i sacerdoti ed i vescovi di essa. Oggi ciò tocca nelle pri- me a supplirvi al maggiordomo, e nel giovedì santo al maestro di ca- mera , cioè in que' giorni nei qua- li non sia fatta dal Papa, pre- sentandosi tutti a ricevere la ss. Eu- caristia cogli abiti del proprio ufìS- cio. Quando per Natale , Pasqua , Pentecoste e s. Pietro si celebrava- no i vesperi segreti nella cappella segreta, colf intervento del Papa, e de' Cardinali palatini, vi avea luogo pure la camera segreta, siccome ri- portasi all'articolo Cappelle segrete.

Questa stessa anticamera segreta, e di onore è invitata , ed interviene alle esequie dei maggiordomi, mae- stri di camera, elemosinieri. Came- rieri segreti in paga, o partecipanti, de' forieri maggiori , dei cavallerizzi maggiori, dei segretarii de' brevi ai principi, delle lettere latine, e della cifra, dell' uditore , del sotto-datario e dell' archiatro Cameriere segreto, che viene esposto con abito di man- tellone, col qual abito si vestono i

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cadaveri (le'Camcricn scgi'eli parte- cipanti. Ad altri celi non intervie- ne l'intera e piena camera segre- ta, e solo due esempii ne abbiamo nel 1735, e lySCi per due cappel- lani segreti, caudatarii di Clemente XII; e per monsignor Marcello San- dri d* Amelia coppiere di Pio VI, morto nel 1789, il cui cadavere fu esposto nella parrocchiale de'ss. Vin- cenzo ed Anastasio a Trevi, in ter- i*a, con due cerei accesi, vestito con dispensa dell'abito de' sacconi rossi, per cui 1' anticamera segreta non intervenne alle esequie.

In occasione poi delle esequie pei Camerieri segreti, la chiesa suol pa- rarsi a bruno: al feretro circondato da ventiquattro, trenta, o trentasei fìaccolotti, si pongono gli stemmi gen- tilizii , la messa e cantata da mi Cameriere segreto, o dal sagrista, o dal prefetto delie cerimonie, coli' in- tervento dei cantori della cappella Pontifìcia. Clemente XI, nel 17 17, fece celebrare solenni esequie a mon- signor Riggi patriarca di Costanti- nopoli, e volle che v'intervenisse an- che la camera sesrreta e di onore; ed essendo, nel 1759, morto a Ve- nezia d. Aurelio Rezzonico, fratello di Clemente XIII, questi nelle ese- quie, che gli fece celebrare, vi man- dò la camera segreta ecclesiastica e secolare.

Non è qui a tacersi che tutti i componenti la camera segreta, nel possesso dei Papi, nella festa annuale dei ss. Pietro e Paolo, hanno la di- stribuzione delle medaglie d'argento, che in tali epoche vengono coniate ; e che dal rispettabile ceto de' Ca- merieri segreti , per la continua es- perienza, che acquistano nel centro della corte Pontifìcia , e per quella istruzione, che ricevono dalla saggia ed esemplar condotta de' Papi, fio-

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rirono in tutte le epoche nomini preclari in virtù e dottrina, distinti prelati, amplissimi Cardinali, e ma- gnanimi Pontefici , fra' quali Gio- vanni XXI li, cameriere segreto di Ronilacio IX, nel 1396, fu creato Papa nel i4io. Innocenzo XIII, nel 1690 era slato fatto cameriere segreto sopranniuncrario di Alessan- dro VIII, ed ablcgato a portare al doge di Venezia lo stocco ed il bcr- lettone benedetti. Pio VI fu prima aiutante di studio di Benedetto XIV, e nel 1754 fu da lui promosso a ca- meriere segreto; e Leone XII lo fu del medesimo Pio VI. Agli articoli Berretta, Fascie Benedette, Rosa d' Oro, Stocco e Berrettone si possono vedere molti nomi dei Ca- merieri segreti, che ne furono able- gati. A' giorni nostri vedemmo due Camerieri segreti di Leone XII, Gio- vanni Soglia, e Luigi Frezza, esaltati dal regnante Pontefice al Cardinala- to, e r attuai nunzio di Vienna era coppiere di questo Papa, quando fu elevato a tal sublime incarico. Lungo pertanto sarebbe enumerare quelli, che vennero fiegiati della porpora , onde ci limiteremo a registrare sol- tanto i seguenti , potendosi leggere le loro notizie, e le cariche, che so- stennero, ai rispettivi articoli.

Il celebre Lodovico Scarampo Mezzarota fu Cameriere segreto di Eugenio IV, che, nel i44oj lo fece Cardinale.

Giangiacomo Sclafenati, Camerie- re di Sisto IV, che lo creò Cardi- nale nel i4B?>.

Jacopo Casanova , Cameriere di Alessandro VI, e poi da lui fatto Cardinale nel i5o3.

Ercole Rangoni, primo Cameriere di Leone X, fu da questo, nel i5i7, promosso alla porpora.

Agostino Trivulzi, Cameriere di

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Giulio li, nel loiy, da Leone X fu creato Cardinale.

Ottone Truclises, Cameriere di Paolo III, che nel i5445 lo anno- verò al sacro Collegio.

Durante de Duranti , Cameriere segreto, e segretario di Paolo III, fatto da lui Cardinale nel i544-

Carlo Grassi , Cameriere segreto di Giulio III, e nel iS'jo Cardina- le di s. Pio V.

Giulio Antonio Santorio, Came- riere di s. Pio V, e da questo crea- to Cardinale nel iSyo.

Ippolito de Rossi , Cameriere di Paolo IV, fu nel i585, innalzato alla porpora da Sisto V.

Bonifazio Bevilacqua , Cameriere segreto di Gregorio XIII, nel lò'gg, da Clemente Vili venne creato Cardinale.

Paolo Emilio Zacchia, Cameriere segreto di Clemente Vili, che, nel 1599, il fece Cardinale.

Francesco Diettrichstein , mentre era Cameriere segreto di Clemente Vili, nel 1599, fu ornato colla por- pora, secondo la predizione di s. Fi- lippo , e per le istanze di Filippo III re di Spagna.

Ladislao d' Aquino, già Camerie- re segreto di s. Pio V, creato Car- dinale da Paolo V nel 16 16.

Guido Bentivoglio, Cameriere se- greto di Clemente Vili, e, nel 162 1, Cardinale di Paolo V.

Marc' Antonio Gozzadini , Came- riere segreto, e cugino di Gregorio XV, che, nel iG-ii, lo elevò alla dignità Cardinalizia.

Dionisio Simone di Marquemont, Cameriere segreto di Urbano Vili, e, nel 1626, da lui fatto Cardinale.

Ernesto Adalberto di Harrac , Cameriere segreto di Urbano Vili, che, nel 1626, lo decorò della sa- cra porpora.

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Girolamo Vidoni, Cameriere se- greto di Clemente Vili, Cardinale di Urbano Vili nel 1626.

Marzio G inetti. Cameriere segre- to di Paolo V, e di Urbano Vili, che poi, nel 1626, lo fece Cardina- le. Fu vicario di Roma sotto cin- que Pontefici.

Fausto Poli, Cameriere segreto di Urbano Vili, che, nel i643, lo e- saltò al Cardinalato.

Antonio Giori, Cameriere segreto e coppiere di Urbano Vili, e suo Cardinale nel i643.

Ottavio A equa vi va d' Aragona , Cameriere segreto di Urbano Vili, fatto Cardinale, nel i654, da In- nocenzo X.

Celio Piccolomini, intimo amico e Cameriere segreto di Alessandro Vili, che, nel 1664, il fece Cardi- nale.

Girolamo Casanata, Cameriere se- greto d' Innocenzo X, fatto Cardi- nale, nel 1673, da Clemente X,

Francesco Bonvisi, Cameriere se- greto di Alessandro VII, e Cardina- le d'Innocenzo XI, nel 1681.

Giuseppe Vallemani , Cameriere segreto e coppiere di Clemente X, promosso alla porpora, nel 1706, da Clemente XI.

Annibale Albani , Cameriere se- greto, e nipote di Clemente XI, fatto da lui Cardinale nel 1 7 1 1 .

Pier Luigi Caraffa, parente e Ca- meriere segreto d' Innocenzo XII, ebbe la porpora da Benedetto XIII, nel 1728.

Bartolomeo Massei , coppiere e conclavista del Cardinal Albani, che divenuto Clemente XI, lo fece suo Cameriere e coppiere. Nel 1730, Clemente XII lo creò Cardinale.

Domenico Riviera, Cameriere se- greto di Clemente XI, e Cardinale, nel 1732^ di Clemente XII. 3

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Giuseppe Spinelli, Cameriere se- greto ed ablegato a Vienna colla berretta Cardinalizia nel lySS, da Clemente XII in llUlo Cardinale.

Domenico Passionei , Cameriere segreto di Clemente XI, e, nel 1788, Cardinale di Clemente XII.

Silvio Valenti, Cameriere segreto di Clemente XI, e suo ablegato a Vienna con una berretta Cardinali- zia, ricevette questa da Clemente XII nel 1738.

Gianfrancesco Stoppani, Camerie- re segreto d' Innocenzo XIII, e Car- dinale di Benedetto XIV, nel 1753.

Giuseppe Livizzapi, Cameriere se- greto di Clemente XII, elevato alla porpora , nel 1753, da Benedetto XIV.

Finalmente, per non dire di altri, Gianfrancesco Galleffi, Cameriere se- greto di Pio VI, nel i8o3 fu da Pio VII annoverato al sacro Colle- gio, di cui di verme sotto-decano.

II. Camerieri segreti soprannumerarii.

* Non si conosce la loro istituzione.

Questa per altro è molto antica, giacché i Pontefici diedero questo titolo ad illustri e nobili ecclesiasti- ci per rimunerarne il merito, per accrescere il numero della famiglia Pontiflcia a decoro delle sacre fun- zioni , per ornare alcun soggetto, che spedirono in ablcgazioni, o per qualche aliare, per premiare persone distinte per qualità e natali, gli in- ternmizii Pontifìcii, qualche sostituto, o segretario delle congregazioni, o se- greterie di Roma, il sostituto de' bre- vi Pontifìcii, canonici, uditori delle nunziature ed altri. Diversi Camerieri segreti soprannumerarii furono quin- di promossi a Camerieri segreti par- tecipanti, altri a cariche ragguarde-

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voli, ed altri, come diremo, merila- jono la dignità del Cardinalato di s. Romana Chiesa. Il loro numero fu maggiore, o minore a benepla- cito de' Pontefici. Nel Pontificato di Urbano Vili, colla qualifica di Ca- merieri extra ordinenij furono chia- mati due individui , e venticinque con quella di Camerieri di onore , con parte di pane e vino. Nove erano quelli di Alessandro VII ; ed undici quelli di Clemente X, sei de' quali fuori di Roma, e per- ciò senza la parte di pane e Vino. Innocenzo XI n' ebbe sei ; Innocen- zo XII, soli due con venti scudi o- gnuno , oltre la detta parte di pa- lazzo ; Clemente XI, uno collo stes- so onorario , e nove senza. Nel Pontificato del successore Innocenzo XIII, del 1721, erano dodici, in quello di Benedetto XIV del 1740 sedici, e talvolta venti; così più o meno ne'successivi Pontefici, giacché Clemente XIII n' ebbe trentatre sen- za paga , e senza parte palatina ; Pio VI tredici con pane e vino, e dieci senza; ma d'indi in poi tutti vennero nominati senza compenso alcuno, e con vario numero. Ora sono circa sessanta, venendo pubbli- cali ogni anno come i Camerieri se- greti partecipanti , e come tutte le altre classi de' Camerieri Pontifìcii, dalle Notìzie di Roma, nelle quali i Camerieri segreti soprannumerarii furono posti nel 1741- Nei Diarii di Roma inoltre si pubblica quando il Pontefice, con biglietto di monsi- gnor maggiordomo prefetto de' sacn palazzi apostolici, ha dichiarato Ca- meriere d' una delle sette cUissi un individuo assente, o presente in Roma.

Questi Camerieri soprannumerarii cessano di esserlo colla morte del Papa, come avviene a tutti gli al-

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ti'i Camerieri, meno le eccezioni, che si diranno ai titoli Camerieri segre- ti di spada e cappa, e ai Came- rieri di onore di spada e cappa. Adunque ai Camerieri segreti sopran- numerari i , finche godono questa qualifica, si compete il titolo di mon- signore , l'abito paonazzo di man- telione, e la cappa rossa con ar mei- lini neir inverno , ambedue eguali al vestiario dei Camerieri segreti partecipanti. Fuori di Roma hanno il privilegio di far uso dell'abito di mantellone, e con questo, e senza questo usano le calze di seta pao- nazza, e il fiocco di semplice fettuc- cia di seta paonazza sul cappello.

I Camerieri segreti soprannume- rarii, vestiti di pao^iazzo, per turno hanno l'onore di stAre uno per set- timana, nelle ore delle udienze, che il Pontefice, nella prima antica- mera segreta col maestro di came- ra. Tanto essi, che quei di onore, quando sono di servizio, sono presi e condotti a casa dal frullone pa- latino. Col mantellone pure vestono allorquando il Papa nelle processio- ni con torcia segue il ss. Sacramento, nella qual circostanza sostengono le aste del baldacchino ( antico uffizio dei mappularii), e quando il Papa colla medesima ss. Eucaristia in qual- che Chiesa la benedizione , questi Camerieri in numero di dodici por- tano le torcie accese. Collo stcvsso mantellone nei venerdì di marzo, e nel venerdì santo fanno corteggio al Papa, quando col sacro Collegio vi- sita la basilica vaticana e venera le reliquie maggiori. Quello di settima- na talvolta, se in quella mattina evvi udienza , interviene alle ese- quie, che nella delta basilica si ce- lebrano dai Cardinali ai Pontefici, che li hanno creati, qualora si re- chi il Pontefice ad assistervi.

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Colle vesti e cappe rosse i Ca- merieri segreti soprannumerarii si recano a tutte le cappelle Papali, Pontificali , processioni del Corpus Domini j della canonizzazione, aper- tura, e chiusura delle porte sante. Nelle processioni seguono i Came- rieri d' onore d' abito paonazzo , e dopo di loro, come si disse, proce- dono i Camerieri segreti parteci- panti, luogo che pure era loro stabilito nelle cavalcate de' possessi (dei quali sino dal i590, in quello di Gregorio XIV, ne riporta il Can- cellieri le testimonianze), e nella cappella della Ss. Annunziata, e nel- le altre in cui avea luogo la cavalcata. Nelle cappelle siedono fra i detti Camerieri d' onore , e segreti par- tecipanti, e ne' Pontificali praticano altrettanto. Suppliscono pei parteci- panti in sostenere i flabelli ai lati della sedia gestatoria, quando in questa ascende il Pontefice in alcune cappelle, processioni, Pontificali, be- nedizioni solenni ec, , e collo stesso ordine si recano al trono a ricevere dalle mani del Papa le candele , le ceneri, le palme, e gh Agnus Dei benedetti, come godono la distribu- zione delle medaglie d'argento (s' in- tende i presenti in Roma), che si dispensano in occasione del possesso che piglia il Papa alla basilica di s. Giovanni , e nell' annuale ricor- renza della festa de' principi degli apostoli. Quando poi è esposto nella cappella del palazzo aposlolico il Ss. Sacramento, o in forma di qua- ranta ore, o di sepolcro, per turno debbono fare in essa un'ora di ora- zione colle medesime vesti rosse.

Serve questa quahfica di Camerie- re segreto soprannumerario non solo di onorificenza e distinzione, che com- parte loro il Pontefice , coli' am- metterli fra i suoi famigliari , i privi-

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legi de' quali anticamente godevano, ma anco di preliminare alla carriera prelatizia. Infatti innumerabili furono quelli, che per la loro condotta e per l'amore allo studio, ascesero ai più alti gradi della gerarchia eccle- siastica, non che al Cardinalato e al Pontificato. Fra quelli decorati della sacra porpora, ci limiteremo a registrare i seguenti, giacché la loro biografia e gli uffici, che eser- citarono, vengono riportati agli arti- coli relativi.

Guglielmo d'Agrifoglio, detto // Seniore^ da monaco di Giugni, dal suo parente Clemente VI fu fatto Cameriere d'onore, e poi, nell'anno 1 35o, in Avignone venne creato Car- dinale.

Bernardino Carvaial , Cameriere d'onore di Sisto IV, fu da Alessan- dro VI, nel 1493» decorato della porpora.

Jacopo Savelli, Cameriere d'onore di Paolo III, mentre studiava in Padova, dallo stesso Pontefice, nel 1539, fu annoverato al sacro Col- legio.

Pietro Pacecco, Cameriere d'onore di Adriano VI, fu fatto Cardinale da Paolo III, nel i545.

Federico Borromei, Cameriere di onore di Sisto V, fu poi da lui pro- mosso al Cardinalato, nel iSSy, mentre aveva ventitre anni.

Scipione Gonzaga , Cameriere di onore di Pio IV, nell'anno 1^87, da Sisto V venne elevato alla por- pora.

Matteo Prioli, da Cameriere di onore di Paolo V, fu da questo, nel 16 16, creato Cardinale.

Ascanio Filomarino, Cameriere d'onore di Urbano Vili, che po- scia, nel 1 64 1 , lo fregiò colla dignità Cardinalizia.

Gian Jacopo Prioli, Cameriere

CAM d' onore di Urbano Vili, e da questo esaltato alla sacra porpora nel i643.

Tiberio Cenci , Cameriere d'onore di Clemente Vili, fatto Cardinale da Innocenzo X, nel i64'^-

Volunnio Bandinelli , Cameriere d' onore ed intimo amico di Alessan- dro VII, che, nel 1657, lo fece Cardinale.

Girolamo Farnese, Cameriere di onore di Paolo V, promosso alla porpora, nel i658, da Alessandro VII.

Tommaso Filippo d'Alsazia, fatto da Clemente XI, mentre stava nel collegio Germanico, Cameriere di onore, e poi, nell'anno 17 19, Car- dinale.

Michelangelo Conti , Cameriere d'onore di Alessandro Vili, fatto, nel 1706^ Cardinale da Clemente XI, e quindi suo successore, col nome d' Innocenzo XII l.

Molti altri negU ultimi tempi incominciarono la carriera,, che li portò al Cardinalato, con essere di- chiarati da' Papi Camerieri d'onore, o soprannumerarii. Diversi porpora- ti viventi andarono fregiati di tal qualifica , ed a cagione di lode, no- mineremo il Cardinal Bartolomeo Pacca, decano del sacro Collegio, che fu Cameriere segreto soprannu- merario di Pio VI, come lo era stato r altro Cardinal decano del sacro Collegio, Giulio Maria della Somaglia.

III. Camerieri segreti di spada e cappa.

Hanno sempre questo titolo il maestro del sacro ospizio, il foriere maggiore, il cavallerizzo maggiore, e il sopraintendente generale delle poste, tutti secolari, eguali nel gia- do ai Camerieri segreti partecipanti;

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ma diverso essendo il loro uffizio, le attribuzioni e il vestiario, come si legge ai loro articoli, qui si da- ranno soltanto alcune generali indi- cazioni per ciò, che li riguarda. L* origine de' Camerieri segreti del Papa secolari è assai antica, e dai ruoli della famiglia di Paolo IV, del i555, che sono i più antichi dell'archivio del palazzo apostolico, si rileva, ch'erano già diversi nel numero, ed aveano tutto vitto, cioè le parti di pane, vino, servi, ca- valli ed altro , come si riporte- rà all' articolo Famiglia Pontificia. Talvolta i Pontefici senza speciale qualifica ve ne aggiunsero alcun altro, e Pio VI nel suo breve, Pro nonnullis suis faniiliar,ihiis , emanato a'2 I giugno 1775, concesse a'suoi in- timi famigliari e cubicularii, i privilegi suindicati al titolo I de' Camerieri segreti partecipanti. Quindi, oltre il comprendere in detti privilegi il maestro del sacro ospizio, il fo- riere maggiore , e il cavallerizzo maggiore, vi nomina suoi Camerieri segreti di spada e cappa, i nobili Gio. Battista Cenci , e il marchese Ferdinando Raggi, non che il mar- chese Camillo Massimo, generale del- le poste Pontificie, ch'era il primo de' camerieri segreti di spada e cappa soprannumerarii, come si ve- de anche nelle Notizie di Roma per Vanno l'j'j^ a pag. "òli e 323. Ed il numero 104^ del Diario di Roma del 1784, descrive le esequie cele- brate nella chiesa di s. Francesco a Ripa al detto marchese R.aggi, Ca- meriere segreto di spada e cappa di Pio VI, camerlengo del tribu- nale dell'agricoltura, nelle quali can- la messa monsignor Stay Came- riere segreto, e segretario de' brevi a' principi, assistito dai ministri e cantori della cappella Pontificia,

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coir intervento di tutta la camera segreta ecclesiastica e secolare. Si sono qui riportate tali notizie, per dimostrare eziandio, che ai Came- lieri secolari di tal ceto, anche sen- za carica, per distinzione si celebra- no i funerali coli' assistenza della famiglia nobile Pontificia. I coadiu- tori del foriere, e cavallerizzo mag- giore , quando vi sono , si com- prendono fra questi Camerieri se- greti, e talvolta ve ne furono, oltre i mentovati, altri quattro, o cinque. Se poi il nipote del Papa regnante è secolare, nella categoria de' Came- rieri di questa classe , prende la precedenza al maestro del s. ospi- zio , come avvenne pel nipote di Clemente XIII.

11 maestro del sacro ospizio (ma- gisler sacri hospitii ) , rispettabile carica che viene esercitata a vita , è un uffizio laicale molto antico , e dopo che Clemente V stabilì , nel- r anno 1 3o5 , la Pontificia residenza in Avignone, si accrebbe di insigni prerogative. Le principali tra queste consistevano , come meglio si dirà al suo articolo, nel supplire in molte cose il camerlengo di s. Chiesa, nell' a- bitare il palazzo apostolico, e nel so- praintendere ad esso, alla mensa del Papa ed alla sua famiglia. Allorquan- do le sovrane dimoranti in Roma per visitarla, o per residenza, si recavano all'udienza del Papa, appena smonta- vano dalla carrozza , venivano servite di braccio dal maestro del s. ospizio sino all' anticamera segreta, facendo altrettanto nella partenza loro. Cle- mente XI battezzò in s. Pietro al- cuni ebrei, una donna de' quali fu tenuta al sacro fonte dalla regina di Polonia. Questa dalla camera di udienza si recò col Papa nella basilica, e il maestro del sagro ospizio la servì di braccio. In una parola esercitava il

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maestro la maggior parte delle attri- buzioni, che poi furono date al mag- giordomo, non restandogli ora che il lustro della dignità , l' essere il primo fra i Camerieri segreti seco- lari, un ahito distinto nero, cioè un nobile rubbone corto con bragiuole di merletto, con ispada al fianco, colla quale interviene alle cappelle, ai concistori pubblici ec. j\e' Ponti- llcaU poi, nelle solenni processioni ec, indossa l'abito di città, ossia di Cameriere segreto nero, col man- tello guarnito di merletto di egual colore. JVelle cappelle ordinarie sta a sedere, sino all' arrivo del Papa, da un lato, accanto la cjuadratura, ed in piedi sinché dura la funzione, dentro il quadrato, ove siede il sacro Colle- gio, a destra dell'ingresso, come cu- stode de' sacri sacelli. Gode altresì la precedenza sugli uditori di rota, tanto nelle processioni, che in al- tre cose, come nel ricevere la pace nella messa. In processione precede la croce, e quando riceve al trono la comunione dal Papa per Natale, e per Pasqua, va dopo la magistra- tura romana.

Il foriere maggiore, forerius ma- ìor, è il secondo (Cameriere segreto laico, ed è il primo uffiziale palati- no dopo il prelato maggiordomo, per cui nelle vacanze di quell'uffi- zio, o in assenza di lui, ne supplisce le veci. Essendo il suo impiego a vita, presta formale giuramento quan- do viene nominato dal Pontefice a rispettabile ed antico incarico, come rilevasi dall' articolo, che gli appartiene. Le sue principali incom- benze, con dipendenza dal maggior- domo, sono di far parte della con- gregazione amministrativa palatina , di aver cura di tutte le fabbriche e dei giardini appartenenti ai palazzi apostolici, delle suppellettili, masse-

CAM rizie, e mobili di essi, e di presie- dere agli artisti ec. Viene rappre- sentato da un sotto foriere della classe de' bussolanti, e da un fiorie- re, che veste l'abito di città con un ferraiuolone, il tutto nero. Nei viag- gi, e nelle villeggiature spetta al fo- riere maggiore il preparare e distri- buire gli alloggi, tanto pel Papa, che per la corte , in tutti i luoghi di fermata, o di residenza. Tutte le volte, che il Papa sorte dal palazzo con servizio di città, sebbene chia- masi di campagna, o col nobile detto semi-pubblico, insieme al cavallerizzo maggiore , precede egli in frullone palatino il treno ; ed anticamente il foriere maggiore prendeva luogo nella seconda muta col sagrista, e i due Camerieri segreti partecipan- ti; e il cavallerizzo maggiore prece- deva il Papa a cavallo. In tutte le volte, che s'invita l'anticamera se- greta per ricevimento di sovrani, lettura di decreti di riti, imposizio- ni di berrette Cardinalizie, che si fanno dal Papa a' novelli Cardinali, concistori pubblici e segreti , cappel- le, PontifìcaH, processioni ec, il fo- riere maggiore col cavallerizzo ac- compagna il Papa; e quando va que- sti in sedia gestatoria , egli ne re- gola la portata. L'abito ordinario di ambedue è tutto nero , cioè calze di seta, calzoni e gonnella, abito, cor- petto, bragiuole e manichetti di mer- letto, spada al fianco con impugna- tura di acciaio , e mantello di seta, sul quale nelle solennità vi sono merletti neri , per distinguerli dai Camerieri segreti soprannumerarii di spada e cappa, essendo nel resto l'abito eguale. Ne' viaggi , e nelle villeggiature, nelle visite de' novelh Cardinali, in occasione che il Pon- tefice dà solenne convito , tanto il foriere maggiore, che il cavallerizzo

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usano una nobile montura di pan- no rosso ricamata d'oro, con bava- ro , e mostre alle mani di velluto nero, cappello piumato con granoni d'oro, sotto abito bianco, scarpe con fìbbie quando non portano i panta- loni, e spada civile con elsa dorata; la qual montura è di due specie, cioè una più ricca dell' altra , e fu con- cessa dal Pontefice Pio VI. Per ciò , che riguarda il resto , e le altre sue prerogative, K. Foriere Maggiore.

Il cavallerizzo maggiore, praefectus stabuli y è il terzo Cameriere segre- to laico, esercitante l'antico uffizio di sopraintendere alle scuderie Pontifi- cie , e sue appartenenze , di concer- to e colla dipendenza del prelato maggiordomo, avendo anch'egli par- te nella congiegazione amministrati- va palatina ; ma il suo impiego du- ra finche vive il Pontefice, che lo ha nominato , sebbene il successore soglia quasi sempre confermarlo. Nell'ordine romano nono, fatto nel 590, a carte novantatie si nomina Prior stahuliy locchè dimostra quan- to antica sia tal carica , che nelle corti secolari equivale al grande scu- diere. Egli interviene in corte, nei treni , e nelle funzioni , come si è detto parlando del foriere maggiore, spettando a lui l'aprire, e il chiu- dere lo sportello della carrozza ove ascende il Papa, tanto ne' vi aggi che per città, ne deve cedere che a' so» vrani e sovrane , che talvolta lo fe- cero, ai Cardinali, e agli ambascia- tori. Il cavallerizzo ha tanto 1' abito nero che la montura eguale a quelle descritte del foriere maggiore. Pel resto J^. Cavallerizzo Maggiore.

Il sopraintendente generale del- le poste Pontificie è il quarto Ca- meriere segreto di spada e cappa. I Essendo il suo posto a vita y gode

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sempre tal grado di cubiculario lai- cale. Egli può usare il predetto ve- stiario nero di corte, eh' è eguale a quello de' principi romani, appellato di città. Non interviene alle cerimo- nie palatine ne alle cappelle ; ma con uniforme di panno verde, scuro ricamato d' oro, con ispada al fian- co, e con cappello decorato di gra- noni d' oro , precede il Papa quan- do parte da Roma , per disporre i cavalli e i postiglioni ad esser pron- ti, e vegliare che il viaggio proceda senza interruzione. In mancanza del cavallerizzo maggiore , trovandosi pronto , apre e chiude lo sportello della carrozza del Papa; e quando il Pontefice ammette nei viaggi gli intimi Camerieri segreti, e famiglia- ri alla sua mensa, vi comprende il sopraintendente generale delle poste. V. Poste Pontificie.

Il Bonanni nella sua Gerarchia £'cc/e5/tì!5/ictì5, stampata in Roma nel 1720 a p. 479? dice quanto segue: Nel numero de' cubicularii sono alcuni , che si dicono Camerieri segreti , ovvero di onore di spa- da e cappa, poiché non usano veste talare, ma essendo laici ve- stono di nero e abito coito. Il numero di questi è secondo l'ar- bitrio del Papa; altri ve ne sono, i quali assistono coli' abito mede- simo, detti cavalieri di guardia , e comunemente lancie spezzate. Negli anni addietro non erano scelti da famiglie nobili , ma In- nocenzo XII, nell'anno 1692, ono- rò con questa carica alcuni ca- valieri di Malta, assegnando loro per r assistenza , V anticamera dei Camerieri d'onore, e sono dodici di numero. Quattro di loro assi- stono all' anticamera , vestono di nero con ispada e mantello, come si rappresenta nella figura ag-

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»> giunta cento e trentasette, e ca- »* vulcano servendo il Papa, quando » esce per Roma, assistono in cap- >* pella dietro ai banchi de' Car- « dinaii , ma nelle solenni cavalca- »» te, siccome nelle cappelle solenni » si vestono di armatura : portano »» però il ciippello ornato di penne, « e in mano un bastone con spada » al fianco , nel modo che si vede >y nell'immagine d'uno di essi al M numero di cento e trentotto".

La citata figura cento e trenta- sette rappresenta un cavaliere vesti- to coir abito nero suddescritto par- landosi del foriere maggiore, colla croce di Malta, o Gerosolimitana sul petto: l'altra figura cento e tren- totto è vestita di elegante corazza di acciaio, con bragiuolc di merlet- to e fascia, ed il resto come descri- ve il medesimo Bonanni.

Si è voluto riportare per esteso questa testimonianza, affine di ren- dere ragione perché il capitano co- mandante, il capitano, il capitano coadiutore, il tenente, e sotto-tenente, e i sette esenti delle guardie nobili, fra' quali ewi l'aiutante maggiore, sieno considerati come Camerieri segreti lai- ci, addetti al servigio di tutti i Papi ; ed anche perchè si conosca meglio il motivo per cui i cavalieri di Mal- ta, o Gerosolimitani slieno attual- mente in anticamera segreta, come altrettanti Camerieri segreti secolari, sebbene lo diremo più di (Fusamente in appresso.

Prima di continuare quanto ri- guarda i detti uffiziali delle guai^die nobili, è indispensabile il rammenta- re, che, nel i555, si formò una compagnia di cento venti giovani cavalieri romani, i quali senza sti- pendio dovessero dieci per giorno, a vicenda ogni ora servire di guar- dia del corpo al Pontefice Paolo

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IV, onde chiamaronsi cavalieri fe- dtlij o della Colomba. Poco a po- co si diminuirono, e restarono a so- li dodici, ma con paga e di diver- se nazioni. Sotto Clemente Vili, che fu eletto nel 1592, erano capitani riformati , fino a che fu dato loro il titolo di lancie spezzate , le quali essendo credute superflue da Bene- detto Xlir, appena creato nel 1724, furono da lui tolte. Ma essendosi poi nelle ultime vicende ristabilite colla distruzione dell' altra guardia de' ca- valleggieri ( la cui istituzione rimon- ta avanti il Pontificato di s. Pio V) nel 1801 Papa Pio VII, formò r attuale corpo delle guardie nobili, ed in esso ammise col grado di e- senti dodici lancie spezzate, che allo- ra restarono per sempre abolite.

Adunque tutti i menzionati uffi- ziali si recano nell' anticamera se- greta, ed accompagnano il Papa nel- le principali cappelle, funzioni. Pon- tificali^ concistori pubblici ec, e nel- le cappelle, nelle quali ha luogo la sedia gestatoria, la circondano, schie- randosi innanzi l'altare Papale, quan- do i forestieri recansi al soglio Pon- tificio a ricevere le candele, le ce- neri, le palme, e gli Agnus Dai be- nedetti ; mentre le guardie col lo- ro cadetto custodiscono gì' ingressi della cappella oltre la guardia sviz- zera. E a sapersi che anticamente quando il maestro di camera intro- duceva dal Papa una decina di ca- valieri al bacio del piede, presso a poco costuma vasi ciò, che si fa in cappella da' detti ufììziali nelle men- tovate funzioni, cioè s'introducevano in tal tempo gli ufFiziali de' caval- leggieri , e gli svizzeri di settimana nella camera del Pontefice, per de- coro, e maggior sicurezza di lui. Nei' tieni nobili, o semipubblici, il tenente ed il sotto-tenente cavalcano coll'eòeu-

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te di settimana ai lati della carrozza del Papa ; ma nelle altre sortite, vi vanno solo gli esenti. Lo stesso sistema e tenuto nei viaggi, e nelle villeggia- ture, in cui in mancanza del caval- lerizzo maggiore, o del sopraintenden- te generale delle poste, chiudono ed aprono lo sportello della Pontifìcia carrozza. Quando però ne' viaggi il Papa ammette alla sua mensa i primi cubicularii, vi comprende l'esente. Nel tempo delle udienze, che il Ponte- fice, gli esenti per turno di settimana stanno nell'anlicamera segreta coi Ca- merieri segreti, ed in loro mancan- za dovrebbono supplire nel servigio dell'anticamera segreta ; onde per que- sta continuata intimità di servizio , e di guardia del corpo del sovrano Pontefice , nel palazzo apostolico, che fuori di esso, tutti i suddetti uffi.- ziali delle guardie nobili vengono ri- guardati come tanti Camerieri segreti laici, sebbene non vestano l'abito nero di Cameriere segreto di spada e cap- pa come lo usavano i cavalleggieri, ma solo r uniforme turchina o bleu giornalmente, e rassa nelle solennità. Intorno i loro gradi mihtari, ed al- tro che li riguarda, V. l' articolo Guardia nobile Pontificia.

Evvi inoltre il capitano della guardia svizzera Pontificia, capita- nus Helvetiorum , la quale, sino da Papa Sisto IV del i^'ji, custodisce a tutte le ore il palazzo apostolico , e il Pontifìcio appartamento ; quindi è che non solo il capitano di lei viene considerato stabile Cameriere segreto laico, perchè il suo corpo , come le guardie nobili, in sede va- cante rimane a disposizione del sa- cro Collegio , ed abita colla stessa guardia svizzera il medesimo palaz- zo, ma può indossarne l'abito ne- ro di spada e cappa. Anzi un tal abi- to è quello appunto sempre portato

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da quel capitano, il quale tutte le volte che il Pontefice sortiva col servizio di città, detto però di cam- pagna , nobile o semi - pubblico , prendeva luogo col foriere, e col cavallerizzo. Usa egli giornalmen- te, con grado di colonnello, la mon- tura propria del suo corpo, la quale fu introdotta nel Pontificato di Pio VI, e nelle solennità veste colla corazza d' acciaio rabescata di oro. Pei ricevimenti di sovrani, con- cistorii, cappelle, Pontificali , ed al- tre funzioni, si reca nell'anticamera segreta, dove accompagna il Papa in unione degli altri Camerieri se- greti, per cui, in ragione di tal qua- lifica, e di intimo servigio, è con- siderato uno di essi del ceto laica- le. Altrettanto fanno nelle funzioni il suo tenente, e sotto-tenente, che, come si dirà , godono il rango di Camerieri di spada e cappa di ono- re, essendo tale il vestiario, che do- vrebbe usarsi dal tenente, sotto- tenen- te, ed altri ulììziali svizzeri, ma coi calzoni corti terminanti a botta, feiv mati con rosette, o nastri di fettuc- cia; avvertendo però che per la debi- ta distinzione indossano invece l'uni- forme del colore , e forma di quella del capitano : che se questi ha due spalline d'oro con granoni, altret- tanto ha pure il tenente , ma col piatto d'argento. Il sotto-tenente non ha però che una spallina d'oro. Questi ultimi due nell'appartamento Ponti- fìcio stanno coi Camerieri d' onore, cioè nella seconda anticamera, di- morando nella terza il cadetto colle guardie nobili, e nella quarta dei bussolanti, gli ufTiziali svizzeri di mi- nor grado de' nominati. K. SvizzEr RI GUARDIA Pontificia.

A rendere finalmente ragione , perchè i cavalieri del sacro militare Ordii^e gerosolimitano, vestili colica

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uniforme , e decorazione dell* Ordi- ne, cioè con montura rossa, con mostre e calzoni bianchi, con ispada al fianco , assistono uno per volta neir anticamera segreta , con turno settimanale , e ne' tempi in cui il Pontefice udienza pubblica, fi- gurando così quai Camerieri segreti secolari, è a sapersi ciò che segue. Nel 179B i francesi occupando l'i- sola di Malia, obbligarono l'illustre e benemerito Ordine gerosolimita- no, che chiamavasi anche di Malta per la residenza che faceva in det- ta isola, ad abbandonarla, e ramin- go recarsi in varie città di Euro- pa, finche nel 1826, Papa Leo- ne XII l'accolse nello stato del- la Chiesa, ed il regnante Pontefi- ce permise' di stabilire la provvi- soria sua residenza in Roma, ove e- siste un gran priorato, ed a cui vie- ne nominato un Cardinale. Venendo però a diminuirsi i cavalieri addet- ti al priorato di Roma, e bramando alcuni nobili cavalieri di emettere in esso i voti dell' istituto, e la for- male professione secondo gli statuti conventuali dell' Ordine , non pote- vano farsi recezioni , e ricevere ca- valieri di giustizia pel noviziato, sen- za che prima non si fossero eserci- tati in quattro caravane , e senza che prima non fossero provveduti di chiesa conventuale, di ospedali , e delle navi necessarie ad adempiere le regole prescritte dalle costituzioni. A tutto provvide l'attuai Papa Gregorio XVI, poiché per chiesa e ospedale in Roma diede all' Ordine l' ospizio detto de' cento preti a ponte Sisto ; ed in mancanza di navi per le ca- ravane, con apostolico breve de' i4 gennaio i835, esaudì le istanze del ven. Bailo f. Carlo Candida luogo- tenente del magistero del medesimo Ordine, col derogare a quella par-

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te degli statuti , che prescrivono le caravane, ed invece permise, che i cavalieri novizii assistessero periodi- camente ne^ tempi di udienza, nella sua anticamera segreta personalmen- te, ed ognuno per lo spazio di quat- tro anni, a guisa di altrettanti Ca- merieri segreti ; al qual onore si ag- giunge quello, come superiormente si disse, che al terminare della set- timana il prelato maestro di came- ra, insieme agli altri Camerieri se- greti soprannumerarii e di onore, ecclesiastici e laici, presenta i detti cavalieri novizii al Pontefice, che li ammette al bacio del piede. E sic- come di sopra si fece cenno, che a questo onore sono ammessi i cubi- cularii , sarà bene dichiararli , come cosa appartenente alle classi delle sette specie di Camerieri Pontifìcii. Essi adunque sono : il Cameriere se- greto partecipante, quello soprannu- merario, e r altro di onore col gra- do ecclesiastico ; i due Camerieri se- greti, soprannumerario e di onore, di spada e cappa; il cavaliere ge- rosolimitano , r esente delle guardie nobili , e il tenente e sotto-tenente della guardia svizzera, i ranghi dei quali si vedono a' rispettivi titoli di questo articolo. All' articolo Gero- solimitano Ordine non solo si trat- ta quanto lo riguarda, ma eziandio della custodia, che i cavalieri ebbero de' conclavi, in cui furono eletti A- lessandro V, Martino V e Adriano VI, dell'accompagnar che fecero Gregorio XI da Avignone in Ro- ma , e del loro intervento ne' pos- sessi de' Papi, col vessillo della reli- gione gerosolimitana. Leggesi poi nel p. Fantoni, Storia d'Avignone, che Clemente IX del 1667 , in luogo delle lancie spezzate, sostituì sei ca- valieri di Malta, per la guardia del corpo del Papa.

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IV. Camerieri segreti di spada e cappa sopraiinumerarii.

Dal primo titolo di questo arti- colo si sono vedute diverse notizie, che riguardano i Camerieri segreti laici soprannumerari! , e siccome l'origine de' cubiculari Pontifìcii non si può con certezza stabilire, ma solo dedurre dalle notizie riportate, così non si tace, quanto si legge nel Manuel des Dates, stampato a Parigi nel iBSg, in cui al vocabolo Camerieri j si dice: dignité ecclesia- stique et sécidiere^ instituée soiis Gre- goire XIII j, nel 107 3, dove deve dire nel i573; mais le titre etait déja cornili sous Etienne IX en loSy, cioè Stefano detto X. Che dei Camerieri d' onore con abito paonazzo sia molto antica la ori- gine, si accennò superiormente, co- me di quelli secolari partecipanti; ma de' Camerieri segreti di spada e cappa (equivalenti ai ciamberlani delle corti secolari), l'erudito Bo- nanni nella citata sua Gerarchia Ecclesiastica a pag. 477 ^ 479 ? ci assicura il principio coli' espri- mersi : » vi sono inoltre altri Came- rieri segreti di spada e cappa, isti- tuiti da Clemente Vili eletto a' So gennaio iSg^, i quali godono detto titolo senza ingerirsi in cosa alcuna; e che neir anticamera detta della Bussola di damasco^ cioè la prece- dente alla segreta, coi capitani dei cavalleggieri, cavalieri lancie spezza- te, sopraintendente della scuderia, o cavallerizzo, capitano della guar- dia svizzera, vi erano i Camerieri di onore detti di spada e cappa dal loro vestiario nero, non talare ". E dipoi soggiunge: « nel numero w dei cubiculari! sono alcuni, che » si dicono Camerieri segreti , ov-

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» vero di onore di spada e cappa, poiché non usano veste talare, » ma essendo laici vestono nero e « abito corto, ed il loro numero è « secondo l'arbitrio del Papa. " L' esistenza di questi Camerieri nel Pontificato di Clemente Vili , si conferma da quanto il Novaes ri- porta nella vita di questo Papa, tomo IX, pag. 5i, cioè, che avendo il marchese di Prossedi, uno de'quat- tro rami dell'antichissima famiglia Massimo, nella sua vedovanza, spo- sato una dama siciliana, essendosi recato il marchese al palazzo apo- stolico, come Cameriere d'onore di servizio, tornato a casa la trovò morta, ciò che avvenne nel i^^gc), I Camerieri segreti di spada e cappa soprannumerarii sono tutti nobili, e titolali dello stato Ponti- ficio, d'Italia, ed anche di oltre- monti. Vengono prescelti da' Ponte- fici a far parte della loro famiglia nobile per qualche benemerenza, od attaccamento, che hanno per la Santa Sede, ed a titolo di distin- zione e Pontifìcio favore, e tutti cessano di esserlo colla morte del Papa, a meno che il successore non li nomini di bel nuovo. Il loro nu- mero, come degli altri cubiculari, è vario, a seconda del beneplacito de' Papi, mentre, dalle Notizie an- miali di Ronia^ si rileva , che dopo Clemente XII, il quale, nel 1785, fece Cameriere d'onore il conte Ni- colò Bielke, e poi, nel 1787, sena- tore di Roma, sempre si accrebbe ne' Pontificati successivi. Infatti ab- biamo , che Benedetto XIV, nel 1741, ne aveva dieciotto, e, nel 1757, cinquantotto. Clemente XIII, nel 1759, neavea dieci, e, nel 1768,-^ ventiquattro, Clemente XIV, nel 1770, sei, e Pio VI, nel 1777, ventinove, e, nel 1790, trentasette,

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Più o meno furono quelli di Pio \n, Leone XII e Pio Vili, e gli altuali del Papa regnante ascendo- no a circa sessanta, e fia questi ev- vi sempre compreso il generale delle milizie Pontilicie, qualche colonnel- lo di esse, e quelli de' carabinieri, secondo la disposizione di Pio VII, fatta quando ne istituì il corpo.

Vestono l' abito di città tutto di panno nero l' inverno, e di seta , se così piace, l'estate, cioè vestito, o casacca, con corpetto, calzoni e gon- nella, calzette di seta, scarpe con fìbbie, spada civile coli' impugnatura di acciaio , bragiuole, e manichetti di merletto, cappello piumato con granoni d'oro, e coccarda Pontifi- cia, ed il mantello, o cappa, che dev'essere sempre di seta; onde da questo mantello, e dalla cappa che portano, e dall'essere tutti nobili, cavalieri e titolati , si chiamano ca- valieri, o Camerieri segreti di spada e cappa. 11 regnante Pontefice, per distinguerli dai gentiluomini dei Car- dinali, che, meno il cappello guar- nito con piume bianche e granoni, portano un abito eguale, ha loro concesso per distintivo, di usare con tal abito di città una collana di ar- gento dorato, con tre ordini di ca- tenelle, fermate a cinque borchie ovah e smaltate, col triregno e le chiavi incrociate. Tali Pontificie in- segne pendono dalla borchia, che sta in mezzo della collana. Nelle cinque borchie poi vi sono due let- tere iniziali C. S. , cioè Cubicula- riiis Secretus, e queste stanno nella collana de' Camerieri segreti di spa- da e cappa soprannumerarii, mentre nelle borchie della collana de' Ca- merieri d'onore di spada e cappa, vi sono invece le lettere iniziali C. H. cioè Cubìcularius Honoris. Con quest'abito adunque i Camerieri di

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spada e cappa, di ambedue le clas- si, prestano al Pontefice i servigi, che diremo.

Hanno inoltre l'uniforme di pan- no rosso scarlatto, con mostre di velluto nero, con ricami e lamari d'oro, ed allora assumono il sotto abito bianco, cioè calzoni corti di panno con fibbictte dorate, e calzette di seta, con iscarpe e fibbie, oltre la spada coli' elsa dorala. L'origine di questa montura rimonta al Pon- tificato di Pio VI, che la concedette pure ai Camerieri segreti parteci- panti laici, come si disse parlando del foriere, del cavallerizzo, del ca- pitano e degli uffiziali svizzeri , per indossarla quando il Papa riceveva ad udienza qualche principe nella sera, cui poscia Pio VII accordò le spalline d' oro con granoni da colonnello, e i, granoni d'oro e le piume bianche intorno al cappello nero. Si usa questa divisa in occa- sione di visite di nuovi Cardinali, e nella circostanza di servire qual- che sovrano, o sovrana, nell'accom- pagnarli in certi luoghi, secondo la destinazione di monsignor maggior- domo.

In quanto alle onorevoli incom- benze de' Camerieri segreti di spada e cappa soprannumerarii, e de' Ca- merieri d'onore di spada e cappa, consistono primieramente, nel fare r anticamera uno per cadauna clas- se per ogni settimana , nelle o- re che il Pontefice l' udienza consueta per turno, e a vicenda: i primi risiedono nell' anticamera segreta col prelato maestro di ca- mera, ed i secondi in quella d'o- nore. Ciò praticano anche ne' rice- vimenti de' sovrani, e tutte le volte, che ha luogo 1' invito dell'antica- mera. Ne* concistori , cappelle , e pontificali accompagnano il Papa

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nell'andare, e nel ritorno dalla sua camera sino al luogo del concistoro, della cappella, e de'pontifìcali nella basilica vaticana, cioè precedendolo colla camera segreta. Quando il Pontefice va in sedia gestatoria, i Camerieri soprannumerarii, e quelli di onore di spada e cappa di setti- mana, vanno vicino a detta sedia, presso il foriere, ed il cavallerizzo. Ma se le cappelle pontificali, od altre funzioni si facessero in chiese o ba- siliche non contigue al palazzo apo- stoHco, l'accompagnamento non ha luogo . Che se il Papa si reca dal palazzo vaticano ad assistere esequie alla basilica di s. Pietro, alle processioni o novene di essa , e ne' venerdì di marzo alla visita della medesima, i Camerieri di am- bedue le classi fanno l'anticamera, e precedono col resto della nobi- le corte il Papa. Ne' Pontificali, so- lenni benedizioni, funzioni della set- timana santa , e cappelle annua- li e straordinarie, insieme ad un bussolante ne' palchi , e luoghi per le dame, corpo diplomatico, e per- sonaggi distinti, tocca ad essi, vale a dire a quelli nominati dal mag- giordomo, custodirne 1' ingresso, ed ammettervi le persone destinate a tai luoghi. Siccome poi quando giun- ge in Roma un sovrano, o sovra- na, principe, o principessa di sangue regio, si destina dal maggiordomo stesso un Cameriere di spada e cap- pa ad assisterli nelle sagre funzioni, così quegli, che n'ebbe l'incarico, trovasi nella tribuna destinata a' detti sovrani e principi per l'assistenza ed accompagnamento. Tutti quelli d'ambedue i ceti, che sono di set- timana, o che destinati vengono ai predetti uffici, sono serviti da un frullone palatino.

Fauno parte nelle funzioni eccle-

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siastiche i Camerieri di spada e cap- pa soprannumerarii, o di onore, soltanto alle processioni, con torcia accese, delle canonizzazioni, e del Corpus Domini, ed il loro luogo è innanzi i cubicularii, che vestono cappe rosse, cioè sono seguiti dai bussolanti: nelle altre processioni, devono precedere il maestro del sa- gro ospizio, secondo la disposizione di Leone XII. Anticamente essi sos- tenevano le aste del baldacchino nella detta processione del Corpus Domini, cioè dal Fastello della por- ta della galleria, o vestibolo, ove so- no gli Svizzeri, e le portavano fino al termine del colonnato contiguo.

Se nei possessi solenni, che i Pa- pi prendono alla basilica lateranen- se , vi è la cavalcata , le dette due classi di Camerieri di spada e cap- pa , andar debbono sempre col detto abito nero da città, e cappello in capo, intervenendovi nel modo, e come si vedrà da' seguenti csempii tratti da quelli riportati dal Cancel- lieri e da me proseguiti ne' tre ul- timi. Il primo possesso , in cui si fa menzione ch'essi intervenissero, fu quello preso da Clemente XI, nel 1700, in cui ebbero il luogo dopo gli avvocati concistoriali, se- guiti da'cappellani comuni e segreti, sebbene un autentico, e veridico mss. dice, che fra le due classi di questi ultimi cavalcarono i cavalieri d'onore di spada e cappa. In quel- lo del 1758 di Clemente XIII, ap- presso §li avvocati concistoriali, ca- valcarono i Camerieri d' onore di spada e cappa, indi i Camerieri di onore di mantellone, poi i Camerie- ri segreti secolari, quindi quelli di mantellone. Nel possesso di Clemen- te XIV, nel 1769, si praticò altret- tanto; ed in quello di Pio VI, nel 1775, seguirono gli avvocati conci-

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storiali , i Ginierieri d' onore di spada e cappa, coi quali ebbe luogo tutta la nobiltà romana distinta in xpiesta circostanza coll^ esser tutta considerata, come unita all'antica- mera di onore. Succedevano i Ca- merieri d'onore di mantellone, e i Camerieri segreti secolari, e di man- tellone, e poscia il baronaggio ro- mano, indi i quattro Camerieri se- greti di mantellone più anziani, portando i quattro cappelli pontifi- cali. Ma siccome Pio VII, ed i suoi successori non cavalcarono ne' pos- sessi , andando in carrozza , ecco quanto ebbe luogo. In quello del 1801 di detto Papa, dopo il foriere ed il cavallerizzo cavalcarono i Ca- merieri di onore di spada e cappa, cioè il conte Pietro Giraud con altri cinque, seguiti dai Camerieri d'onore in abito paonazzo, da sei Camerieri segreti di spada e cappa, r ultimo de' quali era Alessandro Falconieri generale delle poste Pon- tificie, e dai Camerieri segreti in abito paonazzo. Nel possesso di Leo- ne XII, a'i3 giugno 1824, appres- so le guardie nobili, cavalcarono i Camerieri d'onore di spada e cap- pa, seguiti dai Camerieri d'onore di mantellone, dai Camerieri segreti di spada e cappa, e dai Camerieri segreti di mantellone. Nel 1829 a'24 maggio prese possesso Pio Vili, e dopo il foriere, e cavallerizzo nel frullone palatino, cavalcarono i ca- Talieri Camerieri segreti di spada e cappa, e poi i Camerieri d'onore, e segreti paonazzi ; ma avendo preso a'3i maggio i832, privato possesso il regnante Gregorio XVI, non vi fu cavalcata.

Oltre le suddette cavalcate dei possessi, quando si facevano quelle per le cappelle della Ss. Annunziata, di s. Filippo , e per la festa della

CAM Natività della b. Vergine, nonché per quella di s. Carlo, cioè dal pa- lazzo apostolico alla Minerva, alla chiesa Nuova, alla piazza del po- polo, e alla piazza di s. Carlo al Corso, intervenivano ad esse tan- to i Camerieri di spada e cap- pa soprannumerarii , che quei di onore, e per le particolarità avve- nute in due di quelle della ss. An- nunziata, qui riporteremo quanto è analogo all' argomento. In quella del 1702, sotto Clemente XI, i Came- rieri di spada e cappa di onore pretesero precedere i Camerieri di abito paonazzo , ma il maestro di camera noi permise ; ed in quella del 1770, fatta da Clemente XIV, i quattro cappelli Pontificali furono sostenuti sopra altrettante aste, da quattro Camerieri segreti di spada e cappa, come si legge nel numero 8148 del Diario di Roma di detto anno.

Nelle comunioni, che si flmno per le solennità di Pasqua, dell'Assunta, d' Ognissanti, e per Natale dal Papa nella cappella palatina , od in sua vece dal maggiordomo, o da un ve- scovo delegato , i Camerieri di spa- da e cappa delle tre classi , col- la camera segreta secolare , e le guardie nobili , si recano con abiti di città a riceverla , e poi passano nelle camere di monsignor maggior- domo pel rinfresco , nelle quali il giovedì e venerdì santo sono tratta- ti a mensa quelli, che prestano ser- vigio, come lo sono tutti quelli delle altre classi di Camerieri laici ed ec- clesiastici, che egualmente siano di settimana, o di ordinario servizio. Così nelle benedizioni delle candele, palme, e Agnus Dei ne godono la distribuzione, i Camerieri segreti se- colari soprannumerarii , e d' onore in attualità di servigio, come delle

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vite ed immagini nelle beatificazioni, e canonizzazioni. In quanto poi alia dispensa delle medaglie d' argento nei possessi, e per la festa de' ss. Pie- tro e Paolo, i Camerieri laici d'ogni classe l' hanno, se prestano servigio nel decorso anno.

V. Camerieri d! onore in ahi lo paonazzo.

Dopo quanto si è detto al titolo II de' Camerieri segreti soprannu- merarii, poco altro vi è da aggiun- gere sui monsignori Camerieri di onore in abito paonazzo, giacche an- che questi vengono nominati per tali dai Papi, durante il loro Pontifica- to, a cagione di onorificenza, distin- guendo con tal qualifica nobili e benemeriti ecclesiastici, molti de' qua- li ascesero a' primarii gradi della pre- latura, ed al Cardinalato. Il loro nu- mero egjualmente variò, come quello di tutti i famigliari d' onore del Pon- tefice, onde le Notizie annuali di Roma ne registrano sotto Benedetto XIV, trentadue, nel 1741? quaran- totto nel 1742, e novantadue nel 1757. Nel Pontificato di Clemente

XIII furono venlinove, nel 1759,6 quarantanove , nel 1768, Clemente

XIV ne fece otto nel 1770, Pio VI ne nominò quarantadue, nel 1777, e quarantotto erano quelli del 1790, numero che si accrebbe e diminuì nei

Papi successori. Quelli del regnante sono circa sessanta, fra' quali si com- prendono varii beneficiati delle basi- liche di Roma , degl' impiegati pri- marii delle segreterie delle congre- gazioni Cardinalizie, e de' tribunali, del sostituto de' memoriali, rettori di collegi, del cappellano della guardia svizzera, ed anche di ecclesiastici, che dimorano fuori di Roma, ec.

Tanto l'abito di mantellone, che

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il rosso, è come quello de' Camerieri segreti, e soprannumerarii colle sud- descritte distinzioni e prerogative, ed eguale è pur 1' uso in essi delle calze paonazze, e fettuccia semplice di e- gual colore al cappello fuori di R^o- ma. Cosi promiscuamente ai Came- rieri segreti soprannumerarii por- tano le torcic, le aste del baldacchi- no, quelle de' flabelli , ed accompa- gnano il Papa nella basilica vaticana nelle sopraddette circostanze. E nelle cappelle, processioni, ed altre funzio- ni siedono e vanno innanzi i Came- rieri soprannumerarii , partecipando di tutto ciò, che vien loro dato al Pontificio trono, non che delle dis- pense di medaglie d'argento, allorché prestano il servigio, si pel possesso che per la festa de' ss. Pietro e Paolo. Fare pur debbono l'ora assegnata per le quaranta ore, ed al sepolcro nella cappella palatina. Finalmente, quan- do neir appartamento Pontificio per turno settimanale prestano servigio, il luogo de' Camerieri d' onore in abito paonazzo è 1' anticamera d'ono- re, ed al fine della settimana, come i summentovati, sono presentati dal maestro di camera al bacio del pie- de di Sua Santità.

VI. Camerieri d'onore extra urbem.

Questi monsignori non si debbo- no confojìdere coi Camerieri extra muros y della classe de' bussolanti, chiamati in tal modo, perchè stando neh' appartamento del Papa nell'anti- camera de' bussolanti, non potevano penetrare dentro la bussola, e molto meno nelle anticamere segrete. Ora però non esistono più, perchè il regnan- te Pontefice li rimiì aìbussolanti{Fedi). I Camerieri d'onore extra urbem^ cioè Camerieri d' onore in abito paonaz- zo fuori di Roma, incominciarono nel

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Pontificalo di Pio VI, ma in s'i ri- strello numero, che non furono mai sol lo quel Pontefice più di tre. Pio ^ li n'ebbe quattordici, ninno ne no- minarono Leone Xll e Pio Vili; ìui\ il Paj)a regnante ha couccdulo tale onore a circa sessanta ecclesiastici. Oltre il titolo di monsignore, e Ja qualifica di famigliari del Papa, vestono come i Camerieri segreti di paonazzo, cioè mantellone, sottana di panno di tal colore, e nell' estate di seta violacea, collare, fascia, e calze di seta del medesimo colore, del quale è pm'c la semplice fettuccia al cappello. Ma ne il titolo , ne quest' abito usar possono in Roma , come non hanno le vesti e cappe rosse. Che se il Papa si recasse nella città e luoghi ove risiedono, ovvero in qualunque altro fuori di Roma, posso- no assumere l' abito di Cameriere di onore, e fra quelli di questo ceto pre- stargli servigio. Onde considerandosi allora per Camerieri d'onore prestanti servigio, se il Papa fuori di Roma facesse funzioni ecclesiastiche, i Came- rieii extra iirbeni^ potranno indossa- re la veste, o soprana , e la cappa col cappuccio, tutto di saia rossa con mostra di seta di egual colore , e pelli d'armellino nell'inverno, e ciò ne' tempi, e nel modo che i Came- rieri segreti ecclesiastici usano in Ro- ma y dando però la precedenza a quelli d' onore in abito paonazzo. I Camerieri extra urbeiUj alla morte del Pontefice, che li nominò, cessa- no di esserlo , come gli altri cubi- culari i.

VII. Camerieri d* onore di spada e cappa.

Signori rispettabili, e cavalieri lai- ci, tanto romani, che dello stato, e stranieri, che diedero prove di reli-

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gioso attacctnnento alla Sede Apo- stolica, meritevoli della considerazio- ne del capo augusto della Chiesa, sono prescelti dai Pontefici a si (fatta onoriiìcenza. Essa dura colla vita di chi li dichiarò. Ma i primi quattro, cioè i più antichi, non solo sono per- petui sotto ogni Pontificato, ma go- dono la così detta parte di palazzo di pane e vino, chiamata volgarmen- te zuppa , consistente in trentasei scudi l' anno per cadauno. Inoltre, sebbene essi non sieno di settimana, percepiscono le distribuzioni di can- dele, palme, Jgkus Dei ^ medaglie del possesso, e per s. Pietro, nonché le vite e le immagini de'beati, e santi, in ciascuna beatificazione e canoniz- zazione. E siccome a questo ceto di Camerieri d' onore di spada e cappa appartengono sempre il tenente e sotto tenente della guardia svizzera Pontificia, i quaU prestano questo servigio sotto ogni Papa, cos\ anche i detti uffiziali non cessano mai di considerarsi quali Camerieri d' onore di spada e cappa. Altre volte por- tavano r abito nero , mentre oggi usano montura rossa, il tenente con ispalline di granoni d' oro da tenente colonnello, e il sotto tenente con ispalline da maggiore , come si disse al titolo III, parlandosi del loro capitano e degli ufFiziali svizzeri.

Tanto l'origine che il vestiario d' ambedue le specie , e le incom- benze de' Camerieri d' onore , sono conformi a quelle dei sopra nnume- rarii , meno che la loro collana ha nelle cinque borchie le iniziali C. II. Cuhicularius Honoris ^ come si disse al titolo IV, e nell'appartamento Pontificio risiedono nell' anticamera d' onore, procedendo nelle processio- ni e cavalcate innanzi ai detti Ca- merieri soprannumerarii, con quelle regole, consuetudini ed ordine, che

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si disse al citalo titolo, godendo pe- rò degli onori, e di ogni altra cosa siccome ì predetti Camerieri laici so- prannumerarii.

Il loro numero fu più o meno, secondo il volere de' Papi. Dai ruoli di Paolo IV, Pio IV e s. Pio V, che sono i più antichi del palazzo apo- stolico, dappoiché l'esercito che, nel i527, saccheggiò Roma, incendiò pu- re gli arclìivii palatini, si ricava, che sotto Sisto V erano dodici, ed alcuni con parte di pane solo. JXemmeno in progresso non 1' ebbero tutti, perchè quando furono aumentati a venticin- que, l'ebbero soli cinque. Ne'ruoli di Clemente Vili, nel 1597, se ne leg- gono otto, dieci nel Pontificato d'In- nocenzo X, nove in quello di Ales- sandro VII, ed otto con pane e vino in quello di Clemente X. I quattro d' Innocenzo XI godevano la parte di pane e vino; Innocenzo XII n'eb- be tre con venti scudi mensili per cadauno, oltre la consueta parte pa- latina. Clemente XI tenne undici Camerieri d' onore di spada e cappa, cioè uno colla provvisione di scudi venti^ e gli altri col solo pane e vi- no. Benedetto XIV , nel r 74 1 , ne avea trentadue, e, nel 1758, fino a novantadue. Clemente XIII ne di- chiarò tali quarantotto, quanti ap- punto erano nel 1768. Nel 1773, » cinquantotto erano quelli di Clemen- te XIV, e, nel 1791, quarantotto quelli di Pio VI; però, nel 1778, erano soltanto tredici con parte di pane e vino, ed otto senza. Nel 1823^ Pio VII ne avea sessantacin- que, nel 1829 Leone XII n'ebbe sei, nel i83o Pio Vili ne creò set- te, ed attualmente sorpassano il nu- mero di trenta quelli del regnante Gregorio XVI.

CAMERINO (Crtmm«.). Città con residenza arcivescovile nello stato

VOL. VII.

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Pontificio. Essa è antichissima, opu- lenta e popolosa, situata sopra un colle fia gli Apennini, e dalla natu- ra perciò fortificata. Pretendesi che sia stata edificata dai popoli umbro camerti, verso l'anno 1 5 1 3,innanzi l'era volgare, che corrisponde a 759 anni prima della fondazione di Roma . Macrobio opina che il nome di Ca- merino le provenga da Camese, uno de' più antichi re dominatori dell'I- talia. Qualunque però ne sia l'ori- gine, è certo che, per la sua anti- chità e pel suo splendore, gareggia colle principali città dell'Umbria. I camerinesi si acquistarono gloria sot- to Scipione, che seguirono in nume- ro di seicento nell'Africa, e sotto Mario, il quale guerreggiando coi cimbri, e co'teutoni^ li proclamò cit- tadini romani nello stesso campo di battaglia. Confederati co' romani con- tro gli etruschi, sino dall'anno 444> come si ha da Tito Livio , che in più luoghi ebbe ad encomiarli , sos- tennero essi in ogni incontro i di- ritti di Roma. Si recarono con Pom- peo nelle Spagne, e colle armi giun- sero ai primari i gradi ed onori, ed ebbero la prefettura, colla quale pu- re si mantennero sotto gì' imperatori. Alarico, re de'goti, inutilmente as- sediò la città di Camerino a' 5 ot- tobre del 409 '> P'^i tardi, e solo dopo vigorosa resistenza potè impadronirse- ne, l'anno 592, Agilulfo re de' longo- bardi, duca di Spoleto, che vi si fece proclamare duca di Camerino. Tutta- volta nel Pontificato di Stefano II, det- to III, ricuperarono qiie' cittadini la li- bertà, e valorosamente pugnarono sot- to il proprio vescovo Solone, contro r esercito del longobardo Astolfo, nel 754, il quale per le usurpazioni, che commetteva nei dominii della Chie- sa Romana, fu obbligato a restituii'- le l'esarcato, il ducalo di Urbino, e

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altre citta, a cui lo costrinse il re Pipino. Carlo Magno donò al Pon- tefice Adriano I il ducato di Spo- leto, ed allorquando s. Leone III rinnovò in lui , nell' 800 , l' impero d'occidente. Camerino fu definitiva- m'enle dato alla Setie Apostolica, ed ebbe da Carlo il titolo di marche- sato, per cui la sua provincia si chia- mò Marca Superiore, o marcliesa- to di Camerino, ed anche stato di Camerino. Più tardi i limiti furono più o metìo estesi, e talvolta giun- sero dagli A pennini al Metauro.

IN'el X secolo Camerino molto sof- fri dal re d'Italia Berengario, e da altri suoi successori ; ma Papa Gio- vanni XII , coll'aiuto di Ottone I , che poi coronò imperatore, ricupe- rò , nel 957 , Camerino insieme ad altri dominii della Chiesa. Non an- dò guari, che passò in potere di '' Ottone III, ed alla sua morte, av- Tenuta a' 28 gennaio del 1002, il marchesato si divise in contee , fin- ché, verso il io5o, ne concentrò in se il potere Bonifazio, padre della celebre contessa INIatilde, alla quale ubbidì Cameiino sino al 1 1 1 5 cir- ca, epoca in cui ritornò alla Chiesa, per lo dono fatto dalla pia contes- sa del suo patrimonio alla Santa Sede, atto confermalo nel Pontifica- to di Pasquale II l'anno 1102. Quindi salvo l'alto dominio soggetto a' sovi-ani Pontefici, in seguito Ca- merino fu governata da' suoi consoli. Regnando Gregorio IX e Cele- stino IV, i camerinesi respinsero col- le anni gli attentati di Federico li di Svevia, e di Enzio suo figlio, per cui Innocenzo IV li ricolmò di elo- gi, giacché, a difesa della Chiesa ro- mana, i camerinesi si erano collega- ti con altre possenti città. Ma sot- to il successole Alessandro IV, Man- fiedi figlio naturale di Federico li,

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spedi contro la città Princi valle d'Oria, il quale favorito dalla fazio- ne de' ghibellini , vi portò 1' in- cendio e la distruzione verso l'anno 1258, per lo che poche famiglie po- terono salvarsi ne' luoghi inaccessibi- li degli Appennini. Trascorsi due an- ni coll'aiuto de'confederati, cogli a- iuti di tre Cardinali degli Orsi- ni, non che per le cure ed il va- lore di Gentile Varano, fu messo un ordine nelle cose della città, ed in- vitati furono i profughi cittadini a ritornarvi ed a ripararne i danni. E tante benemerenze meritavano un premio, considerandosi il Gentile qual secondo fondatore della città; laonde prima Alessandro IV gliene conferì la signoria, che fu approvato poi da Nicolò III colla giunta di varii lerritorii. In progresso col benepla- cito degli altri romani Pontefici, i discendenti di Gentile s' imparenta- rono colle sovrane famiglie d' Ita- lia , signoreggiarono per tre seco- li i camerinesi, con titolo di prin- cipi, di duchi , e talora di mai che- si della Marca, ed i Papi gli onora- rono del generalato della Chiesa, e d'importanti legazioni all'estero. Tut- ta volta evvi chi sostiene, che la so- vranità dei Varani su Camerino ebbe principio mentre i Papi stava- no in Avignone, tra il 1820, e 1 33o,ovvero che in quel tempo si sarà estesa ed aumentata la loro autorità. Clemente VI residente in Avignone, nel 1 344) sp<^^i Ridolfo II Varani con mille camerinesi nell'Asia, e Smirne fu tolta per esso dalle mani degl'in- fedeli , per cui meritò di essere di- chiarato viceré dell'Abruzzo, e gon- faloniei'c della Chiesa.

I camerinesi ed i Varani nel grande scisma d'occidente, e nelle guerre delle fazioni , che tanto agi- tarono il declinar del secolo XlVj e

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i primordii del XV, soggiacquero a varie sciagure, militando or contro lino or contro l'altro; giacché Ri- dolfo II si alleò prima con Innocen- zo VI, e col suo legato Cardinal Albornoz, che stava per conquistare lo stato, anzi fu da lui fatto suo generale, e potè reprimere i Mala- testa. Ma avendogli un altro ponti- ficio legato tolto Camerino per riu- nirlo alla Chiesa, nel 1876, profit- tò della guerra suscitata dai fioren- tini a Gregorio XI per ricuperare il suo patrimonio, ed aggiungervi Macei^ta. Quindi si ritirò dai fio- rentini, e si unì alle armi del Pa- pa; e Gentile di Varano, che si vuole nato da lui, fece prigioniere in Macerata Antonio Tomazelli mar- chese della Marca e nipote di Bo- nifazio IX, «d ottenne nel rilasciar- lo r indipendenza del principato di Camerino dalla Santa Sede; indi passò al servigio di Ladislao re di Napoli, poi parteggiò per Gregorio XII. In questo tempo Giovanni Varani am- pliò la città, e'circondò di mura il bor- go s. Venanzio ; ma i suoi parenti si macchiarono di delitti, e Piergen- tile fu decapitato per ordine di Vi- telleschi, legato della Marca. Fu al- lora che Camerino si diede al pro- de Francesco Sforza, coli' aiuto del quale i superstiti Varani ricupera- rono lo stato, e lo divisero tra lo- ro, cioè fra Ridolfo IV fighuolo di Pier Gentile, e Giulio Cesare, figlio di Giovanni II. A tal ricupera con- corse la dottrina di Costanza di Varano, che, nel i44^j ^i sposò con Alessandro Sforza signore di Pesaro. Ad istanza di questi due il Pon- tefice Nicolò V, a' 9 maggio i447) con suo diploma confermò tutte le immunità ed i privilegi da'suoi prede- cessori conceduti ai camerinesi; e po- scia, a' 3i gennaio i449> li assolvct-

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te dal delitto di ribellione, e di lesa maestà in cui erano caduti.

Infelice fu il principio del secolo XVI pei Varani, giacche, nel 1 5o i , Papa Alessandro VI condannò co- me reo di spergiuro, di sacrilegio^ di ribellione e di lesa maestà, Giu- lio Cesai'e vassallo della Chiesa Ro- mana, e privoUo eziandio della si- gnoria, perchè non avea pagato il dovuto censo pel ducato di Came- rino'; tornato però nel pristino stato, prese la protezione de' pubblici as- sassini, uccise il proprio fratello, per levargli certo governo , e commise parecchi altri misfatti. Tragica fu la sua fine perchè Cesare Borgia duca Valentino, nel i5o2, lo fece stran- golare nella rocca di Pergola , coi suoi tre figli Venanzio , Annibale e Pirro, e ne occupò gli stati. Anco- ra si veggono gli avanzi della roc- ca, fatta costruire da Alessandro VI; ed ammirasi siccome insigne monu- mento architettonico.

In tanta catastrofe riuscì a ripa- larsi a Venezia cogli aviti tesori Giammaria Varani superstite di que- sti, e dopo la morte di Alessandio VI, che accadde a' 18 agosto i5o3, fece ritorno in Camerino , dove fu accolto con tripudio universale. Spo- sata egli avea la nipote di Papa Leone X, Caterina, figlia della so* rella di lui Maddalena e di Frauce- schetto Cibo. Come fu assunto al Pontificato, Leone elevollo tosto alla dignità di duca , e lo distinse con onorevoli cariche, per cui nel solen- nissimo possesso preso da quel Pon- tefice della basilica lateranense, in- tervenne Giammaria, ed ebbe luogo nelle cavalcate fra i più degni. Giac- ché, oltre la prefettura di Roma, Leone X gli diede le signorie di Sassofèrrato, di Ci vita nuova , Cer- reto, e poi anche Sinigaglia. Successe

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Adriano VI, che essendo morto con sospetto di veleno, nel i^23, furo- no messi in prigione per quel moti- vo alcuni sudditi del duca di Ca- merino , comunque ne sortissero senza che fosso proseguito il processo.

Da Giammaria , e da Caterina nacque la sola Giulia, la quale vo- levasì sposare a Mattia figlio di Er- cole Varani , stabilitosi in Ferrara dopo la morte di Ridolfo IV suo genitore. Ma Caterina la madre ad onta delle analoghe disposizioni del defunto consorte, la uni invece a Guidobaldo II , figlio di Francesco Maria della Rovere^ duca di Urbi- no, del sangue di Sisto IV e di Giulio II, per la qual cosa Cameri- no fu unito al ducato di Urbino. Inutilmente avea Sciarra Colonna occupato lo stato, ed inutilmente Mattia si volle difendere dalla po- tenza del Roveresco, il perchè si trovò costretto a cedere per la for- za delle armi, e vendette le sue ra- gioni per trentadue mila scudi a Paolo III, tornandosene a Ferrara , ove col fratello continuò la fami- glia, detta de' Varani di Camerino, donde fiori nei pri mordi i del decor- so secolo d. Alfonso di Varano, dei duchi di Camerino, insigne prete , autore di parecchie opere enco- miate , e benemerito della lin- gua, ed italiana poesia, cui resti- tuì a quella gravità ed elevatezza, colla quale Dante 1' aveva nobilitata.

Il Pontefice Paolo III, Farnese, nel 1539, obbligò di poi colle anni il duca di Urbino a restituire alla Chiesa Camerino, sul quale oltre lo sborso di trentadue mila scudi, fece valere i diritti dell'alta sovranità della Sede Apostolica. Difatti in persona vi si recò a' i4 ottobre dichiarando la città metropoli dell'Umbria, e desti- nandovi un Cardinal legato a late-

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re . Poscia ne invesfi Pier Luigi Farnese, signore di Ncpi, ma, noi i/)45, volendo riprendersi il Papa tanto Camerino, che Nepi, diede al Farnese invece i ducati di Parma , e Piacenza a ragione di feudo, seb- bene allora da Camerino e da Ne- pi si ricavasse un maggior frutto. Tornò allora a risiedere in Cameri- no un legato apostolico, cioè il Car- dinal Durante de' Duranti, col tito- lo di legato a lateve dell'Umbria e di Camerino. E con tale modera- zione, dolcezza e prudenza si con- tenne egli in quell'uflicio,, da guada- gnarsi l'affetto, e la stima de' popo- li. Alcuni vogliono, che Giulio III succeduto^ nel i55o, a Paolo III, in- feudasse Baldovino suo fratello del ducato di Camerino. Però non è ve- roj che affatto gliene desse la infeii- dazione; bensì abbiamo dalla sua vita, che quella fu una delle cause che il portarono al sepolcro, nel i555, perocché vedendosi il Papa continuamente pressato da Baldovi- no a dargli quello stato di Cameri- no, e sapendo l'opposizione dei Car- dinali , finse di sentirsi oppresso di languore per non essere costretto dal medesimo fratello a tener con- cistoro , e per darlo a credere , co- minciò a nutrirsi di cibi diversi, che lo trassero alla tomba.

Da allora in poi Camerino rima- nendo costantemente sotto l'asso- luta sovranità della Santa Se- de, fu governata dai prelati go- vernatori per più di due secoli. Nel declinar del XVI li secolo, la na- tura , e la politica congiurarono ai danni di Camerino : il terremoto che, nel 1279, avea recato immen- si danni, si ripetè in tal'epoca ; con tutte le funeste conseguenze, che precedettero, e seguirono la fran- cese invasione. Nella seconda inva-

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sione francese, cioè nel 1809, di- venne capoluogo di circondario del dipartimento del Tronto e del Mu- sone, e, dopo il i8i4, quando Pio VII ritornò sul trono, fu Camerino dichiarata capoluogo della delegazio- ne di Camerino, e, nel 1825, da Leone XII fu riunita a quella di Macerata, finché, nel i83i , il re- gnante Pontefice dichiarolla nuova- mente delegazione indipendente , e sede d'un prelato delegato, e di un tribunale di prima istanza. Ha di sua dipendenza i governi di Piora- cOj rinomato per le cartiere, e di Caldarola, borgo cospicuo, famige- rato pei suoi bagni termali, e pa- tria della illustre famiglia Pallet- ta, di cui nomineremo in seguito i Cardinali. L* insigne collegiata di s. Martino è patronato di tal fa- miglia con capitolo e prevosto, il quale per concessione di Sisto V , e Clemente Vili spedisce diplomi ca- nonici a' suoi dipendenti. Dal secolo IX al XII Caldarola fu posta dai Papi, e dagl'imperatori sotto la giu- risdizione dell' abbate di s. Clemen- te j nell'anno 1 240 da Gregorio IX fu sottoposta a Camerino, e poscia me- ritò gli encomii di Eugenio IV, che la pose sotto il diretto dominio del- la Chiesa Romana, dandole per i- stemma le Pontificie chiavi. Anco al- tri Papi ebbero predilezione per Cal- darola , e , nel 1 598 , quando Cle- mente Vili recò a prendere pos- sesso di Ferrara, volle alloggiare nel vasto e bel palazzo dei Pallotta.

Passando ora a dire alcuna cosa delle notizie ecclesiastiche di Came- rino, e della sua cattedra episcopale, immediatamente soggetta alla Santa Sede , si vuole che , verso l'anno 238, ricevesse il lume del vangelo dai ss. Porfirio e Venanzio , e che nel 255, ne fosse vescovo s. Leonzio.

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Esso era stato compagno di s. Ve- nanzio, che fu martirizzato a' 1 8 mag- gio del 254, e venne consagrato in Pioma. Nel 465 il vescovo di Cameri- no Geronzio intervenne al concilio celebrato in Roma dal Pontefice s. Ilario, e l'altro vescovo Glorioso si recò in quello convocato , nel 649, da Papa s. Martino I al Laterano. NeirVlII secolo s. Ansovino vi eb- be i natalij e prima di essere elet- to vescovo di Camerino, era stato canonico della cattedrale , ed avea diretta la coscienza dell'imperatore Lodovico II, morendo nel bacio del Signore l'anno 8 1 6. L'Ughelli, nella sua Italia sacra tomo I, pag. 546, e tomo X, pag. 25 1, riporta la suc- cessione dei vescovi di questa sede. Fra quelli, che andarono decorati della porpora, vi fu Gio. Battista Altieri , ma rinunziando egli il ve- scovato. Urbano Vili, nel 1627, lo diede ad Emilio Altieri suo fratello, il quale, nel i63o, vi celebrò il si- nodo, in cui stabili provvide leggi per la diocesi, e nell'anno seguente introdusse i padri dell' Oratorio in Montecchio. Fatto però Cardinale , nel 1669, dopo cinque mesi fu crea- to Papa col non? e di Clemente X (redi). Questo Pontefice, fra le al- tre beneficenze, con cui fu largo coi camerinesi , aggiunse due canonici al capitolo, che sino dal vescovato di Eudone, nel 994» si fregiava del- le dignità d'arcidiacono, arciprete, e primicerio; e nel Pontificato d'In- nocenzo IV si componeva di dodici canonici, a' quali quattro ne accreb- be Paolo IH.

Fra i sinodi celebrati in Cameri- no meritano pure menzione quello del i584, tenuto da Gaspare Orsi- ni, e l'altro, nel i587, ^^^^^ Giro- lamo Bobo, o Bobus. Lo Scotto, nel suo Itinerario d'Italia^ dice che la

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diocesi anticamente era tanto vasta, che per le sue dismembi-azioni ne furono progressivamente erette altre quattro, ma tuttavolta è ancora e- stcsa. Sisto V, nel i586, in forza della bolla Superna dìspositione vi staccò la città di Sauseveriuo con alcune dipendenze, per farne un ve- scovato particolare. Benedetto XIII, nel 1728, elevò la chiesa di Fa- briano a cattedrale, e col contenuto della costituzione Notoria sunt, la luiì a Camerino ; ma Pio VI divise Fabriano, ed invece decretò l'unio- ne colla sede episcopale di Matelica, erigendo però, nel 1787, Camerino in arcivescovato, e facendone primo arcivescovo Luigi Amici di Cameri- no, della qual chiesa Clemente XIII lo avea preconizzato vescovo, nel I 768. Finalmente Pio VII, col dis- posto della lettera decretale Per ve- tustam locorum originem^ emanata nel 1816, nel restituire a Treja l'o- nore di cattedrale, ne affidò l' am- ministrazione pei'petua agli arcive- scovi di Camerino, la cui metropo litana non ha suffraganei. Ora è zelante arcivescovo di Camerino Ni- cola Mattei Baldiqi, eletto dallo stesso Pontefice nel concistoro de' 1 4 aprile 1817, il primo che in se riu- nì tale amministrazione (V. Treja). Considerevoli sono l'episcopio, circon- dato da portico e da colonne, gran- dioso nell'interno, nonché l'ospedale degli esposti, ed il seminario.

Il vecchio tempio di Bellona, li- na delle principali deità adorate dai camerti, fu ridotto nel III secolo, e circa l'anno 253, in chiesa cri- stiana, dapprima consacrata alla Beata Vergine, divenne quindi cat- tedmle. Sappiamo dal Turchi, Ca- ììiers Sagra pag. 7 e 5^, che in queir epoca in Camerino vi era cle- ro e vescovo, il quale avea voto nella

CAM elezione dei re d'Italia. Nel secolo XIII fu incendiata quella cattedra- le, e distrutta dalla fazione dei ghi- bellini per le truppe del re Man- fredi ; ma due anni dopo, cioè nel 1260, per le sollecitudini, e genero- sità di Gentile Varano , i cameri- nesi più sontuosa la riedificarono, venendo ultimata nel 1268 nel Pontificato di Clemente IV. La sua architettura è del cosi detto ordine gotico a tre navate, sostenute da colonne ottangolari , e 1' aitar mag- giore , assai magnifico per le pietre preziose impiegatevi , si compì nel 1295 sotto Bonifacio Vili. Ad in- cendii e ad altri disastri soggiacque questa cattedrale, finche nel terre- moto del 1799, fu rovinata intera- mente, meno il campanile e la sa- grestia. L'ultima anteriore riedifica- zione della cattedrale era stata ese- guita dal vescovo Rambotto Vico- manni, che da arcidiacono del ca- pitolo, era stato elevato alla sede episcopale dal capitolo stesso, e che fu l'ultimo ad essere eletto in sif- fatta maniera, e morì nel 1285. Do- po il suaccennato disastro, sul dise- gno nell'interno di Andrea Vici, e su quello del cav. Folchi per la facciata, venne da ultimo questa cat- tedrale rifabbricata splendidamente : la sua forma è quella delle antiche basiliche con tr« navate, e fu por- tata al termine mercè le cure del- l' odierno arcivescovo, e della depu- tazione della fabbrica. V. Giuseppe d' Este, Ragionamento della nuova metropolitana di CanierinOj Boma i838.

In questa bella cattedrale , dedi- cata alla ss. Annunziata, col fonte battesimale, e scelta cappella musi- cale, si venerano le spoglie del pa- trono s. Ansovino, e de'martiri Vit- torino e Vincenzo. Essa è servita

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da diciannove canonici , e due di- gnitarii, primo de' quali è l'arcidia- cono, e secondo è il prevosto, eret- to da Leone X, decorati tutti; e per pi'ivilegio di Leone XH, d' insegne prelatizie, cioè, come prelati dome- stici, mentre già Urbano Vili, inve- ce delle almuzie , avea loro conces- so la cappa magna ; la quale dal detto Leone XII fu pure accordata ai dieci beneficiati. Uno dei detti canonicati si gode dall' arcivescovo prò tempore^, e ciò non pertanto la presidenza del capitolo è devoluta all'arcidiacono. Questo antichissimo capitolo ha sempre fiorito con uo- mini di un merito distinto, che asce- sero alle primarie dignità ecclesia- stiche.

Celebre è pure, fino dal secolo XIII, la collegiata dedicata a s. Ve- nanzio, la cui vita fu pubblicata nel 1807, per le stampe del Gori in Camerino, dal canonico Venanzio Pizzicanti. Nella cappella sotterranea edificata, e dotata dal Cardinal ca- merinese Pierbenedetti , si conserva il corpo di s. Porfirio , e quello di s. Venanzio , il quale nell' età di quindici anni, sotto Decio impe- ratore, nel 252, in Camerino sua patria, fu in più modi martirizzato. Ma venendo prodigiosamente salva- to, anche quando fu precipitato dal- l'alto delle mura, è invocato uni- versalmente nelle cadute, ed a pre- servativo si portano anzi in dosso medaglie benedette colla sua effi- gie. Fu il presidente Antioco , che ebbe il barbaro trionfo di ordinare la decapitazione di un santo s\ se- gnalato. Nella chiesa poi priorale di s. Maria in Via, si venera una pro- digiosa immagine della Madonna, che una pia tradizione dice dipinta da s. Luca. Questa chiesa fu eretta dal camerincsc Cardinale Giori, e i

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dodici cappellani, che la ufficiano, go- dono il privilegio della mozzetta ce- leste.

Dopo le ultime disastrose vicende, incamerino si sono ristabiliti parec- chi conventi, e monisteri. Nel i368, nel Pontificato di Urbano V, in poca distanza, vi si stabilirono i re- Hgiosi zelatori della regola france- scana, detti Zoccolantij e sotto Cle- mente VII v'ebbero il primario do- micilio i cappuccini. Il grandioso pa- lazzo già ducale, ora residenza del delegato , ha tre ampii cortili ; e quello della magistratura è elegan- te, decorato di busti, e d' iscrizioni de' cittadini illustri. Sisto V, che avea una particolar tenerezza per la Marca, ov' ebbe i natali, beneficò grandemente anche Camerino, per che sua madre Marianna Ricuccia era nativa di questa città. Vi fece an- che varie riparazioni, per cui i came- rinesi riconoscenti, sulla piazza presso la cattedrale , gì' innalzarono una statua colossale di bronzo.

Camerino finalmente è celebre per la università che il Pontefice Benedetto XIII , per soddisfare alle istanze de' camerinesi , eresse nel 1727, col disposto della costituzio- ne Lìberaliuiiiy emanata nel primo di luglio, che si legge nel Bollarlo Romano tom. XII p. 284, e che r imperatore Francesco I, già gran duca di Toscana, con diploma del 1753, arricchì di privilegi valevoli in tutti i dominii imperiali. Ma de- caduta nelle memorate vicende dal suo lustro, risorse per le disposizio- ni della bolla Quod divina sapiens da, pubblicata, nel 1824, da Leo- ne XII, onde in sedici cattedre con- ta numerosi studenti, e fiorisce par- ticolarmente nella giurisprudenza , scienza in cui sempre si distinse la curia Camerinese.

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Non sono a taccisi poi la diicsa e con fra temila nazionale, che i came- rinesi hanno in Roma, sulla piazza di Campidoglio. Clemente X che, come dicemmo, era stato zelante e benemerito pastore di Camerino , per l'adetto, cui conservava pegli antichi suoi diocesani , permise a questi, nel iGyS, di erigere in Roma una compagnia nazionale. Acquista- ta perciò da essi la chiesa parroc- chiale di s. Giovanni in Mercatello ( che già appartenne ai basiliani di Grottaferrata, e così chiamato per- chè vi si faceva il mercato, prima che fosse trasferito in piazza Navo- na ), la restaurarono con disegno di Antonio Liborio Raspantini , e la dedicarono ai ss. Venanzio ed An- sovino loro protettori , la festa dei quali ivi celebrasi a' i8 maggio, e i3 marzo. Tre anni dopo la sua erezione, la confraternita a' 6 mag- gio 1678, vide approvate le co- stituzioni, ed adottò vin sacco di tela rossa, mozzetta bianca con or- latiU'a rossa, e cordone egualmente bianco. Delle indulgenze ad essa concedute da Clemente X, e degli esercizii di pietà, che vi si esercita- no, tratta il Piazza nelle Opere pie di Roma a p. SgS, siccome ne ab- biamo erudite notizie dal Cancellie- ri nel suo Mercato p, 11, 172, e 288. Continuò quella chiesa ad es- sere parrocchia sino al Pontificato di Leone XII, il quale nel nuovo riparto delle parrocchie di Roma, rimosse la cura; per altro fiorisce ne'pii esercizii di pietà, che tuttora ivi si fanno a gloria di Dio.

Molti uomini grandi, come si dis- se, ebbe Camerino, in santità, in dottrina ed in valore, ed al sacro Collegio diede i seguenti Cardinali, le cui notizie biografiche sono ri- portate ai rispettivi articoli.

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Luca Gentili Ridolfucci da Ca- merino , già arcidiacono , e priore della cattedrale, ed ivi sepolto, fu creato Cardinale da Urbano VI nel 1378.

Giovanni Evangelista Pallolta di Caldarola, diocesi di Camerino, fa- vorito di Sisto V, che, nel i587, lo decorò della porpora.

Mariano Pierbenedetti, nobile ca- merinese, celebre governatore di Ro- ma sotto Sisto V, che, nel 1589, il premiò col Cardinalato.

Jacopo Sannesi di Belforte, dio- cesi di Camerino, creato Cardinale da Clemente Vili, nel i6o4-

Giambattista Palletta di Caldaro- la, diocesi di Camerino , decorato colla porpora da Urbano Vili nel 1629, di cui abbiamo dal Bompia- ni l'Imago purpuratae constaiiLiar^ Or alio in funere Jo. Bap. Cardin. Pallotta, 1668.

Antonio Giori, di Camerino, Simi- gliare intimo di Urbano Vili, che, nel 1643, lo fece Cardinale.

Antonio Saverio Gentili , figlio dell'aiutante di camera di Clemen- te X di Camerino, ma nato in Ro- ma, annoverato al sacix) Collegio , nel 1731, da Clemente XII, sepol- to nella detta chiesa di s. Venan- zio in Roma.

Pietro Paolo Conti , nobile ca- merinese, creato Cardinale da Cle- mente XIII, nel 1759.

Guglielmo Pallotta di Caldarola, diocesi di Camerino , innalzato al Cardinalato da Pio VI, nel 1777, il cui elogio leggesi in Cancellieri nel suo Discobolo, ove si riporta l' i- scrizione sepolcrale fatta da Gaetano Marini.

Antonio Pallotta di Caldarola, diocesi di Camerino, nato in Ferra- ra, fatto Cardinale da Pio VII, nel 1823, sul quale si ha Gralulalur

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Caietaniis Prqfilìus , Romae 183 3. In questo scritto sonovi erudite noti- zie sulla famiglia Palletta, su Came- rino, e su Caldarola. Abbiamo inol- tre una lettera di Caucellieii a tal Porporato, Pesaro 1826.

Finalmente dalla Bibliografia sto- rica delle città dello stato Pontifi- vio j stampata in Roma nel 1792, abbiamo un catalogo di autori, che trattarono della città e ducato di Camerino, e della sua sede episco- pale, fra'quali sono a ricordarsi Ca- millo Lilli , [Ustoria di Camerino^ Macerata x^Si-, ed Ottavio Turchi. De ecclesiae camerinensis pontifici' bus libri VI. Praecedit de Civit. et eccl. Canierinensi Dissertalio _, Ro- mae 1762; Vincenzo Bellini, De ììionetis Camerini, Exst. in Op. de monet. Ital. ined. aevi j Giuseppe Col ucci, DeW origine., e dell* anti- chità di Camerio , oggi Camerino Exst. nel tom. VII dell' .^«;. Pie. ConteSy et Ducs de Camerino de la Maison de Varane, V. Italia u. 5 tomo II.

CAMERLENGO di Santa Ro- mana Chiesa ( Camerarius). Questo vocabolo ebbe origine da quello di Camera, come si disse all' articolo Camera Apostolica, appellandosi ca- mera quelle cose, che appartengono immediatamente al sovrano. Quindi è , che con tal voce s' intende il

» fisco, o ciò che riguarda i diritti, e il dominio del principe, custoden- dosi nella camera i suoi tesori, Ca- mera denariorum. Perciò il custode, e l'amministratore di essi, e del de- naro e delle rendite pubbliche, si chiamò Camerlingo, o Camerlengo, e il Ducange lo appella Aerarli Qucestor. Co' vocaboli inoltre Ca- marlingatOj Caniarlingatico , e Ca- merlengatOj s' intende l' uffizio del Camerlengo. Fu di parere il Cohcb

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Ho , Notlt. Cardinal, cap. 1 6 , che questo impiego fosse fino all'anno mille esercitato dai magnati della città, e poi fosse trasferito a' Cardi- nali ; quindi più tardi in simile modo passasse un'egual carica anche fi*a gli elettori del sacro Romano Im- pero, per cui divenne nome di di- gnità, della quale fu rivestito l'e- lettore marchese di Brandemburgo.

§ I. Orìgine del Cardinal Camer- lengo di Santa Chiesa^ e notizie della dignità.

Ne' primordi! del secolo IV, e nel Pontificato di s. Melchiade, l'impe- ratore Costantino Magno non solo diede pace alla Chiesa Cattolica, eresse basiliche , ed onorò la dignità del successore di s. Pietro, vicario di Gesù Cristo in terra, ma gli donò il sontuoso palazzo di Latera- no , e gli assegnò copiose rendite per sostenere con ecclesiastico deco- ro la sua sublime dignità. Onde tal palazzo, conosciuto sotto il nome di Patriarchio Lateranense, conti- guo alla basilica dedicata al Salva- tore, cominciò fin d'allora ad essere la stabile residenza de' sommi Pon- tefici romani, del fiore del clero di Roma, e di molte persone addette al servigio, e impiegate ne' pubblici ministeri del Papa, e della Santa Sede. Occupati i Pontefici nelle gra- vissime cure della Chiesa, destina- rono un vice-domino, o primario uffiziale per soprai ntendere , e pre- siedeie al patriarchio, e alla fami- gha Pontificia, e lo scelsero fra i più cospicui del clero romano, insi- gniti talvolta della dignità episco- pale , per cui presto si distinsero fra gli uffiziali maggiori della Chiesa romana, stante 1' importanza del nobile impiego, e l'eminente rango

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che godevano. Primi cavalcavano insieme col vestarario , col nomen- clatore, e col saccllario, primati tutti della Chiesa romana, e princi- pali iifllziali della Sede Apostolica, ad una col primicerio de'nolari. La sua residenza era nel patriarchio,- che perciò chiamavasi il Vicedomi- nio. Il più antico vicedomino, di cui si abbiano memorie certe, fu Ampliato prete, che, nel 544? segui il Pontefice Vigilio in Costantinopoli. sa ancora, che Anatolio lo fu di san Gregorio I, creato nel 590. L'ultimo vicedomino poi di cui ci sie- no pervenute notizie, è Benedetto ar- cidiacono, che ne fungeva T, uffizio ne' Pontificati di Giovanni XIX, detto XX, eletto nel 1024, e di Benedetto IX, suo successore, come risulta da una bolla di questo, del io44> ^^^ ^^^^ ^^^^ ^^ sottoscrizione di Benedetto vicedomino.

Dopo quest'epoca non si fa men- zione di altri vicedomini, e deve ritenersi, che nella corte Pontificia gran cambiamenti e vicende acca- dessero, perchè ne cessasse 1' uffizio , come lo fu d'altri ujfiziali surrogati con altre cariche e denominazioni. Non può dubitarsi, come asserisce il Renaz/i, Degli antichi vicedomini pag. i4, che le funzioni del vice- domino concernessero la cura di provvedere l'occorrente per la sagra persona del sovrano Pontefice , e pel mantenimento della sua corte e famiglia, e che assunto non fosse dal Camerlengo, Carnei arius^ carica che appunto comincia verso tal' epo- ca a comparire come propria di un primario ministro de' Papi.

Era il Camerlengo nella sua pri- ma introduzione sostituito al Vesta- rario della Chiesa Romana _, co- me vuole Muratori, Ant. Ital. tom. I, Gol 949? ^^ ^ 1^* l'imaueva affidata

CAM l'amministrazione delle rendite della medesima. Osserva però il Vitale , nelle sue Memorie istorichc de' te- sorieri, p. IV, che presso i sovrani di Francia specialmente cominciò ad essere in uso il chiamarsi vestiario e camera, il luogo in cui si custo- divano le vesti sagre , le cose più prezio;»e , ed anche il denaro in somma considerabile. Coll'andar del tempo prevalse altresì il costume di chiamarlo semplicemente camera. La Chiesa romana segui 1' altrui esem- pio, chiamando Camerani Domini Papae, quel luogo, che prima dice- vasi vestiario, ed in conseguenza alla persona, che alla medesima presiede- va, fu dato il nome di camerario, os- sia di Camerlengo , in luogo di vesta- rario. E quantunque il Panvinio, co- me si legge nel citato Muratori, t. I, col 94^? abbia lasciato scritto, che il Cameilengo , o cameraiio, fosse già surrogato all'arcidiacono della Chie- sa romana ( di che si tratterà ap- presso ed al § IV) nell'amministra- zione delle rendite della medesima, per diminuirne 1' autorità oltre mo- do accresciutasi ; nondimeno questa opinione, secondo lo stesso Muratori, manca di fondamento, per non tro- varsi negli antichi monumenti men- zione alcuna della camera Pontificia, dicendo egli: »» fortasse nomine ve- « stiarii Pontificii camera olim de- !i signata est ". T^. Galletti , del Festarario, p. Sy.

Sostituito il Camerlengo al vesta- rario per l'amministrazione delle ren- dite della Santa Sede, e del Ponti- ficio tesoro, ninno più prontamente e più opportunemente di lui, almeno per questa parte sostanziale , poteva supplire le veci, ed adempire le in- cumbenze, che in avanti esercitavansi dal vice domino. Perocché tra i mo- tivi, pei quali non più v' era bisogno

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di lui, eravi questo, che cessando la vita comune e quasi monastica dei chierici addetti al servigio del Papa nel palazzo 'lateranense, non era piti mestieri di clii vegliasse alla dome- stica ecclesiastica disciplina loro. A far cessare poi quella vita comune fu- rono cagione le gravi e le frequenti turbolenze, onde nei secoli X e XI, era agitata la Chiesa, per cui furono spesse volte costretti i Pontefici ad abbandonare non solo il patriarchio, ma anche Roma, trasferendosi altro- ve , per porsi in sicuro dai popolari tumulti , e dalle civili fazioni. Cos\ poco a poco si sciolse la primiera forma di vita comune osservata nei secoli precedenti da' chierici e fami- gliari Pontifìcii nel patriarchio late- ranense; e il Camerlengo potè solo bastare per sopraintendere alla cura e al regolamento del palazzo aposto- lico, e delia corte del Papa.

Che il Camerlengo, fra le molti- plici ingerenze del suo autorevolissi- mo officio , avesse quelle di provve- dere tutto ciò 5 che occorresse per comodo e servigio del Papa , e di presiedere alla famiglia e palazzo Pontificio, si raccoglie non solo da- gli antichi registri de' conti came- rali , cod. c'amerai. 9 , p. 5o , del 1285, ma eziandio da un antico ruolo degli uffiziali, e famigliari com- ponenti la corte di Nicolò III, Or- sini, ruolo formato nel 1277, in cui fu eletto quel Pontefice, e ruolo che poscia fu pubblicato dal Galletti , nelle Memorie di tre antiche chiese di Rieti. Ora il primo, che in detto ruolo si trova descritto, è il Camer- lengo, cui, come a capo ed a supe- riore di tutti gli altri palatini, ve- niva somministrato quotidianamente dalle officine di palazzo, copioso nu- mero di vivande.

Inoltre rilevasi dagU Ordini ro-

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mani, e da quello XIV pubblicato da Mabillon, quale esatta corrispon- denza passi fra le principali funzioni, le quali già proprie del vicedomino si adempivano nel patriarchio, e le in- combenze, che dal Camerlengo erano esercitate . Basterà qui solo accen- nare , che alla cura di presiede- re al solenne Pontificio convito nel giovedì santo, ed all' onore d' invita- re ed ammettere alla propria mensa i prelati della corte, ed altri palati- ni, che già appartenevano al vicedo- mino, si vede nel citato Ordine XIV, esser subentrato il Camerlengo. Lo stesso accadeva nel della consa- crazione e coronazione del nuovo Papa. Il Camerlengo, dopo aver som- ministrato al Signore apostofico, cioè al Pontefice , le monete per distri- buire il presbiterio [Vedi) a' Car- dinali , e prelati , e ad altri perso- naggi , che solevano partecipare di tal Pontifìcia munificenza, seguiva il Papa alla mensa, e lo assisteva per tutto il tempo del solenne banchet- to. Allorché questo era terminato , accompagnava il Papa, che ritiravasi a riposare nelle sue camere, ed egli andava al suo quartiere dentro il palazzo , dov' era già imbandito il desinare pei famigliari Pontificii , e altri rispettabili personaggi di suo ordine invitati ad intervenirvi, il che si può vedere nei tempi ezian- dio, in cui erano i Papi in Avigno- ne, presso il Gattico acta select. caer. rub. 87, p. 98. Nell'occasione della residenza de' Pontefici in Avignone, sembra che il Camerlengo fosse esen- tato dall' obbligo di soggiornare con- tinuamente nel palazzo Papale, e di presiedere al domestico quotidiano governo della famiglia Pontificia ; dappoiché trovasi in quel tempo, cioè dopo il i3o5, un altro uffiziale laico, denominato maestro del sagro aspi-

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210 (Fedì)^ cui pare espressamente commesso T incarico di supplire iu questa parte alle veci del Camerlen- go. E quando la notte, e in tempo di desinare chiudevansi le porte del palazzo, incombeva al maestro del sacro ospizio presentarne ogni volta le chiavi al Pontelìce , e lasciarle sulla mensa, fuorché quando il Ca- merlengo desinasse, o pernottasse in palazzo, mentre in tal caso, come ad immediato superiore, si consegna- vano a lui; in una paiola il maestro del sagro ospizio suppliva le veci del Camerlengo, e dipendentemente dal medesimo regolava la domestica azienda, e presiedeva al palazzo e famiglia Pontificia, ricevendo ogni sera dagli uffiziali minori del palazzo i conti delle spese occorse ne' diversi loro dipartimenti , per poi mensil- mente presentarli al Camerlengo, e suoi ministri, acciocché si saldassero, e venissero registrati ne' libri della camera apostolica. Ma dopo l' estin- zione degh scismi, e dopo che i Papi stabilmente risiedendo di nuovo in Roma, si ricompose la famiglia Pon- tificia, non sembrò più convenire ad un laico , qual era il maestro del sagro ospizio, la presidenza del sagro palazzo, onde, ne' primordii del se- colo XV, fu introdotto un primario ufliziale ecclesiastico col nome di prefitto del sagro palazzo apostoli- co, volgarmente chiamato maestro di casa del Papa. Cosi cessò poco a poco anche nel Camerlengo l' in- gerenza sul detto palazzo, e sui fa- migliari del Papa, ingerenza che si concedette interamente al maestro di casa del P^^^^ che Urbano Vili dicliiarò con nome più decoroso , Maggiordomo Pontificio. Vedi.

Ritornando all' origine del Camer- lengo di Santa Romana Chiesa , ri- corderemo , eh' esso rappresenta la

CAM persona dell'arcidiacono della Chiesa Romana (Fedi), come quello, che a lui succedeva. Imperocché si sa, che la presidenza della camera apostolica fu già del primo diacono, ossia ar- cidiacono , quale fu il Cardinale Il- debrando Aldobrandeschi fino dal io59, poi Papa col nome di Grego- rio VII, che sostenne nel Pontificato di Alessandro li, suo immediato pre- decessore, come presidente della ca- mera Pontificia, il giudizio tra il monistero di Farfa, e quello di Mica Aurea. Ma dopo il loyS, in cui appunto divenne Papa Ildebrando, non si riguardò più un tale impie- go annesso all'arcidiaconato; anzi, co^ me si accennò superiormente, venne estinta la dignità da Gregorio VII medesimo , giacché colla sua sover- chia autorità, come dice il Macri, resisteva talvolta allo stesso Pon- tefice, anzi per la sua grande in- fluenza spesso era esaltato al Pon- tificato, e in suo luogo sostituiva un Cardinale chiamato Camerlengo. Cer- to è, che l'ufficio dell'arcidiacono fu dato ad un Cardinale, il quale ebbe il nome di Camerarius_, o Ca- merlengo . In un istromento del Il 59, trovasi « Dominus Roso ve- * nerabilis Cardinalis diaconus ss. M Cosmae et Damiani, Domini Pa- » pae Camerarius "; e le porte di bronzo dell' antico episcopio , o pa- triarchio lateranense , ordinate , nel 1 1 96, dal Pontefice Celestino 1 II, furono fatte fare da Cencio Came- rario ministrante , come rilevasi dal- la sua iscrizione , esistente nell' in- gresso della sagrestia di s. Giovanni in Laterano.

Finalmente quando accadde, che il Camerlengo fosse assente, o impe- dito per qualche causa, era solito eleggersi un altro, che in suo luogo esercitasse l'ujlicio, e si chiamasse

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reggente della camera _, o prò- Ca- merleììgOy o vice-CamedengOy carne- rae regenss ^ "vel proto- Carne rarìua^ vel Knce-Camerarhis, Ciò fu pratica- to in varie occasioni , eome consta dai registri camerali, e il Cardinal Garampi nell'opera inedita : Osserva- zioni sul valore delle antiche monete Pontificie , neir appendice num. XX rota 2, dice: « Che nel Pontificato d' Innocenzo X , quel Pontefice de- putò un pro-Camerlengo, in luogo del Cardinal Barberini Camerlengo il quale per comando del Papa era andato in Francia a trovare il Car- dinal Mazzarini. Di che si trovano anche più recenti esempii, come dal breve de' 20 settembre i65i, acla Paoletti , poi Selli , segretario della camera, ed anche nel libro delle sentenze 3 del i74^> ed altrove. Tal- volta è stato concesso al decano dei chierici di camera di esercitare l'uffi- cio del Camerlengo vacato per mor- te, come si legge nel chirografo di Sisto V, de* 17 agosto 1587. Reg. per acta Martini N. cancel.

g II. Giurisdizione, prerogative, e privilegi del Cardinal Camer- lengo.

Introdottosi adunque l'ufficio di Camerlengo, il piano dell'ammini- strazione da lui esercitata si andò formando gradatamente , a seconda degli affari della romana corte , e già vedemmo come l'arcidiacono, e poi il Camerlengo succedessero nel sacro palazzo al vice-domino , nel fare le spese per esso e per la fa- miglia Pontificia, come pure nel som- ministrare le monete al Papa nella distribuzione de' presbiteri! per la consacrazione e coronazione. Aggiun- giamo qui quanto si legge nell'Ordi- ne, ossia ceremoniale di Gregorio X,

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eletto nel 1271, presso il Mabillon Musaci ital. tom. li, p. 2 33. n. 12. In quello dicesi, che andando il Pon- tefice ad assistere ai vesperi del sah- bato Gaudete in s. Pietro: Canoni- « cus s. Petri quintam antiphonam » quae est juste praenuntiat Pa- « pae ; et idem dominus Papa post « talem praenuntiationem accipit mo- ji netam auream de manu camera- » rii , et ponit in ore ipsius prae- » nuntiantis, eodem praenuntiatore » tenente os apertum ". E perciò allora il Pontefice dalle mani del Camerlengo prendeva il denaro per le oblazioni e presbiterii. Posterior- mente cominciò a prenderlo dal te- soriere , come si legge in varii dia- rii, specialmente in quello del Mu- canzio, che descrisse il possesso preso da Clemente VIII, nella basilica la- teranense. Sino a quello preso da Leone X nel i5i3, solevano i Pon- tefici usare particolari cerimonie, le quali poi furono tralasciate. Fra que- ste è a rammentarsi, come descrive Cencio Savelli Camerario nel rito usato con Celestino III, che nella basilica lateranense, il Pontefice si metteva a sedere in tre sedie di porfi- do, e mentre sedeva sulla prima, pren- deva dal grembo del suo Camerlen- go un pugno di monete di rame, e le spargeva al popolo dicendo : » Au- rum et argenlum non est mihi , quod autem habeo, hoc tibi do "; così nella seconda sedia prendeva nuovamente dal Camerlengo un pu- gno di monete d' ogni sorte , e le spargeva al popolo dicendo: » Disper- » sit, dedit pauperibus, justitia ejus » manet in saeculum saeculi ".

Quando poi andarono in appres- so accrescendosi le occupazioni del Camerlengo, per la moltiplicità de- gli affari a lui commessi , come a primario ministro Pontifìcio, gli restò

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addossato il principal peso del go- verno politico, e r universale ammi- nistrazione degli allai'i economici , aggiungendoglisi i/ la cura di rice- vere le obbligazioni, e le sommissio- ni , che facevano i nuovi provvisti delle cliiese episcopali, e dei moni- steri pei corrispondenti pagamenti delle tasse per la spedizione delle bolle; 2." il registro de' conti delle oblazioni de' fedeli, come anche delle decime, de' censi, che per l' esenzio- ne i monisteri doveano pagare alla reverenda camera ; 3." la soprain- tendenza alla battitura della moneta, dappoiché Papa Giovanni XXII, ver- so il i322, introdusse in Avignone quella d' oro, per la quale i zecchie- ri solevano pagare il diritto di mo- netaggio, chiamato Signoria, alla stes- sa camera Papale, battendo la mo- neta coir oro proprio di essi , come riporta il Vitale , de' Tesorieri^ par- te VII. Finalmente, dovea il Camer- lengo, siccome scrisse Enea Silvio Piccolomini, poi Pioli, in apologia ad d. Martinum Mayer: patrimo- nii ecclesiae curam gerere , et " omnes urbis magistratuum actus inspicere , providereque , ne quid respublica detrimenti patiatur, ar- " migeros ecclesiae tueri , et belli w causas tractare, pacique consulere, « et qui nervi reipublicae dicuntur ?> pecuniarum habere curam ". Scel- ti all' ufficio allora di Camerlengo alcuni insigniti del carattere episco- pale, come rilevasi dal cod. carne- ral. regest. Ponti/. Gallia Christiana, Italia sacra, e da altre simili ope- re, cominciarono essi a prevalersi dell'aiuto di que' chierici, che assi- stevano il Papa nel proprio palazzo, chiamati poi chierici di camera [Ve- di), per distinguerli dai chierici ad- detti al servigio delle chiese di Ro- ma, dando loro qualche particolare

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incombenza, la cura delle robe , e delle rendite Pontificie, e la sopia- intendenza al regolamento delle pulj- bliche cose, non che la destinazione di uno di essi per parte del Gimer- lengo, alla custodia del tesoro Pon- tificio (V^edi). Da quest'ultima in- combenza s' introdusse l' ufficio di Tesoriere, il quale in progresso di tempo esercitò molte prerogative spettanti ai Camerlenghi di s. Chiesa, come molte altre vennero addossate a diversi ministri della Santa Sede. A varie vicende soggiacque la giurisdizione del Cardinal Camerlen- go, e se fu ingrandita da molti Pa- pi con costituzioni apostohche, da altri poscia venne diminuita. Fra i Pontefici, che principalmente occupa- ronsi della dignità e facoltà de'Ca- merlenghi , sono a nominarsi i se- guenti. Essendo la carica di Camer- lengo a vita. Clemente V, eletto nel i3o5, decretò, che morendo il Camerlengo in conclave, i Cardina- li ne potessero eleggere il successo- re, da approvarsi, o rimoversi a be- neplacito del nuovo Papa. Urbano V, colla costituzione data in Avigno- ne a' 12 ottobre i363, ApostoLatus qfficium, molte providenze emanò a favore de' Camerlenghi , ciò che pur fecero Urbano VI colla costitu- zione, Apostolicae Camerae, de' i3 settembre i37g, Gregorio XII con quella , che principia Siniilis ema- nata a' i3 luglio i4o7, facendo al- trettanto Eugenio IV, Calisto III, Sisto IV ed altri. Quindi Leone X colla costituzione Licet, de' 12 giu- gno i5i7, confermò la giurisdizio- ne amplissima de'Camerlenghi, tan- to in Roma , che nello stato eccle- siastico , e Paolo III emanò a loro vantaggio le costituzioni Romani Pontijicis, nel primo dicembre 1 544> e, Licet ea , ai io aprile 1547.

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Giulio III confermò i privilegi, e le facoltà de' Camerlenghi , ma Paolo IV le diminuì, mentre V immediato successore Pio IV, col disposto del- la costituzione Providentia Romani^ de' 1 3 novembre 1 56o , ritornò al primiero vigore le loro attribuzioni, ne confermò i privilegi, ciò che pur fece, agli 8 gennaio 1 56 1 , mediante la costituzione Romanum decct. Co- sì praticò Clemente -Vili, agli 8 dicembre 1599, particolarmente su- gli ebrei, e sulle monete, per mezzo della costituzione , In confertndis _, e così coir altra Qiium in li Iteri s , de' 25 febbraio 1600. Gregorio XV enumerò le facoltà , e le prerogati- ve de' Camerlenghi col tenore della bolla Romanum decet , spedita a' 6 marzo 1621. E inoltre a vedersi la bolla Ad Romani Pontijicia , d'Innocenzo XII de' 4 agosto 1698. Sugli emolumenti poi del Camer- lengo si possono leggere i chirografi d'Innocenzo XII l de' i i giugno 1 7 2 i ;,

di Benedetto XIII dei 3o 1724,

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e la costituzione JYiiper ad nostrani^ de^ 3o gennaio 1734, di Papa Clemente XII, i quali ultimi tre Pontefici , ed altri emanarono eziandio diversi chirografi, e motu- proprii sul Camerlengato.

Benedetto XIV fece altrettanto, e col chirografo de' i3 agosto 1741 di- chiarò: Che al Cardinal Camerlengo della santa Romana Chiesa ( il quale per ragione del suo ufficio viene ad essere capo della Camera Apostolica, e della Camera capitoHna), oltre la su- periorità , cui nelle cose risguardanti la Camera Apostolica ed il suo uf- ficio deve avere sui ministri ed uf- ficiali tanto di Roma, che dello sta- to ecclesiastico mediatamente, ed immediatamente soggetto alla Santa Sede, compete un' ampia giurisdizio- ne anche superiore a quella, che

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per Io passato hanno goduta, e pre- sentemente godono i conservatori dell' alma città di Roma , i chierici di camera, ed il tesoriere generale nelle materie alle loro rispettive ca- riche, ed officii spettanti ed appar- tenenti ec. Lo stesso Pontefice sulle facoltà del Camerlengo per l' uni- versità romana ( Vedi ), della qua- le è arcicancellicrey confermò colla sua bolla Inter conspicuos ^ de' 28 agosto 1744) quelle di Bonifacio Vili, di Eugenio IV, di Sisto IV, di Leone X, di Giulio III e di Si- sto V, come ancora pubblicò diver- si chirografi riguardanti alcune giu- risdizioni dello stesso Cardinale. F. la costituzione, Quod divina sapien- tia, di Leone XII.

In somma per le prerogative e- stesissime , e per l' autorità del Ca- merlengo, basterà generalmente no- tare, che dai più antichi tempi, fi- no a quelli non molto da noi lon- tani, era per ufficio a lui affidata la cura , e la sopraintendcnza di tutti gli affari , che riguardavano i diritti e gì' interessi del tesoro Pon- tificio, e del governo temporale de- gli stati appartenenti alla Chiesa Romana, ufficii tutti che non ba- sterebbe un grosso volume a regi- strare. Quindi e titoli di nobiltà, e censi, e gabelle, e appalti, e spogli di chiese vacanti, e decime imposte agli ecclesiastici, e agricoltura, e pa- scoli , e caccia , e pesca , e annona e grascia, e zecche, e corrieri, e po- ste , e strade , e acque , e ponti , e porti, e franchigie, e commercio, e sensali, e fiere, e mercati, e mari- neria, e navigazione ne' porti esteri e dello stato, e consolati, edarti liberali e meccaniche, e università, e colle- gi d'arti, e studii , e polizia medi- ca, e sanità marittima e continenta- le, e milizia , e fortificazioni, e for-

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tezze, e guerra, e statuti municipa- li, e simili, erano tutti i rami di pubblica amministrazione apparte- nenti all'uiìlcio de' Cardinali Camer- lengbi, e dall'autorità Joro regolati e diretti, con facoltà amministrativa e giudiciaria.

Tratta copiosamente del Cardinal Camerlengo il de Luca , nella sua Relatio curine Romanae, Coloniae i683, ove fra le altre) cose, dice: li Cardinal Camerlengo di s. Chie- sa ne' tempi andati godeva di una immediata giurisdizione pel grado arcidiaconale che sosteneva, su tutte le cause secolari, e della città di Roma e suo distretto. In quanto poi alle liti dello stato ecclesiastico, che a lui erano devolute per l'appelia/io- «e, esercitava giurisdizione media- ta , riconosceva parimenti le contro- versie devolute in grado di appella- zione dagli Ordinarii, e dai metro- politani alla curia. A tale effetto u- sava il Camerlengo di eleggersi i.** un uditore, che poi si chiamò udi- tore della camera ( J^edi), il quale ascoltava le cause di appellazione ; un governatore, che ora è il governatore di Roma ( Vedi), chia- mato pure vice-Camerlengo, perchè invigilasse all' amministrazione degli interessi criminali di Roma, e suo distretto; 3.** un tesoriere (Vedi) al quale apparteneva la cura del pubblico erario, e la sopraintendenza alle cause criminali. Tali estese facoltà poco a poco furono tolte, dimezzate, o rinnovate , mentre attualmente i detti tre principali ministri esegui- scono le loro incombenze per solo ordine del sovrano Pontefice, che li «legge.

Il cav. Lunadoro nello stato pre- sente, ossia la relazione della corte di Roma ivi ristampata nel 1 774, al t. li, capo XXX, del Cardinal Camerlen-

CAM go di s. Chiesa, e dell'uditore del Ca- merlengato , dice quanto segue : Questo posto eminente viene con- » ferito dal Papa ad uno do' più «cospicui Cardinali. Egli è capo, » ossia prefetto della Camera Apo- > stolica ( Vedi), e perciò ha spe- » cial diritto d'ingerirsi cumulativa' » mente col tribunale della stessa reverenda camera in tutte le cau- se di appalti , e di altri negozii riguardanti in qualunque modo la camera. Egli può concedere luogo pubblico nella città a' ven- ditori di vettovaglie; egli, o da solo, o unitamente cogli altri de- putati, esamina le controversie in- »» torno ai risarcimenti delle strade, M e intorno alle materie di esazione *> per l'ornamento di Roma, ei può » frammischiarsi in tulte le cause spet- >* tanti a' chierici della camera , già chiamati Actorcs , e Actionarii , y che si radunano in tempi stabili- « ti nelle stanze di lui per assiste- re alle congregazioni, ed in tutte le cause di delitti , o commessi neir amministrazione degl' impie- ghi camerali, o pei quali vengono oltraggiati i diritti del fisco, ossia della reverenda camera apostoli- ca. Il medesimo Cardinal Camer- lengo concede la laurea dottora- le nell'università della Sapienza, ovvero se dai dottori di questo arciginnasio viene dispensata a taluno, ciò si fa colla di lui au- torità : le quali facoltà si aumen- tano in sede vacante. Un prelato col titolo di uditore del Camer- lengato, serve di aiuto al Cardi- nale pel disbrigo degli aflfari. Vi hanno pure due altri privati udi- tori del Cardinale medesimo, imìo per le cause civili, e l'altro pei* le criminali; ed a' comandi di lui ubbidisce una particolare armala

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idra, come meglio d( » e il citato Cardinal de Luca, e il Coliellio JYotit. Carditi, capo i6. M:i , come si disse , tanta estesa giurisdizione venne ristretta, finché la costituzione di Pio VII Post diuturiios y ad onta che preservasse le altre antiche sino allora esercita- te, le restrinse oltre modo, separò, e disciolse i ministri subalterni dal Camerlengo capo della Camera Apo- stolica , dichiarando essere i Cardi- nali Camerlenghi di s. Chiesa, mi- nistri privativi della legislazione eco- nomica, mentre i tesorieri generali, i chierici di camera , sono ministri indipendenti da lui nella esecuzione della legge, quando in avanti erano da lui nominati , come nominava i depositarii, i commissarii, gli avvo- cati fiscali , ec. Riguardo poi al- le ulteriori riforme , e restrizione sull'autorità de' Camerlenghi , fatte dopo Pio VII, queste sono riporta- te nella Raccolta delle leggi e dis- posizioni di pubblica amministra- zione nello stato Pontificio, che in- cominciarono a pubblicarsi dalla stamperia della rev. Camera Apo- stolica nel i834- Inoltre dei Camer- lenghi, e della loro attuale giurisdi- zione e prerogative, si tratta in mol- ti analoghi articoli di questo Dizio- nario. I Una delle cause della diminuita au-

^"^ torità de'Camerlenghi, dopo che Euge- nio IV principalmente l'ebljeconsohda- ta e regolarizzata, avvenne nel seco- lo XVI, allorquando pe'bisogni del- la Camera Apostolica, e del suo era- rio, gli ufficii camerali divennero ve- nali. Allora quelli, che gli acquista- rono, cercarono poco a poco, per via di esenzioni e privilegi, togliersi dal- la dipendenza del Cardinal Camerlen- go. Anche il Cameilengato, che ancora m detto secolo presiedeva a tutto il go-

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verno economico dello stato ecclesia- stico, venne venduto. 11 Cardinal Cibo pel primo, nel i52i, lo comperò per trentacinquemila scudi , il Cardinal Vitellozzi sborsò settantamila scudi sotto Pio IV; poscia s. Pio V lo conferì al Cardinal Luigi Cornaro col pagamento di settantamila scu- di, impiegati dal Papa nella guerra contro il turco; e Gregorio XIII al Cardinal Filippo Cruastavillani pel prezzo di sessantamila scudi : morto questo porporato, Sisto V, colla bolla Prtclarae sui generis nobilitasi de' 2 3 marzo i588, lo diede per diecimila scudi di meno della predetta som- ma al Cardinal Enrico Gaetani , obbligandogli in sicurtà la Camera Apostolica. Colla stessa bolla smem- brò dai proventi del Camerlengato un'annua somma di seimila scudi applicata alla stessa camera, per va- lersene a creare il Monte Camer- lengato, co' frutti al nove per cento di ciascun luogo di monte , per ri- parare alle necessità dell' erario. Ma Innocenzo XII, col disposto della bolla Ad hoc unxit j spedita a' 2 5 ottobre 1692, che si legge presso il Boll. Rom. tom. IX pag. 277, abolì la vendita degli uffizii, compre- si tutti quelli spettanti alla Camera Apostolica. E quando Clemente XI, Albani^ per morte del Cardinal Spi- nola Camerlengo, conferì, nel i 7 1 9, questa ragguardevole carica al suo nipote Cardinal Annibale Albani , nel concistoro de' 29 marzo (giacché il Camerlengo di S. C. B.. viene sempre dal Papa dichiarato in concistoro^ me- diante allocuzione), protestò al sagro Collegio con una bella allocuzione, la quale si legge nel diario di Roma n. 270, ch'egli voleva evitare ogni pe- ricolo, che non venisse religiosamen- te adempiuta la volontà d'Innocen- zo XII. Quel Pontefice avea appli- 5

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cato in vantaggio della reverenda Camera Apostolica gran parte dei frutti del Camerlengato, e alle spe- zierie de' poveri di lloma avea la- sciato gli eniolnnienli provenienti dal sigillo di quest' nlìi/io, e goduti dal Cardinal Spinola. Il perchè Cle- mente XI con Ieri al suo nipote quel posto senza veruno degli emolumen- ti, o incerti ordinarii o straordinarii, de' quali aveano goduto tutti quelli, che lo precedettero: disposizione, che molto lece onore alla moderazione del Papa, e che fu da tutti applau- dita.

Fra le attuali attribuzioni de'Car- dinali Camerlenghi , ewi quella di ricevere il giuramento dai primarii seguenti ministri , dopo la loro no- mina ed elezione , cioè avanti il tribunale della piena camera , pre- sieduto dal Cardinal Camerlengo , dai monsignori governatore di Ro- ma , dall' uditore generale della R. C. A., dal tesoriere generale di No- stro Signore, e sua K. C. A., dagli uditori di rota, dai chierici di ca- mera, dall' avvocato de' poveri , dal- l' avvocato generale del fisco e del- la R. C. A., dal procuratore gene- rale del fìsco e della R. C. A. , e dal commissario generale della R. C. A. Prestano il giuramento avan- ti il solo Cardinal Camerlengo, il senatore di Roma, i prelati delega- ti apostolici nelle provincie, i gover- natori di esse, l novelli principi , i marchesi ed i conti, quando però tali titoli si spediscano per Pontifì- cio breve. Inoltre a lui danno il giuramento gì' impiegati ed artisti scelti a servigio del conclave , dei quali si parlerà al seguente § III.

Innanzi di trattare dell'autorità, e rappresentanza del Cardinal Ca- merlengo in sede vacante, aggiun- gerò poche alti'e notizie, che lo

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riguardano. E primieramente, dal momento che la carica cominciò ad essere a vita secondo i decreti di Clemente V, ed i concilii gcìierali di Leone II e di Vienna, dopo ch'egli è stato eletto dal Sommo Pontefice, per la niortc o per la rinunzia del Camerlengo predeces- sore, lo stesso Papa preconizza in concistoro il Camerlengo al sacro Collegio de' Cardinali , colla formida; Che ne pare a Voi? 11 Camerlen- go, e il vice cancelliere sono le sole cariche, che il Papa dichiari in concistoro con apposita allocuzione, la cui formula riportasi al termine di questo articolo. Dal num. 6117 del Diario Roma, abbiamo la elezione fatta da Benedetto XIV, nel lySG, del Cardinal Girolamo Colonna in Camerlengo. Ed in con- cistoro, o v'era stato pubblicato, alla presenza di monsignor governatore di Roma, e dei monsignori tesorie- re, chierici e ministri della Reve- renda Camera, prestò egli il giura- mento di Camerlengo di s. Romana Chiesa, prendendo dal Papa il ba- stone del comando, che poi passò al governatore. Però una descrizione più esatta della creazione del Camer- lengo , si legge nel Diario di Roma num. 24 del 181 4, quando Pio VII nominò a tal dignità il Cardinal Bartolomeo Pacca, attuai decano del sacro Collegio: laonde qui ci limitere- mo a darne un sunto. Papa Pio VII, nel concistoro de' 26 settembre i8i4j creò Camerlengo il Cardi- nal Pacca ;, dipoi, a' 28 dello stesso mese, vestito di mozzetta, rocchetto e sottana, sedente in trono nelle sue Pontificie camere, ed assistito dal maggiordomo, dal maestro di came- ra, e dal primo maestro di cerimo- nie, alla presenza del governatore di Roma, e del pieno tribunale

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della camera apostolica, gli consegnò il bastone del comando, colla con- sueta formula latma, che in italiano suona cosi: Prendi il bastone della tua giurisdizione e autorità, e sii il Camerlengo della santa Romana Chiesa. Il Cardinal Pacca, dopo averlo ricevuto, lo passò al gover- natore, ch'era allora il prelato Ca- valchini, creandolo, colle seguenti parole, e secondo il costume, in vice - Camerlengo : Prendi questo bastone , e sii il vice' Camerlengo. Quindi il Cardinale, in ringrazia- mento ed ossequio , baciò il piede e la mano al Pontefice, il quale lo ammise al duplice amplesso. Monsi- gnor decano de' chierici di cameia pronunziò un ringraziamento al Pa- pa, per aver dato a capo della sua camera apostolica un Porporato si degno; finalmente il Cardinale, i prelati, ed altri appartenenti al tri- bunale della camera, passarono nel- le stanze del tribunale nello stesso palazzo apostolico quirinale, ove col- la lettura del breve Pontifìcio di ele- zione, il Cardinale prese possesso del- la dignità.

Non riuscirà discaro che qui si accenni , perchè il governatore di Roma sia anche vice- Camerlengo , ed abbia il primo luogo nella camera apostolica, dopo il Cardinal Camerlen- go. Il citato Lunadoro, parlando del governatore-, dice che il Camerlengo anticamente lo eleggeva dal ceto de' chierici di camera , destinandolo a far le sue veci nel governo di Roma, e che perciò si chiama governa- tore di Roma , e vice-Camerlengo. Peraltro si crede, che il governatore di Roma, benché già ricevesse le sue fecoltà immediatamente dal Papa, e a lui facesse il giuramento, pure non fosse sufficiente a poter con questo solo titolo escludere in molti casi

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le giurisdizioni privative di altri tri- bunali , ed in ispezie di quelli del maresciallo della curia, e del sena- tore di Roma. Pertanto fu munito di più estese facoltà, e decorato con un titolo, che quasi equivaleva a quello di legato apostolico , chia- mandosi » Gubernator in alma Ur- « be, eiusque territorio et districtu, » et in camera apostolica vice-ca- w merarius, et camerarii locum te- » nens ". E questa quahfica di vi- ce-Camerlengo al governatore di Roma,